sabato 12 settembre 2015

DEPORTAZIONE

Emigranti in partenza per il Nord
di Antonio Gentile

"Dobbiamo separarci come morti, eppure siamo vivi". Questa frase di un emigrante calabrese, detta sul punto di ripartire, è ormai diventata celebre ed esprime pienamente tutto il tormento e la drammaticità dell'emigrazione.

La storia del Mezzogiorno, all'indomani dell'Unità d'Italia, è stata lungamente segnata dalla tragedia dell'esodo dei lavoratori meridionali: milioni di persone a partire, soprattutto, dagli ultimi due decenni dell'Ottocento sono stati costretti, per sopravvivere, a lasciare le loro case e i loro affetti e a cercare una speranza in America, in Australia, nei paesi europei e nel Nord Italia.

Un lungo doloroso percorso fatto d'ingiustizia, emarginazione e pregiudizi, ha connotato la loro esistenza che, di sovente, li ha visti relegati in baracche o in lager metropolitani, ammassati come bestie e privi di ogni diritto.

Questo Stato italiano, sin dalla fondazione, ha strutturato la sua "democrazia" sviluppando con grossi investimenti l'apparato industriale del Settentrione e relegando a semplice funzione di serbatoio di manodopera e poi di "menti" l'intero Meridione.

Inoltre, il mondo da cui le masse degli emigranti provenivano si è progressivamente depauperato.

Che ne è oggi della loro cultura, delle tradizioni dei piccoli paesi dove, ormai, non esistono che vecchi? A chi interessa il dolore delle famiglie distrutte e divise? La perdita dell'unica grande ricchezza del Sud e, cioè, dei giovani ha ridotto anche il tasso d'istruzione medio d'interi territori nei quali, tra l'altro, è possibile assistere al desolante spettacolo delle migliaia di abitazioni vuote e parzialmente edificate.

Una vera esplosione nucleare che ha desertificato il Sud e gli ha imposto l'umiliazione del "domicilio coatto" in altre regioni.

Il calo demografico del Nord Italia spinge sempre più i politici e l'apparato industriale padano a sollecitare i governanti italiani, ad incrementare l'esodo dei lavoratori dalla colonia meridionale.

Lungi dal superare i tradizionali squilibri economici mediante un'equa ripartizione dei capitali e dello sviluppo produttivo tra le varie regioni, istituzioni ed interesse privato, ripropongono la "deportazione agevolata" del nostro patrimonio umano che, invece, opportunamente impiegato in loco potrebbe aprire prospettive di benessere per tutta la comunità. 

Nuovi lavoratori dal Sud vogliono dire non solo manodopera e laureati a disposizione per le industrie ma, attraverso i prelievi fiscali, anche ricchezza per tutte le regioni del Nord.
Vergognoso, poi, il ruolo dei nostri politici ridotti a semplici marionette e prostituiti agli interessi dei potentati economici settentrionali.

Sembra, quantomeno adeguato, citare l'esortazione ai giovani che nel 1963, l'allora ministro Pastore, fece durante un convegno a Napoli: "Il miraggio delle regioni del Nord è un trabocchetto: non compite un atto di tradimento verso la vostra terra".

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