mercoledì 22 giugno 2016

Svimez: il Sud riparte ma resta l'emergenza sociale

Svimez, il sud riparte
Fissate al 28 luglio le Anticipazioni del Rapporto Svimez 2016, che saranno presentate alla stampa presso l’Istituto di via di Porta Pinciana a Roma. Nel corso della consueta conferenza stampa verranno presentate le previsioni per il biennio 2016 e 2017 e i principali andamenti dell'economia e della società italiana, disaggregati per il Mezzogiorno e il centro-nord e per le singole regioni, contenuti nel Rapporto annuale che uscirà in autunno.

Oltre alla previsione per il biennio 2016 e 2017, verranno presentate alcune analisi degli andamenti più recenti. Il 2015, infatti, ha rappresentato il primo anno in cui al Sud si è arrestata la recessione, registrando una inversione di tendenza più marcata che nel resto del Paese: il Pil dell'area, secondo le stime di consuntivo della Svimez, è cresciuto dell'1% contro lo 0,7% del resto del Paese.

La ripartenza del Mezzogiorno, dopo anni di fortissima caduta, è dovuta ai settori dell'agricoltura (+7,3%), del turismo e (seppur in misura più contenuta) al settore cruciale delle costruzioni (+1,1%).

A trainare la dinamica economica è stata la significativa ripresa del mercato del lavoro (una crescita di 94 mila occupati, pari al +1,6%), in parte frutto di alcuni provvedimenti del governo.

Al riguardo, secondo le valutazioni dell'associazione, l'effetto congiunto della decontribuzione sulle nuove assunzioni e degli sgravi fiscali (i cosiddetti 80 euro) ha contribuito alla crescita del Pil del Mezzogiorno per 0,2 punti percentuali (0,1 al centro-nord).

Nonostante i segnali positivi, l'occupazione però resta assai lontana dai livelli pre-crisi.

A ciò si accompagna un quadro di persistente ed acuta emergenza sociale, per fronteggiare il quale, secondo la Svimez, è urgente sia il varo di provvedimenti a sostegno dei redditi delle fasce deboli e povere della popolazione (più che raddoppiate nei sette anni di crisi) sia il rilancio degli investimenti pubblici nell'area, anche come leva per stimolare ed attrarre quelli privati, che si confermano tuttora come il principale elemento di fragilità del sistema economico italiano e meridionale.

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