mercoledì 4 febbraio 2015

Il Fortore attende la telefonata del Presidente Mattarella

di Leonardo Bianco

Da martedì scorso l’Italia ha un nuovo Presidente della Repubblica: Sergio Mattarella. Il neo Capo dello Stato, dopo il rito del giuramento di fedeltà al Paese e alla Costituzione, ha parlato, con sobrietà al Parlamento e soprattutto agli italiani, usando parole semplici. Il siciliano di Palermo salito al Colle del Quirinale si è rivolto ai suoi concittadini (gli italiani), raccontando la Carta costituzionale. Il presidente ha spiegato ai deputati e ai senatori, ma anche al popolo, che la Costituzione non è solo un’enunciazione di principi,
ma qualcosa di più. Essa vive nelle cose di tutti i giorni, “sui volti dei cittadini”.

La Carta costituzionale si concretizza, stando alle parole di Mattarella (noi la pensiamo allo stesso modo), quando risponde alle esigenze e alle speranze dei cittadini. Si materializza negli ospedali, nelle scuole. Sintetizzando in poche parole: dando e rispettando i diritti di eguaglianza e solidarietà a tutti gli italiani.

Diritti molto spesso calpestati, anche questo è stato il pensiero del presidente, dal malaffare e dalla corruzione. Nel suo discorso, il Presidente ha fatto una sola citazione. Ha ricordato le parole di Papa Francesco proprio sulla corruzione e il malaffare. Bene caro presidente abbiamo constato dalle sue parole che il Pontefice per lei è un punto di riferimento.

Allora le chiediamo di fare come il Vescovo di Roma. Ogni tanto alzi la cornetta per ascoltare i suoi concittadini. Ad esempio perché non chiama qualche cittadino del Fortore per chiedere cosa si aspetta dalla Stato. Si sentirà rispondere: più niente. E non perché è soddisfatto di ciò che ha, ma perché ormai non crede più nelle Stato che da 150 anni gli nega una strada degna di questo nome. Da prima della nascita della Repubblica aspetta una ferrovia.

Per 50 anni ha aspettato un ospedale, tra l’altro costruito, mai aperto. Eppure sono stati spesi oltre 40 milioni di euro per costruirlo. Caro presidente prenda la cornetta e parli con gli anziani del Fortore che sono stati costretti a vedere i loro figli prima e i nipoti poi a prendere la valigia e scappare via per trovare un lavoro dignitoso.

Parli con gli studenti pendolari che all’improvviso si vedono sopprimere la linea autobus che li porta a scuola per il semplice capriccio di un’azienda di trasporto che usufruisce di soldi pubblici con la complicità delle istituzioni. Caro presidente faccia qualche telefonata ai suoi concittadini che vivono in un lembo di terra del Sannio campano, al confine con Puglia e Molise, e parli con loro.

Capirà che quel Parlamento nel quale martedì ha prestato giuramento è distante anni luce da loro. Ha ragione quando dice che un popolo deve essere comunità. Ma per far questo bisogna mettere in condizione questi suoi concittadini di potersi sentire parte di questa Italia che da oltre 150 anni continua ad ignorare le richieste legittime di questa Terra: il Fortore. Grazie presidente. Attendiamo una sua telefonata.

www.sanbartolomeaninelmondo.it

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