La direttrice, Valentina Fiore: ‘L’assegnazione dei beni confiscati può portare vantaggi concreti ai territori e ai produttori vicini”.
Nell’ambito delle attività del master universitario di I livello in “Valorizzazione e gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata” si è svolto presso la Facoltà di Scienze economiche e aziendali dell’Università degli Studi del Sannio, il seminario su “L’uso sociale dei beni confiscati: l’esperienza della cooperativa Placido Rizzotto”. Valentina Fiore, direttrice della cooperativa sociale “Placido Rizzotto”, ha testimoniato l’esperienza coraggiosa di un’ iniziativa, nata nel 2001, grazie al progetto “LiberaTerra” promosso dall'Associazione Libera e dalla Prefettura di Palermo. Il racconto di Valentina Fiore si è soffermato anche sulle difficoltà, di carattere gestionale, nell’amministrazione di 155 ettari di terreno in Sicilia, confiscati a boss del calibro di Brusca e Riina, e sin a quel momento lasciati in totale stato di abbandono.
La Cooperativa opera sulle terre del Consorzio di Comuni “Sviluppo e Legalità” ove effettua l'inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, creando opportunità occupazionali ispirandosi ai principi della solidarietà e della legalità. L’incessante impegno dei soci nella coltivazione delle terre confiscate, l’ininterrotta concezione di nuove idee e una bella dose di buona volontà, hanno consentito ai soci della Cooperativa, che continuano a credere ed impegnarsi nel Progetto “Libera Terra”, di raggiungere un importante risultato. Oggi, infatti, “Libera Terra” è divenuto un progetto pilota a livello europeo.
“Si tratta d’ imprese sociali – ha dichiarato Fiore -, che favoriscono l’inserimento di soggetti svantaggiati, lavorando necessariamente in modo organizzato e con un occhio attento al mercato”. Per questa ragione è nata l’Agenzia di Cooperazione Libera Terra che tutela gli aspetti organizzativi, collaborando con Slow Food, Coop, Alce Nero & Mielizia, Banca Etica.
“Prossimo obiettivo – ha spiegato la direttrice di ‘Placido Rizzotto’ – è il turismo responsabile. Pensiamo alla nascita di una cooperativa di giovani che offra servizi correlati ai beni confiscati, come visite e soggiorni nei nostri agriturismi o in quelle aziende che aderiscono a valori di legalità e giustizia sociale. L’ambizione – ha concluso – è quella di voler dimostrare che l’assegnazione dei beni confiscati in un territorio può portare vantaggi concreti non solo a chi gestisce direttamente i beni ma in generale anche ai territori e ai produttori vicini”.
(www.82cento.it)
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