
L’importanza della diga di Piano dei limiti è cresciuta negli ultimi anni man mano che peggioravano le condizioni dell’invaso di Occhito. La grande diga in terra battuta costruita negli anni Sessanta sul fiume Fortore mostra ormai da quasi un decennio tutti i segni del tempo. Basti ricordare che è stata collaudata solo di recente, a oltre trent’anni di distanza dalla sua costruzione e che per questo può invasare circa cento milioni di metri cubi d’acqua in meno rispetto a quanti ne prevedeva il progetto originario (300 milioni mc.).
La diga di Piano dei Limiti doveva essere costruita a valle ed avrebbe avuto una capacità di 40-45 milioni di metri cubi, dunque molto al di sotto di Occhito che può invasare attualmente fino a 220 milioni di metri cubi. Ma avrebbe permesso il completo svuotamento di Occhito e dunque un suo più compiuto collaudo infrastrutturale.
Non a caso l’allarme sulle condizioni di Occhito venne lanciato il 28 febbraio 2009 in Prefettura dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, che parlò di «invaso malato» riferendosi alle condizioni precarie di Occhito. E qualche tempo prima l’ex direttore generale del consorzio di bonifica della Capitanata, l’ingegner Giuseppe D’Arcangelo, aveva lanciato l’allarme sull’assetto idrico-geologico dell’invaso e del territorio circostante.
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