lunedì 27 luglio 2015

Max Fuschetto: "La musica? Un viaggio profondo nelle culture altre"

Continua il tour di Max Fuschetto. Dopo Napoli, Benevento, Giulianova, Fano e Pesaro, Sùn Ná, il nuovo disco del musicista fortorino  fa tappa domani sera nella meravigliosa cornice di largo Vicidomini, a San Marco dei Cavoti.
Il musicista sarà accompagnato da Antonella Pelilli (cantante e poetessa), Pasquale Capobianco (chitarra elettrica), Valerio Mola (contrabbasso) e Pasquale Rummo (percussioni e batteria).
Per l’occasione Fuschetto ha rilasciato questa intervista al nostro blog.

Allora Fuschetto come nasce il tuo ultimo lavoro discografico?
“Sùn Nà nasce da una costola del precedente album, Popular Games. Avevo intenzione di dedicare un lavoro alla lingua arberesh e al suo mondo poetico grazie alla collaborazione con Antonella Pelilli che, dopo l'esperienza di Popular Games e grazie a molti concerti dal vivo, era andata evolvendosi. Tuttavia, strada facendo, ho trovato più congeniale portare questo mondo nella mia musica piuttosto che procedere alla rielaborazione del materiale popolare preesistente. Ecco che si sono aperte le porte di un'esperienza linguistica e poetica più allargata che, come in Les Roses d'Arben (traccia 10 del disco su cui è stato realizzato un video dalla regista e scrittrice Monica Mazzitelli ) ha giustapposto arberesh e lingua francese o, come in Oniric States of Mind, l'arberesh alla lingua inglese. Il piano musicale è  indipendente da quello poetico. L'organizzazione sonora è stata realizzata sia attraverso il ripensamento di strutture musicali tradizionali, come la forma- canzone, che sviluppando forme aperte e dipendenti esclusivamente dalla trasformazione del materiale musicale  secondo una certa linea come in Samaher”.

Puoi spiegare  ai nostri lettori cosa significa Sùn Nà?
“Dare il titolo ad un disco a volte può essere una questione più estetica che di significato.  Bisogna trovare una formula linguistica che funzioni rispetto al progetto e che nella sua essenzialità possa rappresentarlo in qualche modo. Io ho scelto una parola che era presente nel testo del primo brano e che aveva quella leggerezza da poter accompagnare il lavoro senza essere pretenziosa. Sùn Nà, nel testo di Oniric States of Mind rappresenta il momento della pausa, una mano materna che avvolge l'animo scosso, turbato o eccitato e lo rassicura con un ‘dormi ora. Sùn Nà  è una parola di lingua Yoruba”.

La contaminazione con la musica mediterranea e africana sembra essere il tuo terreno preferito, nonostante la tua formazione classica. Come riesci a fondere i vari generi?
“Ciò che trovo più interessante della musica è il pensiero che c'è dietro quindi cerco di comprendere le strutture con cui questo pensiero si articola. Questo per me è un esporsi alla diversità. E' un viaggio profondo nelle culture altre che ci cambia, ci rinnova, ci fa amare l'altro perché fonte di ricchezza. Una ricchezza totalmente immateriale. Uno scambio che però non avviene solo nella dimensione dei testi o degli ascolti ma anche in quella delle collaborazioni. Sia Popular Games che Sùn Nà vivono di un mondo composito di relazioni musicali. Ogni musicista ha un suo mondo, una personalità ricca e definita, un proprio suono e questo ha regalato sicuramente ai due lavori discografici un quid in più che ritengo importante”.

Hai mai utilizzato l’elettronica? O preferisci privilegiare gli strumenti tradizionali?
“Dalla fine degli anni '90 ho sempre usato l'elettronica sia in maniera diretta che indiretta, cioè come luogo di sperimentazione di processi compositivi indipendentemente dagli strumenti utilizzati. Nel 2001 ho realizzato Ouverture per Koyannisquatsi che usava la tecnica del collage e poi Fase Rem che nasce usando,  come se fosse un nasto magnetico, una tastiera nata per la realizzazione di basi per songs. Per realizzare quasto brano ho sottoposto  i suoni , attraverso filtri ed effetti, a tutte le trasformazioni che mi venivano in mente  realizzando un reticolo sonoro in continua trasformazione rispetto a tutti i parametri: di tempo, di sovrapposizione, dinamici ecc cercando tra l'altro un equilibrio tra processi di natura casuale e non. In Sùn Nà l'elettronica è presente ma in punta di piedi. Nel brano In Preghiera ad esempio assolve a una funzione di riverbero e rifrazione del tremolo degli archi ampliando lo spettro armonico e fornendo alla voce uno spazio sonoro più ampio ma nello stesso tempo trasparente e non invasivo”.

Ultima domanda. Domani sera presenti il lavoro ai tuoi concittadini. Emozionato?
“L'ultima volta che ho suonato a San Marco dei Cavoti è stato nel luglio del 2010. Era il momento di Popular Games. Fu una serata molto bella con un pubblico caloroso e in un luogo che io trovo semplicemente meraviglioso e cioè Largo Vicidomini. Uno di quei posti in cui scorazzavamo da bambini quando ci allontanavamo da casa alla ricerca di avventure di pura esplorazione geografica. Emozionato? Sì”.


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