martedì 13 settembre 2016

Franco Arminio su L’Espresso: salvare l’Italia dei paesi

Piccoli comuni, Arminio su L'Espresso
di Gianfilippo Mignogna*

L’intervento del poeta, scrittore e regista (ma “paesologo” è la sua definizione preferita e che ci piace di più) Franco Arminio su L’Espresso dell’11 settembre è stato accolto con consensi unanimi da quello che io chiamo il vasto mondo dei Piccoli Comuni. 

Non poteva essere altrimenti, considerato lo spessore dell’autore e la rarità con cui i grandi giornali si occupano delle cose “piccole”. È un po’ come se avesse detto, meglio di tutti noi, quello che molti di noi pensano da sempre.

I Piccoli Comuni sono un tesoro nascosto, un patrimonio universale, un asso nella manica che colpevolmente l’Italia continua ad ignorare. Non un problema, come sempre più spesso certa politica miope o in malafede prova a raccontare, ma una mancata opportunità per il Paese.

Ma è proprio per questo che c’è bisogno di politiche “alte” per l’Italia interna, per la montagna e la campagna, per il grande corridoio ecologico dell’Appennino, in particolare. 

C’è bisogno di fermare – come dice Arminio – “l’anoressia demografica dando forza ai servizi essenziali”; occorre iniziare a parlare di scuola, sanità e trasporti di montagna, che evidentemente non possono essere uguali a quelli di città. E, quindi, è necessario un approccio diverso e forse opposto da quello dei “santoni della finanza”. Insomma, non tutto può essere trattato con la logica dei numeri e del mercato che, peraltro, finisce per guardare solo ai territori dove ci sono molti elettori.

Al contrario, sostiene Arminio, è necessario ripartire dai luoghi e dallo straordinario patrimonio di biodiversità dei paesi italiani, gli unici al mondo a sembrare tutti capitali di un impero, con i loro castelli, le loro torri, le chiese e la storia.  

Occorre far conoscere e rendere contagiose le buone pratiche, lavorare sull’infrastruttura più importante che è quella della fiducia, sbloccare l’immaginazione e cominciare ad essere “visionari”.

Per fare tutto questo, dico io, deve finire il tempo dell’attesa e della timidezza.

La tragedia di Amatrice può e deve rappresentare il punto di svolta del nostro mondo.  All’esperimento della Strategia Nazionale delle Aree Interne (nei Monti Dauni a me non sta piacendo), si devono aggiungere provvedimenti tanto coraggiosi quanto concreti in materia di autonomia dei Piccoli Comuni, di dignità istituzionale dei loro amministratori (senza risorse nessuna responsabilità), di superamento dei voti ponderati, di fiscalità locale in deroga, di patrimonio immobiliare da valorizzare e di gestione dei servizi pubblici che possono e devono avere modalità alternative e locali. Politiche specifiche, per realtà specifiche.

Ed allora, il vasto mondo dei Piccoli Comuni d’Italia rompa gli indugi. Partendo dalle tante e positive esperienze, trovi il modo di coordinarsi e di fare sintesi attorno ad un Manifesto di valori e ad una Agenda di azioni e provi, come suggerisce Arminio, a contaminare le stanze della politica con dei “visionari” capaci di coniugare tradizione ed innovazione.

*sindaco di Biccari


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