mercoledì 13 maggio 2015

Il cece nero del Fortore

Un territorio ricco di biodiversità quello del Fortore. Un territorio tutto da scoprire e da tutelare. È il caso del cece nero.
“Ecotipo locale, con cece di piccole/medie dimensioni, di colore nero, buccia (tegumento) molto spessa e ferrosa, di non facile cottura, con sapore caratteristico ed intenso, e caratteristiche organolettiche di pregio”, spiega il sito  ww.agricoltura.regione.campania.it.
La pianta viene coltivata in aree ad altitudine pari a 600 m sul livello del mare o superiore; il seme viene autoprodotto; la pianta è eretta, alta 30-50 cm, con fiori violacei, baccelli con 2 semi.

La semina avviene manualmente a file distanziate tra loro circa 60/70 cm interrando a 4-5 cm di profondità e con distanza tra i semi di 10/15 cm , fra febbraio e aprile a seconda dell'altitudine, esposizione dei terreni della stagione e altri fattori che possono contribuire al cambiamento della semina.

La raccolta si effettua ad agosto, quando le piante sono totalmente ingiallite e disseccate ed il seme resiste alla scalfittura con un'unghia. Il cece viene asciugato al sole, separato dai baccelli per battitura con bastoni flessibili, e conservato in sacchi di tela o juta, in posti asciutti e bui. Le metodiche di lavorazione sono quelle tradizionali; il cece viene coltivata su ridotte estensioni di terreno, ed utilizzata soprattutto per il mercato locale e per autoconsumo.

Il territorio interessato alla produzione comprende i comuni di Molinara, San Giorgio la Molara, Castelfranco in Miscano e Montefalcone. Proprio i comuni interessati dal progetto di ricerca di idrocarburi denominato Case Capozzi.


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