giovedì 7 luglio 2011

L’innaffiatore del cervello di Passannante: Ulderico Pesce racconta una vera storia di libertà e d’amore


“Com’è possibile presentare in quel modo chi desidera uccidere un essere umano? Quale messaggio si vuole far passare? E’ stato giusto, per carità cristiana, agire affinché ai resti del criminale venisse data adeguata sepoltura. E le condizioni di reclusione del Passannante non furono certamente umane, anche se in linea con gli standard europei del tempo per un reato così grave. Ma è aberrante definire “idealista” o “eroe” un aspirante assassino. Nessun ideale giustifica un tentativo d’omicidio ed ogni idea che ammette l’omicidio è criminale.” www.mentecritica.net

Questo è un estratto del comunicato di casa Savoia, in seguito all’uscita (24 giugno 2011) del film “Passannante” di Sergio Colabona, con Fabio Troiano, Ulderico Pesce, Andrea Satta, Alberto Gimignani, Bebo Storti, Massimo Olcese. Il lavoro di ricerca e ricostruzione storica è precedente al film, infatti è stato Ulderico Pesce che dal 1999 in poi, ha condotto una battaglia civile e politica per rimuovere dal Museo di Criminologia di Roma, i resti del corpo di Giovanni Passannante, esposti al pubblico per 70 anni. Nel 2007 Giovanni Passannante è ritornato a casa (è stato sepolto a Savoia). Il monologo teatrale “L’innaffiatore del cervello di Passannante”, dedicato alla storia di questo giovane libertario lucano, racconta la vicenda tragica di un uomo che, non tanto per il suo gesto, ma per le sue idee venne punito in vita e in morte.

Chi è Ulderico?

Mio nonno ha fatto l’arrotino, girava per i paesi della Basilicata, della Calabria, della Puglia e di parte della Campania e “ammolava” coltelli raccontando storie di anarchici, antifascisti, operai, braccianti e altro. Io ho seguito mio nonno nell’infanzia e mi ricordo che si piazzava davanti alle macellerie e parlava forte che lo sentivano tutti e raccontava le cose che vedeva o quelle che suo padre gli aveva raccontato. Era buono, onesto, simpatico ed era socialista. Però quando crescevo negli anni ’70 e ’80 era difficile diventare “arrotino-narratore” perché in Italia il mestiere di arrotino stava scomparendo ed era anche difficile occuparsi di braccianti visto che le terre erano in abbandono e l’agricoltura affidata a grandi imprese. E allora non mi rimaneva che fare l’attore-narratore. Cominciai a studiare per diventarlo ma senza perdere di vista mio nonno. Oggi racconto in giro per l’Italia storie di emigrazione, centrali atomiche, clandestini, petrolio… tra le storie più belle che ho conosciuto c’è questa dell’anarchico Passannante. I suoi resti stavano in mostra nel Museo del Crimine di Roma e grazie al teatro e alla raccolta di firme gli abbiamo restituito la dignità della sepoltura.

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