
L’associazione Trediciarchi continua nella sua opera di ricerca e di documentazione per la conoscenza e la promozione dell’area del Fortore. Un’area a cavallo delle province di Campobasso, Foggia e Benevento il cui patrimonio storico, artistico, archeologico e ambientale, non è ancora sufficientemente tutelato e valorizzato.
Ad essere approfonditi nei mesi di gennaio e di febbraio saranno quattro argomenti di notevole interesse storico e culturale in generale. Il ciclo di incontri, che vede la presenza di esperti del settore, sarà tenuto nei locali della Biblioteca comunale e del Circolo degli anziani di Riccia.
Questi i titoli: Fortore ribelle. Il brigantaggio postunitario, con Antonio Bianco (15 gennaio); Orme nella neve. Il lupo tra ambiente e leggende nella valle del Fortore, con Corradino Guacci (29 gennaio); Alla scoperta di artisti e dipinti nei paesi del Fortore. Sec. XVI-XIX, con Dante Gentile Lorusso (12 febbraio); Canti e suoni del Fortore, racconto in musica di Vincenzo Lombardi con i “Musicanti della Memoria” (26 febbraio).
Il ciclo di incontri sarà aperto con un tema di stretta attualità, considerate le contestuali celebrazioni per il centociquantenario dell’Unità d’Italia: il brigantaggio. A parlarne sarà Antonio Bianco, giornalista professionista da diverso tempo impegnato nella ricerca e nello studio del fenomeno, che ebbe nell’area del Fortore uno dei suoi più attivi focolai. Ad essere indagate saranno le gesta dei capobriganti Michele Caruso di Torremaggiore, vero flagello delle popolazioni dell’epoca, del collese Francesco Saverio Basile, detto “Pilorosso”, di Antonio Secola di Baselice, di Giovanbattista Varanelli di Celenza Valfortore, detto “Tittariello”. Regno indiscusso di questi ribelli al nuovo ordine costituito, che raccolsero sotto il loro comando migliaia di uomini, fu il bosco Mazzocca, con l’inaccessibile e tristemente noto “Toppo delle Felci”, quartier generale e punto di partenza di ogni scorribanda.
I boschi sono anche l’ambiente prediletto dai lupi e del rapporto intercorso, nei secoli, tra il lupo e l’uomo, tratterà dettagliatamente Corradino Guacci. Etologo e naturalista per passione, studioso da anni della specie egli esaminerà l’influenza di questo animale sulle attività agricole e la vita di ogni giorno nonché sull’immaginario collettivo. Infine focalizzerà l’attenzione sulla realtà storica ed attuale della presenza del lupo nella Valle del Fortore mettendo, tra l’altro, in evidenza il suo ruolo di corridoio ecologico ed il peso della transumanza nella colonizzazione del territorio.
Alla scoperta degli artisti che abbellirono con i loro dipinti le chiese dei paesi del Fortore ci introdurrà la relazione di Dante Gentile Lorusso, artista, restauratore e profondo conoscitore della materia. Un viaggio iconografico e di appofondimento sulla vita e sulle opere di artisti vissuti tra il Cinquecento e l’Ottocento, tra i quali: Donato De Cubertino. che affrescò il castello di Gambatesa, Benedetto Brunetti di Oratino, artefice di due imponenti tele a Riccia e a Celenza Valfortore, e ancora Antonio Scaroina, presente anch’egli in entrambi i paesi citati.
Gli incontri saranno chiusi da uno spettacolo musicale frutto di un’annosa ricerca sul campo condotta da Mariella Brindisi e Mario Mancini, entrambi di Macchia Valfortore, che hanno scandagliato le comunità della valle e hanno raccolto numerose testimonianze del repertorio tradizionale di canti del patrimonio orale fortorino: da quelli satirici a quelli intonati in occasione di pellegrinaggi, ma anche canti rituali, ninne nanne, maitenate. Lo spettacolo sarà introdotto e raccontato da Vincenzo Lombardi, noto etnomusicologo molisano. Il gruppo dei “Musicanti della memoria”, è composto, oltre che da Mariella (chitarra battente e voce) e Mario (tamburi a cornice), anche da Luca Bersaglieri (chitarra) e Alfonso Ciccaglione (organetto).




