I lavoratori delle Comunità Montane del Fortore, Titerno e Alto Tammaro e del Taburno, riunitesi in assemblea, nei giorni scorsi, con le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil Enti Locali oggi hanno inviato una comunicazione ai rappresentanti istituzionali del Sannio esprimendo “sconcerto per la situazione venutasi a determinare a seguito delle mancate rimesse dello Stato a partire dal 1 gennaio 2010 e per il vuoto Istituzionale in Regione Campania che ha impedito qualsiasi possibile intervento, nonché la definizione delle funzioni di competenza e del ruolo delle Comunità Montane”.
I dipendenti hanno espresso, quindi, preoccupazione per il proprio futuro lavorativo e la corresponsione mensile del salario, dichiarandosi, nel contempo solidali con i 17 lavoratori della Comunità Montana del Fortore “posti in disponiblità, unici in regione Campania”. Hanno chiesto, dunque, a tal proposito “il ritiro dei provvedimenti di disponibilità in attesa della risoluzione dell’intera vertenza, per non pregiudicare ai soli lavoratori del Fortore la possibilità di rientrare nel contesto generale della complicata questione che riguarda le Comunità Montane”.
“Facciamo voto – è scritto - alla delegazione sannita in Parlamento perché faccia propria la vertenza formulata congiuntamente da lavoratori, organizzazioni sindacali, Uncem e Regione, peraltro già recepita dall’apposita commissione lavoro, affinché il Governo ripristini il consolidato per le Comunità Montane, tenendo anche conto della difforme applicazione legislativa relativa alle ex leggi 730/86 e ex legge 285/77. Proponiamo al Coordinamento Regionale dei Lavoratori delle Comunità Montane, un’assemblea generale regionale e unità di proposte e d’azione e pretendiamo che gli amministratori locali si impegnino per salvaguardare i livelli occupazionali e le prerogative di un Ente, che se ben gestito, può e deve essere volano di sviluppo e di riscatto per il territorio montano della Campania.
Il problema delle Comunità Montane riguarda tutta la società sannita perché indebolisce e cancella anche le difficoltà degli stessi lavoratori forestali, la politica della montagna, vitale per tutta la Provincia, poiché interagisce disastrosamente sulle fonti idriche, sul dissesto territoriale, sulle attività agricole e pastorali. Tale situazione quindi mina l’insieme delle politiche occupazionali e di sviluppo di un intero territorio”.
(Fonte: il quaderno.it)
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