Le manovre dei recenti governi per rientrare dal deficit eccessivo sono costate care al Mezzogiorno. Secondo quanto evidenziato dal rapporto Svimez 2013, gli interventi dal 2010 a oggi hanno avuto un impatto più pesante al Sud in rapporto al Pil: nel solo 2013 hanno pesato sulle regioni del Meridione per un ammontare pari all'1,5% del Pil contro lo 0,9% al Centro-Nord. E anche nell'anno in corso ci attende un calo del prodotto interno lordo del 2,5% al Sud, contro contro l'1,7% del Centro-Nord.
CALI IN TUTTI I SETTORI. La crisi investe tutti i settori: i consumi delle famiglie (-2,8% al Centro-Nord che diventa -4,2% al Sud), gli investimenti, che crollano nel Mezzogiorno 'doppiando' il Centro-Nord (-11,3% contro -5,4%).
Giù anche i redditi delle famiglie: -1,4% al Centro-Nord, -2% al Sud. Segno meno anche nell'export (1,4% contro l'1,1%).
Solo nel 2014 è previsto che il Paese cominci ad agganciare la ripresa, comunque più timida nel Mezzogiorno. Il prossimo anno il Pil nazionale dovrebbe registrare un +0,7%, invertendo la tendenza recessiva degli anni precedenti, ma nelle Regioni del Sud si attesterebbe solo a +0,1%, mentre il Centro-Nord segnerebbe un +0,9%.
ITALIA DIVISA ANCHE SUL LAVORO. Anche sul fronte occupazione, se in quasi tutte le Regioni è atteso un andamento positivo, rimane invece pesante la situazione del Mezzogiorno, che già nel 2013 ha perso quasi il 2%, mentre il calo è rimasto più contenuto nelle altre ripartizioni (Nord-Est -1,1%, Centro e Nord-Ovest -1,3%).
Nel 2014 dovrebbe aprirsi invece un vero spartiacque che divide l'Italia in due: se infatti il Nord è destinato a segnare +0,2% e il Centro +0,1%, con valori compresi tra +0,1% della Liguria e +0,4% dell'Emilia Romagna, il Sud deve soffrire ancora a -0,1%.
Solo l'Abruzzo (+0,2%), la Basilicata e la Sardegna (+0,1%) registrano segni positivi. Le altre regioni oscillerebbero tra -0,2% (Calabria, Sicilia, Molise) e Campania (-0,3%).
In fuga dal Sud 1,3 milioni di persone. Così non stupisce che tra il 2001 e il 2011 1,3 milioni di persone abbiano lasciato le Regioni del Mezzogiorno dirette al Centro-Nord, 172 mila di queste laureate, mentre 180 mila persone, di cui 20 mila laureati, sono emigrate all'estero.
È in continuo aumento il numero di chi, una volta finita l'università, lascia il Sud (dal 10,7% del totale del 2000 al 25% del 2011).
PERDITA DI POSTI DI LAVORO. Ed è in queste regioni che si concentra, tra l'altro, il 60% di chi, negli ultimi cinque anni, ha perso il lavoro per colpa della crisi, pur essendo presente appena il 27% degli occupati italiani, e nelle quali risiede oltre la metà dei cosiddetti 'neet' (giovani che non studiano, non lavorano e nemmeno cercano un lavoro).
Degli oltre 500 mila posti persi tra il 2008 e il 2012, infatti, «ben 301 mila» riguardano residenti nel Mezzogiorno. I disoccupati al Sud sono passati da 978 mila del 2011 a 1,281 milioni del 2012, per un tasso che sale dal 13,6% al 17,2%, mentre Svimez ha stimato un nuovo balzo della disoccupazione al 18,8% nel 2013 (valore più del doppio del 9,1% nel Centro-Nord) e al 19,1% nel 2014.
AUMENTATE DEL 30% LE FAMIGLIE POVERE. Nel quadro tracciato da Svimez si ricorda anche che, negli ultimi cinque anni (dal 2007 al 2012), al Sud le famiglie povere sono aumentate del 30%, pari a 350 mila nuovi nuclei, e, guardando al futuro, si lancia l'allarme 'desertificazione- spopolamento' per le aree del Meridione.
Dal 2012 al 2065, infatti, è previsto un calo di 4,2 milioni di persone nel Sud, a fronte di un aumento di 4,5 nel Centro Nord.
La popolazione del Mezzogiorno sul totale rischia di crollare dal 34% di oggi al 27,3%. Di questi, il 53% di quelli destinati a sparire, oltre 2 milioni, ha meno di 44 anni, «decimando» le Regioni del Sud «della componente più vitale, prolifica e produttiva».
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