Il reportage di Antonello Caporale - Viaggio nel cuore di una Campania alla ricerca di un riscatto impossibile tra edilizia selvaggia, criminalità e camorra. "Sono scappata da Afragola, non riuscivo a respirare", spiega una giovane. Il geologo Benedetto De Vivo: "Stanno costruendo l'ospedale del mare dove, nel caso dovesse esserci l'eruzione, il flusso piroclastico, queste tremende bombe di terra e cenere, si riverserà. Si può essere più sciagurati?" (per continuare a leggere clicca qui sotto)
Napoli, la terra dei fuochi: aria infetta, rifiuti e tumori attorno al Vesuvio - Il Fatto Quotidiano
lunedì 11 novembre 2013
sabato 9 novembre 2013
Rifiuti tossici, il comitato dei sindaci: monitorare le aree dei comuni dell’Alto Sannio
“Attivare azioni di monitoraggio per verificare se anche le aree del Fortore e del Tammaro siano state interessate da attività di scarico di rifiuti tossici”. L’iniziativa è del comitato del Protocollo di intenti dei comuni dell’Alto Sannio.
Nell’incontro di giovedì sera a Colle Sannita, dove gli amministratori si erano ritrovati per fare il punto sui ricorsi fatti presso il Consiglio di Stato riguardo ai progetti di trivellazione, si è affrontato anche la questione dei rifiuti tossici, alla luce delle notizie sulle rivelazioni del pentito Carmine Schiavone, ampiamente riportate da Ottopagine.
Vogliono vederci chiaro i sindaci del Fortore e del Tammaro ecco perché “si è deciso di fare una ricognizione del territorio, anche per sgomberare il campo da qualsiasi falso allarmismo” afferma Domenico Costanzo, uno dei promotori del comitato. Nella riunione di giovedì sera si è deciso di inviare una scheda a tutti i comuni per acquisire informazioni e dati riguardo ad attività di scavo avvenute negli scorsi anni. Sotto osservazione soprattutto i siti petroliferi.
Il comitato del Protocollo di intenti vuole capire se sono ancora in corso attività di bonifica e soprattutto conoscere in che modo sono state effettuate. “La nostra iniziativa vuole essere solo un modo per verificare realmente se esistono reali pericoli di inquinamento da sostanze tossiche. Con la nostra azione vogliamo capire se il nostro territorio è rimasto indenne dalle azioni criminali. Il nostro scopo è quello di tranquillizzare la popolazione, evitando allarmismi inutili”. Monitorare, dunque, per sgombrare il vampo da qualsiasi dubbio, questo l’obiettivo dell’iniziativa del comitato dei comuni. “Anche perché siamo convinti che il nostro territorio da questo punto di vista è pulito.
Quindi per tutelare l’immagine delle nostre aree è giusto fare i controlli necessari”. Il comitato si incontrerà nei prossimi giorni per iniziare l’attività di monitoraggio e in caso di attività sospette si procederà con azioni di controlli coinvolgendo istituzioni e esperti. La macchina organizzativa del comitato, dunque, si è messa già all’opera per tutelare e gli interessi dell’Alto Sannio. Una battaglia iniziata con una decisa opposizione ai progetti di ricerca di idrocarburi e che continua con l’attenzione alla questione dei rifiuti tossici che in questi giorni sta interessando una parte importante della provincia.
benevento.ottopagine.net
Nell’incontro di giovedì sera a Colle Sannita, dove gli amministratori si erano ritrovati per fare il punto sui ricorsi fatti presso il Consiglio di Stato riguardo ai progetti di trivellazione, si è affrontato anche la questione dei rifiuti tossici, alla luce delle notizie sulle rivelazioni del pentito Carmine Schiavone, ampiamente riportate da Ottopagine.
Vogliono vederci chiaro i sindaci del Fortore e del Tammaro ecco perché “si è deciso di fare una ricognizione del territorio, anche per sgomberare il campo da qualsiasi falso allarmismo” afferma Domenico Costanzo, uno dei promotori del comitato. Nella riunione di giovedì sera si è deciso di inviare una scheda a tutti i comuni per acquisire informazioni e dati riguardo ad attività di scavo avvenute negli scorsi anni. Sotto osservazione soprattutto i siti petroliferi.
Il comitato del Protocollo di intenti vuole capire se sono ancora in corso attività di bonifica e soprattutto conoscere in che modo sono state effettuate. “La nostra iniziativa vuole essere solo un modo per verificare realmente se esistono reali pericoli di inquinamento da sostanze tossiche. Con la nostra azione vogliamo capire se il nostro territorio è rimasto indenne dalle azioni criminali. Il nostro scopo è quello di tranquillizzare la popolazione, evitando allarmismi inutili”. Monitorare, dunque, per sgombrare il vampo da qualsiasi dubbio, questo l’obiettivo dell’iniziativa del comitato dei comuni. “Anche perché siamo convinti che il nostro territorio da questo punto di vista è pulito.
Quindi per tutelare l’immagine delle nostre aree è giusto fare i controlli necessari”. Il comitato si incontrerà nei prossimi giorni per iniziare l’attività di monitoraggio e in caso di attività sospette si procederà con azioni di controlli coinvolgendo istituzioni e esperti. La macchina organizzativa del comitato, dunque, si è messa già all’opera per tutelare e gli interessi dell’Alto Sannio. Una battaglia iniziata con una decisa opposizione ai progetti di ricerca di idrocarburi e che continua con l’attenzione alla questione dei rifiuti tossici che in questi giorni sta interessando una parte importante della provincia.
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Campania avvelenata. Intanto 19 comuni sanniti si organizzano: 'Avviamo i controlli'
L'altro ieri sera, al Comune di Colle Sannita si sono riuniti sindaci e amministratori di una larga fetta di comuni sanniti, segno che proprio dai territori si vuole partire per ispezionare l'area (Per continuare a leggere clicca qui sotto)
Campania avvelenata. Caldoro: 'Ho ereditato un disastro'. Intanto 19 comuni sanniti si organizzano: 'Avviamo i controlli'
(Fonte: ilquaderno.it)
Campania avvelenata. Caldoro: 'Ho ereditato un disastro'. Intanto 19 comuni sanniti si organizzano: 'Avviamo i controlli'
(Fonte: ilquaderno.it)
martedì 5 novembre 2013
Il petrolio che non c'è, i rifiuti e le buche coperte con cemento armato
Aggiornamento e sviluppi del ricorso prodotto al Capo dello Stato per quanto riguarda gli interventi di ricerca della Delta Energy ed eventualità di una richiesta, alle competenti Autorità, finalizzata a verificare la sussitenza o meno dei paventati sversamenti illegali nei pozzi esplorativi realizzati dagli anni '80 in poi nei territori del Sannio. Non intendono perdere tempo i sindaci di 16 comuni sanniti e due ricadenti nella provincia di Avellino (Ariano Irpino e Montecalvo Irpino) determinati a sapere quali sono le reali intenzioni del Governo sulle trivellazioni petrolifere e come si intende agire sullo spauracchio dei "buchi tossici" tornate prepotentemente alla ribalta dopo che le dichiarazioni fatte nel 1997, dal super pentito Carmine Schiavone, sono state rese note.
Il Coordinamento del "Protocollo d'Intenti fra Comuni e Comunità Montane", costituito a seguito dell'azione intrapresa dalla società britannica Delta Energy Ltd per ricerche di idrocarburi liquidi e gassosi nei territori del Sannio e dell'Irpinia, si riunirà giovedì 7 novembre alle 18 nell'aula consiliare del Comune di Colle Sannita: "I 17 pozzi di cui si ha cognizione non determinarono, come ben sappiamo, l'auspicata scoperta di giacimenti petroliferi - hanno affermato dal coordinamento, Domenico Costanzo e Valentino Castello - solo in seguito i siti delle trivellazioni furono con solerzia coperti da piattaforme di cemento armato, suscitando già all'epoca dei fatti, e successivamente a più riprese, più di una preoccupazione su quanto realmente realizzato. Alla luce delle recenti notizie di cronaca e del motivato allarme generatosi nella pubblica opinione, si ritiene opportuno richiamare tutti i soggetti aventi la responsabilità della salute pubblica in campo locale affinché si attivino a porre in essere ogni iniziativa atta a fugare dubbi, sospetti ed incertezze presenti nella popolazione".
Sono stati invitati all'incontro, oltre ai rappresentanti degli Enti già facenti parte del Protocollo d'Intenti, anche quelli dei Comuni di San Marco dei Cavoti, Molinara, Castelpoto, Campoli del Monte Taburno, Vitulano, Foglianise, Apollosa, Cautano, Sant'Arcangelo Trimonte, Buonalbergo, Paduli ed Apice, i cui territori sono direttamente interessati o contermini ai siti dei pozzi realizzati.
Questo l'elenco dei comuni (e delle Comunità Montane) che hanno aderito al coordinamento: "Colle Sannita, Pesco Sannita, Fragneto l’Abate, San Giorgio la Molara, Pago Veiano, Montefalcone di Val Fortore, Circello, Castelpagano, Campolattaro, Pietrelcina, Ariano Irpino, Montecalvo Irpino, Reino, Fragneto Monforte, Sassinoro, Morcone, Baselice, Santa Croce del Sannio. Comunità Montane: del Fortore, del Titerno-Alto Tammaro, dell’Ufita.
(Fonte: ilquaderno.it)
Il Coordinamento del "Protocollo d'Intenti fra Comuni e Comunità Montane", costituito a seguito dell'azione intrapresa dalla società britannica Delta Energy Ltd per ricerche di idrocarburi liquidi e gassosi nei territori del Sannio e dell'Irpinia, si riunirà giovedì 7 novembre alle 18 nell'aula consiliare del Comune di Colle Sannita: "I 17 pozzi di cui si ha cognizione non determinarono, come ben sappiamo, l'auspicata scoperta di giacimenti petroliferi - hanno affermato dal coordinamento, Domenico Costanzo e Valentino Castello - solo in seguito i siti delle trivellazioni furono con solerzia coperti da piattaforme di cemento armato, suscitando già all'epoca dei fatti, e successivamente a più riprese, più di una preoccupazione su quanto realmente realizzato. Alla luce delle recenti notizie di cronaca e del motivato allarme generatosi nella pubblica opinione, si ritiene opportuno richiamare tutti i soggetti aventi la responsabilità della salute pubblica in campo locale affinché si attivino a porre in essere ogni iniziativa atta a fugare dubbi, sospetti ed incertezze presenti nella popolazione".
Sono stati invitati all'incontro, oltre ai rappresentanti degli Enti già facenti parte del Protocollo d'Intenti, anche quelli dei Comuni di San Marco dei Cavoti, Molinara, Castelpoto, Campoli del Monte Taburno, Vitulano, Foglianise, Apollosa, Cautano, Sant'Arcangelo Trimonte, Buonalbergo, Paduli ed Apice, i cui territori sono direttamente interessati o contermini ai siti dei pozzi realizzati.
Questo l'elenco dei comuni (e delle Comunità Montane) che hanno aderito al coordinamento: "Colle Sannita, Pesco Sannita, Fragneto l’Abate, San Giorgio la Molara, Pago Veiano, Montefalcone di Val Fortore, Circello, Castelpagano, Campolattaro, Pietrelcina, Ariano Irpino, Montecalvo Irpino, Reino, Fragneto Monforte, Sassinoro, Morcone, Baselice, Santa Croce del Sannio. Comunità Montane: del Fortore, del Titerno-Alto Tammaro, dell’Ufita.
(Fonte: ilquaderno.it)
domenica 3 novembre 2013
Incubo rifiuti tossici
Caduto il velo dalle parole di Carmine Schiavone, il «day after» è incentrato tutto su due domande: «Ci sono rifiuti tossici anche nel Sannio e, se sì, dove?». Difficile dare risposte definitive in mancanza di ulteriori elementi circostanziati. Evitare i facili allarmismi è sempre buona norma. Spesso però negli anni scorsi la doverosa cautela ha fornito un alibi a chi non intendeva scoperchiare certi bollenti pentoloni. Ora che si è arrivati a parlare di «biocidio» in ragione del numero record di morti per patologie ricollegabili alla contaminazione ambientale è giunto il momento di mettere al bando burocrazia e formalismi e chiedere con forza alle istituzioni di fare finalmente il proprio dovere.
Ovvero, dare risposte concrete ai cittadini che ogni giorno si ritrovano a domandarsi terrorizzati se il suolo che stanno calpestando non sia un nascondiglio di veleni mortali. Un incubo che purtroppo investe anche il Sannio. La deposizione resa nel 1997 dall’ex tesoriere dei Casalesi alla Commissione bicamerale d’inchiesta fa accenno più volte a Benevento. La più esplicita è quella che indica «parte del Beneventano» tra le aree controllate dal clan. E a spiegare meglio di quale porzione di provincia si tratti ci pensa un altro brano della testimonianza: «In Valle Caudina il nostro capozona era Mimmo Pagnozzi».
Ci sono dunque gli elementi per soffermare prioritariamente l’attenzione su quella zona, peraltro notoriamente a rischio. Ma non per un mero omaggio alla tradizione criminale. A rivelare il rischio di traffici illeciti di rifiuti pericolosi in Valle caudina è stata pochi mesi fa la stessa Commissione parlamentare d’inchiesta nella relazione aggiornata e pubblicata a febbraio 2013. Interrogato dai commissari nel 2011, l’allora comandante provinciale del Corpo forestale, Angelo Vita, metteva a verbale: «Abbiamo avviato indagini a seguito di esposti nei quali venivano segnalate cave a cielo aperto presenti sul territorio oggetto di deposito illecito di rifiuti tossici e pericolosi.
Un fenomeno denunciato da più parti – prosegue la relazione – che sarebbe presente soprattutto nella zona a sud della provincia di Benevento, con centinaia di buche scavate su terreni che avrebbero dovuto essere utilizzate per la realizzazione di case».
Ce ne sarebbe abbastanza per tremare ma Vita conclude ancora più esplicito: «Secondo quanto contenuto negli esposti pervenuti al Corpo forestale, dentro queste enormi fosse sarebbero stati interrati, negli anni, fusti di rifiuti tossici». Cave, dunque, come quelle raccontate da Schiavone e in alcuni casi effettivamente rinvenute in aree del Casertano e del Napoletano. Inevitabile domandarsi se le buche segnalate anche nel Sannio sono state poi indagate, e quali sono i risultati emersi dalle verifiche. Il numero uno della Forestale dell’epoca prefigurava un «intervento di ampio raggio per un monitoraggio di massima da effettuare attraverso l’analisi spettrografica e satellitare». Intervento che però non è stato effettuato, come rivela l’attuale comandante provinciale del Corpo forestale, Angelo Marciano: «Il protocollo preannunciato in quella sede avrebbe dovuto vedere coinvolti la Regione, la Provincia e la Forestale. Si prevedeva l’utilizzo della postazione di rilevamento satellitare della Provincia denominata «Marsec».
Non se n’è fatto più nulla per ragioni credo legate anche alla sostenibilità economica. Abbiamo comunque provveduto come Corpo forestale a partire dal 2011 ad effettuare verifiche in alcune aree della Valle Caudina attraverso strumenti per la rilevazione termica. In particolare abbiamo indagato un’area a Bucciano e altri siti di comuni limitrofi. Le apparecchiature non hanno fatto emergere situazioni critiche».
Caso chiuso, dunque? Non proprio: «I rilievi che abbiamo effettuato non ci consentono purtroppo di escludere che in provincia possano esserci ancora situazioni di rischio. Per poter scrivere una parola definitiva occorrerebbe una campagna di verifiche a tutto campo che richiederebbe ingenti risorse economiche, in una stagione caratterizzata invece da budget sempre più risicati. Noi comunque – conclude Marciano – andiamo avanti cercando di accertare tutte le situazioni di pericolo che ci vengono segnalate, anche in forma anonima. Abbiamo in corso qualche indagine che potrebbe portare alla scoperta di casi di contaminazione. Ma il dovere di riservatezza mi impone di non aggiungere altro». - See more at:
benevento.ottopagine.net
Ovvero, dare risposte concrete ai cittadini che ogni giorno si ritrovano a domandarsi terrorizzati se il suolo che stanno calpestando non sia un nascondiglio di veleni mortali. Un incubo che purtroppo investe anche il Sannio. La deposizione resa nel 1997 dall’ex tesoriere dei Casalesi alla Commissione bicamerale d’inchiesta fa accenno più volte a Benevento. La più esplicita è quella che indica «parte del Beneventano» tra le aree controllate dal clan. E a spiegare meglio di quale porzione di provincia si tratti ci pensa un altro brano della testimonianza: «In Valle Caudina il nostro capozona era Mimmo Pagnozzi».
Ci sono dunque gli elementi per soffermare prioritariamente l’attenzione su quella zona, peraltro notoriamente a rischio. Ma non per un mero omaggio alla tradizione criminale. A rivelare il rischio di traffici illeciti di rifiuti pericolosi in Valle caudina è stata pochi mesi fa la stessa Commissione parlamentare d’inchiesta nella relazione aggiornata e pubblicata a febbraio 2013. Interrogato dai commissari nel 2011, l’allora comandante provinciale del Corpo forestale, Angelo Vita, metteva a verbale: «Abbiamo avviato indagini a seguito di esposti nei quali venivano segnalate cave a cielo aperto presenti sul territorio oggetto di deposito illecito di rifiuti tossici e pericolosi.
Un fenomeno denunciato da più parti – prosegue la relazione – che sarebbe presente soprattutto nella zona a sud della provincia di Benevento, con centinaia di buche scavate su terreni che avrebbero dovuto essere utilizzate per la realizzazione di case».
Ce ne sarebbe abbastanza per tremare ma Vita conclude ancora più esplicito: «Secondo quanto contenuto negli esposti pervenuti al Corpo forestale, dentro queste enormi fosse sarebbero stati interrati, negli anni, fusti di rifiuti tossici». Cave, dunque, come quelle raccontate da Schiavone e in alcuni casi effettivamente rinvenute in aree del Casertano e del Napoletano. Inevitabile domandarsi se le buche segnalate anche nel Sannio sono state poi indagate, e quali sono i risultati emersi dalle verifiche. Il numero uno della Forestale dell’epoca prefigurava un «intervento di ampio raggio per un monitoraggio di massima da effettuare attraverso l’analisi spettrografica e satellitare». Intervento che però non è stato effettuato, come rivela l’attuale comandante provinciale del Corpo forestale, Angelo Marciano: «Il protocollo preannunciato in quella sede avrebbe dovuto vedere coinvolti la Regione, la Provincia e la Forestale. Si prevedeva l’utilizzo della postazione di rilevamento satellitare della Provincia denominata «Marsec».
Non se n’è fatto più nulla per ragioni credo legate anche alla sostenibilità economica. Abbiamo comunque provveduto come Corpo forestale a partire dal 2011 ad effettuare verifiche in alcune aree della Valle Caudina attraverso strumenti per la rilevazione termica. In particolare abbiamo indagato un’area a Bucciano e altri siti di comuni limitrofi. Le apparecchiature non hanno fatto emergere situazioni critiche».
Caso chiuso, dunque? Non proprio: «I rilievi che abbiamo effettuato non ci consentono purtroppo di escludere che in provincia possano esserci ancora situazioni di rischio. Per poter scrivere una parola definitiva occorrerebbe una campagna di verifiche a tutto campo che richiederebbe ingenti risorse economiche, in una stagione caratterizzata invece da budget sempre più risicati. Noi comunque – conclude Marciano – andiamo avanti cercando di accertare tutte le situazioni di pericolo che ci vengono segnalate, anche in forma anonima. Abbiamo in corso qualche indagine che potrebbe portare alla scoperta di casi di contaminazione. Ma il dovere di riservatezza mi impone di non aggiungere altro». - See more at:
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giovedì 31 ottobre 2013
Baselice è testimonial del Comitato No Lombroso
Il sindaco della Città di Baselice (Bn), Domenico Canonico, comunica che con delibera di Consiglio, con voto unanime, N. 36 del 02/10/2013 , il comune di Baselice ha aderito agli scopi del Comitato No Lombroso diventandone Testimonial. Si ringrazia il dottor Antonio Bianco per aver curato la procedura di adesione.
Il comitato No Lombroso
Il comitato No Lombroso
domenica 27 ottobre 2013
«Rischio sisma, stop alle trivelle»
Bloccare tutti i programmi di ricerca di idrocarburi in attesa che si completi l’iter di approfondimento scientifico sul possibile nesso con gli eventi sismici. E in ogni caso rivedere completamente l’iter di approvazione dei progetti nell’ottica di un maggiore coinvolgimento popolare. E’ quanto chiede la risoluzione parlamentare che si sta discutendo in queste ore nella commissione Ambiente della Camera su iniziativa dei deputati del Partito democratico Miriam Cominelli e Alessandro Bratti e di Samuele Segoni del Movimento Cinque Stelle.
Preliminarmente, la risoluzione impegna il Governo «ad adottare le necessarie iniziative volte a una revisione del sistema delle autorizzazioni per le trivellazioni a terra». Obiettivo da raggiungere secondo la proposta normativa «prevedendo il coinvolgimento del Ministero dell’ambiente e una maggiore trasparenza e pubblicizzazione dei risultati».
A tal proposito il testo in discussione in commissione prevede che vengano introdotte «modalità di coinvolgimento della popolazione lungo tutto il processo decisionale attraverso pubbliche consultazioni, o comunque favorendo una interazione con i cittadini al fine di condividere gli interventi a cui è soggetto il loro territorio. Questo anche attraverso strumenti partecipativi sperimentali».
Più in generale i deputati proponenti invocano «la revisione della Strategia Energetica Nazionale, al fine di accelerare la progressiva emancipazione dalle fonti fossili provenienti dalle trivellazioni a terra e a mare». Nel testo non mancano riferimenti alla questione delle royalties, le quote dei proventi delle attività di estrazione da riservare ai territori interessati.
Un’arma a doppio taglio, in verità, come dimostra la recente pubblicazione del decreto ministeriale che prevede la stipula di accordi con gli enti locali per la realizzazione sul territorio di progetti infrastrutturali con potenziali ricadute occupazionali. Ma il passo più importante della risoluzione nata sull’asse Pd–Cinque Stelle è senz’altro quello relativo alla possibile connessione tra ricerche di idrocarburi ed eventi sismici. Un nesso al momento ancora ipotetico ma che merita lo svolgimento di approfondimenti scientifici. A tale scopo è stata costituita nel 2012 presso il ministero Sviluppo economico la «Commissione tecnico-scientifica per la valutazione delle possibili relazioni tra attività di esplorazione per gli idrocarburi e aumento di attività sismica nel territorio della regione Emilia Romagna». La proposta dei parlamentari, se approvata, impegnerà il Governo a «rivedere l’iter di concessione di ulteriori permessi nelle zone ad alto rischio sismico, in attesa dei risultati degli studi della Commissione tecnico-scientifica».
E tra i territori ad alto rischio terremoti rientrano chiaramente anche il Sannio e l’Irpinia, interessati a più riprese da fenomeni rovinosi a differenza della stessa Emilia che prima del tragico evento del maggio 2012 non aveva praticamente precedenti. Una circostanza che ha spinto molti a ipotizzare una possibile correlazione tra sisma e trivellazioni.
benevento.ottopagine.net
Preliminarmente, la risoluzione impegna il Governo «ad adottare le necessarie iniziative volte a una revisione del sistema delle autorizzazioni per le trivellazioni a terra». Obiettivo da raggiungere secondo la proposta normativa «prevedendo il coinvolgimento del Ministero dell’ambiente e una maggiore trasparenza e pubblicizzazione dei risultati».
A tal proposito il testo in discussione in commissione prevede che vengano introdotte «modalità di coinvolgimento della popolazione lungo tutto il processo decisionale attraverso pubbliche consultazioni, o comunque favorendo una interazione con i cittadini al fine di condividere gli interventi a cui è soggetto il loro territorio. Questo anche attraverso strumenti partecipativi sperimentali».
Più in generale i deputati proponenti invocano «la revisione della Strategia Energetica Nazionale, al fine di accelerare la progressiva emancipazione dalle fonti fossili provenienti dalle trivellazioni a terra e a mare». Nel testo non mancano riferimenti alla questione delle royalties, le quote dei proventi delle attività di estrazione da riservare ai territori interessati.
Un’arma a doppio taglio, in verità, come dimostra la recente pubblicazione del decreto ministeriale che prevede la stipula di accordi con gli enti locali per la realizzazione sul territorio di progetti infrastrutturali con potenziali ricadute occupazionali. Ma il passo più importante della risoluzione nata sull’asse Pd–Cinque Stelle è senz’altro quello relativo alla possibile connessione tra ricerche di idrocarburi ed eventi sismici. Un nesso al momento ancora ipotetico ma che merita lo svolgimento di approfondimenti scientifici. A tale scopo è stata costituita nel 2012 presso il ministero Sviluppo economico la «Commissione tecnico-scientifica per la valutazione delle possibili relazioni tra attività di esplorazione per gli idrocarburi e aumento di attività sismica nel territorio della regione Emilia Romagna». La proposta dei parlamentari, se approvata, impegnerà il Governo a «rivedere l’iter di concessione di ulteriori permessi nelle zone ad alto rischio sismico, in attesa dei risultati degli studi della Commissione tecnico-scientifica».
E tra i territori ad alto rischio terremoti rientrano chiaramente anche il Sannio e l’Irpinia, interessati a più riprese da fenomeni rovinosi a differenza della stessa Emilia che prima del tragico evento del maggio 2012 non aveva praticamente precedenti. Una circostanza che ha spinto molti a ipotizzare una possibile correlazione tra sisma e trivellazioni.
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venerdì 25 ottobre 2013
Il boss Schiavone a Le Iene: "Il mio primo omicidio? Per un appalto a Benevento"
Il boss pentito dei casalesi, Carmine Schiavone, cita anche Benevento nell'intervista esclusiva rilasciata a Le Iene, il famoso programma televisivo di Italia Uno. In un'anteprima del servizio, che andrà in onda alle 23:55 sul canale Mediaset, Schiavone nomina il Sannio ricordando gli inizi della sua attività criminale.
“Il primo omicidio – riferisce all'intervistatore – riguardava un'impresa, si chiamava Velazza. Era andata a rispondere ad una gara che era dei Bardellino a Benevento”. Un regolamento di conti, dunque, nei confronti di un imprenditore che non avrebbe rispettato la spartizione dei territori da parte delle potenti famiglie camorristiche e i loro interessi anche nell'entroterra campano.
Il boss Schiavone a Le Iene: "Il mio primo omicidio? Per un appalto a Benevento" | cronaca | news | NTR24 - l'informazione sul web
“Il primo omicidio – riferisce all'intervistatore – riguardava un'impresa, si chiamava Velazza. Era andata a rispondere ad una gara che era dei Bardellino a Benevento”. Un regolamento di conti, dunque, nei confronti di un imprenditore che non avrebbe rispettato la spartizione dei territori da parte delle potenti famiglie camorristiche e i loro interessi anche nell'entroterra campano.
Il boss Schiavone a Le Iene: "Il mio primo omicidio? Per un appalto a Benevento" | cronaca | news | NTR24 - l'informazione sul web
giovedì 24 ottobre 2013
mercoledì 23 ottobre 2013
Fortore, nuovi parchi eolici
Nuovi parchi eolici nel Sannio. Sono stati infatti pubblicati sull’albo pretorio della provincia di Benevento gli avvisi di deposito relativi alla richiesta di valutazione impatto ambientale per la realizzazione di ben quattro parchi eolici ad opera delle società Investimenti e Sviluppo srl, Ecoenergia srl e C.E.R. srl. Il primo progetto attiene la realizzazione di un parco eolico da 10,25 MW a Castelfranco in Miscano alla località “Tre Fontane” (Investimenti e Sviluppo srl).
Il secondo progetto riguarda la realizzazione di un parco eolico da 45 MW da installare nel comune di San Giorgio La Molara in località Monte Serrone, Guerrachino, M. Petrera. S. Sofia. (Ecoenergia srl). Il terzo progetto fa riferimento ad un parco eolico della potenza di ben 75 MW nel comune di Castelpagano alle località Piana della Battaglia, Gaudo Mistongo, Toppo dei Tegli, Toppo del Moscio, Santa Maria, Ricafurchi (Ecoenergia srl).
L’ultimo progetto attiene invece l’ammodernamento di un impianto eolico esistente alla località “Difesa Vecchia” del comune di Castelfranco in Miscano per una potenza di 24 MW (C.E.R. Campania Energia Rinnovabile società del gruppo API).
(Fonte: ilquaderno.it)
Il secondo progetto riguarda la realizzazione di un parco eolico da 45 MW da installare nel comune di San Giorgio La Molara in località Monte Serrone, Guerrachino, M. Petrera. S. Sofia. (Ecoenergia srl). Il terzo progetto fa riferimento ad un parco eolico della potenza di ben 75 MW nel comune di Castelpagano alle località Piana della Battaglia, Gaudo Mistongo, Toppo dei Tegli, Toppo del Moscio, Santa Maria, Ricafurchi (Ecoenergia srl).
L’ultimo progetto attiene invece l’ammodernamento di un impianto eolico esistente alla località “Difesa Vecchia” del comune di Castelfranco in Miscano per una potenza di 24 MW (C.E.R. Campania Energia Rinnovabile società del gruppo API).
(Fonte: ilquaderno.it)
lunedì 21 ottobre 2013
Petrolio. Perché la Regione ha detto sì alle trivelle?
Un tema di priorità assoluta, almeno per quanti hanno a cuore la tutela ambientale, è senz’altro quello relativo ai programmi di ricerca ed estrazione di idrocarburi nel Sannio. Sono quattro allo stato le minacce che incombono sul territorio provinciale rappresentate dai progetti denominati «Nusco, «Santa Croce», «Pietra Spaccata» e «Case Capozzi».
Per tre dei quattro interventi la Regione Campania ha già dato parere favorevole nell’ambito della procedura di valutazione di impatto ambientale. Nel dettaglio, la Giunta presieduta da Stefano Caldoro ha approvato il 16 luglio 2010 la delibera numero 549 che ha dato l’Intesa favorevole per la realizzazione delle ricerche di idrocarburi alle società «Itamin Exploration» e «Cogeid» nell’ambito del progetto denominato «Nusco».
Si tratta di un programma che abbraccia numerosi comuni soprattutto della provincia di Avellino e marginalmente anche del Sannio. La prossimità territoriale e la condivisione di matrici ambientali, prima tra tutte quella idrica, fanno comunque del progetto una fonte di gravi preoccupazioni anche per la provincia beneventana. Stesso discorso per l’intervento a nome «Santa Croce» che si sviluppa tra Alto Sannio e Molise. Proponente è la società «Sviluppo Risorse Naturali» con sede a Roma.
La Regione Campania anche in questo caso ha dato parere favorevole con delibera numero 550 del 16 luglio 2010. Il nulla osta dell’Esecutivo Caldoro ha consentito al Ministero dello Sviluppo economico di rilasciare i permessi di ricerca a beneficio delle due società. Non si tratta ancora in questa fase delle trivellazioni vere e proprie ma è evidente che l’autorizzazione alla ricerca è finalizzata all’individuazione di bacini di idrocarburi sfruttabili e dunque alla perforazione. E la Regione Campania ha dato parere favorevole di compatibilità ambientale anche a un terzo progetto di ricerca, quello denominato «Pietra Spaccata», proposto dalla britannica ‘Delta Eenergy’, che si estende interamente in territorio sannita. Il sì è stato espresso dalla commissione Via, organismo tecnico-politico di emanazione regionale, ed è confluito nel decreto dirigenziale del 14 dicembre 2012. Al netto dei tecnicismi, si tratta dunque di tre sì alle trivelle in Campania e nel Sannio. Cosa ha da dire in merito il governatore regionale Stefano Caldoro?
benevento.ottopagine.net
Per tre dei quattro interventi la Regione Campania ha già dato parere favorevole nell’ambito della procedura di valutazione di impatto ambientale. Nel dettaglio, la Giunta presieduta da Stefano Caldoro ha approvato il 16 luglio 2010 la delibera numero 549 che ha dato l’Intesa favorevole per la realizzazione delle ricerche di idrocarburi alle società «Itamin Exploration» e «Cogeid» nell’ambito del progetto denominato «Nusco».
Si tratta di un programma che abbraccia numerosi comuni soprattutto della provincia di Avellino e marginalmente anche del Sannio. La prossimità territoriale e la condivisione di matrici ambientali, prima tra tutte quella idrica, fanno comunque del progetto una fonte di gravi preoccupazioni anche per la provincia beneventana. Stesso discorso per l’intervento a nome «Santa Croce» che si sviluppa tra Alto Sannio e Molise. Proponente è la società «Sviluppo Risorse Naturali» con sede a Roma.
La Regione Campania anche in questo caso ha dato parere favorevole con delibera numero 550 del 16 luglio 2010. Il nulla osta dell’Esecutivo Caldoro ha consentito al Ministero dello Sviluppo economico di rilasciare i permessi di ricerca a beneficio delle due società. Non si tratta ancora in questa fase delle trivellazioni vere e proprie ma è evidente che l’autorizzazione alla ricerca è finalizzata all’individuazione di bacini di idrocarburi sfruttabili e dunque alla perforazione. E la Regione Campania ha dato parere favorevole di compatibilità ambientale anche a un terzo progetto di ricerca, quello denominato «Pietra Spaccata», proposto dalla britannica ‘Delta Eenergy’, che si estende interamente in territorio sannita. Il sì è stato espresso dalla commissione Via, organismo tecnico-politico di emanazione regionale, ed è confluito nel decreto dirigenziale del 14 dicembre 2012. Al netto dei tecnicismi, si tratta dunque di tre sì alle trivelle in Campania e nel Sannio. Cosa ha da dire in merito il governatore regionale Stefano Caldoro?
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venerdì 18 ottobre 2013
Forestali, i sindaci del Fortore incontrano il prefetto Blasco
Un importante incontro avente ad oggetto la situazione di
drammaticità in cui versano gli operai forestali sì è svolto tra il Prefetto di
Benevento ed una delegazione di Sindaci e delegati dei paesi della Comunità
Montana del Fortore (per continuare a leggere clicca qui sotto)
Forestali, i sindaci del Fortore incontrano il prefetto Blasco | Fortore | news | NTR24 - l'informazione sul web
lunedì 14 ottobre 2013
Petrolio, Dommarco: “Non fatevi ingannare, quel decreto è una trappola”
L'autore di "Trivelle d'Italia" commenta il provvedimento ministeriale sulle compensazioni agli enti locali
«Non fatevi abbindolare. Quel decreto non porterà benefici ai territori ma serve solo a spianare ulteriormente la strada ai petrolieri». Non ha dubbi Pietro Dommarco nel commentare il testo varato il 12 settembre scorso (pubblicato in Gazzetta ufficiale il 23 settembre) dai Ministeri delle Finanze e dello Sviluppo economico.
Un provvedimento passato sotto silenzio eppure non meno insidioso dei precedenti atti adottati in materia. Atto che chiaramente non è sfuggito invece all’autore di «Trivelle d’Italia», best-seller e autentica pietra miliare del settore. Al giornalista e scrittore lucano, che recentemente è stato anche nel Sannio su invito del comitato Codisam di Sant’Arcangelo Trimonte e della Pro loco di Apice, abbiamo chiesto di commentare quello che apparentemente dovrebbe essere un «regalo», un gesto di attenzione per le comunità locali, ovvero la istituzione di un Fondo da 50 milioni di euro destinato alla realizzazione di progetti infrastrutturali e occupazionali nei territori coinvolti dalle trivellazioni.
«I sindaci sanniti non si facciano ingannare – esordisce netto Dommarco – In primo luogo non c’è compensazione che valga quando sull’altro piatto della bilancia c’è un autentico scempio ambientale e paesaggistico. Una volta spalancate le porte al petrolio anche il futuro delle vostre terre, come è successo nella mia Lucania, sarà compromesso. Pertanto le comunità locali, le amministrazioni, le associazioni di categoria, soprattutto quelle del mondo agricolo, non devono perdere tempo dietro facili promesse. La verità è che questo decreto certifica la volontà già chiaramente espressa dai Governi, Monti prima e oggi Letta, di intensificare notevolmente l’attività estrattiva in Italia e nel Meridione in particolare, Basilicata in primis. Ormai non si nascondono nemmeno più e lo dichiarano apertis verbis nel comunicato del Ministero Sviluppo economico dello scorso 24 settembre che parla testualmente di «entrate aggiuntive per lo Stato pari ad almeno 17 miliardi».
Con una posta in gioco così alta e in un contesto come quello attuale, è evidente che ogni residua remora di carattere morale è ormai caduta. Non deve essere così per i cittadini e le istituzioni locali che devono difendere con i denti per quanto potranno i loro territori. I progetti di sviluppo basati sul petrolio hanno vita breve e non apportano quel grande giovamento che promettono. Basta consultare il sito www.enibasilicata.it: è lo stesso ente nazionale idrocarburi ad affermare che i lucani impiegati finora nei progetti petroliferi sono 201. Duecento addetti, tutta qua la fantastica ricaduta occupazionale. E anche i tanto decantati bonus carburante incontrano qualche difficoltà, come si evince dalla homepage del sito del Ministero Sviluppo economico. Datemi retta – conclude Dommarco – Combattete contro le trivelle con la stessa determinazione di prima. Anzi: raddoppiatela…».
benevento.ottopagine.net
«Non fatevi abbindolare. Quel decreto non porterà benefici ai territori ma serve solo a spianare ulteriormente la strada ai petrolieri». Non ha dubbi Pietro Dommarco nel commentare il testo varato il 12 settembre scorso (pubblicato in Gazzetta ufficiale il 23 settembre) dai Ministeri delle Finanze e dello Sviluppo economico.
Un provvedimento passato sotto silenzio eppure non meno insidioso dei precedenti atti adottati in materia. Atto che chiaramente non è sfuggito invece all’autore di «Trivelle d’Italia», best-seller e autentica pietra miliare del settore. Al giornalista e scrittore lucano, che recentemente è stato anche nel Sannio su invito del comitato Codisam di Sant’Arcangelo Trimonte e della Pro loco di Apice, abbiamo chiesto di commentare quello che apparentemente dovrebbe essere un «regalo», un gesto di attenzione per le comunità locali, ovvero la istituzione di un Fondo da 50 milioni di euro destinato alla realizzazione di progetti infrastrutturali e occupazionali nei territori coinvolti dalle trivellazioni.
«I sindaci sanniti non si facciano ingannare – esordisce netto Dommarco – In primo luogo non c’è compensazione che valga quando sull’altro piatto della bilancia c’è un autentico scempio ambientale e paesaggistico. Una volta spalancate le porte al petrolio anche il futuro delle vostre terre, come è successo nella mia Lucania, sarà compromesso. Pertanto le comunità locali, le amministrazioni, le associazioni di categoria, soprattutto quelle del mondo agricolo, non devono perdere tempo dietro facili promesse. La verità è che questo decreto certifica la volontà già chiaramente espressa dai Governi, Monti prima e oggi Letta, di intensificare notevolmente l’attività estrattiva in Italia e nel Meridione in particolare, Basilicata in primis. Ormai non si nascondono nemmeno più e lo dichiarano apertis verbis nel comunicato del Ministero Sviluppo economico dello scorso 24 settembre che parla testualmente di «entrate aggiuntive per lo Stato pari ad almeno 17 miliardi».
Con una posta in gioco così alta e in un contesto come quello attuale, è evidente che ogni residua remora di carattere morale è ormai caduta. Non deve essere così per i cittadini e le istituzioni locali che devono difendere con i denti per quanto potranno i loro territori. I progetti di sviluppo basati sul petrolio hanno vita breve e non apportano quel grande giovamento che promettono. Basta consultare il sito www.enibasilicata.it: è lo stesso ente nazionale idrocarburi ad affermare che i lucani impiegati finora nei progetti petroliferi sono 201. Duecento addetti, tutta qua la fantastica ricaduta occupazionale. E anche i tanto decantati bonus carburante incontrano qualche difficoltà, come si evince dalla homepage del sito del Ministero Sviluppo economico. Datemi retta – conclude Dommarco – Combattete contro le trivelle con la stessa determinazione di prima. Anzi: raddoppiatela…».
benevento.ottopagine.net
domenica 13 ottobre 2013
Fortore, stipendi arretrati e forestali
Il presidente della Comunità del Fortore, Zaccaria Spina, ha chiesto un incontro urgente con il prefetto Blasco e con le organizzazioni sindacali di categoria per individuare ogni possibile modalità di sensibilizzazione dei competenti organi della Regione Campania al fine di un accredito immediato dei fondi alla Comunità Montana utile al pagamento degli operai.
Nella lettera Spina vuole portare a conoscenza del prefetto "la gravissima situazione che si è nuovamente generata sul territorio del comprensorio della Comunità Montana del Fortore, ove gli operai forestali non percepiscono le spettanze da oltre 16 mesi".
"Dopo l’ultima boccata di ossigeno che aveva permesso di pagare le spettanze del mese di giugno 2012, - scrive - nulla più. Questo Ente dopo infiniti incontri e corrispondenza varia con la Regione Campania, - continua il presidente - ha da tempo trasmesso la documentazione relativa alla rendicontazione del 2012, allo stato di avanzamento lavori ed alla richiesta di accredito delle somme spettanti".
"Ad oggi, nonostante le rassicurazioni di una veloce conclusione dell'iter procedurale per l'accredito materiale dei fondi, non si è ancora ricevuto il decreto di assegnazione degli stessi".
"Ancora più seria – conclude Spina - risulta la procedura per smobilizzare materialmente i fondi programmati dalla Regione Campania per l’anno 2013. Allo stato, si ha contezza che le famiglie degli operai forestali sono al collasso e si rischia l’esplosione di una vera e propria bomba sociale”.
www.ntr24.tv
Nella lettera Spina vuole portare a conoscenza del prefetto "la gravissima situazione che si è nuovamente generata sul territorio del comprensorio della Comunità Montana del Fortore, ove gli operai forestali non percepiscono le spettanze da oltre 16 mesi".
"Dopo l’ultima boccata di ossigeno che aveva permesso di pagare le spettanze del mese di giugno 2012, - scrive - nulla più. Questo Ente dopo infiniti incontri e corrispondenza varia con la Regione Campania, - continua il presidente - ha da tempo trasmesso la documentazione relativa alla rendicontazione del 2012, allo stato di avanzamento lavori ed alla richiesta di accredito delle somme spettanti".
"Ad oggi, nonostante le rassicurazioni di una veloce conclusione dell'iter procedurale per l'accredito materiale dei fondi, non si è ancora ricevuto il decreto di assegnazione degli stessi".
"Ancora più seria – conclude Spina - risulta la procedura per smobilizzare materialmente i fondi programmati dalla Regione Campania per l’anno 2013. Allo stato, si ha contezza che le famiglie degli operai forestali sono al collasso e si rischia l’esplosione di una vera e propria bomba sociale”.
www.ntr24.tv
sabato 12 ottobre 2013
Il Ministero De Girolamo e le nomine dei sanniti: piovono attacchi
Un commercialista sannita a capo della SIN srl con il compito di gestire e sviluppare il Sistema Informativo Agricolo Nazionale, quale sistema di servizi complesso ed interdisciplinare a supporto delle competenze istituzionali del comparto agricolo, agroalimentare, forestale e della pesca. (Per continuare a leggere clicca qui sotto)
Il Ministero De Girolamo e le nomine dei sanniti: Alla SIN arriva Antonio Tozzi e piovono attacchi
www.ilquaderno.it
mercoledì 9 ottobre 2013
S. Bartolomeo, il circolo Pd esce dal Coordinamento Alto Sannio: "Organismo antidemocratico"
Il Circolo PD di San Bartolomeo in Galdo esce dal Coordinamento dei Circoli ‘Pd Alto Sannio’. “L’assemblea del Circolo Pd di San Bartolomeo in Galdo ha ufficializzato l’uscita dal coordinamento ‘Pd Alto Sannio”. Ad annunciarlo Lucia Nappa, coordinatrice del Circolo PD di San Bartolomeo in Galdo. (Per continuare a eggere clicca qui sotto)
S. Bartolomeo in Galdo, il circolo Pd esce dal Coordinamento Alto Sannio: "Organismo antidemocratico" | Fortore | news | NTR24 - l'informazione sul web
S. Bartolomeo in Galdo, il circolo Pd esce dal Coordinamento Alto Sannio: "Organismo antidemocratico" | Fortore | news | NTR24 - l'informazione sul web
martedì 8 ottobre 2013
Baselice testimonial del comitato "No Lombroso"
Il Comune di Baselice ha dimostrato una forte sensibilità rispetto alla mia proposta di diventare testimonial del Comitato no Lombroso, al quale il sottoscritto ha aderito da qualche mese. Infatti, il 2 ottobre scorso il consiglio comunale ha votato l'adesione al comitato tecnico scientifico, che ha l'obiettivo di far chiudere per sempre il vergognoso museo di Torino intitolato a Cesare Lombroso, dove il criminologo veronese sperimentò le sue teorie razziste nei confronti dei meridionali. Un sincero ringraziamento va al sindaco Canonico per l'impegno profuso. Qui sotto riportiamo l'articolo uscito nei giorni scorsi su Ottopagine-Benevento
Il Comune di Baselice aderirà al comitato tecnico scientifico “No Lombroso”. Lo farà a breve portando l’argomento in consiglio comunale. Nei giorni scorsi, infatti grazie all'iniziativa di Antonio Bianco giornalista di Baselice e membro del comitato, è stata protocollata una lettera nella quel si chiede all'amministrazione di diventare testimonial dell’associazione.
Il Comitato nasce nel 2010 come reazione alla riapertura a Torino del museo intitolato a Cesare Lombroso che ha come fine quello di tornare a sottolineare il disvalore scientifico delle teorie criminologiche e di arbitraria devianza sociale, come sostenute dall'ufficiale medico aggregato all'esercito piemontese.
Cesare Lombroso a seguito dei rivolgimenti post-unitari, “ne approfittò – si legge nella lettera invito - per avanzare basse speculazioni sulla popolazione meridionale, in spregio della radice unitaria che avrebbe dovuto realizzare fin da subito la coesione territoriale e sociale della nazione. Proprio in Calabria, il falso ricercatore avviò uno studio criminologico sulle popolazioni locali, giungendo ad indagare un improbabile rapporto delinquenziale tra linguaggio, usi, modo di vestire e le caratteristiche fisiche dei residenti. Non contento di quanto già provocato ai danni di un paritario sviluppo del Paese, rientrato nella vita civile e rivestendo incarichi universitari a Pavia, Cesare Lombroso ebbe occasione di osservare in carcere Giuseppe Villella, calabrese di Motta Santa Lucia, sospettato di brigantaggio. Quando il Villella morì, nel 1864, a Lombroso fu consentito di procedere all'autopsia del cadavere, riteniamo con scarso rispetto della normativa all'epoca vigente. L'esame anatomico del cranio, nello specifico, rivelò un'anomalia classificata dal clinico veronese come «fossetta occipitale mediana», ovvero l'«illuminazione» attesa da anni, come ebbe premura di divulgare: Alla vista di quella fossetta mi apparve d'un tratto come una larga pianura sotto un infinito orizzonte, illuminato il problema della natura del delinquente, che doveva riprodurre ai nostri tempi i caratteri dell'uomo primitivo giù giù fino ai carnivori...”.
“Il cranio di Giuseppe Villella, - continua la missiva indirizzata al sindaco - ben individuabile tra centinaia di reperti ossei di varia provenienza, tra cui i resti di molti «briganti» meridionali uccisi in battaglia o deceduti in prigione, si trovi tuttora esposto, con grande evidenza, in quello che inizialmente era il museo privato Cesare Lombroso. Fatto proprio, successivamente, dall'Università di Torino, che allestì un fantomatico museo psichiatrico e criminologico, comprendente crani, scheletri, cervelli e macabri oggetti di vario tipo, tra cui maschere in cera, calchi in gesso, foto di volti di individui, anche di fanciulli, con precise etichette di condotte sociali devianti, riportanti scrupolosamente anche il luogo di nascita dei soggetti esposti. Si può immaginare, a questo punto, quale danno ne derivi per i territori d'origine del Villella, allorché i visitatori, dopo aver pagato perfino un ticket, scoprono di trovarsi di fronte, osservando impudicamente quel teschio, al prototipo del criminale per natura...”.
“Nel quadro appena delineato, il Comitato tecnico scientifico "No Lombroso" si propone di svolgere la sua attività a difesa dei più alti valori umani, - sottolinea il giornalista Antonio Bianco - avverso qualsiasi forma di discriminazione, sollecitando un disegno di legge che metta al bando la memoria di uomini colpevoli direttamente o indirettamente di delitti connessi con crimini di guerra o di razzismo. Questa sentita attività è convalidata dal sostegno di numerose personalità della cultura e delle istituzioni, che hanno aderito al Comitato in qualità di prestigiosi testimonial. Per questo ho ritenuto importante anche l’amministrazione Canonico aderisse al Comitato”, ha concluso Bianco.
(tratto da Ottopagine/Benevento)
Il Comune di Baselice aderirà al comitato tecnico scientifico “No Lombroso”. Lo farà a breve portando l’argomento in consiglio comunale. Nei giorni scorsi, infatti grazie all'iniziativa di Antonio Bianco giornalista di Baselice e membro del comitato, è stata protocollata una lettera nella quel si chiede all'amministrazione di diventare testimonial dell’associazione.
Il Comitato nasce nel 2010 come reazione alla riapertura a Torino del museo intitolato a Cesare Lombroso che ha come fine quello di tornare a sottolineare il disvalore scientifico delle teorie criminologiche e di arbitraria devianza sociale, come sostenute dall'ufficiale medico aggregato all'esercito piemontese.
Cesare Lombroso a seguito dei rivolgimenti post-unitari, “ne approfittò – si legge nella lettera invito - per avanzare basse speculazioni sulla popolazione meridionale, in spregio della radice unitaria che avrebbe dovuto realizzare fin da subito la coesione territoriale e sociale della nazione. Proprio in Calabria, il falso ricercatore avviò uno studio criminologico sulle popolazioni locali, giungendo ad indagare un improbabile rapporto delinquenziale tra linguaggio, usi, modo di vestire e le caratteristiche fisiche dei residenti. Non contento di quanto già provocato ai danni di un paritario sviluppo del Paese, rientrato nella vita civile e rivestendo incarichi universitari a Pavia, Cesare Lombroso ebbe occasione di osservare in carcere Giuseppe Villella, calabrese di Motta Santa Lucia, sospettato di brigantaggio. Quando il Villella morì, nel 1864, a Lombroso fu consentito di procedere all'autopsia del cadavere, riteniamo con scarso rispetto della normativa all'epoca vigente. L'esame anatomico del cranio, nello specifico, rivelò un'anomalia classificata dal clinico veronese come «fossetta occipitale mediana», ovvero l'«illuminazione» attesa da anni, come ebbe premura di divulgare: Alla vista di quella fossetta mi apparve d'un tratto come una larga pianura sotto un infinito orizzonte, illuminato il problema della natura del delinquente, che doveva riprodurre ai nostri tempi i caratteri dell'uomo primitivo giù giù fino ai carnivori...”.
“Il cranio di Giuseppe Villella, - continua la missiva indirizzata al sindaco - ben individuabile tra centinaia di reperti ossei di varia provenienza, tra cui i resti di molti «briganti» meridionali uccisi in battaglia o deceduti in prigione, si trovi tuttora esposto, con grande evidenza, in quello che inizialmente era il museo privato Cesare Lombroso. Fatto proprio, successivamente, dall'Università di Torino, che allestì un fantomatico museo psichiatrico e criminologico, comprendente crani, scheletri, cervelli e macabri oggetti di vario tipo, tra cui maschere in cera, calchi in gesso, foto di volti di individui, anche di fanciulli, con precise etichette di condotte sociali devianti, riportanti scrupolosamente anche il luogo di nascita dei soggetti esposti. Si può immaginare, a questo punto, quale danno ne derivi per i territori d'origine del Villella, allorché i visitatori, dopo aver pagato perfino un ticket, scoprono di trovarsi di fronte, osservando impudicamente quel teschio, al prototipo del criminale per natura...”.
“Nel quadro appena delineato, il Comitato tecnico scientifico "No Lombroso" si propone di svolgere la sua attività a difesa dei più alti valori umani, - sottolinea il giornalista Antonio Bianco - avverso qualsiasi forma di discriminazione, sollecitando un disegno di legge che metta al bando la memoria di uomini colpevoli direttamente o indirettamente di delitti connessi con crimini di guerra o di razzismo. Questa sentita attività è convalidata dal sostegno di numerose personalità della cultura e delle istituzioni, che hanno aderito al Comitato in qualità di prestigiosi testimonial. Per questo ho ritenuto importante anche l’amministrazione Canonico aderisse al Comitato”, ha concluso Bianco.
(tratto da Ottopagine/Benevento)
domenica 6 ottobre 2013
Baselice e la protezione civile
Presso la Sala Consiliare del Comune di Baselice, si e’ svolta ieri pomeriggio la presentazione pubblica, a cura del Nucleo di Protezione Civile di Pesco Sannita, dell’ avvio dei lavori per la realizzazione dei Piani Comunali dei Comuni di Baselice, Foiano Valfortore e Castelvetere Valfortore.
Erano presenti in rappresentanza del Comune di Baselice il V.ce Sindaco Giuseppe Ferro con il Consigliere delegato alla Protezione Civile Michele Bianco, il Sindaco di Castelvetere VF Luigi Iarrossi , ed il Sindaco di Foiano Valforte Dott. Michelantonio Maffeo, ed il responsabile del procedimento Comandante dei Vigili Urbani Mar. Leonardo Cece. Per il Nucleo di Protezione Civile – Centro di Formazione per la Protezione Civile “ Antonio Barone”, erano presenti il Sindaco di Pesco Sannita Antonio Michele, il Coordinatore dell’ Ente Carlos A Sorrentino e lo staff Tecnico del Nucleo diretto dall’ Ing. Roberto De Toma e composto dall’ Ing. Michelina del Grosso, Dott. Panarese Giovanni, Geol.Piero La Brocca, Arch. Giovanni Della Monica, Arch. Giandomenico Inglese, dai Geom. Luca Iacoviello ed Emiddio Santarcangelo.
Dopo i saluti di rito, l’ing. Roberto De Toma, ha aperto i lavori precisando che Il presente Piano Comunale costituisce lo strumento-guida per la risposta coordinata del Sistema locale di Protezione Civile a qualsiasi tipo di situazione di crisi o di emergenza avvalendosi delle conoscenze e delle risorse disponibili sul territorio. Il Piano sarà redatto in osservanza della normativa nazionale e regionale di settore ed in conformità con le “Linee Guida per la predisposizione dei piani di emergenza provinciali e comunali” emanate dalla Regione Campania. La novità è che al consueto e tradizionale” PEC cartaceo”, sarà fornito ai comuni anche un Piano di Emergenza Comunale un avanzato software per l’ elaborazione e gestione delle emergenze. Novità questa, che vedrà coinvolti per la prima volta dei comuni nel Sannio e precisamente Baselice, Castelvetere VF, Foiano VF e Pesco Sannita.
Esso fra l’ altro potrà rappresentare, ha continuato l’ ing. Roberto De Roma, un valido supporto di interscambio di informazioni per le risorse presenti sui singoli comuni in caso di emergenza. L’approccio nell’uso di questo piano dovrà essere altamente dinamico, ovvero, partendo dalle informazioni e dalle procedure di base inserite, si dovrà individuare e attuare la miglior strategia per il raggiungimento degli obiettivi prioritari previsti in caso di emergenza, ossia garantire l’incolumità delle persone, il soccorso e l’assistenza alla popolazione, la tutela dei beni e dell’ambiente e il ripristino delle condizioni precedenti all’evento. In conclusione questo documento vuole essere una guida per l’Amministrazione nell’interazione con le strutture Uno degli aspetti di maggiore importanza risiede nell’ integrazione tra lo strumento informatico di data entry (software Azimut ‐ SRD) e la pianificazione comunale. Questo livello di integrazione consente un notevole risparmio di risorse, e attraverso l’acquisizione delle informazioni territoriali, permette di poter disporre di un sistema pienamente operativo e condiviso a tutti i livelli. Sono seguiti gli interventi del Dott. Giovanni Panarese , che ha illustrato la parte normativa, e quelli dell’ Ing. Michelina Del Grosso e del Geom: Luca Iacoviello riguardante l’ illustrazione dl software Azimut.
Erano presenti in rappresentanza del Comune di Baselice il V.ce Sindaco Giuseppe Ferro con il Consigliere delegato alla Protezione Civile Michele Bianco, il Sindaco di Castelvetere VF Luigi Iarrossi , ed il Sindaco di Foiano Valforte Dott. Michelantonio Maffeo, ed il responsabile del procedimento Comandante dei Vigili Urbani Mar. Leonardo Cece. Per il Nucleo di Protezione Civile – Centro di Formazione per la Protezione Civile “ Antonio Barone”, erano presenti il Sindaco di Pesco Sannita Antonio Michele, il Coordinatore dell’ Ente Carlos A Sorrentino e lo staff Tecnico del Nucleo diretto dall’ Ing. Roberto De Toma e composto dall’ Ing. Michelina del Grosso, Dott. Panarese Giovanni, Geol.Piero La Brocca, Arch. Giovanni Della Monica, Arch. Giandomenico Inglese, dai Geom. Luca Iacoviello ed Emiddio Santarcangelo.
Dopo i saluti di rito, l’ing. Roberto De Toma, ha aperto i lavori precisando che Il presente Piano Comunale costituisce lo strumento-guida per la risposta coordinata del Sistema locale di Protezione Civile a qualsiasi tipo di situazione di crisi o di emergenza avvalendosi delle conoscenze e delle risorse disponibili sul territorio. Il Piano sarà redatto in osservanza della normativa nazionale e regionale di settore ed in conformità con le “Linee Guida per la predisposizione dei piani di emergenza provinciali e comunali” emanate dalla Regione Campania. La novità è che al consueto e tradizionale” PEC cartaceo”, sarà fornito ai comuni anche un Piano di Emergenza Comunale un avanzato software per l’ elaborazione e gestione delle emergenze. Novità questa, che vedrà coinvolti per la prima volta dei comuni nel Sannio e precisamente Baselice, Castelvetere VF, Foiano VF e Pesco Sannita.
Esso fra l’ altro potrà rappresentare, ha continuato l’ ing. Roberto De Roma, un valido supporto di interscambio di informazioni per le risorse presenti sui singoli comuni in caso di emergenza. L’approccio nell’uso di questo piano dovrà essere altamente dinamico, ovvero, partendo dalle informazioni e dalle procedure di base inserite, si dovrà individuare e attuare la miglior strategia per il raggiungimento degli obiettivi prioritari previsti in caso di emergenza, ossia garantire l’incolumità delle persone, il soccorso e l’assistenza alla popolazione, la tutela dei beni e dell’ambiente e il ripristino delle condizioni precedenti all’evento. In conclusione questo documento vuole essere una guida per l’Amministrazione nell’interazione con le strutture Uno degli aspetti di maggiore importanza risiede nell’ integrazione tra lo strumento informatico di data entry (software Azimut ‐ SRD) e la pianificazione comunale. Questo livello di integrazione consente un notevole risparmio di risorse, e attraverso l’acquisizione delle informazioni territoriali, permette di poter disporre di un sistema pienamente operativo e condiviso a tutti i livelli. Sono seguiti gli interventi del Dott. Giovanni Panarese , che ha illustrato la parte normativa, e quelli dell’ Ing. Michelina Del Grosso e del Geom: Luca Iacoviello riguardante l’ illustrazione dl software Azimut.
venerdì 4 ottobre 2013
giovedì 3 ottobre 2013
Le emozioni del teatro di Alfonso Mascia
Forti emozioni per la folta platea che domenica 29 settembre ha seguito, presso la Sala Consiliare del comune di Baselice, ‘Le Musiche nei Teatri di Alfonso Mascia’. L’evento, organizzato dal comune di Baselice con il patrocinio della Comunità Montana del Fortore, ha sentito la forte riconoscenza del popolo baselicese nei confronti del professore Mascia prematuramente scomparso tre anni fa. Ricorreva proprio l’anniversario di morte domenica e il pubblico si è spesso commosso nel ricordo del caro professore, che tanto ha amato il piccolo paese fortorino, valorizzandolo nella sua semplicità. Una manifestazione importante, in quanto si è presentato un lavoro che ha visto la collaborazione dei musicisti del paese; un cd con 22 brani in lingua baselicese scritti dal professor Alfonso Mascia e musicati da Dionigi Bianco, Eugenio Pareo e Sandro Paolozza.
All’arrangiamento dei brani, la casa discografica ‘Aldroc Studios’ del maestro Aldo Pareo. Un lavoro questo che si va ad aggiungere alle opere teatrali del compianto professore che risaltano il dialetto baselicese. La serata si è aperta proprio con l’esibizione dal vivo di Dionigi Bianco; a questa è seguita la presentazione del cd.
A moderare una giovane laureata di Baselice, Michela Iannella che ha conosciuto Mascia in alcune bibliografie all’università. A preso poi la parola Giuseppe Ferro, vicesindaco di Baselice: “Ringrazio la famiglia Mascia per la sua presenza. Sono passati tre anni dalla scomparsa del professore e oggi lo vogliamo ricordare attraverso questo cd. Un uomo, il professor Mascia, che con il teatro ha saputo mettere in evidenza un’intera epoca che ha vissuto diverse difficoltà, facendo arrivare tutto a noi. Il professore Mascia è un punto di riferimento culturale per la nostra cittadinanza”. Il presidente della Comunità Montana del Fortore, Zaccaria Spina, presente all’evento, ha affermato: “Vi ringrazio per l’invito e sono felice di aver collaborato come Comunità Montana a questo evento.
Nonostante le difficoltà del momento, sono orgoglioso di aver dato un contributo per la realizzazione di questo cd, è un onore per la Comunità Montana”. Ha preso poi la parola il docente Angelo Iampietro, caro amico di Mascia che ne ha stilato una biografia completa. Le opere, la persona, tutto l’amore per il suo paese, questi i punti fondamentali e il ricordo commosso per un uomo di grande umanità. A chiudere l’incontro, Salvatore Brancaccio che non ha trattenuto la grande emozione: “Sono davvero emozionato stasera. Penso a quell’uomo che tanto ha dato alla sua comunità; oggi accanto ai suoi scritti, abbiamo anche le canzoni che lo ricorderanno. Ho fortemente voluto questo lavoro e sono felice della sua realizzazione. Sembra quasi che il professore stasera sia tra di noi. Ho un ricordo personale e bellissimo del professore Alfonso Mascia, e stasera è vivo e presente. Insieme al professore, voglio ricordare anche Michele Maddalena, scomparso anche lui prematuramente, perché è anche grazie a lui se le opere teatrali di Mascia, sono andate in scena negli anni passati”.
Durante la serata vi è stata anche l’interpretazione del Coro San Leonardo Abate di Baselice, con la voce solista di Incoronata Maddalena, di due brani del professore, musicati da Eugenio Pareo. Occhi lucidi tra i presenti che mai dimenticheranno il professore Alfonso Mascia, l’uomo innamorato della semplicità e del dialetto del popolo di Baselice.
Biagina Cece (Ottopagine/Benevento)
All’arrangiamento dei brani, la casa discografica ‘Aldroc Studios’ del maestro Aldo Pareo. Un lavoro questo che si va ad aggiungere alle opere teatrali del compianto professore che risaltano il dialetto baselicese. La serata si è aperta proprio con l’esibizione dal vivo di Dionigi Bianco; a questa è seguita la presentazione del cd.
A moderare una giovane laureata di Baselice, Michela Iannella che ha conosciuto Mascia in alcune bibliografie all’università. A preso poi la parola Giuseppe Ferro, vicesindaco di Baselice: “Ringrazio la famiglia Mascia per la sua presenza. Sono passati tre anni dalla scomparsa del professore e oggi lo vogliamo ricordare attraverso questo cd. Un uomo, il professor Mascia, che con il teatro ha saputo mettere in evidenza un’intera epoca che ha vissuto diverse difficoltà, facendo arrivare tutto a noi. Il professore Mascia è un punto di riferimento culturale per la nostra cittadinanza”. Il presidente della Comunità Montana del Fortore, Zaccaria Spina, presente all’evento, ha affermato: “Vi ringrazio per l’invito e sono felice di aver collaborato come Comunità Montana a questo evento.
Nonostante le difficoltà del momento, sono orgoglioso di aver dato un contributo per la realizzazione di questo cd, è un onore per la Comunità Montana”. Ha preso poi la parola il docente Angelo Iampietro, caro amico di Mascia che ne ha stilato una biografia completa. Le opere, la persona, tutto l’amore per il suo paese, questi i punti fondamentali e il ricordo commosso per un uomo di grande umanità. A chiudere l’incontro, Salvatore Brancaccio che non ha trattenuto la grande emozione: “Sono davvero emozionato stasera. Penso a quell’uomo che tanto ha dato alla sua comunità; oggi accanto ai suoi scritti, abbiamo anche le canzoni che lo ricorderanno. Ho fortemente voluto questo lavoro e sono felice della sua realizzazione. Sembra quasi che il professore stasera sia tra di noi. Ho un ricordo personale e bellissimo del professore Alfonso Mascia, e stasera è vivo e presente. Insieme al professore, voglio ricordare anche Michele Maddalena, scomparso anche lui prematuramente, perché è anche grazie a lui se le opere teatrali di Mascia, sono andate in scena negli anni passati”.
Durante la serata vi è stata anche l’interpretazione del Coro San Leonardo Abate di Baselice, con la voce solista di Incoronata Maddalena, di due brani del professore, musicati da Eugenio Pareo. Occhi lucidi tra i presenti che mai dimenticheranno il professore Alfonso Mascia, l’uomo innamorato della semplicità e del dialetto del popolo di Baselice.
Biagina Cece (Ottopagine/Benevento)
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