Non è un tema come gli altri ma il tema. La desertificazione demografica continua a mordere il Sannio consumandolo anno dopo anno. Nell’edizione di ieri (l'altro ieri per chi legge, ndb) Ottopagine ha pubblicato l’allarme di Federico D’Agostino, docente dell’Università Roma Tre, autore di una significativa ricerca sociologica sui paesi della provincia beneventana.
«Se non si invertirà rapidamente la rotta – denuncia il docente – entro cinquant’anni il Sannio sarà un deserto». Parole che suonano apocalittiche, finanche forzate. Ma se si analizzano i numeri si scopre che la cassandra non è lontana dalla realtà. Negli ultimi cinque anni la provincia di Benevento ha perso seimila abitanti pari al 2 per cento della propria popolazione. Effetto della crisi globale, certo, ma frutto anche di limiti endogeni che frenano lo sviluppo territoriale.
«Nei paesi che abbiamo studiato – citiamo ancora le parole del professor D’Agostino – ci sono pochissime attività produttive. Si sopravvive grazie al welfare e a piccole attività di trasformazione. Occorre individuare al più presto un nuovo modello di sviluppo che garantisca a queste comunità l’autosufficienza economica». E’ dunque tempo di rimboccarsi le maniche, a partire dai 28 nuovi sindaci (e i rispettivi Consigli comunali) eletti nella tornata elettorale di domenica.
A loro consegniamo i numeri del declino demografico che colpisce quasi indistintamente i municipi sanniti. La tabella che pubblichiamo evidenzia come 24 comuni su 28 hanno visto contrarsi la propria popolazione tra le ultime due consultazioni elettorali, con un saldo negativo complessivo di duemila unità. Le situazioni più gravi si riscontrano nei comprensori più interni, Fortore in primis. San Bartolomeo in Galdo è ormai sceso stabilmente sotto quota 5.000 abitanti (4.947 all’ultima rilevazione Istat), mentre soltanto cinque anni fa poteva contare su 5.236 residenti.
Identico dire per Baselice che ha dovuto salutare 152 cittadini in un quinquennio e Montefalcone Valfortore (-97). Non fa eccezione San Marco dei Cavoti che pur considerata la più vitale tra le comunità fortorine ha comunque lasciato per strada 162 residenti. Stesso discorso nel Tammaro, nell’Alto Sannio, nel Titerno. Esempi vengono da Colle Sannita che si è privata suo malgrado di 274 abitanti, Circello (-80), Cusano Mutri (-54). Peso specifico particolarmente rilevante per le 48 unità che hanno abbandonato Pietraroja nell’ultimo lustro, pari al 8 per cento della popolazione. Ma il saldo è negativo anche in realtà meno decentrate della provincia. E’ il caso di centri prossimi al capoluogo come San Martino Sannita, Torrecuso, Casalduni, Cautano, Ponte, Fragneto Monforte, Apice, Sant’Arcangelo Trimonte, tutti in rosso nell’ultimo quinquennio.
E il segno meno precede anche il bilancio di Amorosi, Durazzano, Faicchio, Melizzano, Moiano, San Lorenzello, Tocco Caudio. Uniche eccezioni Pannarano, Paupisi, Paolisi e Forchia che dal 2009 hanno guadagnato rispettivamente 57, 52, 43 e 11 abitanti. Una emorragia demografica che nasce evidentemente dall’abbandono dei comuni sanniti da parte delle giovani leve, ormai costrette a cercarsi altrove un’ipotesi di futuro. Il tessuto sociale della provincia invecchia conseguentemente, innestando una spirale negativa che va al più presto spezzata. Come? Lo chiederemo da domani ai sindaci neoeletti dai quali deve partire la prima azione di rilancio. Se non si vuole che il Sannio diventi un deserto in capo a 50 anni.
benevento.ottopagine.net

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