Nel Fortore del dopoguerra avvenne un episodio che ebbe una discreta risonanza sui media nazionali dell’epoca,
ma che nel corso degli anni è stato rimosso dall'immaginario collettivo per
essere relegato nel dimenticatoio della storia.
Nell’oblio. A distanza di sei anni dalla mia ultima pubblicazione (Il
brigante Secola), ho voluto dedicare il mio
nuovo libro proprio a quella vicenda. A quel frammento del nostro passato, che oggi
più che mai ha un valore profondo, intrinseco, per la crisi terribile che sta
attraversando la nostra terra.
Bisognava in qualche modo riannodare quel filo rosso che
lega la Marcia della fame al presente. Ed è proprio in quei giorni che sconvolsero
il Fortore che ho voluto ambientare il mio racconto Pane e Lavoro (edizioni Youcanprint).
Il libro narra le vicende di quei drammatici momenti attraverso
il personaggio principale della storia. Francesco – come si legge nella sinossi del
libro – è un bracciante, ma anche un attivista politico. Insieme ad altri suoi
compaesani partecipa attivamente all’organizzazione della Marcia della fame del
1957. Le intenzioni dei manifestanti sono quelle di arrivare a Roma, sotto Montecitorio, per far
conoscere al governo nazionale le condizioni di miseria e di stenti in cui
vivono le popolazioni del Fortore. Ma il tragico epilogo della marcia porterà
Francesco a fare la scelta più difficile della sua vita.
Pubblicare un libro non è mai una cosa facile, richiede tempo,
energie, passione, ma non sono stato solo. In primis voglio ringraziare il prof
Angelo Iampietro, fondamentale il suo contributo durante la stesura del libro. Il
prof Emanuele Troisi per aver fugato i miei dubbi sulla opportunità o meno di pubblicare il testo, e il dottor Nicola Mastronardi per alcuni preziosi consigli, di cui
ne ho fatto tesoro.
Il libro sarà nei prossimi giorni su tutti i siti online dedicati,
al momento si può ordinare sulla piattaforma qui di
seguito AMAZON
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