di Giancristiano Desiderio
San Bartolomeo in Galdo, nell’Alto Sannio, al confine con la Puglia, è un paese di circa cinquemila abitanti con una piccola ma pur consistente presenza di stranieri in cerca di lavoro. C’è una nutrita presenza di badanti provenienti dall’Est, un numero non piccolo di operai di origine africana – Marocco, Libia, Algeria – e qualche presenza sudamericana. Centocinquanta stranieri su una popolazione di cinquemila abitanti non sono pochi. Ma qui, tra le montagne e le valli della Val Fortore non potrebbero mai accadere “i fatti di Rosarno” o, peggio, “i fatti di Castel Volturno”. E non per il numero esiguo, sia pure non piccolo per il comune sannita, degli extracomunitari, bensì per la riuscita integrazione che c’è tra gli stranieri e i sanbartolomeani. Qui, infatti, il Rotary Club ha organizzato un “corso di approccio alla lingua italiana e accenni alla costituzione, istituzione e servizi per stranieri”. Risultato? Un successone.
Il 2 dicembre c’è stata la prima lezione. Ogni settimana, il mercoledì sera alle 19,30, per un totale di nove lezioni – ma visto la grande affluenza si vorrebbe continuare con qualche altro incontro – le insegnanti, i docenti e i professionisti di San Bartolomeo si ritrovano insieme con badanti ucraine e rumene, operai marocchini e insegnano loro la lingua italiana e si soffermano su alcuni articoli della Carta costituzionale. “Devo dire che è un vero piacere fare questi incontri”, dice l’avvocata Lina Fiorilli, “perché non ci aspettavamo una presenza così nutrita ed entusiastica: stiamo bene insieme, tanto che agli incontri vengono anche i figli delle badanti e degli operai stranieri”. Gli stranieri, arrivati fin sulle montagne innevate di San Bartolomeo, hanno il regolare permesso di soggiorno e svolgono un lavoro o nella famiglie di San Bartolomeo dove c’è bisogno di assistenza per anziani e persone sole o nelle fabbriche di questa gente operosa. L’integrazione ha raggiunto concretamente un ottimo livello dal momento che gli stranieri hanno tutti un buon tetto sulla testa: condizione, questa, che è necessaria per non creare situazioni di disagio per gli stranieri e per gli italiani. Il modello San Bartolomeo sembra funzionare e, forse, non sarebbe neanche difficile da adottare altrove. L’accoglienza e l’integrazione si sposano, del resto, anche con un certo orgoglio di San Bartolomeo a difendere le proprie tradizioni e persino il proprio dialetto: oggi in paese si presenta un dizionario del dialetto sanbartolomeano o galdese.
San Bartolomeo in Galdo è un vero crocevia situato com’è strategicamente tra Campania, Puglia e Molise. Il suo territorio cade nella provincia di Benevento, ma la condizione delle strade e la vicinanza alla Puglia portano i sanbartolomeani a frequentare la Capitanata. Negli ultimi anni e decenni da San Bartolomeo sono partiti interi nuclei familiari: ancora negli anni Sessanta il paese raggiungeva i quindicimila abitanti. Da un po’ di tempo, però, la comunità sembra essere nuovamente in crescita e il fenomeno dell’immigrazione degli stranieri dell’Europa dell’Est e dell’Africa conferma la tendenza e arricchisce il paese di un elemento umano. I sanbartolomeani sembrano saperne fare tesoro.
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