di Angelo Iampietro
Sono
trascorsi 10 anni dalla scomparsa del prof Alfonso Mascia: era il 30 settembre
del 2010. Mascia era nato a Baselice il 30 novembre del 1940. Chi mai potrà dimenticare la cattiva
sorte che portò via un uomo che tanto amava la vita e che tanto avrebbe potuto
dare a tutti con la sua vicinanza ed i suoi scritti, scaturiti dalla sua fervida
mente, pervasa da vasta cultura? Essa non conosceva frontiere, tanto che le
opere a noi pervenute, sempre di carattere umanistico, vanno dalla linguistica, alla narrazione, al
teatro (drammi sociali,
storico-culturali, commedie).
Egli amava il
suo paese e lo amava in modo smisurato, pur
riconoscendone i limiti; non si era
voluto mai allontanare da esso anche quando ebbe occasione di migliorare il suo
stato professionale con altri incarichi in ambiti professionali e culturali
prestigiosi. Aveva costruito il suo avvenire con impegno e sacrificio,
conseguendo la laurea in lettere presso l’università degli studi “Federico
Secondo” di Napoli. Di poi aveva
insegnato “Lingua e letteratura italiana e latina” nei licei di Stato.
Il suo buon nome di professionista serio, scrupoloso, preparato era noto
nell’intera provincia.
Baselice, una
piccola comunità, che ora conta 2.217 abitanti, molto ha ricevuto da lui; egli
ci ha lasciato un patrimonio di cultura scritta, che nessuna altra comunità
possiede. Grazie alle sue opere, edite, è stato possibile non disperdere il
patrimonio della nostra cultura passata,
che egli ha riportato in tutti i suoi scritti e non solo nelle opere teatrali.
Il trascorso della vita del Baselicese è ben catalogato nello scorrere del tempo,
dai secoli passati ai nostri giorni, in cui gli usi, i costumi, le tradizioni,
i comportamenti sociali sono sempre presenti nei suoi scritti.
Ciò che ci
permette di conoscere il nostro passato, in modo dettagliato, è avercelo
riportato nell’idioma del baselicese: il vernacolo. Le sue numerose opere
teatrali, tutte in vernacolo, pubblicate in “Fortore, su il sipario!”, rappresentate negli anni ’80 e ’90 del
secolo scorso, hanno allietato non solo le festività natalizie, ma hanno
suggerito notevoli spunti culturali per l’intera comunità. Altra opera, che non
ha pari, è il vocabolario “Il Dialetto Baselicese”
(edito nel 2001), strumento proficuo, anche per la conoscenza e
l’approfondimento non solo delle parti morfo-sintattiche della lingua
nazionale, strutturato, compilato e ideato da esperto linguista. Si ricorda
ancora “Così si pensa e si dice”,
sempre in vernacolo, opera pubblicata nel 2005; infine, pubblicazione postuma, “C’era una volta”, in lingua italiana, edita nel 2013.
Un altro
prezioso regalo, grazie alla sua versatilità, sono stati i testi delle canzoni
del suo teatro, musicati da giovani
musicisti baselicesi e raccolti in “due
cd”, pubblicati nel settembre 2013
con il patrocinio del Comune di Baselice.
Il patrimonio,
che il professore ha lasciato, è inestimabile;
esso offre a tutti, in qualsiasi tempo, la possibilità di leggere, studiare,
consultare opere che raccontano la nostra vita. I suoi scritti, come
solitamente affermo e ripeto, sono “L’albero
della memoria”, sono una fotografia
della vita dei nostri antenati, vissuta all'insegna del “poco e misurato” per
la maggior parte della popolazione, ma
sempre con dignità e umanità, farcite,
nelle azioni quotidiane, da tanto “buon senso”.
Caro Alfonso,
sono passati 10 anni dalla tua inaspettata dipartita, che tanta sofferenza arrecò
nelle persone a te vicine: dai tuoi familiari agli amici, dai tuoi ex alunni ai colleghi, dai conoscenti all’intera comunità
baselicese. Quel ricordo è tuttora presente in noi; è il ricordo costante della
tua bella persona, che non si è mai spento e mai si spegnerà, perché la ricchezza culturale ed umana, da te
rappresentata e trasmessa, non troverà
limiti di spazio e di tempo.
Grazie, caro prof Alfonso Mascia

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