lunedì 21 agosto 2017

21 agosto 1962, il terremoto dimenticato

di Bruno Menna*

Alle 16,56 di martedì 21 agosto 1962 una scossa di terremoto 6.1 colpì l’Appennino campano. Un tremendo “anticipo” delle due successive, 19.09 e 19.19, che misero in ginocchio le province di Avellino e Benevento, causando 14 vittime e 16mila senzatetto. Il sisma (avvertito vistosamente in città) provocò rovine in particolare a Molinara, Reino e Sant’Arcangelo Trimonte e sull’altro versante, ad Ariano Irpino (dove fu localizzato l’epicentro), Casalbore e Melito Irpino. 


Risultarono gravemente danneggiati Apice, Baselice, Buonalbergo, Casalduni, Castelfranco in Miscano, Castelpagano, Castelpoto, Ceppaloni, Circello, Colle Sannita, Foiano Valfortore, Fragneto L’Abate, Fragneto Monforte, Ginestra degli Schiavoni, Montefalcone Valfortore, Paduli, Pago Veiano, Pesco Sannita, Pietrelcina, Pontelandolfo, San Bartolomeo in Galdo, San Giorgio del Sannio, San Giorgio La Molara, San Leucio del Sannio, San Lorenzo Maggiore, San Marco dei Cavoti, Sant’Angelo a Cupolo (Monterocchetta), Telese e Tocco Caudio nonché Bonito, Castel Baronia, Grottaminarda e Mirabella Eclano.

Accorse nel Sannio, il giorno dopo, il presidente del Consiglio, Amintore Fanfani, che si recò a Molinara, Pago Veiano e Buonalbergo, prima di portarsi ad Avellino. Una settimana dopo, giovedì 30 agosto, accompagnato dal ministro dei Lavori pubblici, Fiorentino Sullo, venne il presidente della Repubblica, Antonio Segni, il quale dopo una breve sosta presso il Palazzo del Governo, accolto dal prefetto Emilio Bruschelli, si mosse, in mattinata, alla volta di Molinara, Pago Veiano, Pietrelcina e Paduli, e, nel pomeriggio, prima di dirigersi in Irpinia, ad Apice, Sant’Arcangelo Trimonte e Buonalbergo incontrando i rispettivi sindaci Rocco Cirocco, Gioacchino Gagliarde, Giuseppe Frangiosa, Rocco Ranaldo, Luigi Bocchino, Fedele Eugenio Panarese e Duilio Fiorino.

(*tratto dalla pagina facebook del giornalista beneventano)


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