
Diciamoci la verità, a parte per portaborse lacchè e galoppini, questa è stata una campagna elettorale poco interessante. Noiosa. Anche se nei nostri comuni è passato di tutto e di più. Il culmine però si è raggiunto quando i politici hanno menzionato il Fortore. Cioè precisiamo: di quella valle che si trova al di qua della località “Casone Cocca”, sul versante Adriatico ai confini con Puglia e Molise. La precisazione è dovuta data l’ignoranza in geografia di tanti opportunisti che si ostinano ad erigersi paladini di questa terra defraudata, spesso però riferendosi a quei paesi che sono al di là dello spartiacque e che più precisamente bisognerebbe chiamare pre-Fortore.
Difatti, nessun cittadino del Fortore (precisiamo ancora una volta: lì dove scorre il fiume che dà nome alla zona) ha mai visto qualcuno della Casta nei cinque anni prima delle elezioni.
Ma il fatto più grave è che in questa tornata elettorale, non c’è stato un politicante che ha parlato di sviluppo economico del Fortore. Del problema dell’emigrazione giovanile. Dello spopolamento. Della desertificazione sociale. Della sanità. E chi più ne ha più ne metta.
Ma ci faccia il piacere… direbbe l’indimenticabile Totò.
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