giovedì 26 novembre 2015

Sito archeologico di Castelvetere 'Spostare il tracciato del metanodotto'

Buone notizie per l’antica necropoli sannitica emersa a Castelvetere in Valfortore. 

Il Consiglio di Stato, con provvedimento del 17 novembre 2015, si è pronunciato sul metanodotto Snam (Biccari-Campochiaro) nel tratto che interessa il sito di Fonte Gallina

“Considerata l’importanza dei ritrovamenti, è indispensabile garantire la conservazione di tale sito archeologico”, si legge nelle prescrizioni dell’organo di giustizia amministrativa.

Ed aggiunge: “Oltretutto, sembra potersi desumere dall’istruttoria ministeriale che l’opera in questione potrebbe essere ugualmente realizzata anche soltanto spostando il tracciato del metanodotto di poco rispetto a quello attuale, evitando così ogni danno all’area archeologica ed alle sue testimonianze”.

Pertanto, “non è consentita l’esecuzione di alcun intervento, sia a carattere definitivo che temporaneo, suscettibile di distruggere l’aspetto esteriore o lo stato dei luoghi”.

La seconda sezione del Consiglio di Stato ritiene dunque di dover accogliere la domanda cautelare proposta da Salvatore Tambascia e Mariantonia Luciana, “ai fini del riesame del tracciato della realizzanda infrastruttura, nel tratto che interessa il sito archeologico".

Scrive su Facebook il prof Tambascia: “Ovviamente la Snam può realizzare la sua opera spostando il tracciato del metanodotto di pochi metri rispetto a quello attuale, evitando così la distruzione dell’insediamento rurale sannitico”.

Del resto, già in precedenza la Soprintendenza per i beni archeologici di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta aveva individuato nel sito “materiali archeologici di estremo interesse”, rinvenendo nel corso degli scavi effettuati negli anni 1983-84 “resti di necropoli e materiali archeologici del periodo che va dal V al III secolo a.C.”, poiché l’area aveva indubbiamente “grande importanza economica nel periodo sannitico e, presumibilmente, anche prima”.

E individuando “resti di necropoli ed altre testimonianza antiche riferibili al periodo V-VI secolo a.C.”, e in particolare volto alla “rimessa in luce di alcune abitazioni rustiche di età sannitiche”.

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