sabato 2 novembre 2019

Terra mia

Crepa interna, spopolamento Fortore
di Pasquale Gentilcore

Cara terra mia, per la prima volta, dopo una lunga riflessione, ho deciso di scriverti una lettera convinto che questa forma di comunicazione sia da considerarsi la più diretta, la più confidenziale e certamente la più ricca di motivazioni sentimentali. Sono sicuro, nonostante siano trascorsi tanti anni, che ancora ti ricordi di me e del "familiar" legame che ci unisce.


Sono un tuo "figlio", uno dei tanti che tempo fa a malincuore per ragioni di lavoro, orgogliosamente, prese la decisione di lasciarti, ma che giammai ti ha dimenticato. Conservo nei cassetti della memoria tanti indelebili e cari ricordi: i luoghi, le persone, le usanze, i tanti eventi della vita in tua "compagnia", l'entusiasmo e le aspettative proprie della lontana giovinezza.

Nonostante tutto, posso assicurarti che quell'invisibile, ma tenace, cordone ombelicale che ci univa non si è mai spezzato: sei stata e rimarrai per sempre mia "genitrice" e parte essenziale del mio esistere.

Voglio aggiungere, inoltre, che non nutro alcun rancore nei tuoi confronti e che il sentimento dell'ingratitudine non mi appartiene. Al contrario, devo confessarti che spesse volte un senso di rimorso ha toccato il mio cuore invitandomi a riflettere: ho fatto realmente tutto quanto potevo per aiutarti? Sono stato sempre coerente e determinato nei miei convincimenti? Ho saputo trasmettere motivi di speranza e di positività?

Credo che la presunzione sarebbe la peggior risposta possibile, ma posso solo dirti che in buona fede, sorretto da una sana utopia, ci ho sempre provato, ma soprattutto creduto.
Con immutato e sincero affetto,
il tuo Pasquale

Testimonianza di di Pasquale Gentilcore (nella foto) per il progetto "Crepa interna". Dettagli su > https://www.salvatorepicciuto.it/crepa_interna-r11900


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