Postiamo un'interessante riflessione pubblicata dal presidente di Futuridea Carmine Nardone sulla propria pagina Facebook
Quale futuro per le aree interne che fanno registrare un
processo sempre più ampio di invecchiamento, con indici di natalità molto bassi
soprattutto nei comuni della Campania con meno di 5 mila abitanti e nuovi
flussi migratori delle residuali forze giovanili? Le statistiche sull’emigrazione in uscita fanno ripiombare il Mezzogiorno ai livelli del dopoguerra
rendendo drasticamente necessarie azioni incisive per contrastare la
desertificazione sociale, accentuata soprattutto nelle aree interne.
Le amate contrade vivono trasformazioni profonde (in molte
non si registrano più nascite) e i modelli urbani invadono le aree rurali. Le
ville in campagna sono costruite con muri di cinta al posto delle aie. E’
difficile che i nuovi arrivati si relazionino con la realtà sociale
preesistente. Molti contadini anziani non hanno ricambio nella conduzione
dell’azienda. Una condizione di solitudine difficile per tanti contadini.
Futuridea a tal proposito attraverso eventi di caratura
nazionale ha inteso promuovere un nuovo metodo di studio e analisi – come la
creazione di un laboratorio permanente di studio e proposte contro la
desertificazione sociale delle aree interne. Più innovazione sostenibile e più
innovazione sociale le ricette immaginate. Futuridea da aderito insieme alla
Filef Cgil nazionale (Franco Calvanese, Rodolfo Ricci e d Enrico Pugliese) al
Centro di documentazione sulle nuove migrazioni del Dipartimento di scienze
politiche dell’università di Salerno, la cui responsabile scientifica è la prof
Grazia Moffa. L’innamoramento per la propria terra è l’energia fondamentale per
delineare un futuro sostenibile in grado di offrire un futuro di benessere alle
nuove generazioni.
Mi rivolgo a quei cittadini costretti, anche durante la
pandemia del coronavirus, a vivere in ‘scatoloni’ urbani per offrire anche
loro più qualità della vita. Le aree interne a differenza delle aree fortemente
urbanizzate offrono due stagioni ricche di straordinarie unicità: la primavera
e l’autunno. In estate andate pure a mare e in inverno chi vuole vada pure in
montagna a sciare.
Però. chi vuole vivere l’emozione del paradiso terrestre in
primavera e in autunno venga nelle nostre terre. In primavera scoprirete le
mille bellezze e colori delle nostre colline osservabili da belvederi dotati di
panoramicità… sdraiatevi di sera sull’erba lussureggiante e vi faranno compagnie
lucciole diverse da quelle urbane e troverete i profumi di una esplosiva
biodiversità vegetale. In autunno le aree interne esprimono colori e frutti
introvabili e atmosfere uniche. In primavera e in autunno cari cittadini
urbanizzati trovate i giorni o le settimane da trascorrere soprattutto con i
bambini e gli anziani negli ultimi paradisi terrestri.

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