Mentre le organizzazioni sindacali scendevano in piazza per difendere il lavoro e i lavoratori contro il Jobs Act del governo Renzi, l’amministrazione comunale di San Bartolomeo in Galdo era a Campobasso, nella sede della presidenza della Regione Molise, a parlare dell’articolo 69, antenato dell’attuale articolo 18 dello Statuto dei lavoratori del 1970. Il sindaco Marcasciano e il suo vice, Lina Fiorilli, infatti hanno partecipato insieme ad altri esponenti della giunta e al parroco don Francesco Iampietro, al seminario promosso unitamente alla Regione Molise: Il licenziamento privo di giusta causa tra storia e attualità.
Una riflessione sull’atto fondativo del comune di San Bartolomeo risalente al 1300. Uno atto di fondazione e di organizzazione della prima comunità fortorina che “non trattava esclusivamente la ripartizione patrimoniale delle terre e dei beni dell’abbazia di Santa Maria del Gualdo a Mazzocca (oggi santuario dedicato a al suo fondatore San Giovanni eremita da Tufara), ma si occupò di regolare i rapporti all’interno della comunità, mettendo al centro al dignità delle donne e degli uomini che abitavano quei luoghi” - come ha affermato il primo cittadino Gianfranco Marcasciano nel suo intervento parlando Statuto.
“Un atto che ha aperto la strada all’organizzazione giuridica attuale. Un documento di grande valore civile e culturale. Una scoperta storica – ha continuato Marcasciano – che ridà dignità ad un popolo, quello del Fortore, che ha pagato e continua pagare pegno al mancato sviluppo degli ultimi 50 anni. Nel dopo guerra San Bartolomeo contava circa 13mila abitanti. La popolazione attuale è diminuita del 60% circa. Grazie ai due abati molisani il Fortore è stato un centro propulsivo di civiltà, cultura e sviluppo. Dai due abati molisani, Nicola da Ferrazzano prima e Nicola da Cerce poi, - ha concluso - una lezione di democrazia grazie al pensiero cristiano. Un pensiero che oggi rischia di scomparire perché la grande finanza e gli interessi di pochi stanno escludendo la centralità dell’uomo della vita sociale. Il lavoro, riconosciuto dalla Costituzione come fondante della dignità dei cittadini e dello Stato, sta diventando una merce di scambio, solo un valore economico”.
Stesso pensiero di Michele Pietraroia. Il vice presidente della Regione Molise ha sottolineato come” la battaglia sul lavoro, prima che politica, è culturale. Una questione di stretta attualità con radici nel passato ben salde, riguardando allo Statuto degli abati molisani. Un discorso che merita di essere approfondito anche in chiave scientifica e culturale perché attiene alla dignità di ogni essere umano che non può essere discriminato nei suoi diritti fondamentali. La giusta causa nel licenziamento di un lavoratore è proprio di uno Stato di Diritto così come previsto sette secoli fa nell’elaborazione del pensiero cristiano”.
Un convegno al quale hanno dato il loro contributo la professoressa Luisa Corazza dell’Università del Molise, e il professore Franco Focareta dell’Università di Bologna e monsignor Giancarlo Maria Bregantini arcivescovo di Campobasso. Tra gli interventi da registrare quello di Gino Di Renzo, rappresentante dell’associazione Pellegrini di San Giovanni eremita che ha voluto sottolineare l’importanza della figura del santo molisano e dei forti legami con il fortore Campano nati proprio grazie all’eremita di Tufara.
tratto dal quotidiano Ottopagine
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