giovedì 29 ottobre 2009

Fortore: operai idraulico-forestali, al via le selezioni per il corso di formazione

Sono previste per il 3 e il 5 novembre due convocazioni dei candidati ammessi alle selezioni per il corso di formazione: “operaio idraulico forestale addetto antincendio boschivo”, promosso dalla Comunità Montana del Fortore.

I concorrenti, le cui candidature siano pervenute correttamente presso la Comunità, dovranno presentarsi, nelle date sopra indicate, presso la sede della Comunità Montana a partire dalle ore 9.00, per espletare le prove di selezione previste dal bando.
L’elenco dei candidati ammessi alle selezioni del 3 e 5 novembre è disponibile sul sito internet della Comunità Montana del Fortore www.cmfortore.it, al link “appalti”, e consultabile all’albo pretorio della Comunità Montana.

Il corso per “operaio idraulico forestale addetto antincendio boschivo” si inscrive nelle attività di formazione portate avanti dalla Comunità Montana del Fortore, miranti alla salvaguardia del territorio montano e boschivo.

L’Ente montano, nello stesso ambito, ha già attivato un altro corso di formazione per “operatore specializzato nei lavori di contenimento e sistemazione dei suoli erosi”, destinato a circa 120 persone.

www.ilsannioquotidiano.it

mercoledì 28 ottobre 2009

L'ITALIA DEI POTERI ESPELLE IL SUD

di Antonio Gentile

In un precedente editoriale che, tra l'altro, ha riscosso un notevole interesse, parlammo di un accordo segreto esistente tra poteri forti del Nord al fine di determinare un processo di divisione del Paese, da ottenersi attraverso un indebolimento dell'unità economica, politica e sociale.

Continuando, dunque, in quest'opera d'informazione che L'Altro Sud si è posto, sui meccanismi reali che sono dietro l'emarginazione del Mezzogiorno, e per meglio comprendere gli enormi interessi che sono legati a questo processo di destrutturazione dello Stato italiano, bisogna prendere in considerazione lo sviluppo di accordi, più o meno esclusivi, esistenti tra soggetti della politica, della finanza e dell'economia.

Un esempio molto esplicito di queste dinamiche che sfuggono alla maggioranza dei cittadini si può ritrovare nella "santa alleanza" creatosi tra Comunione e Liberazione e la Lega Nord.
Partendo dal "federalismo padano", così caldeggiato dal Senatùr e gradito dal presidente della Regione Lombardia, il ciellino Formigoni, l'obiettivo comune è sfruttare lo smantellamento dello Stato italiano con il progressivo passaggio di molte sue competenze alle regioni per trasferire dal pubblico al privato lucrose attività: dalla sanità alla scuola, dalle autostrade all'energia, dall'immigrazione alla formazione.

Un enorme business gestito dalla potentissima Compagnia delle Opere, vicina a CL, che raggruppa circa 34000 imprese con un fatturato di 70 miliardi di euro.
L'annuncio di Formigoni versione leghista, che Lombardia e Veneto, oltre al "federalismo fiscale" intendono "agguantare" il maggior numero di competenze dallo Stato, ormai comatoso, e gestire direttamente una serie di aree strategiche - persino il nucleare –, ha acceso l'entusiasmo irrefrenabile della "camicie verdi" che ora guardano ad un compromesso politico sulla spartizione delle regioni del Nord.

Dunque, Comunione e Liberazione, Compagnia delle Opere, e Lega Nord, solidissima aggregazione di poteri religiosi, politici e finanziari, vedono in questa loro collaborazione la possibilità di ottenere vantaggiosi progetti imprenditoriali, di guidare le regioni forti del Paese come Veneto, Lombardia e Piemonte, depotenziando mortalmente lo Stato unitario. E questa "santa alleanza", in realtà, si dimostra esplicitamente trasversale – vedi l'inchiesta "Why not".

Nel cosiddetto "Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà", luogo bipartisan dove in pratica si smantella il pubblico in favore del privato, un po’ tutti i partiti, da destra a sinistra, si ritrovano uniti. È evidente, da quanto detto finora, che nel momento in cui le regioni del Nord, motivate da interessi forti, acquisendo autonomia, si separano sempre più dal resto d'Italia, inserendosi pienamente in quella cooperazione interregionale europea fatta di rapporti bilaterali, protocolli d'intesa, gemellaggi, la rinnovata "Questione Meridionale" rimane un problema esclusivo dei cittadini del Sud.
L'Italia unita, che si accinge nel 2010 alla retorica delle celebrazioni commemorative, rimane solo una decrepita ed inattuale enunciazione.

Mentre le regioni del Mezzogiorno raggiungono livelli drammatici di povertà, di disoccupazione, di emarginazione, di criminalità più o meno organizzata, ai limiti della rivolta sociale, l'altra Italia raccolta intorno ai propri interessi se ne va per la sua strada lasciando dietro di sé, come in un angoscioso day after, le rovine fumanti di un Paese storicamente mai unito.

E ridicole sono, poi, le dichiarazioni dei partiti politici nazionali, che dopo 150 anni, continuano a promettere interventi risolutivi in favore del Meridione, ben sapendo che non esiste nessuna volontà concreta di aiutare questa parte dell'Italia, condannata dai "fratelli italiani" alla degenerazione sociale.
Ancora più squallido, poi, è il comportamento di molti politici meridionali che, indifferenti alla condizione di agonia sociale in cui sono precipitati interi strati della nostra popolazione, in un processo irrefrenabile di periferizzazione fondato sull'accantonamento di intere generazioni, si contendono come sciacalli brandelli maleodoranti di potere.

Forse, in tutto questo disastro, la vera e più potente arma che le popolazioni del Sud possiedono è quella di prendere consapevolezza della loro condizione. È il disgusto che deve nascere dal sapere di essere solo parte anonima di un meccanismo inesorabile al servizio della riproduzione sociale dell'esistente gerarchia di potere. Insomma solo quando il popolo meridionale si renderà conto dell'usurpazione perpetrata ai suoi danni, allora reagirà ad un destino determinato da altri.

Questo deve essere l'impegno di tutte le energie sane che si ritrovano sul territorio, iniziando dalle organizzazioni meridionaliste, politiche e culturali, unite in una grande ed epocale battaglia di verità e di coscienza.

www.laltrosud.it

martedì 27 ottobre 2009

IL POSTO FISSO DI GIULIO TREMONTI

di Wanda Montanelli

La rivalutazione del posto fisso fatta da Tremonti è una presa di coscienza allo scopo di far quadrare i conti. Se non è solo propaganda, il rapido calcolo del ministro arriva presto a comprendere che cosa compra un precario, cinese o italiano, e che cosa, invece, può comprare un lavoratore con una busta paga non risibile e un contratto a tempo indeterminato. Bene, si comincia dal pagare l’affitto o il mutuo e le bollette. Si esce dalla casa paterna per mettere su un nuovo nido.

I “bamboccioni”, come li si volle infelicemente apostrofare tempo fa, potendo contare su ciò che gli avanza dalla busta paga, potrebbero accendere un leasing. L’ottimismo viene da sé quando si incomincia a dormire la notte senza arrovellarsi sul tempo che passa tra un contratto di tre mesi, un intervallo di quattro e un altro lavoro da co.co.co o co.co.pro. Il progetto di comprare un’auto, per esempio, con l’ottimismo non si realizza. Anche usata una macchina costa migliaia di euro e porta con sé il costo del passaggio di proprietà, il dovere di assicurarsi. Senza soldi non si può fare. Hai voglia di essere sorridente e ottimista; del buon umore le concessionarie non sanno che farsene e appena si accorgono che il contratto del proponente acquirente scade da lì a poco, chiudono il colloquio e restano meno sorridenti e tristi pure loro.

Mettere su casa e ordinare il frigorifero, riempirlo di mozzarelle e prosciutto, permettersi la stufa. Magari una volta o due al mese andare fuori a cena e progettare una vacanza, o addirittura la nascita di un figlio.

Tanti bamboccioni sistemati genererebbero figli, passeggini, culle, latte, scarpette; quantità importanti di prodotti per l’infanzia e l’economia che avanza. Questo può fare il lavoratore a tempo indeterminato. Può incontrare una ragazza e dirle: ci sposiamo? O un single può uscire di casa e investire sulla sua autonomia.
L’altro invece, il lavoratore a scadenza, si preoccuperà di quale ultimo modello di telefonino potrà avere per rendersi considerevole agli occhi degli altri, e questo lo farà sentire meno fallito, meno precario, dovendo rinunciare a ipotizzare una crescita del suo status per il futuro.

Stabilito che molti imprenditori disonesti potendo scegliere, scelgono gli schiavi, salviamo quelli onesti e consideriamo pure la flessibilità umana una risorsa, quando è scelta motivata dall’imprenditore e preferita dal lavoratore al quale può anche far comodo e piacere in certi periodi della sua esistenza.
Un buon governo dovrebbe però provvedere a un sistema di welfare con ammortizzatori sociali per gli intervalli di passaggio tra un lavoro è l’altro, e se esistesse la copertura economica dei temporaneamente disoccupati, sarebbero in molti a preferire il cambiamento senza fossilizzarsi nella stessa attività per decenni. Fin quando però il precario è un poveraccio senza futuro né prospettive, fin quando la flessibilità serve solo ad ingrassare gli sfruttatori del lavoro altrui con paghe al di sotto della media anziché maggiori proprio perché di comodo per il progetto del datore di lavoro, evviva il posto fisso!

Avanzano modelli di vita da paesi sottosviluppati per la nostra indifferenza verso lo sfruttamento delle persone: donne, uomini, bambini. La Cina è vicina? No la Cina è entrata con un cavallo di troia nelle nostre
città dentro la pancia delle quali esseri umani ammassati sopravvivono per portare a tavola una ciotola di riso e dare al padrone di turno l’agio di moltiplicare i suoi guadagni purtroppo senza imbarazzo. Si trasgrediscono leggi e diritti e nessuno interviene. Dove sono le Camere del lavoro?

Cavalli di troia crescono da noi e poco o nulla si fa per abbatterli.
Possiamo farcela a mettere equilibrio e ordine. Può essere più facile a farsi che a dirsi. Si potrebbe iniziare a fare una legge che prevede la filiera di produzione per ogni oggetto che si vende in Italia. Tempo fa avevo progettato il “marchio etico” per le merci provenienti dall’estero. Si dovrebbe prevederlo anche in Italia. Un piccolo marchio di qualità in cui sia scritto “la produzione di questo oggetto è controllata affinché il ciclo produttivo sia effettuato con lavoratori in regola con le norme vigenti”.

La pubblicità del marchio?: “Niente bambini né schiavi per costruire i prodotti con marchio etico”. I trasgressori? Direi che non sarebbe male il ritiro della licenza e un’incriminazione per schiavismo.
Così i bianchi divani pubblicizzati alla tv non saranno umidi del sudore di poveri esseri sfruttati e delle lacrime di chi ha perso il lavoro italiano.

www.comitatoperwandamontanelli.com

lunedì 26 ottobre 2009

Controlli caldaie, il comunicato di Cimitile

Il presidente della Provincia di Benevento, Aniello Cimitile, ha chiesto al presidente della Società partecipata Asea, Antonio Calzone, di sospendere immediatamente i controlli sugli impianti di riscaldamento negli edifici privati che la stessa Azienda cura per conto dell'ente.

Tale decisione è dovuta al fatto che le verifiche a tappeto ed in forma indiscriminata di questi giorni si stanno rivelando un pesante fardello in alcuni strati sociali, ed in particolare per le classi deboli e disagiate, soprattutto nei centri rurali montani, già pesantemente colpiti da una pesante congiuntura economica.

Il presidente della Provincia ha indetto per l'entrante settimana una riunione con i vertici dell'ASEA al fine di analizzare la situazione venutasi a determinare e ridefinire la strategia per i controlli, puntando ad individuare una soluzione che, nel rispetto della legge vigente, tenga nel dovuto conto le esigenze di giustizia sociale e di solidarietà cui la Provincia si ispira.
Alla riunione il presidente ha invitato a partecipare il consigliere provinciale Michele Maddalena, che da qualche giorno aveva sollevato il problema, ed il sindaco di Baselice nel cui territorio con maggiore intensità si è registrato il disagio sociale a causa del concentrarsi delle verifiche.

Fonte: provincia.benevento.it (24.10.09)

giovedì 22 ottobre 2009

Comuni del Fortore unitevi

Prendano esempio i sindaci del Fortore campano da quanto stanno facendo i comuni della limitrofa Puglia. Inutile illudersi. Oggi se si vuole evitare lo spopolamento bisogna unire le forze. Non c’è altra strada. E questo si può fare visto il cambio generazionale ai vertici delle amministrazioni locali. Ora non ci sono più alibi. Bisogna creare un coordinamento tra i vari comuni in modo da valorizzare ognuno le proprie specificità. Per questo postiamo un interessante articolo apparso su “Ilsannioquotidiano” del 20 ottobre scorso dal titolo “Monti Dauni, il Coordinamento funziona”.

Sei paesi, 8 mila abitanti, 3.245 famiglie, un’area ad altissimo interesse naturalistico caratterizzata da laghi, fiumi, centinaia di ettari di boschi, con centri visita dedicati a specie animali come il lupo e il cinghiale: insieme, Roseto Val Fortore, Alberona, Biccari, Castelluccio Valmaggiore, Celle San Vito e Faeto esprimono questi e altri numeri, con alcune peculiarità non trascurabili.
Faeto è il paese più alto della Puglia, mentre Biccari sorge ai piedi del Monte Cornacchia, anch’esso il più alto della regione. Alberona e Roseto Val Fortore sono stati inseriti tra “I Borghi più belli d’Italia”.
Quelli elencati sono soltanto alcuni dei motivi che hanno spinto sindaci di estrazione politica differente a cominciare un percorso comune, unendo le forze per promuovere lo sviluppo del territorio.

Un cammino che comincia da lontano, da quando - quattro anni fa - un progetto che vedeva assieme questi paesi portò al finanziamento, da parte della Regione Puglia, dei Centri Visita dedicati al lupo (Roseto Val Fortore), al cinghiale (Alberona), all’ecologia dell’acqua (Castelluccio Valmaggiore), all’ecologia del bosco (Faeto) e all’ecosistema del lago (Biccari).
Una collaborazione proseguita col Premio Lupo, concorso letterario giunto alla sua quarta edizione. Alberona e Roseto Val Fortore condividono la stessa area adibita all’insediamento e alla crescita delle piccole e medie imprese.

I sei paesi del Coordinamento sono parte integrante del nascente Sistema Turistico che mette insieme i comuni dell’Appennino Dauno. Alcuni di essi, due anni fa, hanno cominciato a fare sistema anche attraverso un consorzio, “Daunia Vetus”, che mira ad incentivare una rete di promozione territoriale, soprattutto per quanto attiene al patrimonio artistico, architettonico, museale e monumentale delle chiese.
Con la nascita del Coordinamento, i sei comuni che ne fanno parte hanno deciso di aumentare il numero delle collaborazioni tra loro e di renderle parte strutturale e continuativa del loro agire politico-amministrativo in favore del territorio.

Sono cinque i punti sui quali l’alleanza sarà concretamente attuata: iniziative contro il dissesto idrogeologico, per il potenziamento dei trasporti, azioni coordinate contro il fenomeno del randagismo, sensibilizzazione delle istituzioni provinciali e regionali riguardo alla questione viabilità e potenziamento della raccolta differenziata. I primi passi sono stati compiuti, altri ne verranno, a partire dalla discussione con le controparti del problema inerente il trasporto e i collegamenti pubblici per gli anziani, i disabili, gli studenti e i lavoratori pendolari.

(www.ilsannioquotidiano.it)

martedì 20 ottobre 2009

LA PRIMA E LA PIU' GIOVANE DELLE INSURREZIONI EUROPEE SOTTO IL GIOGO NAZISTA

Il 28 settembre 1943 ebbe inizio l'insurrezione popolare di Napoli contro i tedeschi. Un popolo, stremato da lunghi anni di guerra, dalle privazioni e dalla fame, dai bombardamenti che avevano distrutto interi quartieri della città, dalle razzie e dalle barbare rappresaglie dei soldati tedeschi, si sollevò armato di vecchi fucili, di bombe a mano e soprattutto del suo coraggio, contro uno dei più potenti eserciti del mondo. Dopo quattro giorni di duri e sanguinosi combattimenti, i tedeschi furono costretti a ripiegare e a lasciare la città.
La notizia della vittoriosa rivolta di Napoli, prima tra le grandi città europee ad insorgere, si diffuse nel mondo, destando tra i popoli ancora oppressi dalla dominazione nazista nuova fiducia nella lotta per la libertà e per l'indipendenza nazionale.

I nazisti non hanno potuto piegare la resistenza di un popolo con i loro cannoni. Ritenevano di cancellare dalla faccia della terra uno dei luoghi più importanti della civiltà italiana: mentre quella civiltà, pur mutilata irrevocabilmente nel suo passato, risorge invece dinanzi ad essi. E' la civiltà nuova del popolo napoletano che dalle Quattro Giornate prenderà slancio per l'avvenire, un documento glorioso questo che non potrà mai essere distrutto, qualunque sia la vicenda futura.

L'insurrezione di Napoli non fu un fatto isolato. La resistenza ai nazisti si sviluppò, oltre che nei comuni della provincia di Napoli, anche in Irpinia, nel Sannio, in Terra di Lavoro: nel Salernitano, lungo la strada che da Salerno porta a Napoli, alcuni centri cittadini furono liberati dagli insorti prima ancora dell'arrivo degli anglo-americani.

A Mugnano, Marano, Giugliano, Afragola, Acerra, Nola, Santa Maria Capua Vetere, Capua, Mondragone, Maddaloni, Grazzanise, Orta di Atella, Teano, Piedimonte, Aversa, Caiazzo, ed in tanti altri centri, numerosi furono gli episodi di coraggio.
I nazisti risposero con spietata ferocia. Nel corso dei combattimenti molti cittadini trovarono la morte. Numerose persone furono prelevate dalle loro case e fucilate; furono passati per le armi anche alcuni sacerdoti rei di aver scelto la causa degli oppressi.

Combatterono insieme operai, intellettuali, studenti, impiegati e contadini in una straordinaria e comune battaglia per la libertà.

I Napoletani e i Meridionali tutti hanno dimostrato con la loro storia di essere un grande popolo vivo e dignitoso, sempre pronto, ieri come oggi, a liberarsi dagli usurpatori di turno e a ritornare ad essere, con una rivoluzione delle coscienze, un esempio fulgido per l'Italia e per il mondo intero.

Motivazione per la Medaglia d'oro al valor militare alla Città di Napoli:

"Con superbo slancio patriottico sapeva ritrovare, in mezzo al lutto e alle rovine, la forza per cacciare dal suolo partenopeo le soldatesche germaniche sfidandone la feroce disumana rappresaglia.
Impegnata un'impari lotta col secolare nemico, offriva alla Patria, nelle Quattro Giornate di fine settembre 1943, numerosi eletti figli.
Col suo glorioso esempio additava a tutti gli italiani la via verso la libertà, la giustizia, la salvezza della Patria. Napoli settembre 1943."

www.latrosud.it

martedì 6 ottobre 2009

Giornata a tutela dei diritti dei lavoratori

Sabato 10 ottobre il CIP Sanniti indice la giornata a tutela dei diritti lavorativi, contro i tagli sconsiderati nei settori pubblici e statali e contro le politiche impopolari dell'attuale Governo. La precarietà non è una prerogativa esclusiva della scuola ma coinvolge tutti i settori lavorativi purtroppo.

Impiegati a tempo indeterminato costretti a operare in condizioni arbitrarie, a fare spesso doppi turni per sopperire alla mancanza di personale senza nemmeno possedere gli strumenti essenziali, a lavorare oltre il proprio orario di lavoro senza vedersi pagare le ore eccedenti; lavoratori a tempo determinato sfruttati per anni e poi licenziati senza più prospettive future e con il buio dinnanzi a sé; giovani studenti senza speranze a cui viene persino negato il diritto a farsi una vita; operai sottopagati ora in cassa integrazione.

Questo è il quadro generale cui versa il nostro Paese a cui bisogna dire basta. Per questo invitiamo tutte le forze sociali, i movimenti, le comunità, i lavoratori, l'opposizione politica e sociale a partecipare al corteo che partirà sabato 10 ottobre da Piazza Castello alle ore 16:30, per gridare insieme la nostra voglia di democrazia, di giustizia e di libertà.

Comitato insegnanti precari Sanniti

martedì 29 settembre 2009

GRAZIE PRESIDENTE CIMITILE

don Franco Iampietro

E’ fatta! San Bartolomeo in Galdo ha un’ambulanza degna di questo nome. Il mezzo, di ottima qualità ed equipaggiato con attrezzature all’avanguardia, è stata consegnato il giorno 24 u.s. dal presidente della Provincia al sindaco e da questi, domenica 27, è stato affidato in comodato d’uso alla locale Misericordia. Spesso da queste colonne abbiamo criticato l’operato delle varie istituzioni. Ora, da queste stesse colonne, indirizziamo un sincero grazie alle stesse istituzioni per il lavoro svolto. In particolare il grazie è indirizzato a chi è stato il vero e tenace artefice di questo lusinghiero risultato: il Presidente della Provincia Dott. Aniello Cimitile.

Egli recepì prontamente l’appello rivoltogli quando l’iter per l’acquisto dell’ambulanza si era arenato nelle sabbie della burocrazia. Da circa un anno la provincia, su richiesta e insistenza degli allora consiglieri Dott. Gianfranco Marcasciano e Cav. Donato Agostinelli, aveva deliberato lo stanziamento di una congrua cifra per l’acquisto di una ambulanza da destinare al comune di San Bartolomeo in Galdo. La provincia investì del compito di procedere alla gara di appalto la ASL BN1, ma a questo punto tutto si bloccò e cadde nel dimenticatoio; rimasero solo i ragazzi della Misericordia a persistere, con poche speranze e tante promesse, nel sollecitare chi di dovere a completare la pratica.

A quel punto un articolo di stampa un po’ duro e sarcastico dal titolo provocatorio (“ San Bartolomeo in Galdo: la Misericordia soccorre a piedi”) attirò l’attenzione del Presidente Cimitile. Questi si attivò subito con determinazione e concretezza. Promise e garantì personalmente che l’ambulanza, come deliberato, sarebbe stata acquistata e donata a chi di diritto. Ha mantenuto la parola con fermezza e coerenza anche quando qualche super zelante funzionario di seconda fascia della ASL (non il Direttore Generale) ha “manovrato” con decisione per dirottare l’ambulanza ad altra e più gradita destinazione (che zelo e che attaccamento all’azienda!!).
L’impegno, la determinazione, la correttezza e la sensibilità del presidente e dei funzionari della provincia hanno dato, oltre all’ambulanza, un segno e un messaggio importantissimo alla gente del Fortore: “non siete cittadini di serie B; non vi abbiamo dimenticati; siete, a pari dignità, cittadini di questa provincia”. Questo messaggio implicito spezza, almeno per un momento, l’eterna sterile lamentazione che foraggia la sfiducia e incoraggia il disimpegno. I problemi sono tanti e sono grossi, ma se si ha con chi interloquire seriamente, si apre una prospettiva, si intravede una speranza. Noi cittadini sappiamo quali e quanti conflitti rallentano e, a volte, impediscono all’ente provincia di agire con tempestività, efficacia e concretezza.

Ai signori Consiglieri e ai loro partiti di riferimento ricordiamo che i cittadini li hanno “collocati” lì carichi di fiducia e di aspettative. Gli stessi cittadini sono disgustati dalla tragica indecente commedia a cui assistono da troppo tempo. Sappiamo che il motivo vero che sta alla base del vostro eterno litigare non è quello da voi di volta in volta dichiarato, ma è la volontà presuntuosa di prevalere, di scalzare l’altro per prenderne il posto al comando, e per fare cosa? Facile immaginarlo! Tutto ciò fa spendere il meglio delle energie e del tempo in interminabili mediazioni togliendo le stesse alla soluzione di problematiche gravissime che gravano sui cittadini che vi hanno creduto, stimati ed eletti. Ci si augura che non vi rendiate pienamente conto di quanto tutto ciò è grave, di quanto male arrecate e di quanto bene non fate al vostro popolo.

Ma, credenti o non credenti, un giorno dovrete rendere conto davanti a Dio e il giudizio sarà severo perchè “a chi più è stato dato, più sarà richiesto”. Intanto, in attesa dell’eternità, vi giudicheranno i cittadini e non faranno distinzioni. Non illudetevi, a quel punto, di trovare giustificazioni politicamente sofisticate: saranno i fatti (o meglio, il non fatto) a giudicarvi. Quanto tutto ciò è vero lo dice la realtà. Un solo esempio proprio legato all’ambulanza donata.

Nella scorsa primavera in un ristorante di San Bartolomeo è morto un ragazzo di 19 anni per infarto. Era di Castelfranco in Miscano. A soccorrerlo c’erano solo i volontari della Misericordia ma….. a “mani nude”.

L’ambulanza attrezzata è arrivata dopo un’ora e mezza (da Benevento non poteva fare di meglio!). Un’ora e mezza per un infarto cosa significa? La morte. E morte è stata. Morire a soli 19 anni, senza soccorso, è accettabile?! Non si fosse perso un anno; ci fosse già stata l’attuale ambulanza con defibrillatore ecc. quel ragazzo sarebbe morto lo stesso ? Forse. Non lo sappiamo. Non lo sapremo mai. Ma ciò che sappiamo è che almeno si sarebbe potuto tentare di salvarlo. A voi tutti responsabili della cosa pubblica: provate per un solo momento ad immaginare un vostro figlio al posto di quel giovane! E allora comprendete in quali conseguenze si traduce il vostro fare o non fare e quanto è indegno, ingiusto e colpevole il cincischiare in schermaglie da politicanti. Si può, si deve fare di più e meglio. Onoriamo così la memoria di quel giovane; anche a suo nome vogliamo dire ad alta voce a chi in questa circostanza ha voluto e saputo “FARE”: Grazie presidente Cimitile.

lunedì 28 settembre 2009

Mafia e giornalismo d’inchiesta



(Sanniopress) - “A schiena dritta-cronache dall’ultima guerra di Cosa Nostra” è il titolo del libro che sarà presentato lunedì 28 settembre, alle ore 17, nella Biblioteca provinciale sul Corso Garibaldi di Benevento.

L’autore è Pietro Orsatti, giornalista, regista e autore di teatro e di documentari che ha lavorato in diverse associazioni ambientaliste ed è stato impegnato per anni come collaboratore e redattore di numerose testate giornalistiche.

Dopo aver scritto, fra gli altri, per Il Manifesto, L’Unità, La Repubblica e La Nuova Ecologia è oggi redattore di Left, collaboratore di Terra, Antimafia2000 ed altre testate per le quali scrive di ambiente società e esteri, in questi giorni è impegnato a seguire il processo Ciancimino a Palermo.

Come scrive Sergio Nazzaro nella prefazione del libro: “lo si trova solitamente nei bassi fondi a scavare verità lampanti…Orsatti consuma le scarpe, cammina e indaga quel fenomeno criminale che continua ad espandersi, nel continuo silenzio dell’informazione generalista”.

giovedì 24 settembre 2009

Puliamo il mondo, giornata ecologica a Baselice


Tutto pronto per l’appuntamento annuale di “Puliamo il Mondo”. L'edizione italiana di “Clean up the world”, il più grande appuntamento di volontariato ambientale del mondo. All’iniziativa di Legambiente ha aderito anche la proloco di Baselice la quale ha coinvolto nell'iniziativa, che si terrà domenica prossima, gli alunni della scuola media inferiore.

La manifestazione andrà a svolgersi lungo le strade del centro urbano del comune fortorino. L'organizzazione provvederà a prelevare tutto il materiale di risulta e destinarlo negli appositi siti di stoccaggio; cura dell'organizzazione sarà il rinfresco offerto ai partecipanti durante la manifestazione.

mercoledì 23 settembre 2009

LA FINANZIARIA LIGHT E IL MAXIEMENDAMENTO CHE VERRÀ

di Tito Boeri*

La Finanziaria è light e non certo perché siano di moda i prodotti dietetici in questa legislatura. Al contrario, la spesa pubblica continua a galoppare e spiega quasi interamente il peggioramento del fabbisogno (+ 33 miliardi nei primi otto mesi dell’anno nonostante i 12 risparmiati grazie alla riduzione del costo del debito. Il fatto è che la legge di bilancio consta di soli tre articoli, come l’incipit del Ministro dell’Economia. Chissà se batterà il record del 2008 (solo 9 minuti per vararla): magari ci vorranno questa volta solo 3 minuti per approvarla, un articolo al minuto. Del resto da mesi nessuno parla più di politica di bilancio nel nostro paese. Non sembra riguardare né il governo, né l’opposizione.

Non troviamo nel provvedimento alcuna traccia delle tante boutade estive, dal grande piano per il Mezzogiorno, annunciato subito dopo aver regalato alla Sicilia 4 miliardi a luglio, alle detassazioni con compartecipazioni agli utili o in sostegno alla contrattazione di secondo livello. Ben più grave l’assenza della promessa estensione del grado di copertura della social card. Il fatto è che i soldi dei petrolieri sono andati ai giornali di partito, quelli dei banchieri sono rimasti ai banchieri e i poveri sono rimasti… con la card in mano.

Ufficialmente la Finanziaria è light perché intanto tutto è stato già scritto nel piano triennale approvato nel 2008 (il numero tre ricorre in modo ossessivo in questi atti governativi!). Ma quel piano era stato concepito prima della grande crisi, quando c’era ancora in giro Robin Hood, la disoccupazione era di un quarto più bassa e il debito pubblico non era tornato sopra al 110 per cento. Quel piano triennale ormai è un oggetto di antiquariato.

La verità è che la Finanziaria è light perché non c’è ancora una politica economica per portarci fuori dalla recessione, nonostante l’Italia abbia sin qui fatto peggio di tutti. Sostiene Brunetta che a novembre vedremo la vera Finanziaria. Se così sarà, saremo tornati al peggio delle peggiori legislature: il maxiemendamento che zavorra la Finanziaria light, un Parlamento che non ha il tempo per discutere la politica economica e le lobby che infilano nel testo di tutto nottetempo.

*www.lavoce.info

martedì 22 settembre 2009

San Bartolomeo, giovedì sarà consegnata l’ambulanza


Finalmente. Alla fine la battaglia portata avanti in questi mesi da don Franco Iampietro ha dato i suoi frutti. Giovedì prossimo infatti alle 16 in piazza Municipio a San Bartolomeo in Galdo, sarà consegnata ufficialmente l’ambulanza di tipo “A” donata dalla Provincia di Benvento al Comune. Presenti alla cerimonia, oltre agli amministratori comunali e provinciali, anche il direttore sanitario dell’Asl Bn1, Tommaso Zerella.

Disoccupazione, Sud penalizzato

(…) Il tasso disoccupazione sale a 7,4% - Il tasso di disoccupazione del secondo trimestre è stato pari al 7,4%, in crescita rispetto al 6,7% del secondo trimestre 2008 e si tratta del dato più alto dal primo trimestre 2006. La causa di questo aumento è da ricercare soprattutto dell'incremento degli inattivi (+434mila unità).

(…) Il Sud più penalizzato - I posti di lavoro - segnala l'Istat - sono stati perduti soprattutto nel Mezzogiorno (271 mila sui 378 mila complessivi) mentre il Nord ha perso 117 mila occupati e il centro appena diecimila. Le persone in cerca di occupazione sono invece aumentate prevalentemente al Nord (149 mila) mentre il Mezzogiorno ne ha perse 27 mila. Ciò è dovuto alla riduzione degli inattivi concentrata nel Mezzogiorno. Al Sud infatti le forze di lavoro si sono ridotte di 298 mila unità a fronte del calo complessivo di 241 mila unità.
(tratto da tiscali.it)

sabato 19 settembre 2009

Presentato a Salerno il rapporto annuale sulle ecomafie in Campania

di Aldo Cimmino*
Presentazione Rapporto Ecomafie in Campania. Per il quindicesimo anno consecutivo la Campania è “maglia nera” nell’illegalità ambientale. A sentenziarlo è il Settimo Rapporto Ecomafie 2009 di Legambiente, presentato ieri presso il palazzo della Provincia di Salerno.

La fotografia scattata dall’Osservatorio “Ambiente e Legalità” di Salerno, ritrae una “Gomorra” anche dal punto di vista del ciclo dei rifiuti e del cemento. I numeri di Legambiente parlano chiaro: 3907 gli illeciti accertati nel 2008. Sono state 3466 le persone denunciate ed arrestate. Il giro d’affari, dell’ecomafie, in Campania è stimato in oltre quattro miliardi di euro gestito da circa 77 clan della camorra. Un’operazione criminale che controlla tutto; dal ciclo di rifiuti agli affari legati al cemento fino all’agromafia dell’agro sarnese-nocerino. L’area, famosa come una delle più fertili della Campania Felix, è oggi solo cemento illegale che si estende per 300 mila mq.

Secondo un’inchiesta sull’abusivismo edilizio, condotta dal quotidiano il “Sole 24 Ore”, è la provincia di Salerno a detenere il primato degli illeciti edilizi, con la maggior parte delle aree verdi ricoperte di cemento. Il denaro sporco, per ripulirsi, passa proprio attraverso le mura di appartamenti ed edifici costruiti abusivamente. Nel 2008 sono seimila le case abusive realizzate nell’area nord di Napoli. Basti pensare che il 67% dei comuni campani, sciolti per infiltrazioni mafiose, lo sono stati proprio per abusivismo edilizio.

La Campania quindi resta al primo posto anche per quanto riguarda il ciclo illegale di cemento, che con i rifiuti, resta un connubio di affari camorristici inscindibile. Nel traffico illegale di rifiuti dal 2002, solo per citare alcuni numeri, sono state coinvolte ben 95 aziende e scoperte oltre 1035 discariche abusive.

«La Campania non sarebbe diventata la pattumiera d’Italia – ha dichiarato Franco Roberti, procuratore Capo della Repubblica di Salerno – se non ci fossero state imprese, produttrici di rifiuti spesso tossici e in alcuni casi radioattivi, che avessero affidato alle mafie lo smaltimento illegale di questi rifiuti».
Il magistrato mette in luce come le mafie abbiano, in Italia, da sempre esercitato, ed il caso dei rifiuti è emblematico, una funzione strumentale rispetto alle istituzioni e rispetto all’economia legale. Un sistema criminale, quello della camorra, evidenziato da Legambiente, che dissimula la vera natura dei rifiuti, sfuggendo ai controlli grazie anche ad una normativa a maglie larghe, che esercita il controllo totale su tutta la rete delle discariche abusive ed esercita pressioni estorsive sulle imprese che, a loro volta, gestiscono le illecite attività di smaltimento.

In questo scenario si inseriscono anche le responsabilità degli amministratori, che conniventi con i clan, concedono o facilitano l’acquisizione di provvedimenti autorizzativi di strutture spesso fatiscenti o non idonei dal punto di vista tecnico. Queste implicazioni contribuiscono a far si che non si possa parlare di normalità quando si fa riferimento al territorio campano.

«Nella cultura dell’antimafia – ha affermato don Tonino Palmese, referente di Libera per la Regione Campania – c’è un tema che molti studiosi stanno offrendo come contributo culturale all’antimafia sociale, ed è il concetto di normalità». Che non è la prassi mafiosa di inquinamento dell’ambiente, ma riscoprire e a pretendere il diritto alla salubrità delle proprie terre.
*Liberainformazione.it

venerdì 18 settembre 2009

A Baselice tutti soddisfatti per l’attivazione della prima classe dell’Istituto Medi

Si è risolto positivamente il problema della formazione della I classe all’Istituto per il Commercio “Medi” di Baselice. Il tempo di organizzare le lezioni e i ragazzi potranno iniziare a studiare. Questo è quanto ha comunicato ai genitori il sindaco Domenico Canonico. Si è sbloccato così un problema che rischiava di coinvolgere nella protesta l’intera comunità baselicese e fortorina.

Per la prima volta dalla sua nascita, l’Istituto, ad inizio anno scolastico, non aveva ancora avuto l’autorizzazione dagli organi competenti per l’attivazione della prima classe, malgrado i 22 iscritti e un diversamente abile. La protesta dei genitori accanto ai propri figli tra i banchi di scuola e la loro ostinazione a usare tutti i mezzi per giungere a una soluzione, ha trovato l’appoggio pieno del Comune che, con tempestivo impegno ha investito gli organi preposti per giungere a una soluzione positiva.

L’appoggio si è avuto anche da parte del parroco del paese don Michele Benizio e degli insegnanti che operano nella scuola. L’Istituto, a indirizzo economico, comprende oltre 100 iscritti ed è presente a Baselice da circa 40 anni offrendo ai ragazzi del Fortore la possibilità di studiare e trovare anche un’occupazione. Sono motivati, pertanto, i genitori, alla sopravvivenza dell’istituto, costretti altrimenti a mandare i figli altrove affrontando disagio e peso economico.

(www.ilquaderno.it)

mercoledì 16 settembre 2009

Recuperate classi nel Fortore e nell'Alto Tammaro, anche la prima al 'Medi' di Baselice

Primi spiragli nella vertenza in atto sul funzionamento di alcune scuole della provincia di Benevento. Pochi minuti fa, il dirigente scolastico provinciale, Pietro Esposito, ha comunicato l’elenco delle classi di scuola secondaria di secondo grado di cui è stato autorizzato il funzionamento nonostante non raggiungessero i requisiti numerici minimi fissati dalla norma.

Si tratta della classe quarta presso l’istituto professionale Palmieri di Pontelandolfo, della prima classe dell’istituto professionale commerciale Medi di Baselice, della terza classe presso l’Istituto Agrario Vetrone di San Bartolomeo in Galdo e della terza classe presso l’istituto tecnico commerciale Livatino di Circello. Questa iniziativa segue gli accordi intrapresi con le istituzioni locali e il direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale, Alberto Bottino.
Il dirigente Esposito, inoltre, rende noto che la Regione Campania ha assicurato 29 milioni di euro. 9 milioni serviranno a finanziare qualche unità in più, in particolare su posti di lingua nella scuola primaria e di sostegno nella scuola dell’infanzia, nella scuola primaria, nella scuola secondaria di primo grado e nelle diverse aree disciplinari della scuola secondaria di secondo grado.

Le operazioni di nomina sui predetti posti di sostegno saranno effettuate presumibilmente entro le prossime tre settimane. 20 milioni saranno destinati al finanziamento dei “contratti salva precari” previsti dal decreto legge approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri. Un paio di unità saranno, infine, recuperate per il profilo di collaboratore scolastico.

www.ilquaderno.it

martedì 15 settembre 2009

Fortore: nuovo anno scolastico, problemi al rientro

Difficoltà sono state incontrate all’Istituto professionale Enrico Medi di Baselice e all’Istituto Agrario di San Bartolomeo in Galdo, entrambi accorpati all’Istituto d’istruzione superiore “Enrico Medi” di San Bartolomeo in Galdo.

Ieri la riapertura del nuovo anno scolastico, e il ritorno tra i banchi degli studenti in alcuni istituti non è stato dei più tranquilli. Difficoltà sono state infatti incontrate all’Istituto professionale Enrico Medi di Baselice e all’Istituto Agrario di San Bartolomeo in Galdo, entrambi accorpati all’Istituto d’istruzione superiore “Enrico Medi” di San Bartolomeo in Galdo.

A Baselice si è in fermento per la mancata formazione della prima classe, all’Istituto non è a tutt’oggi pervenuta l’autorizzazione a tal fine da parte della direzione scolastico regionale.

Una situazione venutasi a creare poiché inizialmente il numero degli iscritti non raggiungeva il tetto minimo di 20 alunni, necessario per la formazione della classe. 17 erano infatti gli studenti iscritti a giugno, il numero è salito poi a 20 a luglio e a 22 agli inizi di settembre. Nonostante le comunicazioni effettuate dall’Istituto agli organi competenti, non è tuttavia giunta l’autorizzazione per la formazione della classe.

Nella speranza di una tempestiva risoluzione del problema, ieri mattina ad accompagnare a scuola gli alunni della prima classe gli stessi genitori, i quali in mancanza dell’attivazione della prima classe hanno presidiato la scuola. Presidio che si annuncia anche questa mattina e che proseguirà fino a quando non si otterrà l’autorizzazione necessaria.

Ulteriormente ingarbugliata la situazione dell’Istituto Agrario di San Bartolomeo in Galdo, dove le speranze di accompagnare fino al quinto anno quella che quest’anno sarebbe stata la terza classe sembrano vanificarsi di fronte al numero basso di iscritti e cioè di 15 alunni, così ci ha riferito il professore Iannelli, vice preside dell’Istituto di Istruzione Superiore “Enrico Medi” di San Bartolomeo a cui l’Agrario è accorpato.
(www.ilsannioquotidiano.it)

lunedì 14 settembre 2009

Baselice: non si forma la prima classe all’istituto ‘Medi’, genitori in aula coi figli per protesta

Dopo averci negato per anni il diritto alla sanità (vedi l'ospedale di San Bartolomeo in galdo) ora ci vogliono negare anche quello all'istruzione.

Il "vecchio commerciale" è una grande risorsa non solo per Baselice, ma per tutto il Fortore. La perdita della scuola sarabbe un grave danno che ci riporterebbe indietro di 50 anni dal punto di vista sociale e culturale. Non ce lo possiamo permettere. Ora tocca alla politica e alle istituzioni farsi sentire.

Postiamo a questo punto un articolo apparso oggi sul quotidiano on line "Ilquaderno.it"


di Giulia Marucci

E’ cominciato con alcuni problemi l’anno scolastico all’Istituto Professionale per il Commercio “E. Medi“ di Baselice. I genitori sono entrati in aula al fianco dei propri figli, per protestare contro la mancata autorizzazione alla formazione della prima classe.

Nonostante il numero sufficiente dei ragazzi per la creazione della classe (22 iscritti) e l’impegno del Comune e degli insegnanti, gli organi preposti ancora non ne hanno concesso l’attivazione. Delusi e amareggiati i nuovi allievi: invece di condividere l’emozione del primo giorno di scuola con tanti altri ragazzi d’Italia, hanno visto i propri genitori, divenuti per l’occasione compagni di banco, impegnarsi in una lotta per non perdere il diritto allo studio.
Ostinati e motivati, alunni e genitori porteranno avanti la protesta in tutte le direzioni per giungere ad una soluzione positiva. E’ la prima volta, dalla sua istituzione, risalente a circa 40 anni fa, che l’istituto si trova a combattere per la sua sopravvivenza.

Oltre ai problemi legati alla sanità, ora il Fortore deve iniziare a fare i conti anche con la scuola. Essendo tra i pochi istituti superiori della zona, e l’unico ad indirizzo economico, il Professionale “Medi” accoglie alunni di Baselice e dei paesi limitrofi che altrimenti, per studiare, sarebbero costretti a domiciliare in città.
Baselice dista da Benevento oltre 50 chilometri e a una distanza ancora più lunga risulta essere Campobasso, altro punto di riferimento per la gente del Fortore in campo commerciale, sanitario e scolastico. “L’IPC di Baselice, nell’universo scolastico, ha sempre funzionato bene - dichiara il docente Orazio Lembo -. Al di là di problemi di sede scolastica avuti in passato, i ragazzi rispondono impegnandosi e comportandosi bene senza creare problemi d’altro genere come, invece, può avvenire in una grossa città. Inoltre, la sede è fornita di sale informatiche di buon livello che permettono un buon approccio all’alunno”.

La scuola a Baselice ha dato la possibilità a tanti giovani di istruirsi, di continuare gli studi e di potersi inserire nel mondo del lavoro grazie proprio al suo indirizzo. Rappresenta una risorsa per il paese e per l’intero Fortore che adesso rischia di scomparire.
(Fonte: il quaderno.it)

venerdì 11 settembre 2009

Bonifica Serre Pastore, la palla passa alla Regione

La Giunta provinciale ha approvato il progetto definitivo per la bonifica e la messa in sicurezza della discarica consortile alla località Serre Pastore di San Bartolomeo in galdo.

L'intervento, quantificato in circa 4,8 milioni di euro, sarà sottoposto già lunedì prossimo alla Regione Campania per la concessione del necessario finanziamento utilizzando risorse europee.

«Abbiamo onorato - ha detto l'assessore Aceto in una dichiarazione alla stampa - l'impegno che avevamo assunto per un intervento che riportasse in condizioni di compatibilità ambientale l'insediamento di Serre Pastore. Nell'auspicare che la Regione Campania voglia approvare il finanziamento richiesto, anche per ridare la tranquillità agli abitanti di San Bartolomeo in Galdo e a quelli dei comuni vicini anche oltre il confine regionale circa la salubrità dell'ambiente, seguiremo con la massima diligenza gli sviluppi di questa delicata vicenda».

giovedì 10 settembre 2009

Fortore, entro l'anno il pronto soccorso?


Forse non sono valse a nulla le battaglie portate avanti da don Franco Iampietro sulla sanità nel Fortore. Dopo quella vinta nel dotare la Misericordia di San Bartolomeo di un'ambulanza degna di questo nome, apprendiamo dal “Sannio quotidiano” (dell’otto settembre)che entro l’anno dovrebbe aprire (oltre a quello di Montesarchio) anche il pronto soccorso dell’ospedale fortorino.

“E’ l’obiettivo - scrive il quotidiano - al quale sta lavorando l’Asl Bn1 per potenziare i servizi sanitari territoriali. Si tratta dei cosiddetti Psaut (Pronto soccorso attivo urgenze territoriali), strutture di primo soccorso territoriale attive 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno. Le strutture espletano attività d’osservazione medica breve e interventi chirurgici di ridotta entità o finalizzati alla stabilizzazione del quadro clinico in vista del trasferimento del paziente in centri più attrezzati. Sono dotati di astanteria, sala medica, sala chirurgica e locali infermieristici. Presidi comunque importanti per il ruolo di prima assistenza che assicurano alla popolazione”.

Se ciò si verificasse sarebbe una bella notizia. Sarebbe un primo passo nel riconoscimento di un diritto fondamentale come quello di non morire per strada. Non ce ne voglia però il direttore sanitario dell’Asl Bn1, Zerella, noi siamo un po’ come san Tommaso. Siamo abituati a toccare con mano. Tuttavia, la speranza è l’ultima a morire.

D’altra parte lo dice lo stesso direttore al giornale sannita: “Contiamo di poter attivare il presidio Psaut in tempi brevi. Manca solo qualche adempimento burocratico. Speriamo di riuscire a dotare al più presto, magari entro la fine dell’anno, il distretto fortorino della importante struttura”.

mercoledì 9 settembre 2009

La strategia della tensione

Antonio Gentile*

Dal revival degli stereotipi razzisti antimeridionali alla rapina dei Fas. Dal Federalismo Fiscale padano alle nuove Gabbie salariali.
Un filo rosso collega sempre più le azioni di questo governo nordista ed evidenzia inequivocabilmente una lucida pianificazione operativa.

In un recente incontro a Regensburg (Ratisbona), colleghi bavaresi, notoriamente ben informati sulle vicende italiane, ci hanno confermato dell'esistenza di un accordo tra rappresentanti politici legati al governo ed esponenti del mondo economico-imprenditoriale, sindacale e dell'informazione.

Lo scopo di questa intesa è quella di determinare un processo di divisione del Paese, smantellando progressivamente l'unità economica e sociale, dando autonomia totale alle regioni forti della Penisola. Il Mezzogiorno con i suoi venti milioni di abitanti, considerato un inutile ed irrecuperabile fardello, privato di ogni solidarietà nazionale, va abbandonato inesorabilmente al suo destino.
Dunque, l'attacco alla classe politica meridionale, con il suo smantellamento, la crescita vertiginosa della Lega Nord, cui è stato concesso ogni estremismo antinazionale, le strategie economiche e sociali, spesso indicate dalla Confindustria, l'azione di condizionamento e manipolazione esercitata da ambienti dei media italiani, hanno una precisa logica.

Ai rozzi e fanatici leghisti del Nord il compito di compiere il "lavoro sporco", fatto di eccessi, di attacchi alla Costituzione, di alimentare il pregiudizio antimeridionale e di proporre leggi, a dir poco inaccettabili.
Ai media, imbavagliati e ricattati, l'incarico di condizionare e preparare l'opinione pubblica alle future scelte politiche ed economiche predisposte dal "piano occulto", amplificando ad hoc ogni evento negativo che si verifica nel Meridione, demolendo ogni residuo di positività ancora presente in questi territori.
Al lombardo Berlusconi, con il suo enorme potenziale economico e mediatico, il ruolo di regista e garante dell'operazione e, poco importa se la stampa estera, come il "Nouvel Observateur", lo definisca un "Michel Jackson paracadutato in un teatro della Commedia dell'arte".

Come già accennato prima, l'ultima e dirompente iniziativa avanzata dalla Lega Nord, con l'immediata adesione del filoleghista Berlusconi, frutto di quell'accordo segreto tra poteri del Nord, è la vergognosa riproposizione delle "gabbie salariali".
Queste ultime, abolite nell'autunno caldo del 1969 dopo le dure battaglie dei lavoratori, oggi dovrebbero ritornare, magari sotto altro nome, per volontà di questo governo padano che non ha esitazioni nell'umiliare milioni di lavoratori meridionali.

In realtà le "gabbie salariali" come ben sappiamo ci sono ancora. I dati del Cgia di Mestre evidenziano come i redditi annuali per il 2007 per tutto il lavoro dipendente sono il 30% più bassi al Sud rispetto al Nord. Una differenza che è quasi il doppio rispetto al 16,5% di sconto dei prezzi a favore del Meridione.
E tenendo conto che la differenza del costo della vita non riguarda solo le grandi ripartizioni territoriali, che la quantità e la qualità dei beni pubblici disponibili – sanità, scuola, sicurezza, trasporti etc… - è decisamente peggiore al Sud, determinando quindi costi aggiuntivi, che la gran parte delle famiglie meridionali è monoreddito e con un numero maggiore di componenti rispetto al centro-nord, la pretesa imposizione per legge di salari differenziati o anche di una contrattazione decentrata appare provocatoria e per certi versi devastante.
Se si riuscirà a dimostrare che nel Mezzogiorno il costo della vita è strutturalmente inferiore l'intero meccanismo perequativo che distribuisce le risorse per il Welfare tra le regioni sarà modificato favorendo nettamente il Nord.
Nel frattempo, 700mila cittadini meridionali, negli ultimi anni, sono stati costretti a lasciare la propria terra, mentre il Pil precipita al 60% rispetto a quello del Nord.

Dunque un crescendo di scelte politiche scellerate, che mirano a distruggere l'unità del paese, colpendo duramente il Sud e portando la contrapposizione tra territori a livelli esplosivi. Una "strategia della tensione" pericolosa che si alimenta ogni giorno con una serie di provocazioni politiche, spesso eclatanti e sfrontate, che mirano ad incendiare l'intero Meridione.
E, mentre sinistre anticipazioni di un prossimo terremoto sociale cominciano a palesarsi, quello che rimane di uno stato unitario è ostaggio di poteri forti che ne controllano ogni residua funzione.

Poteri forti quelli del Nord, che programmano in anticipo ogni futura evoluzione del sistema Italia e che, in perfetta condivisione con le scelte dell'inquietante e potente "Bilderberg Group", decidono i destini di decine di milioni di persone, costrette ad essere solo delle insignificanti comparse in una realtà che non lascia spazio all'improvvisazione.


*www.laltrosud.it

lunedì 7 settembre 2009

Dal tetto di Benevento, il dodicesimo giorno delle precarie


L'alba del 10 giorno sul tetto... Qualche acciacco comincia a fare capolino, dolori articolari e muscolari non mancano mai... Ma la forza di lottare, la caparbia di non mollare sono un crescendo che hanno la meglio su tutto il resto e che ci inducono a continuare nella nostra protesta. Il nostri terrazzo è stato protagonista in questi giorni di un via vai di politici di tutti gli schieramenti di maggioranza, d'opposizione e non solo... Tutti hanno espresso solidarietà e manifestato volontà di voler fare qualcosa per cambiare una situazione tanto grave.

Tutti tranne il ministro Gelmini, che asserragliata nella propria torre d'avorio si affanna e cerca di trovare dei rimedi, di mettere delle pezze su una catastrofe annunciata da tutti e sottovalutata da troppo tempo. Chiede aiuto a Regioni ed Enti e a chiunque possa cercare di tamponare un errore clamoroso ed inaccettabile. Poi come Ponzio Pilato se ne lava le mani asserendo che il problema è stato generato da una cattiva gestione della sinistra. Ecco che le accuse reciproche predominano su tutto, mentre il problema dei lavoratori rimane irrisolto danneggiando solo ed esclusivamente loro.

Il problema è dello Stato di oggi e adesso va risolto... Le reciproche accuse non fanno altro che calpestare ulteriormente la nostra dignità e di persone e di lavoratori ed accrescere la nostra rabbia. Non siamo dei numeri, non siamo merce usa e getta siamo esseri umani con vite, sentimenti e orgoglio e crediamo sia giunto il momento che il Ministro lasci quella torre e si apra ad un dialogo e un confronto pacato con le parti sociali che lei rappresenta tramite mandato popolare oltre che politico istituzionale...

Intanto i rappresentanti locali di tutti gli schieramenti si affannano cercando dei rimedi che possano tamponare una legge clamorosamente fallimentare approvata troppo in fretta con la convinzione che davvero non avrebbero prodotto effetti negativi. Il quadro generale che arriva su questo tetto è questo... Deludente come sempre... Noi continueremo strenuamente insieme a tutti gli altri colleghi precari a chiedere il rispetto del primo articolo della Costituzione e un confronto con il Ministro... Dagli altri ci aspettiamo più coraggio, che qualcuno abbia l'ardore di andare oltre le logiche politiche e di dire che è giunto il momento che il Ministro si dimetta...

CIP Sanniti - Benevento
precaribenevento@libero.it

giovedì 3 settembre 2009

Rocky Marciano, un triplice gemellaggio tra Ripa Teatina, San Bartolomeo e Brockton


Unire in un patto di gemellaggio le tre cittadine che sono legate al nome di Rocky Marciano, Ripa Teatina, paese natale del padre, Querino Marchegiano, San Bartolomeo in Galdo (Bn), paese natale della madre, Pierina Picciuto, e Brockton (Massachussets), dove il campione nacque e visse: è questa la proposta, congiuntamente formulata dai sindaci Mauro Petrucci e Vincenzo Sangregorio, al termine della celebrazione per il quarantennale della morte del pugile italo-americano, svoltasi il 31 agosto scorso a Ripa Teatina.

«Rocky Marciano: un mito che va oltre il tempo-A quarant'anni dalla morte del “bombardiere di Brockton”», questo il titolo della manifestazione, tenutasi presso la sala polivalente del Comune, ha visto la partecipazione di numerosi appassionati del campionissimo, morto il 31 agosto 1969, alla vigilia del suo compleanno, a causa di un incidente aereo: la sua leggenda, alimentata dal fatto di essere l'unico campione del mondo dei pesi massimi a non avere mai perso un incontro, entrava definitivamente nel mito.

A celebrare Marciano, oltre ai sindaci di Ripa Teatina e San Bartolomeo in Galdo (Petrucci e Sangregorio), c'erano l'assessore provinciale allo Sport, Silvio Tavoletta, che ha ricordato l'esempio di sportivo pulito, senza uso di anabolizzanti e steroidi, che ha fornito Rocky alle giovani generazioni, e il prof Bartolo Iossa, appassionato di storia del pugilato, che ha commentato un video che raccoglieva gli incontri più significativi dei 49 sostenuti dal pugile, che non ha mai perso in carriera. Moderatore dell'incontro il giornalista Stanislao Liberatore, storico presentatore delle edizioni del “Premio Rocky Marciano”.

Presso la Sala Polivalente è stata riallestita parte della mostra “Da Rocco a Rocky”, che ha contato oltre 4000 visitatori nell'estate 2007, integrata con i pannelli realizzati da San Bartolomeo in Galdo, che è stato presente alla celebrazione con una delegazione di 15 tra amministratori, appassionati e cultori del mito di Marciano, tra cui lo scrittore Errico Pizzi che ha dedicato numerosi saggi alla figura del “Bombardiere di Brockton”, com'era soprannominato negli Stati Uniti.

Al termine della celebrazione, l'assessore allo Sport del Comune di Ripa Teatina, Gianluca Palladinetti, ha dato appuntamento per l'edizione numero sei, in programma l'estate prossima, del “Premio Rocky Marciano”, che ormai ha assunto una valenza internazionale.

mercoledì 2 settembre 2009

Archeologia nel Fortore alla luce dei nuovi studi


Archeologia nel Fortore alla luce dei nuovi studi.
Per un progetto di Carta del Patrimomio Culturale


Riccia, Piano della Corte, 5 settembre 2009, ore 17.00

L’Associazione Trediciarchi ha tra i suoi compiti statutari quelli di svolgere attività di studio, di ricerca, di informazione e di documentazione per favorire la conoscenza dell’area del Fortore molisano-pugliese-campano e contribuire sia al recupero del suo patrimonio storico, artistico, demoetnoantropologico, archeologico, naturalistico e ambientale, sia alla riscoperta di una comune identità che trova fondamento nelle affinità etniche, culturali ed economiche di una popolazione evolutasi in un territorio orograficamente omogeneo.

L’area del Fortore è stata frequentata fin dai tempi remoti da gruppi umani che hanno lasciato tracce più o meno consistenti del loro passaggio e della loro permanenza. La valle, il fiume ed i suoi affluenti maggiori sono stati utilizzati come vie di comunicazione privilegiate, nell’ambito di un territorio particolarmente impervio.

Oggetti più antichi, arnesi e armi di selce, si ritrovano cospicui in molte zone, ma è grazie alle migrazioni prima di popoli Umbro-Sabellici (Sanniti) e poi di quelli favoriti dai Romani (Liguri Bebiani e Liguri Corneliani) che nell’intero areale fortorino fioriranno piccoli e grandi insediamenti, le cui testimonianze si rinvengono negli agri di Riccia, Macchia Valfortore, Gambatesa, Tufara, Gildone, Jelsi, Colle Sannita, S. Bartolomeo in Galdo, Baselice, S. Croce del Sannio, S. Marco dei Cavoti, Circello, Carlantino, Celenza Valfortore, Pietramontecorvino.
Nel contesto di questo risvegliato interesse archeologico si inserisce l’organizzazione, da parte dell’Associazione Trediciarchi e del Comune di Riccia, di un Convegno, con il quale fare il punto sugli studi intrapresi e sui progressi delle campagne di scavo che da diversi anni interessano l’area.

Alla manifestazione – intitolata “Archeologia nel Fortore alla luce dei nuovi studi. Per un progetto di Carta del Patrimomio Culturale” e prevista per Sabato, 5 settembre 2009, alle ore 17, a Riccia, presso la Sala Convegni “Beato Stefano” situata nel centro storico del paese – hanno dato il loro sostegno le tre Comunità montane fortorine, numerose amministrazioni locali, accademici e studiosi di archeologia che da diverso tempo operano nei suddetti luoghi.

Il Convegno, coordinato dal presidente dell’Associazione Trediciarchi Antonio Santoriello, sarà introdotto dal sindaco di Riccia, Micaela Fanelli e, a seguire, porteranno i loro saluti i rappresentanti delle tre Comunità montane: Mario Giuseppe Martino (Comunità montana del Fortore molisano), Zaccaria Spina (Comunità montana del Fortore), Ernesto Cicchetti (Comunità montana dei Monti Dauni Settentrionali) e i sindaci dei comuni fortorini presenti. La relazione introduttiva, intitolata “Il Sannio e il progetto Valle Tappino – Media Valle del Fortore”, sarà tenuta dal noto studioso Gianfranco De Benedittis. Sarà affidato a quattro giovani ricercatori il compito di presentare i ritrovamenti archeologici di alcune principali località dell’area e le loro considerazioni in materia: Enzo Cocca, “Baselice dalla preistoria al Medioevo: aree a rischio archeologico”; Antonio Mandrone, “La zona archeologica di Castelmagno a San Bartolomeo in Galdo”; Antonella Frangiosa, “Carlantino tra storia degli studi e nuovi spunti di ricerca archeologica”; Andrea Capozzi, “Riccia: i siti di Campo San Pietro, Pesco del Tesoro, Cerignano”.

venerdì 28 agosto 2009

Una piccola proposta: Baselice il paese del moscato


“C'è un posto sulla spina dorsale della penisola italica che sembra essere il magazzino di Eolo. Qui i venti tengono nascosti i profumi che spandono in terre lontane. Da secoli, sapienti contadini hanno imparato a catturarne un afflato a cui danno sfogo nelle candide notti invernali: e rinasce la primavera, come nel dolce di mandorla che scaccia la paura del freddo, affianco al camino”. È la sapiente descrizione del Moscato di Baselice che si trova sul sito dell’assessorato all’agricoltura della Regione Campania.

E allora una proposta alla nuova amministrazione comunale vogliamo farla. Mettere all’ingresso del paese la frase di accoglienza: “Baselice il paese del moscato”.

Una piccola iniziativa che caratterizzerebbe il comune fortorino così come ha già fatto il limitrofo San Marco dei Cavoti (il paese del torrone). Tra l'altro già esiste qualche piccola azienda che produce il vino baselicese.
Chi scrive ritiene, infatti, che oggi nella globalizzazione dei mercati sia importante anche per una piccola realtà contraddistinguersi e valorizzare i prodotti della propria terra.
Baselice vanta una storia antica in fatto di Moscato e inoltre, l’iniziativa, potrebbe essere uno sprono per i giovani e i contadini locali a formare cooperative per la produzione dell’importante “nettare degli dei” in modo da puntare su uno sviluppo sostenibile del paese.

sabato 22 agosto 2009

Tra magia e realtà, la seconda personale di Vinciguerra e Agostinelli


Luci, ombre, colori, volti, sono alcuni dei protagonisti della seconda mostra fotografica dei coniugi Domenico Vinciguerra e Amalia Agostinelli.

In un’atmosfera magica appositamente costruita all’interno della sede del circolo culturale intitolato a Giovanni Virgineo, noto storico e letterato nato nel comune di San Bartolomeo in Galdo, saranno esposte, dal 23 al 26 agosto, al corso Roma in San Bartolomeo, oltre 60 foto, frutto della sensibilità e dell’esperienza dei due professionisti fortorini della macchina fotografica. Le foto, divise in quattro sezioni, sono di una bellezza e di un’intensità unica. Nella prima sezione Domenico e Amalia raccontano le varie sfaccettature della “Grande Mela”, la città di New York descritta e rappresentata nelle sue mille sfumature.

Un’altra sezione è dedicata, naturalmente, al proprio comune d’origine, San Bartolomeo in Galdo: borghi, supportici, vedute, fissati in immagini semplici e allo stesso tempo straordinarie. La terza sezione è una rappresentazione dello Still Life (natura morta), dove i colori quotidiani vengono esaltati dalla genialità di Amalia Agostinelli.

La quarta sezione è dedicata all’evento culturale “Il Magico”, che si svolge ogni anno a San Felice sul Panaro (Modena). In questa sezione volti, espressioni ed emozioni si intrecciano in un turbinio di sofferenza e gioia, di paura ed esaltzione, rapiti dalla professionalità di Domenico e Amalia. La realizzazione della mostra è stata possibile grazie alla disponibilità del circolo culturale Virginio e alla collaborazione di tutta la famiglia Vinciguerra, a partire dal papà di Domenico, Ettore Vinciguerra, che da oltre 50 anni esercita la professione di fotografo.

martedì 18 agosto 2009

Fortore, il libro di Pizzi

Riscoprire le origini del dialetto sanbartolomeano attraverso la codificazione grammaticale. E’ questo l’obiettivo della nuova opera di Michelangelo Pizzi “A grammateche del dialetto sanbartolomeano” edita da Leonardo Bianco e presentata ieri nella cornice della chiesa dell’Annunziata nel comune fortorino. Ha moderato il dibattito il giornalista Antonio Bianco. Sono intervenuti il consigliere provinciale Michele Maddalena e il parroco don Franco Iampietro.

“Iniziative come queste vanno sostenute – ha dichiarato Maddalena -. Ora però credo che debba varcare i confini di San Bartolomeo. Va fatta conoscere a settembre attraverso tavole rotonde da organizzare nei paesi del circondario. Pubblicazioni come questa non devono restare un caso isolato ma diventare pane quotidiano per la cultura della nostra terra”.

“Questo libro – ha aggiunto don Franco – nasce da un’iniziativa lodevole del professor Pizzi. Ogni volta che si produce un qualcosa si crea un arricchimento prezioso per la comunità. E San Bartolomeo in Galdo ha bisogno di fare passi avanti in tal senso. La cultura è e deve essere il motore della nostra comunità”. In conclusione l’autore ha proposto un breve excursus storico dei confronti tra l’italiano e il dialetto.
(fonte: ilquaderno.it)

giovedì 6 agosto 2009

"VOLEVAMO BRACCIA, SONO ARRIVATI UOMINI"


È il titolo della mostra museo-fotovideografica sull'emigrazione di Foiano e del Fortore che si terrà nell'ambito della 29esima edizione della tradizionale "Festa degli Emigranti". L’iniziativa vede il patrocinio del Comune di Foiano di Val Fortore e la collaborazione dell'Associazione ARCI FOIANO.Il convegno di apertura (inaugurazione) si terrà domenica 9 agosto ore 19 piazza Campanile.

Previsti gli interventi di:

Umberto Zappile (moderatore - consigliere comunale)
Giuliano Casamassa (vicesindaco)
Michelantonio Maffeo (sindaco)
Donato Masella (presidente associazione ARCIFOIANO)
Antonio Bianco (giornalista, scrittore)


Il convegno sarà seguito dalla presentazione di due videodocumentari (fra cui quello realizzato dall'ArciFoiano che fa parte del più ampio progetto di realizzazione del primo "videoarchivio autobiografico del Fortore") e dall'inaugurazione della mostra fotografica alle 21 presso l'edificio della scuola elementare in via Nazionale. La mostra resterà aperta fino al 16 agosto.

mercoledì 5 agosto 2009

Fortore: una tre giorni in compagnia del Festival delle Province

Il Festival delle Province viene promosso dalla “Rete Italiana di Cultura Popolare” per conto del Comitato Festival delle Province. Obiettivo della manifestazione è la custodia e la salvaguardia di riti, tradizioni e saperi locali. Il Festival è itinerante e fa tappa per la prima volta nel Sannio.

La prima tappa è in programma a Baselice dove venerdì 7 agosto in Piazzetta Sant’Antonio: a partire dalle ore 21,00 ci sarà un incontro con Roberto Licci dei Ghetonia: “un modello di trasmissione dei saperi”; seguirà alle ore 21.40 il concerto di Roberto Licci, Emanuele Licci, Salvatore Cotardo dei Ghetonìa.

Si prosegue sabato 8 agosto a Benevento dove, presso Mulino Pacifico - Via Appio Claudio, alle ore 16.30 si terrà il Raduno dei Volontari della Rete Italiana di Cultura Popolare.

In serata, il Festival delle Province si sposterà a San Giorgio la Molara, in Piazza Costa, dove alle 21.00 si terrà l’incontro con Lele Chiodi dei Viulan “raccogliere l’oralità”, e alle 21.40 i Viulan in Concerto. L’evento, promosso dalla “Rete Italiana di Cultura Popolare” per conto del Comitato Festival delle Province, chiuderà la tre giorni sannita nella serata di domenica 9 agosto, nella cittadina di San Bartolomeo in Galdo: qui a partire dalle ore 21.40, in Piazza Garibaldi, Alla Bua in concerto .
(Il Sannio quotidiano.it)

martedì 4 agosto 2009

Internet, mai usato da metà degli italiani

Gli italiani non usano internet: secondo i dati diffusi oggi dalla Commissione Ue, l'Italia è l'ultimo Paese della Ue quanto a download di film e musica o visione di video on line, e tra gli ultimi (23/mo) ad usare il web "regolarmente". Come dimostra anche il numero di case connesse alla banda larga, di gran lunga sotto la media Ue.

"Solo una minoranza di italiani utilizzano internet con regolarità e metà della popolazione circa non ha mai aperto una pagina web", si legge nel rapporto pubblicato oggi da Bruxelles. Sebbene la diffusione della banda larga sia aumentata negli ultimi anni, arrivando a coprire il 31% delle abitazioni ovvero una casa su tre, per la Commissione resta di 4 punti più bassa della media Ue. Solo per un aspetto delle telecomunicazioni l'Italia resta prima in Europa e nel mondo: l'utilizzo di cellulari, che hanno una percentuale di diffusione pari al 152,2%.
(Fonte: Ansa)

venerdì 31 luglio 2009

Campania, povertà per il 25% delle famiglie

Siamo più poveri. Ora c´è il timbro ufficiale dell´Istat su una verità che le famiglie campane avevano già percepito sulla propria pelle. Solo Sicilia e Basilicata hanno cifre peggiori, con un´incidenza di povertà che riguarda il 28.8 per cento delle famiglie; subito dopo viene la Campania con il 25.3 per cento, 4 punti in più rispetto a 12 mesi prima.

Lo studio riguarda quella che l´Istat chiama "povertà relativa", e viene calcolata sulla base dei valori di spesa. I dati campani sono leggermente peggiori rispetto alla media del Sud; e lo sono più del doppio rispetto a quelli della media nazionale. Non andava così male dal 2005. Quali sono le famiglie più colpite? Quelle composte da coppie con tre o più figli, e la situazione è più grave se i figli hanno meno di 18 anni.

È povero un sessantacinquenne su quattro, ma non va molto meglio per chi ha meno di 34 anni: i poveri in quella fascia d´età sono il 22.8 per cento. Sono soltanto due le posizioni lavorative che hanno migliorato i loro dati nel giro di un anno (lo studio si basa su statistiche raccolte nel 2008): i dirigenti e gli imprenditori. In pochi possono sentirsi al riparo dalla crisi. Nel Sud il 6 per cento delle famiglie "non povere" rischia di fare un passo indietro. L´8 per cento invece è già nella categoria della povertà assoluta, calcolata sulla spese mensile minima per l´acquisto di un paniere di beni e servizi essenziali. Solo qualche giorno fa, lo Svimez aveva registrato per la Campania il Pil pro-capite più basso d´Italia nel 2008: 16.746 euro, 9.500 in meno rispetto alla media nazionale (...).
(Tratto da Repubblica.it)

mercoledì 29 luglio 2009

Baselice, al via la rassegna musicale "Palcoscenici naturali"



Oggi parliamo di un tema diciamo... più "leggero". Parte, infatti, stasera la rassegna musicale "Palcoscenici naturali". A dare il via alla manifestazione, organizzata dalla proloco con il patrocinio del Comune, il duo jazz della vocalist Maria Pia Bianco e del pianista Aldo Pareo. I due presenteranno un repertorio di standard jazz. Domani sera in via Luigi Capuano toccherà al pianista-tastierista Sandro Paolozza. Infine, il 31 luglio nella nuova piazzetta dell'ex commerciale si esibirà un gruppo rock.

martedì 28 luglio 2009

Internet veloce nel Sannio. Al via due progetti per Tammaro e Fortore

Sono 18 i comuni interessati da un primo progetto esecutivo della Provincia di Benevento per portare la larga banda nei centri privi di copertura. Finanziato con fondi propri per un importo di 1,5 milioni di euro, l'infrastruttura metterà in rete le pubbliche amministrazioni creando una rete extranet. Pur trattandosi di una rete limitata a fornire accesso a larga banda agli enti pubblici del territorio (comuni e scuole), potrebbe essere in futuro utilizzata anche per l'utenza domestica.

I comuni interessati sono Apollosa, Baselice, Buonalbergo, Castelpagano, Castelvenere, Circello, Colle Sannita, Foiano Valfortore, Fragneto Monforte, Molinara, Pannarano, Pontelandolfo, Reino, S. Angelo a Cupolo, San Bartolomeo in Galdo, San Giorgio la Molara, San Lorenzo Maggiore, San Lupo.

La loro scelta è stata basata sul grado di copertura Adsl inferiore al 10% e dall'assenza di interventi a breve delle società di telecomunicazione o interventi regionali per ridurre il Digital Divide.
L’Infrastruttura prevista è allineata con le prescrizioni elaborate dal Gruppo di Lavoro e dello Studio di Fattibilità. La rete sarà di tipo Wireless (Hiperlan/2-WiFi) con caratteristiche di alto livello di Capacità (100Mbps), con tratte secondarie da 20 Mbps (a salire), punti di accesso in ciascun Comune e connessione ad Internet a 20 Mbps (a salire) (…).
(tratto da il quaderno.it)

lunedì 27 luglio 2009

Quando si dice: predicano bene e razzolano malissimo

Da qualche anno a questa parte Tremonti aveva provato a costruirsi, quasi quasi riuscendovi, l'immagine del fustigatore delle banche in difesa dei cittadini. Quasi sembrava Robin Hood. A molti sembrava essersi ripetuto, fatte le debite distinzioni, il miracolo di San Paolo sulla via di Damasco: da neocon a neokeynesiano.
Ma poi l'illusione è finita. Vabbé abbiamo scherzato, avrà pensato, ed è ritornato in se con il decreto anticrisi che si rivela come un enorme favore alle banche.
Ecco le novità salienti:

1.Salta il tetto del massimo scoperto. Prima, era stabilito che la commissione richiedibile in caso di superamento del limite di affidamento (cioè la quantità di "rosso" sul conto corrente che la banca concede ad alcuni clienti) non potesse superare lo 0,5% dello stesso affidamento. Per esempio, se un correntista con un "fido" di 1.000 euro fosse andato in rosso di 1.200 euro (cioè superando di 200 euro il limite di affidamento), la banca non avrebbe potuto pretendere più di 5 euro di penale (lo 0,5% di 1.000). Ora. Sullo "sforamento" del fido non ci sono più limiti alle commissioni che la banca può richiedere.

2.Più libertà delle banche di fare ciò che vogliono con i mutui (e con la pelle dei cittadini). Prima, la modifica unilaterale dei tassi da parte della banca non poteva essere superiore al 5% del tasso concordato. Per esempio, se il tasso concordato su un prestito era del 4%, questo non poteva salire oltre il 4,2%, indipendentemente dalle condizioni di mercato. Il cliente inoltre aveva 120 giorni di tempo per recedere dal contratto. Ora. La banca può aumentare il tasso liberamente e il cliente ha solo 60 giorni di tempo per dare disdetta.

Gaetano Pietropaolo


Coordinatore Nazionale de L'Altro sud

sabato 25 luglio 2009

lettera aperta all'assessore provinciale Bello‏

Caro assessore,

Mi permetto di importunarla per sottoporle l’atavica problematica del settore trasporti della nostra provincia alla luce della novità dei giorni scorsi.
La notizia che ho appreso dalla stampa circa l’ulteriore finanziamento di 3 milioni di euro – che si aggiungono ai 7 milioni già stanziati – per i servizi di trasporto pubblico interprovinciale è sicuramente qualcosa di significante per il sistema dei trasporti dell’intero Sannio. Adesso, però, ci si aspetta interventi concreti e fattivi che vadano ad incidere strutturalmente ed alla fonte dell’intero settore dei trasporti della provincia di Benevento con la completa rivisitazione di programmi, corse e tariffe, oltre ai ben noti problemi logistici.
Per quel che mi riguarda chiedo fin da subito ed a gran voce che venga aperto (se già non c’è) un tavolo istituzionale per discutere, programmare, rivedere ed istituire un rinnovato piano di trasporto pubblico e di collegamenti da e per il Fortore, un territorio da sempre dimenticato e colpito da una assoluta e refrattaria trascuratezza. Qui, caro ingegnere, con arterie e percorsi da diligenza hanno sempre funzionato le “diligenze”!!. Mi spiego subito e senza fraintendimenti: nella Valfortore i collegamenti effettuati dal trasporto pubblico – seppur praticati con automezzi dignitosi – sono fermi al periodo delle diligenze per quanto riguarda i tempi di percorrenza.

Qui vi sono collegamenti – con una molteplicità di fermate intermedie - che debbono essere non solo migliorati e rivisitati, ma totalmente potenziati alla radice in quanto è a dir poco assurdo, oltre che vergognoso, impiegare poco meno di due ore per raggiungere il capoluogo di provincia. E questo calcolando il solo viaggio di andata perché se computiamo anche il viaggio di ritorno le ore si raddoppiano, o quasi.

Insomma, chi vuol raggiungere Benevento, con i mezzi pubblici e nell’anno del signore 2009, con partenza da Baselice, per un normale disbrigo di pratiche, deve partire alle 7,30 - 8,00 di mattina per far ritorno al paesello alle 14,30 oppure – in presenza di imprevisti - alle 15,45 – 16,00.

Se, quindi, il trasferimento dei servizi di trasporto costituisce un importante tassello – come lei dichiara alla stampa – nel mosaico (?, sic!) di interventi che si stanno ponendo in essere, adesso non si potranno più accampare scuse di sorta, perché con gli ulteriori 6 miliardi di lire di finanziamento anche il Fortore potrà - finalmente ? – riuscire a sbarcare il lunario. E nella ricorrenza del 40° anniversario dello sbarco sulla luna non è cosa da poco!!

Salvatore Brancaccio
Assessore ai trasporti del Comune di Baselice

venerdì 24 luglio 2009

Sosta dei veicoli a Baselice, l’ordinanza del sindaco

Da alcuni giorni è entrata in vigore presso il Comune di Baselice una ordinanza del sindaco-assessorato Traffico e mobilità, con la quale si stabilisce, nelle vie Santa Maria, Luigi Capuano, Valfortore e Piazza Umberto I, al fine di regolamentare la sosta degli autoveicoli, l’istituzione del divieto di sosta permanente, valido anche nei giorni festivi, con sosta consentita esclusivamente negli spazi delimitati.
In particolare, l’ordinanza si è resa necessaria per fronteggiare i disagi e l’intralcio alla circolazione veicolare che la sosta delle auto arreca in Via Santa Maria, ove sono ubicate diverse attività commerciali come l’Ufficio postale, la sede municipale, gli ambulatori medici e la farmacia.

In questa strada e nelle altre già citate sarà possibile però utilizzare il disco orario per la durata massima di un’ora, con sosta consentita solo ed esclusivamente negli spazi delimitati, dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle 17.00 alle 20.00, escluso i giorni festivi.

A regolamentare la fermata - è riportato nella ordinanza emessa dal sindaco di Baselice - interverrà la previa accensione delle cosiddette quattro frecce e del “carico e scarico” (a valersi per le attività commerciali e non - esclusivamente negli orari di lavoro) nelle sopra citate zone del paese.

Si dispone altresì che due aree di sosta, delimitate da strisce gialle e da segnaletica, vengano riservate ai due medici, che esercitano la professione nel Comune di Baselice, negli orari e nelle giornate di ambulatorio, e ancora che vengano riservate aree di sosta destinate ai diversabili con adeguata segnaletica.
La medesima disposizione vale, inoltre, alla determinazione dei sensi unici di marcia in via Taverna (con sosta consentita negli spazi delimitati) e in via Canaloni, evidenziata da apposita segnaletica, e per la fermata delle autolinee Etac da espletare nello spazio autorizzato di Via Valfortore.
(ilsannioquotidiano.it)

giovedì 23 luglio 2009

Oltre duecento giornalisti minacciati in Italia nel 2006-2008

(liberainformazione.org) - Sono oltre duecento i giornalisti che in Italia, fra il 2006 e il 2008, hanno ricevuto minacce e intimidazioni per la pubblicazione di notizie sulla mafia, sul terrorismo o su episodi di estremismo politico. Una decina di loro vivono sotto scorta. I dati sono contenuti nel Rapporto 2009 di “Ossigeno”, l’osservatorio della FNSI e dell’Ordine dei Giornalisti sui cronisti sotto scorta e le notizie oscurate in Italia con la violenza. Il Rapporto è stato consegnato oggi al Quirinale al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, durante la cerimonia del Ventaglio, dal presidente e dal segretario generale della Federazione Nazionale della Stampa, Roberto Natale e Franco Siddi, dal segretario dell’Ordine nazionale dei Giornalisti, Enzo Iacopino, e dal giornalista Alberto Spampinato, consigliere nazionale della FNSI e direttore del progetto Ossigeno. Era presente Arnaldo Capezzuto, il cronista di Napoli che ha denunciato alla magistratura e fatto condannare i boss di Forcella che lo avevano minacciato per impedirgli di pubblicare alcuni retroscena dell’omicidio della giovanissima Annalisa Durante.

Il Rapporto Ossigeno 2009, pubblicato sulla rivista “Problemi dell’Informazione” (Il Mulino), da oggi è integralmente disponibile sui siti ufficiali della FNSI e dell’Ordine dei Giornalisti, e su numerosi altri che condividono il progetto. Il Rapporto contiene tre reportages in Sicilia, Calabria e Campania fra i cronisti più esposti; analizza la dinamica dell’isolamento del giornalista che non osserva le regole non scritte della “prudenza”; elenca 52 episodi di minacce e intimidazioni registrati nel 2006-2008 sui giornali o segnalati da attestazioni di solidarietà. I casi di minacce e intimidazioni individuali sono 43, altri nove riguardano intere redazioni (Secolo XIX, Telegenova, Chi l’ha visto?, Corriere di Livorno, Famiglia Cristiana, Avvenire) con oltre cento giornalisti. A questi, secondo il Rapporto, bisogna aggiungere le centinaia di giornalisti italiani che non hanno avuto neppure la forza di denunciare la violenza.

Fra gli episodi segnalati nel Rapporto, il più grave è l’attentato al cronista dell’Ansa di Palermo Lirio Abate, sventato all’ultimo momento il 4 settembre 2007. Il Rapporto elenca sedici aggressioni fisiche, tre minacce in sede processuale (a Rosaria Capacchione, Roberto Saviano, Lirio Abbate), otto danneggiamenti all’abitazione o all’automobile, diciassette minacce telefoniche o con lettere anonime. Il Rapporto include nei 52 episodi di intimidazione 15 perquisizioni giudiziarie giudicate particolarmente invasive, eseguite nelle abitazioni e nelle redazioni di cronisti che avevano appena pubblicato notizie di grandissimo rilievo per l’opinione pubblica.

Sono oltre duecento i giornalisti che in Italia, fra il 2006 e il 2008, hanno ricevuto minacce e intimidazioni per la pubblicazione di notizie sulla mafia, sul terrorismo o su episodi di estremismo politico. Una decina di loro vivono sotto scorta. I dati sono contenuti nel Rapporto 2009 di “Ossigeno”, l’osservatorio della FNSI e dell’Ordine dei Giornalisti sui cronisti sotto scorta e le notizie oscurate in Italia con la violenza. Il Rapporto è stato consegnato oggi al Quirinale al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, durante la cerimonia del Ventaglio, dal presidente e dal segretario generale della Federazione Nazionale della Stampa, Roberto Natale e Franco Siddi, dal segretario dell’Ordine nazionale dei Giornalisti, Enzo Iacopino, e dal giornalista Alberto Spampinato, consigliere nazionale della FNSI e direttore del progetto Ossigeno. Era presente Arnaldo Capezzuto, il cronista di Napoli che ha denunciato alla magistratura e fatto condannare i boss di Forcella che lo avevano minacciato per impedirgli di pubblicare alcuni retroscena dell’omicidio della giovanissima Annalisa Durante.

Il Rapporto Ossigeno 2009, pubblicato sulla rivista “Problemi dell’Informazione” (Il Mulino), da oggi è integralmente disponibile sui siti ufficiali della FNSI e dell’Ordine dei Giornalisti, e su numerosi altri che condividono il progetto. Il Rapporto contiene tre reportages in Sicilia, Calabria e Campania fra i cronisti più esposti; analizza la dinamica dell’isolamento del giornalista che non osserva le regole non scritte della “prudenza”; elenca 52 episodi di minacce e intimidazioni registrati nel 2006-2008 sui giornali o segnalati da attestazioni di solidarietà. I casi di minacce e intimidazioni individuali sono 43, altri nove riguardano intere redazioni (Secolo XIX, Telegenova, Chi l’ha visto?, Corriere di Livorno, Famiglia Cristiana, Avvenire) con oltre cento giornalisti. A questi, secondo il Rapporto, bisogna aggiungere le centinaia di giornalisti italiani che non hanno avuto neppure la forza di denunciare la violenza.

Fra gli episodi segnalati nel Rapporto, il più grave è l’attentato al cronista dell’Ansa di Palermo Lirio Abate, sventato all’ultimo momento il 4 settembre 2007. Il Rapporto elenca sedici aggressioni fisiche, tre minacce in sede processuale (a Rosaria Capacchione, Roberto Saviano, Lirio Abbate), otto danneggiamenti all’abitazione o all’automobile, diciassette minacce telefoniche o con lettere anonime. Il Rapporto include nei 52 episodi di intimidazione 15 perquisizioni giudiziarie giudicate particolarmente invasive, eseguite nelle abitazioni e nelle redazioni di cronisti che avevano appena pubblicato notizie di grandissimo rilievo per l’opinione pubblica.

Alberto Spampinato

mercoledì 22 luglio 2009

Bimbo napoletano cambia scuola per razzismo

Ecco gli effetti della propaganda leghista. Al mamma del bambino la nostra solidarietà

(ANSA) Treviso, 21 Lug - Una donna napoletana, madre di un 12enne, ha deciso di trasferire il figlio in un'altra scuola per i comportamenti razzisti contro di lui. E' accaduto a Treviso. La donna ha raccontato che il figlio veniva preso di mira in quanto ''meridionale''. Contro di lui canti anti napoletani e, tra i gesti più odiosi, quello di disinfettare le penne dopo che lui aveva toccate ''perché puzzava''. Dalle insegnanti, la signora si sarebbe sentita rispondere che era il suo ragazzo ad essere problematico.

www.laltrosud.it

martedì 21 luglio 2009

Il Festival delle Province a Baselice

Promosso dalla "Rete Italiana di Cultura Popolare" per conto del Comitato Festival delle Province, con il compito di far dialogare e mettere a sistema soggetti istituzionali e comunità locali per conservarne riti, tradizioni, saperi locali, il Festival, giunto alla VIII Edizione, fa tappa per la prima volta nel Sannio, nell'ambito di un tour che coinvolge numerose Province del Nord e Sud Italia.
Questo il Cartellone, che prevede spettacoli in Baselice, Benevento, San Giorgio la Molara, San Bartolomeo in Galdo
Venerdì 7 Agosto
Baselice - P.zzetta Sant'Antonio
ore 21,00 - Incontro con Roberto Licci dei Ghetonia: "un modello di trasmissione dei saperi"
ore 21,40 - Roberto Licci, Emanuele Licci, Salvatore Cotardo dei Ghetonìa in concerto

Sabato 8 Agosto
Benevento - Mulino Pacifico di Benevento - Via Appio Claudio
ore 16,30 - Raduno dei Volontari della Rete Italiana di Cultura Popolare
San Giorgio La Molara - P.zza Costa
Ore 21,00 - Incontro con Lele Chiodi dei Viulan: "raccogliere l'oralità"
ore 21,40 - Viulan in Concerto

Domenica 9 Agosto
San Bartolomeo in Galdo - P.zza Garibaldi
ore 21,40 - Alla Bua in Concerto
Roberto Licci, Emanuele Licci, Salvatore Cotardo dei "Ghetonìa"
Roberto è il padre naturale ed artistico di Emanuele, due delle voci tra le più emozionanti della grecìa salentina, e dove il passaggio del "Testimone" sembra essere insito nel legame dei due. Questi due magnifici artisti popolari, insieme ai fiati di Salvatore vorremmo divenissero simbolo di una tradizione, allo stesso tempo, rispettata e re-inventata.

Viulàn
Il virtuosismo di assoluto livello, il gioco della sfida nel cantare e nel suonare, rendono coinvolgente ed entusiasmante le performances del gruppo. Un gruppo di amici prima che di artisti, perché il canto, nella cultura popolare, è un modo di vivere prima che un'espressione artistica.

Alla Bua
Gli Alla Bua nascono dalle esperienze più tradizionali della cultura musicale salentina. Si sono formati tra le ronde della storica festa di San Rocco a Torrepaduli, nelle notti itineranti del canto a Santu Lazzaru, nelle tipiche feste nelle curti fatte di vino, voci spiegate e incessanti tamburelli.
I talenti del Sud, i giovani e la passione civile di tantissimi che nella Locride, in Campania, in Puglia, in Basilicata e Sicilia con il loro impegno quotidiano tentano di cambiare le cose, tutti insieme volgarmente offesi da una legge elettorale, chiaramente incostituzionale che rende inutile la consultazione.

venerdì 17 luglio 2009

Il Sud e il nuovo esodo

Non sono più gli emigranti degli anni ’50 che passavano le Alpi a piedi e in clandestinità. Ma sono meridionali laureati e diplomati con il massimo dei voti. Sono giovani che sanno utilizzare Internet. Supertecnologici. Eccoli i nuovi “terroni” del terzo millennio. Formati con i soldi e i sacrifici delle proprie famiglie ma costretti ad emigrare nelle aziende del centro nord. Non solo “braccia”, ma intelligenza viva.

Dunque, ancora una volta è il Sud a pagare il prezzo di uno sviluppo diseguale. Tra il 1997 e il 2008 circa 700mila persone hanno abbandonato la loro terra di origine. Lo dice il “Rapporto sull'economia del Mezzogiorno 2009” presentato dallo Svimez. E in questi undici anni si sono succeduti governi di centrodestra e centrosinistra. Ma se per il governo Prodi la questione meridionale si poneva almeno sulla carta, per il governo Berlusconi la tematica è addirittura scomparsa dall’agenda politica in favore di una fantomatica questione settentrionale.

giovedì 16 luglio 2009

In 700mila abbandonano il Sud

(Apcom) - Tra il 1997 e il 2008 circa 700mila persone hanno abbandonato il Mezzogiorno. È questo uno dei dati più preoccupanti evidenziati dal 'Rapporto sull'economia del Mezzogiorno 2009' presentato dallo Svimez. "Caso unico in Europa - sottolinea l'associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno - l'Italia continua a presentarsi come un Paese spaccato in due sul fronte migratorio: a un Centro-nord che attira e smista flussi al suo interno corrisponde un Sud che espelle giovani e manodopera senza rimpiazzarla con pensionati, stranieri o individui provenienti da altre regioni".

I posti di lavoro del Mezzogiorno, in particolare, "sono in numero assai inferiore a quello degli occupati. Ed è la carenza di domanda di figure professionali di livello medio-alto a costituire la principale spinta all'emigrazione". Così nel 2008 il Sud ha perso oltre 122mila residenti a favore del Centro-nord, a fronte di un rientro di circa 60mila persone. Oltre l'87% delle partenze ha origine in tre regioni: Campania, Puglia, Sicilia.

L'emorragia più forte è in Campania (-25mila), seguono Puglia (-12.200) e Sicilia (-11.600).

Nel 2008 poi - spiega lo Svimez - sono stati 173mila gli occupati residenti nel Sud ma con un posto di lavoro al Centro-nord o all'estero, 23mila in più del 2007 (+15,3%). Sono i pendolari di lungo raggio, cittadini a termine che rientrano a casa nel weekend o un paio di volte al mese. Sono giovani e con un livello di studio medio-alto: l'80% ha meno di 45 anni e quasi il 50% svolge professioni di livello elevato (il 24% è laureato). Spesso sono maschi, single, dipendenti full-time in una fase transitoria della loro vita, come l'ingresso o l'assestamento nel mercato del lavoro.

Le regioni che attraggono maggiormente i pendolari - secondo il rapporto - sono Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio. È da segnalare però la crescita dei pendolari meridionali verso altre province del Mezzogiorno, pur lontane dal luogo d'origine: 60mila nel 2008 (erano 24mila nel 2007).

Rispetto ai primi anni 2000, poi, sono aumentati i giovani meridionali trasferiti al Centro-nord dopo il diploma che si sono laureati lì e lavorano lì, mentre sono diminuiti i laureati negli atenei meridionali in partenza dopo la laurea in cerca di lavoro.

In vistosa crescita le partenze dei laureati "eccellenti": nel 2004 partiva il 25% dei laureati meridionali con il massimo dei voti; tre anni più tardi la percentuale è balzata a quasi il 38%.

La mobilità geografica Sud-Nord - conclude lo Svimez - permette una mobilità sociale. I laureati meridionali che si spostano dopo la laurea al Centro-nord vanno incontro a contratti meno stabili rispetto a chi rimane, ma a uno stipendio più alto. Il 50% dei giovani "immobili al Sud" non arriva a 1.000 euro al mese, mentre il 63% di chi è partito dopo la laurea guadagna tra 1.000 e 1.500 euro e oltre il 16% più di 1.500 euro.

mercoledì 15 luglio 2009

Comune di Baselice, assegnate le deleghe


A distanza di pochi giorni dall’insediamento del nuovo consiglio comunale il neosindaco Domenico Canonico ha assegnato anche le deleghe.

Ecco quelle date agli assessori. A Giuseppe Ferro le politiche sanitarie, piano traffico e mobilità, manutenzione ambientale, polizia municipale e politiche sociali. A Salvatore Brancaccio gli affari legali e contenziosi, statuto e regolamenti comunali, ambiente, ecologia e Bn3, trasporti, commercio ed artigianato, personale ed uffici non delegati, Iacp e politiche del lavoro e formazione professionale. A Romano Zeolla le politiche finanziarie, bilancio e tributi, cimitero, pubblica illuminazione e ufficio ragioneria. A Pasquale Stravato l’ordine pubblico, affari generali e servizio civile.

Il sindaco poi ha deciso di dare delle deleghe anche agli altri consiglieri. A Michele Bianco le politiche scolastiche, demanio e patrimonio, verde pubblico, protezione civile, volontariato e pario opportunità. A Michele del Vecchio le politiche per il turismo, politiche giovanili, rapporti con la proloco e associazioni, cultura e spettacoli e festività civili e religiose. A Isidoro Mascia la rete idrica e acquedotto comunale, rapporti con l’Ato, rete fognaria e viabilità e manutenzione.

“La distribuzione delle deleghe – afferma Canonico – vuole essere un modo per decentrare le diverse attività amministrative a tutta la compagine che ha vinto le elezioni di giugno scorso. Abbiamo le intelligenze per farlo e dunque mettiamo a disposizione della nostra collettività tutte le competenze necessarie”