lunedì 12 agosto 2013

Rocca dei Rettori, presentato il film "Quaffer" realizzato a Baselice

Moderata dal giornalista Alfrdo Salzano, si è svolta stamani alla Rocca dei Rettori la Conferenza Stampa di presentazione del lungometraggio che sarà realizzato in Baselice dal titolo “Quaffer” per la regia di Antonio Farisi e il cui primo ciak è previsto per il prossimo 20 agosto (per continuare a leggere clicca qui sotto)

Rocca dei Rettori, presentato il film "Quaffer" realizzato a Baselice | cultura | news | NTR24 - l'informazione sul web

sabato 3 agosto 2013

La Svizzera ammette: le trivellazioni provocano terremoti

Poco tempo un terremoto di magnitudo 3.6 avvenuto a San Gallo ha catturato l’attenzione del governo svizzero. In quella zona era in atto un progetto di formazione geotermica che prevedeva un piano energetico ambizioso ed alternativo al nucleare. La Svizzera entro il 2034 ha deciso di far chiudere i reattori nucleari e sono in corso soluzione alternative per avere energia. Il problema delle trivellazioni sono state appurate dal servizio geologico locale quando una serie di 400 scosse hanno interessato la zona ha seguito di una perforazione al suolo.

L’autorità svizzera ha deciso di lavorare all’alternativa del nucleare ed ha ammesso che purtroppo qualche rischio lo si corre sempre. Le scosse provocate sono maggiormente inavvertibili ma ogni tanto rilasciano energia oltre il terzo grado della scala Richter. Il governo si dice preoccupato e sta ragionando su diverse soluzioni.

www.centrometeoitaliano.it

lunedì 29 luglio 2013

Svimez, al Sud la crisi pesa di più

Le manovre dei recenti governi per rientrare dal deficit eccessivo sono costate care al Mezzogiorno. Secondo quanto evidenziato dal rapporto Svimez 2013, gli interventi dal 2010 a oggi hanno avuto un impatto più pesante al Sud in rapporto al Pil: nel solo 2013 hanno pesato sulle regioni del Meridione per un ammontare pari all'1,5% del Pil contro lo 0,9% al Centro-Nord. E anche nell'anno in corso ci attende un calo del prodotto interno lordo del 2,5% al Sud, contro contro l'1,7% del Centro-Nord.

CALI IN TUTTI I SETTORI. La crisi investe tutti i settori: i consumi delle famiglie (-2,8% al Centro-Nord che diventa -4,2% al Sud), gli investimenti, che crollano nel Mezzogiorno 'doppiando' il Centro-Nord (-11,3% contro -5,4%).

Giù anche i redditi delle famiglie: -1,4% al Centro-Nord, -2% al Sud. Segno meno anche nell'export (1,4% contro l'1,1%).
Solo nel 2014 è previsto che il Paese cominci ad agganciare la ripresa, comunque più timida nel Mezzogiorno. Il prossimo anno il Pil nazionale dovrebbe registrare un +0,7%, invertendo la tendenza recessiva degli anni precedenti, ma nelle Regioni del Sud si attesterebbe solo a +0,1%, mentre il Centro-Nord segnerebbe un +0,9%.

ITALIA DIVISA ANCHE SUL LAVORO. Anche sul fronte occupazione, se in quasi tutte le Regioni è atteso un andamento positivo, rimane invece pesante la situazione del Mezzogiorno, che già nel 2013 ha perso quasi il 2%, mentre il calo è rimasto più contenuto nelle altre ripartizioni (Nord-Est -1,1%, Centro e Nord-Ovest -1,3%).

Nel 2014 dovrebbe aprirsi invece un vero spartiacque che divide l'Italia in due: se infatti il Nord è destinato a segnare +0,2% e il Centro +0,1%, con valori compresi tra +0,1% della Liguria e +0,4% dell'Emilia Romagna, il Sud deve soffrire ancora a -0,1%.

Solo l'Abruzzo (+0,2%), la Basilicata e la Sardegna (+0,1%) registrano segni positivi. Le altre regioni oscillerebbero tra -0,2% (Calabria, Sicilia, Molise) e Campania (-0,3%).

In fuga dal Sud 1,3 milioni di persone. Così non stupisce che tra il 2001 e il 2011 1,3 milioni di persone abbiano lasciato le Regioni del Mezzogiorno dirette al Centro-Nord, 172 mila di queste laureate, mentre 180 mila persone, di cui 20 mila laureati, sono emigrate all'estero.
È in continuo aumento il numero di chi, una volta finita l'università, lascia il Sud (dal 10,7% del totale del 2000 al 25% del 2011).

PERDITA DI POSTI DI LAVORO. Ed è in queste regioni che si concentra, tra l'altro, il 60% di chi, negli ultimi cinque anni, ha perso il lavoro per colpa della crisi, pur essendo presente appena il 27% degli occupati italiani, e nelle quali risiede oltre la metà dei cosiddetti 'neet' (giovani che non studiano, non lavorano e nemmeno cercano un lavoro).

Degli oltre 500 mila posti persi tra il 2008 e il 2012, infatti, «ben 301 mila» riguardano residenti nel Mezzogiorno. I disoccupati al Sud sono passati da 978 mila del 2011 a 1,281 milioni del 2012, per un tasso che sale dal 13,6% al 17,2%, mentre Svimez ha stimato un nuovo balzo della disoccupazione al 18,8% nel 2013 (valore più del doppio del 9,1% nel Centro-Nord) e al 19,1% nel 2014.

AUMENTATE DEL 30% LE FAMIGLIE POVERE. Nel quadro tracciato da Svimez si ricorda anche che, negli ultimi cinque anni (dal 2007 al 2012), al Sud le famiglie povere sono aumentate del 30%, pari a 350 mila nuovi nuclei, e, guardando al futuro, si lancia l'allarme 'desertificazione- spopolamento' per le aree del Meridione.

Dal 2012 al 2065, infatti, è previsto un calo di 4,2 milioni di persone nel Sud, a fronte di un aumento di 4,5 nel Centro Nord.
La popolazione del Mezzogiorno sul totale rischia di crollare dal 34% di oggi al 27,3%. Di questi, il 53% di quelli destinati a sparire, oltre 2 milioni, ha meno di 44 anni, «decimando» le Regioni del Sud «della componente più vitale, prolifica e produttiva».

www.lettera43.it

mercoledì 24 luglio 2013

“Ammazza blog”, il Pdl ci riprova: 5 anni di leggi contro l’informazione web


Il ddl presentato dal senatore del Pdl, Salvatore Torrisi - che porterebbe i gestori a censurare anche i commenti ad articoli e post - è solo l'ultimo tentativo di mettere un bavaglio a internet. Stabilendo perentori obblighi di rettifica o estendendo i reati a mezzo stampa anche ai semplici blog (per continuare a leggere clicca qui sotto)


“Ammazza blog”, il Pdl ci riprova: 5 anni di leggi contro l’informazione web - Il Fatto Quotidiano

lunedì 22 luglio 2013

A Baselice la "Storia del brigantaggio dopo l'Unità"

di Claudia Casamassa

Si è svolta, ieri sera (sabato per chi legge, ndb), la seconda edizione di "Musica tra le porte", confermata e rinomata manifestazione di Baselice. E' il secondo anno che la Pro loco del paese si è impegnata ad organizzare al meglio questo evento in piazza Castello, un momento di estrema raffinatezza e cultura per l'intera popolazione.

Impegno e costanza da parte di tutti i componenti dell'associazione i quali hanno dato vita ad un vero scenario artistico.
E' stato presentato il libro di Franco Molfese, dal titolo: "Storia del brigantaggio dopo l'Unità", un patrimonio di una storia unica, grazie al quale si è potuto conoscere l'excursus del Fortore.

Ad aprire i lavori è stato il sindaco di Baselice, Domenico Canonico. A seguire gli interventi del presidente della Pro loco, Angelo Lepore, del giornalista Antonio Bianco, del sindaco di Molinara e storico Giuseppe Addabbo ed infine dell'editore del libro, Antonello Belmonte, un giovane laureato di Molinara che ha investito nella cultura.

Il contenuto del libro ha suscitato grande interesse nel pubblico, il quale ha manifestato approvazione e stima per l'autore.
Dopo il percorso storico sul brigantaggio affrontato in modo egregio, c'è stato il concerto che ha preso il nome dell'intera manifestazione.
Una serata rappresentativa per la comunità baselicese, in compagnia dell'Orchestra di Benevento diretta dal direttore artistico, Silvano Maria Fusco, con la partecipazione del soprano Daniela del Monaco.

Avvolta nella splendida panoramica antica, tra la bellezza del paesaggio e la dolcezza musicale, la manifestazione si è conclusa con i ringraziamenti finali e con l'arrangiamento per orchestra da camera e pianoforte della canzone popolare "a' chist è Baselice" del maestro Aldo Pareo.

www.gazzettabenevento.it

(Foto di Mattia Monzo)

domenica 14 luglio 2013

Il Comune e l'Adsl a Baselice

Postiamo il manifesto fatto affiggere dal Comune di Baselice in merito all'arrivo dell'Adsl nel borgo fortorino

Comune di Baselice
(Prov. di Benevento)
ERA ORA!
ANCHE A BASELICE E' ARRIVATA LA ADSL!!
ERAVAMO GLI ULTIMI,ORA NON LO SIAMO PIU'

Cari concittadini,
dopo un lungo ed estenuante lavoro anche a Baselice è arrivata la linea veloce ADSL.
Un altro importante ed essenziale punto programmatico di questa amministrazione è stato portato a compimento.
L'atteso collegamento internet veloce – via fibra ottica – è giunto finalmente a termine e la soddisfazione è davvero tanta. Un altro servizio essenziale è stato messo a disposizione dei nostri cittadini.

Non è stato per niente facile realizzare anche questo obiettivo, ma quando si lavora seriamente, in silenzio e senza fare tante e sole chiacchiere in "mezzzo alla piazza", i risultati prima o poi arrivano.
Ci preme qui ringraziare quanti ci hanno dato un forte sostegno per la risoluzione del problema, in particolare il Capo Gabinetto della Prefettura, d.ssa Maturi ed il Comandante Provinciale dell'Arma dei Carabinieri, il Colonnello Carideo.
Da oggi, finalmente, anche Baselice può dire di essere un comune al passo con i tempi!!

Il Sindaco e l'Amm.ne Comunale

lunedì 8 luglio 2013

'Comuni Ricicloni 2013', Baselice tra i virtuosi

Nessun premio o attestato speciale ma buonissimi risultati per il Sannio dall'annuale dossier "Comuni Ricicloni" di Legambiente. Nel 2013 sono 1293 comuni Italiani che hanno raggiunto il 65% di raccolta differenziata dei rifiuti e sei sono sanniti: Moiano, Circello, S.Arcangelo Trimonte, Ginestra degli Schiavoni, Paolisi e Baselice. Solo di un punto percentuale sotto Durazzano ed il capoluogo Benevento che però, con il 64%, si piazza al sesto posto in assoluto tra le piccole città ed è nona nella classifica generale a pari merito con Trento (Per continuare a leggere clicca qui sotto e vai direttamente a Il quaderno.it).

'Comuni Ricicloni 2013'. Benevento è nona in Italia, virtuosi 18 comuni del Sannio

mercoledì 3 luglio 2013

Rimborsi e consiglieri regionali indagati

Ristoranti, alberghi, regali agli amici, perfino giocattoli per bambini. Due milioni e mezzo di euro di fondi regionali bruciati, denaro pubblico utilizzato per fini “strettamente privati”. Per questo la Procura di Napoli ha emesso 57 inviti a comparire nei confronti di altrettanti consiglieri ed ex consiglieri regionali della Campania.

Nei provvedimenti, notificati da parte del Nucleo di polizia tributaria delle Fiamme Gialle nella sede dell’Assemblea, si ipotizza il reato di peculato. L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Greco e svolta dal pm Giancarlo Novelli, riguarda uno dei filoni di indagine sul presunto uso improprio dei fondi corrisposti a gruppi consiliari o a singoli consiglieri.

In particolare gli avvisi emessi oggi si riferiscono alle somme di denaro corrisposte nel biennio 2010-2012 nell’ambito dei fondi per il “funzionamento dei gruppi”. Gli inviti a presentarsi per rendere interrogatorio – come spiegano fonti giudiziarie – sono necessari all’accertamento delle eventuali responsabilità: ai consiglieri indagati, in assenza di una documentazione sulle spese (l’erogazione dei fondi infatti non prevede la presentazione di ricevute o di qualsiasi “pezza d’appoggio”), verrà chiesto infatti si chiarire come è stato utilizzato il denaro ricevuto.

Nell’inchiesta non risulta coinvolto il Presidente della Regione Campania Stefano Caldoro. Dagli accertamenti eseguiti dalla Guardia di Finanza è emerso infatti che non ha ritirato alcuna somma dal fondo messo a disposizione dei gruppi consiliari. Non risultano indagati inoltre alcuni consiglieri che si dimisero dalla carica e non percepirono rimborsi.

Per quanto riguarda i partiti, secondo l’ipotesi degli inquirenti, i consiglieri del Pdl avrebbero ritirato indebitamente l’89% dei rimborsi, il Pd l’82%, l’Idv il 95%, il Nuovo Psi il 91%, l’Udc il 65%. La somma complessiva erogata nel biennio 2010-2012 è stata quantificata intorno ai due milioni e mezzo di euro.

www.ilfattoquotidiano.it

martedì 2 luglio 2013

Muore il Fortore con tutti i filistei

Postiamo uno stralcio di un interessante articolo apparso su benevento.ottopagine.net dal titolo: "In fuga dalle metropoli. Ma il Sannio non attrae". Da anni ormai sottolineiamo come la vicenda del calo demografico sia un problema drammatico per il Fortore, che prima o poi lo porterà alla sua estinzione sociale. Ma a tutt'oggi, a quanto ci risulta, nessuna amministrazione ha messo in piedi una vera politica antispopolamento, come ad esempio incentivi in favore di giovane coppie che non vogliono intraprendere le strade dell'emigrazione. Eppure, come si legge qui sotto, la situazione dei numeri dovrebbe far rizzare i capelli alla nostra classe politica, che invece utilizza il tema dello spopolamento solo in campagna elettorale

(...) Nel Sannio che si spopola ci sono aree dove il fenomeno è letteralmente drammatico ma anche episodi di successo. Comunque prevalgono decisamente le prime: ben 51 comuni su 78 hanno visto diminuire la propria popolazione residente nell’ultimo decennio. In particolare, fatto ormai notorio, sono i comprensori più interni a pagare lo scotto della desertificazione demografica che con la crisi si è ulteriormente accentuata. Il Fortore in particolare è una terra martoriata dalla progressiva perdita di popolazione. Solo qualche esempio per rendere la portata del trend: dal 2002 al 2012, Castelvetere Valfortore ha visto ridursi la propria popolazione di 469 unità, passando da 1.810 a 1.341.

Il che vuol dire in altri termini che nel breve volgere di un decennio il centro fortorino ha perso oltre un quarto della propria consistenza (25,9%). Appena meno eclatanti i riscontri di Colle Sannita (560 abitanti in meno per un tasso di spopolamento del 18,4%), Molinara (-15,1% con 293 residenti lasciati per strada), Baselice (337 abitanti in meno; -11,9 per cento). Una menzione a parte per San Bartolomeo in Galdo. Quello che un tempo usava essere definito il capoluogo del Fortore è piombato da anni in una terribile crisi demografica che l’ha portato nel 2012 a scendere per la prima volta nella sua storia sotto quota 5mila: 4.987 abitanti. Anche nel Tammaro, nell’Alto Sannio e nel Titerno gli indici di desertificazione demografica toccano punte da brivido.

Ma c’è anche come dicevamo chi negli ultimi dieci anni si è espanso. E’ soprattutto il caso di Telese Terme, una autentica locomotiva dello sviluppo nel Sannio con i suoi 1.362 abitanti guadagnati dal 2002 pari a un tasso di crescita del 23,7 per cento. Tendono a crescere in generale i centri più grandi della provincia come Montesarchio (+364 abitanti) e San Giorgio del Sannio (+337), ad eccezione di Sant’Agata de’ Goti che invece è in rosso di 302 unità. Del resto pagano lo scotto anche comuni di un certo rilievo come Paduli (-220 abitanti) e Morcone (-86), mentre si salva Pietrelcina (+54). Da tenere in considerazione San Nicola Manfredi che con i suoi 468 abitanti guadagnati è il secondo centro della provincia per tasso di crescita (+14,5 per cento).

lunedì 1 luglio 2013

Mastronardi ha presentato il suo libro «Viteliù-Il nome della libertà»

di Leonardo Bianco

"Una storia di persone che dà emozioni”. Così, in sintesi, la definizione dell’autore Nicola Mastronardi, del suo “Viteliù- Il nome della libertà”, presentato sabato sera alla Biblioteca comunale di San Bartolomeo in Galdo “Giovanni Vergineo”. L’intento del giornalista e scrittore molisano è quello di “dare dignità storica ad un territorio che pare non l’abbia”.

Nicola Mastronardi con il suo romanzo storico ripercorre le vicende di un popolo, quello sannita, che non si è distinto solo per aver tenuto testa per lungo tempo a Roma, ma che ha anche contribuito alla costruzione di un impero.

La storia di una civiltà, quella delle tribù italiche (i Sanniti, i Marsi, i Peligni, i Piceni), che ha dominato per nove secoli i territorio del centro e del sud Italia. Storia di in un popolo che ha difeso con tenacia la propria dignità e la propria identità contro l’espansione dell’impero romano. “Viteliú”, termine osco da cui deriva la parola latina Italia, dunque, è un viaggio nella storia, attraverso il quale l’autore vuole riscoprire le proprie radici e le radici di un popolo per troppo tempo dimenticato.

Il romanzo inizia diciassette anni dopo i tragici eventi del 91 a.C. quando “la popolazione picena di Ascolum trucidò tutti i romani presenti in città” e che provocò la guerra sociale e poi civile, la quale terminò con il massacro degli italici ad opera di Lucio Cornelio Silla. Tutto ha inizio da un incubo del passato che spinge un vecchio cieco – l’embratur sannita Papio Mutilo, che su di sé sente tutta la responsabilità del genocidio subìto dal suo popolo – a riprendere in mano il proprio destino e quello del nipote Marzio, salvato dalle stragi dei sicari di Silla. Il loro avventuroso viaggio porterà Marzio, e con lui il lettore, a conoscere la storia e le terre delle genti che costruirono la prima nazione cui fu dato il nome di Italia. “Un libro che nasce dall’intima necessità dell’autore di trovare la propria identità, le proprie radici”.

Queste le parole che ha usato Salvatore Colatruglio, esponente dell’associazione culturale, “generoso Simeone” e promotore dell’evento. A Colatruglio è toccato il compito di introdurre l’argomento con un excursus storico attraverso le tre guerre sannitiche che videro la Repubblica romana contrapporsi alle popolazioni italiche.

benevento.ottopagine.net/

mercoledì 26 giugno 2013

Un nuovo parco eolico nel Sannio

Arriva il via libera della Regione Campania alla costruzione e l’esercizio di un impianto per la produzione di energia, con tecnologia eolica, da realizzare nel comune di San Lupo, in provincia di Benevento.

L’opera, un parco eolico, coinvolgerà per le strutture pertinenti anche altri comuni sanniti. L’autorizzazione, pubblicata sull’ultimo Bollettino regionale, è stata rilasciata alla società Eolica San Lupo Srl, con sede legale a Milano, che ha messo in cantiere 17 aerogeneratori, ciascuno di potenza nominale di 2,5 MW (massima fino a 3 MW) nel Comune di San Lupo in località Monte Ciesco, Serra la Giumenta, Monte Croce, Saudiello. Le “opere connesse” ricadranno nei comuni di Pontelandolfo, Campolattaro, Casalduni, Castelpagano, Colle Sannita, Morcone, Fragneto l’Abate, Fragneto Monforte, Benevento. La potenza complessiva è di 42,5 MW (massima consentita fino a 51 MW).

E’ stata autorizzata anche la “connessione elettrica dell’impianto” mediante la realizzazione di una nuova stazione da ubicare nel comune di Pontelandolfo e da collegare con un elettrodotto a quella di Castelpagano e con un altro elettrodotto a una nuova Stazione elettrica da realizzare nel Comune di Benevento, denominata “Benevento 3”.

L’impianto, le opere connesse e le infrastrutture “indispensabili” alla costruzione e all’esercizio dello stesso vengono definite nel decreto regionale “di pubblica utilità, indifferibili e urgenti”. Contestualmente viene anche disposta “l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio o all’asservimento sui terreni riportati al catasto dei comuni di San Lupo, Casalduni, Campolattaro, Castelpagano, Circello, Colle Sannita, Fragneto l’Abate, Morcone, Fragneto Monforte, Pontelandolfo, Benevento, interessati dall’opera”

(Fonte: denaro.it)

lunedì 24 giugno 2013

Oro nero, trivellazioni e Sannio


“No Triv” è lo slogan che continuare a campeggiare durante gli appuntamenti dall’omonimo titolo, appuntamenti aperti a tutti e volti a sensibilizzare la cittadinanza circa il petrolio e tutto ciò che ne conseguirebbe nei territori sanniti. Il grido d’allarme delle “manovre” delle multinazionali interessate all’Oro Nero è partito dalla Basilicata, dove i comuni della Val d’Agri da anni vivono, ormai schiavizzati, all’estrazioni petrolifere. I primi incontri per fronteggiare questo allarme tutto sannita, sono iniziati dal Centro Sociale Autogestito Depistaggio di Benevento, dove tra i numerosi appuntamenti, vorrei ricordare quello del 10 maggio, quando è stato proiettato un’interessante ed esplicativo documentario di Valeria Castellano in merito allo stato attuale in si trova la Basilicata.

Facciamo il punto della situazione per spiegare ancora una volta e meglio cosa potrebbe succedere e quanto danno apporterebbe questo famoso e ricercato Oro Nero. Ci sono ben quattro progetti riguardanti la ricerca di idrocarburi in Campania e tutti e quattro colpiscono in pieno il territorio sannita, coinvolgendo circa 35 comuni tra cui Benevento stessa. La Commissione Valutazione d’Impatto Ambientale, siglata V.I.A., ha strizzato l’occhio già a due istanze presentategli, quindi accordandogli parere favorevole, rilasciato anche – probabilmente con troppa superficialità- dalla Regione Campania. Ora questo primo “ok” permetterà all’azienda interessata di effettuare sopralluoghi e rilevamenti senza, però, mettere in atto delle perforazioni.

Durante l’assemblea ancora una volta sono state tenute come monito le conseguenze preoccupanti, pesanti e devastanti che l’avvento delle trivelle, i cui fili sono gestiti dalle multinazionali, porterebbero nei nostri territori. Essendo ancora allo stadio iniziale, sarà possibile bloccare lo scempio che, diversamente da noi, stanno vivendo in Basilicata.

In primo piano le condizioni assurde in cui riversano quei territori interessati, ormai completamente assoggettati alle multinazionali. Quest’ultime, purtroppo, agiscono senza alcuno scrupolo poiché con i soldi sanno di poter comparare e mettere in atto i loro progetti, in questo caso acquistando le royalties. Inquinamento delle falde acquifere, agricoltura e il valore del patrimonio immobiliare risulterebbero le prime negative conseguenze. Consideriamo poi il Sannio nello specifico: è una zona esposta ad alto rischio sismico, dunque le trivellazioni per estrarre il petrolio non farebbero altro che intaccare ulteriormente, danneggiandolo, un suolo di per sé “sensibile”.

Un altro grande problema è rappresentato da tutti noi, cittadini sanniti, che in qualche modo ignoriamo l’esistenza di questi progetti e continuiamo a vivere la nostra quotidianità senza tenere minimamente in considerazione una tale pericolosa realtà. Eppure di comunicazione in merito se ne sta facendo tanta, dai dibattiti alle proiezioni, dalle presentazioni di libri alle passeggiate nei luoghi interessati.

“No Triv” è la “bandiera” simbolo di ciascuna iniziativa, è se vogliamo un progetto di risposta per tutelare e salvaguardare noi ed i nostri territori. Troppa indifferenza aspettando le conseguenze di lavori che potrebbero prendere il via quando meno ce lo aspettiamo, potrebbe risultare un atteggiamento negligente e per nulla risolutivo. Ignorare il problema diventerebbe addirittura una risposta favorevole alle trivelle. Eppure in questa forma di “ricchezza” tanto ricercata, in quest’oro che dovrebbe arricchire gli altri ma non noi, “Non c’è alcun vantaggio e nessun progresso!”.
Aspettando nuove iniziative alle quali prendere parte, potremmo iniziare col partecipare alle riunioni che ogni giovedì, alle ore 19.00, si terranno presso il Palazzo del Volontariato, in viale A. Mellusi 68.

www.bmagazine.it

giovedì 20 giugno 2013

Forestali, è botta e risposta

Postiamo un interessante articolo apparso su benevento/ottoagine.net dal titolo «Danneggiati dai ‘determinati’» e sottotitolo: "Gli operai a tempo indeterminato rispondono ai vertici dell’ente"

I forestali non ci stanno a passare per irresponsabili rispetto agli esposti che sono stai messi in atto per difendere i propri diritti. “E’ l’unico modo che ci rimane di per difendere i nostri diritti e tutelarci rispetto alla mancata retribuzione di una quindicina di mensilità che ci ha messo in ginocchio” afferma uno dei tanti operai forestali che da circa due anni vivono una situazione ormai diventata insostenibile. Il problema è sempre lo stesso, la disputa tra Oti (operai a tempo indeterminato) e Otd (operai a tempo determinato). Secondo i primi il problema il ritardo della retribuzione è dovuta all’assunzione, secondo loro “illegittima”, visto la carenza di fondi, dei lavoratori a tempo determinato.

Lavoratori, che più volte i vertici della comunità montana hanno chiarito, sono sati assunti dietro provvedimenti messi in campo dalla Regione nell’ambito del turn over. L’assunzione da parte dell’ente montano del Fortore degli operai a tempo determinato ha spinto, infatti, i forestali storici con regolare contratto a tempo indeterminato, di promuovere alcune azioni contro l’ente. L’ultimo in ordine cronologico è stata la lettera-l’esposto al Presidente della Repubblica, dove appunto si denuncia: “Ci viene detto che non ci sono i fondi per pagare gli stipendi. Ma se non ci sono i fondi, perché sono stati assunti altri operai forestali a tempo determinato? Con quali criteri selettivi sono stati assunti detti operai?”.

Interrogativi ai quali l’ente ha sempre risposto affermando che l’utilizzo degli Oti è autorizzato dalla Regione e che i fondi messi a disposizione dell’ente includono anche il lavoro degli operai a tempo indeterminato. Nell’ultima finanziaria la Regione ha precisato che i fondi per la forestazione vanno suddivisi dando priorità agli operai a tempo indeterminato. Anche in questo caso i vertici della comunità montana del Fortore hanno assicurato che il problema non è la quantità dei fondi, ma la tempistica degli accrediti. Per l’ente la progettazione messa in campo non mette a rischio il pagamento delle spettanze agli operai a tempo indeterminato.

martedì 18 giugno 2013

Petrolio, Dommarco: «Barricate e informazione contro i pozzi»

Tenersi pronti alle barricate e seguire attentamente tutti i processi sfruttando le opportunità che la legge offre. E’ la linea indicata da Pietro Dommarco ai cittadini sanniti impegnati nella lotta contro i petrolieri. Trentaquattro anni, lucano, Dommarco è autore di ‘Trivelle d’Italia’, fortunato testo che ha denunciato il proliferare dei progetti di ricerca di idrocarburi in Italia. Il best-seller è stato presentato nei giorni scorsi in alcuni centri della provincia in un tour conclusosi ieri ad Apice e Sant’Arcangelo Trimonte.

La caccia al petrolio negli ultimi anni si è intensificata con una autentica escalation di richieste di autorizzazione giunte sul tavolo del Ministero Sviluppo economico. Ne è testimonianza la provincia di Benevento, interessata più direttamente dai progetti ‘Pietra Spaccata’ e ‘Case Capozzi’ presentati dalla società britannico-ferrarese ‘Delta Energy’.

Entrambi sono in fase di autorizzazione ma per ‘Case Capozzi’, come riferito nei giorni scorsi dal nostro giornale, il Ministero ha preannunciato un diniego. Una notizia senz’altro positiva per gli oppositori delle trivelle ma non è affatto il caso di mollare la presa: «Ho avuto notizia – ha detto Dommarco confermando le dichiarazioni rese a Ottopagine dai rappresentanti italiani della società – che la ‘Delta Energy’ ha già controdedotto alle osservazioni del Ministero, dicendosi al contempo fiduciosa circa l’accoglimento dei propri chiarimenti. Bisogna tenere alta la guardia e prepararsi a fare le barricate per difendere il territorio. I governi, senza distinzioni di colore, spingono molto per la realizzazione di questi progetti. La lotta può apparire impari e in effetti è difficile, ma non impossibile. Cittadini e istituzioni, se fanno i passi giusti, possono inceppare i meccanismi delle società pe­trolifere. E’ accaduto ad esempio in Basilicata per un progetto che era già sul punto di partire e invece grazie ad alcune osservazioni avanzate da solo quattro cittadini l’iter si è bloccato. Ma per combattere questi colossi spalleggiati dai governi – ha ammonito Dommarco – occorre essere informati sulle norme che regolano la materia, lucidi nell’individuare i punti deboli delle procedure, determinati a portare avanti la battaglia. E il più possibile numerosi, coinvolgendo le persone sulla base di una semplice riflessione: se loro hanno interesse a contaminare il nostro territorio, noi ne abbiamo ancor più a difenderlo».

Piena contrarietà alle iniziative di ricerca di idrocarburi è stata espressa dal sindaco di Apice, Ida Antonietta Albanese: «Riteniamo che il petrolio non sia il futuro ma la devastazione delle nostre realtà. Abbiamo deliberato contro e siamo stati partecipi a tutte le occasioni di confronto che fin qui ci sono state. Continueremo a farlo ma spesso ci sentiamo quasi impotenti dinanzi a progetti molto più grandi di noi». Erminia Manserra, presidente della Pro loco e promotrice dell’incontro ad Apice, ha evidenziato la assoluta necessità di mettere insieme un movimento il più vasto possibile su un tema tanto importante. Stesso richiamo nelle parole di Nicola Colangelo, presidente del comitato civico ‘Codisam’ di Sant’Arcangelo Trimonte, fautore del tour di Dommarco nel Sannio. Il geologo Vincenzo Portoghese, fin dalla prima ora tra i più attivi nella battaglia contro le trivelle, ha evidenziato l’importanza di effettuare un monitoraggio preventivo delle aree coinvolte nei progetti. «In tal modo – ha spiegato – si potrà dimostrare in maniera incontrovertibile che l’inquinamento delle matrici ambientali è legato ai pozzi».

benevento.ottopagine.net

sabato 15 giugno 2013

Il sindaco Canonico: «Finalmente l’adsl anche a Baselice»

di Biagina Cece

La telenovela dell’Adsl di Baselice sembra essere giunta finalmente al suo tanto atteso lieto fine. A fine giugno saranno ultimati i lavori per l’allaccio alla linea veloce di internet con grande soddisfazione da parte del sindaco di Baselice, Domenico Canonico. “Abbiamo fatto davvero di tutto per avere la linea Adsl anche a Baselice – ci dice Canonico – era questo un punto del nostro programma elettorale al quale tenevano in maniera particolare. Così dopo diversi ricorsi da parte nostra e dopo i tanti ‘no’ da parte della Telecom, oggi sappiamo che a breve avremo anche noi il collegamento alla linea veloce”.

“Sull’analisi di fattibilità e redditività, l’intervento per l’estensione della copertura ADSL nel comune di Baselice è stato inserito nel piano lavori di Telecom Italia e pertanto si prevede l’attivazione del servizio entro il secondo trimestre 2013”, recita così la lettera che la Telecom ha indirizzato al sindaco Canonico “è importante – continua il sindaco – che io ringrazi il Capo Gabinetto della Prefettura di Benevento, la dottoressa Maturi e il Comandante Provinciale dei carabinieri, il Colonnello Carideo. Entrambi ci hanno dato una grande mano sotto questo aspetto in quanto ormai internet è fondamentale per la sicurezza, dunque è necessario che i Carabinieri dispongano del miglior collegamento e ancora è indispensabile per la pubblicazione dei vari atti amministrativi nell’albo pretorio, spesse volte abbiamo avuto problemi con internet e quindi ritardi nella pubblicazione degli atti e questo, logicamente, ci ha creato non pochi disagi ”.

Baselice era rimasto tra i pochi paesi della zona a non avere l’Adsl “devo dire che era l’unico – dice Canonico – così mi sono messo a controllare anche altri comuni piccoli che avevano il collegamento Adsl, dato che uno dei problemi della Telecom era la poca utenza. E così un passo dopo l’altro siamo riusciti a vincere anche questa battaglia”.

Una battaglia che vede trionfante un’intera cittadinanza “al momento il collegamento Wi- Fi, non è sempre disponibile, molte volte dipende anche dalle condizioni climatiche e purtroppo a Baselice, non sono sempre ottime dato il posizionamento geografico. In più la cittadinanza non può usufruire nemmeno delle promozioni delle diverse aziende di telefonia e internet, le quali offrono dei pacchetti molto convenienti ai clienti, ma per averli è indispensabile la linea veloce. Quindi questo è sicuramente anche un vantaggio economico per la cittadinanza. – E conclude – Siamo soddisfatti, la nostra perseveranza è stata premiata”.

benevento.ottopagine.net

giovedì 13 giugno 2013

Eolico, chi frena il vento?

Ognuno ha il suo tesoro. I Paesi arabi hanno il petrolio, l’Italia il sole e il vento. I primi sono campioni nello sfruttarlo, noi molto meno.

Eppure il petrolio inquina il mondo, sole e vento sono parte del mondo. Il 15 giugno è la Giornata Mondiale del vento: un’occasione per riflettere sull’agente atmosferico più romantico ma anche potenzialmente più redditizio per il nostro Paese.

Quanto l’Italia ha diversificato le sue fonti di energia puntando sulle rinnovabili? Quanto pesa l’eolico fra queste? E dove va il vento?
L’Anev, associazione nazionale energia del vento, cerca di rispondere a queste domande il 13 giugno a Roma in un convegno dal titolo ‘Eolico: la strada verso la competitività e la piena integrazione nella rete’. Il portale di settore Ecoseven.net ha messo a punto un’infografica con tutti i numeri dell’eolico in Italia.

In Europa siamo medaglia di legno nella potenza installata (MW), lontanissimi da Germania e Spagna, ma facciamo meglio della Francia. Nel rapporto fra potenza installata e numero di abitanti scendiamo di molto in classifica. Si deve fare di più. La Germania ricava energia 4 volte in più di noi, la Spagna quasi 3. Le regioni del Sud primeggiano (quelle del Nord se fossero battute dal vento non sarebbero così inquinate); Puglia, Sicilia e Campania sono al top ma Liguria e Toscana, fra il 2011 e il 2012, sono cresciute di più. Quest’anno non ci sono ancora dati, ma la piovosa primavera sembra aver rallentato la produzione di energia eolica. Come pubblicato dalla rivista Science, infatti, la pioggia condiziona la velocità del vento frenandolo. (Per continuare a leggere clicca qui sotto)
Eolico, chi frena il vento? - Davide D'Antoni - Il Fatto Quotidiano

martedì 11 giugno 2013

Petrolio nel Sannio: Il progetto 'Case Capozzi' in corso di rigetto

Il progetto "Case Capozzi" (uno dei quattro che interessano il territorio sannita per quanto riguarda la ricerca di idrocarburi) è in corso di rigetto. Questo è quanto è comparso sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico - direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche. Nella categoria "Istanze", il progetto richiesto dalla società britannica Delta Energy, potrebbe essere scongiurato. Nella fase del procedimento infatti, in data 9 aprile 2013, c'è l'aggiornamento (in corso di rigetto comunicato preavviso di rigetto Mse). (Per continuare a leggere clicca qui sotto)

Petrolio nel Sannio: Il progetto 'Case Capozzi' in corso di rigetto - ilQuaderno.it

lunedì 10 giugno 2013

L'oro nero che in Italia rende poveri

La Basilicata è la regione più povera d'Italia: dati Istat 2010. La Basilicata ha una percentuale di morti per tumore più alta della media nazionale: dati dell'Associazione Italiana Registro Tumori.

In Basilicata le aziende agricole si sono dimezzate nell'arco di 10 anni: dati Confederazione Italiana Agricoltori. La Basilicata ha un tasso di disoccupazione costantemente in crescita: dati Cgil

«Nella sola Val d'Agri (dove è più intensa l'attività dei petrolieri) ci sono 8 mila persone tra disoccupati e inoccupati». La Basilicata ha oltre 400 siti contaminati dalle attività estrattive: dati della Commissione Bicamerale sul Ciclo dei rifiuti. La Basilicata è ricca di petrolio: dati Eni.

CHI DENUNCIA VA IN GALERA- In Basilicata si sta tentando di salvare l'ambiente da un presunto inquinamento provocato dai pozzi petroliferi. Per questo si va in galera. Ne sa qualcosa Giuseppe Di Bello, tenente della Polizia Provinciale di Potenza che per aver segnalato una massiccia presenza di idrocarburi nelle acque del lago del Pertusillo, a due passi dal Centro Oli Eni a Viggiano, è stato sospeso dal servizio, dalla paga e dai pubblici uffici per due mesi, sottoposto a un processo e spostato a guardare le statue in un museo.
Non è andata meglio al giornalista e coordinatore dei Radicali lucani Maurizio Bolognetti che ha pubblicato la notizia dell'inquinamento. I carabinieri gli hanno perquisito casa da cima a fondo. Pochi mesi dopo, in quel lago sono morti centinaia di pesci.

IL TIRA E MOLLA - Di pozzi nella sola Val d'Agri ce ne sono 39, alcuni a pochi metri da una scuola materna o addirittura uno che sovrasta un municipio. Ma quello a cui si assiste è un imbarazzante tira e molla tra chi dice che è tutto a posto e chi invece sventola dati da far rabbrividire. «Abbiamo trovato 6458 microgrammi/litro di idrocarburi nei tre punti in cui abbiamo campionato il lago che porta acqua potabile nei rubinetti di Puglia e Basilicata - denuncia Albina Colella, geologa e sedimentologa dell'Università degli Studi della Basilicata -. Su undici campioni di sedimenti, ben sette avevano presenza di idrocarburi superiori al limite di riferimento». Anche la dirigente del laboratorio strumentale Arpab, Katarzyna Pilat ha confermato di aver trovato maggiore concentrazione di idrocarburi pesanti (C12 - C 40) nei sedimenti presenti nel punto di innesto del fiume Agri. Tuttavia va precisato che in Italia mancano riferimenti normativi vincolanti sia per quanto riguarda l'analisi dei sedimenti che per l'esame di concentrazione di idrogeno solforato nell'aria. L'Arpab, ad esempio, utilizza come riferimento le linee guida dell'Oms che in quanto tali restano solo indicazioni, quindi non vincolanti.
Il responsabile del distretto Meridionale dell'Eni, Ruggero Gheller, smentisce qualsiasi collegamento con le attività estrattive: «I nostri impianti sono chiusi, non c'è alcun rilascio di sostanze all'esterno ma soprattutto ogni pozzo è stato costruito dopo autorizzazioni della Regione e sottoposto a rigidissimi controlli da parte dell'Arpab». Tutto vero. Le strumentazioni non hanno mai rilevato niente di importante. Ma come si è svolto il sistema di controlli in questi anni, ce lo spiega bene il nuovo presidente dell'Arpab, Raffaele Vita, in un fuorionda. A lui hanno affidato la patata bollente dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente dopo un'escalation di arresti. «Qui era come al catasto. Sono entrate persone che facevano tutto un altro mestiere e all'improvviso si sono trovati ad affrontare il tema del petrolio. Li ho trovati a scaricare i film dai computer, ho dovuto mettere le protezioni. Eravamo una massa di improvvisati. E la politica faceva tutt'altro che mettere la barra dritta».

25 ANNI DI ESTRAZIONI - Non è un caso che un certa rete di monitoraggio sia stata attivata solo dal 2011 (per stessa ammissione dell'Eni) mentre il petrolio in Basilicata si estrae da circa 25 anni (risalgono al 1981 le prime ricerche di petrolio in Val d'Agri con il pozzo Costa Molina 1). Anni in cui sono passati sotto silenzio tutta una serie di incidenti e anomalie. Che per l'Eni, però, non si chiamano incidenti ma eventi, cose che possono capitare. «Come la fuoriuscita di migliaia di litri di greggio in un bacino naturale per la raccolta di acque piovane il 17 marzo 2002; la nebulizzazzione di 500 litri di greggio il 06 giugno del 2002; l'immissione in aria di ingenti quantitativi di gas inquinanti il 4 ottobre del 2002» ricorda Bolognetti. Oppure la «misteriosa» intossicazione da idrogeno solforato di 20 operai di un'azienda che si trova proprio di fronte il Centro Oli, per i quali fu necessario contattare il centro anti veleni di Pavia.

«Dovete chiedere a chi in questi anni ha gestito il petrolio in Basilicata come hanno fatto a dare certe autorizzazioni» inveisce il sindaco di Marsicovetere Sergio Claudio Cantiani. E' un medico. Il suo municipio anziché essere sovrastato dal classico campanile, si trova all'ombra di un pozzo di petrolio. «Noi siamo contenti, tutto va bene e andrà ancora meglio quando l'Eni ci pagherà le royalties che ci consentiranno di far fronte ai mancati trasferimenti da parte dello Stato. Per il resto siamo solo vittime delle gestioni precedenti». Andando a vedere chi ha gestito la Basilicata in questi anni, si trovano persone come Filippo Bubbico, presidente della Basilicata dal 2000 al 2005. Nominato tra i dieci saggi del presidente della Repubblica e di recente premiato viceministro del governo Letta, è stato indagato per abuso di ufficio, associazione a delinquere e truffa aggravata e ne è sempre uscito incensurato. Oppure Vincenzo Santochirico, l'assessore all'Ambiente che parlò di «maldestro tentativo di allarmare la popolazione della Basilicata sostenendo che l’acqua destinata ad uso potabile fosse inquinata», promosso prima presidente del Consiglio regionale e poi a grande elettore del Capo dello Stato.

LA STORIA DEL PETROLIO - Ma per capire come è andata la storia del petrolio in Basilicata, basta spulciare la cronaca giudiziaria recente. In quasi dieci anni sono finiti in manette il direttore generale dell'Arpab, il coordinatore provinciale dell'Ente regionale Ambiente, il vicepresidente, tre assessori e un consigliere regionale. Altri otto consiglieri sono stati destinatari di divieto di dimora, mentre sotto inchiesta sono finiti due deputati lucani. E non c'è solo la politica. Nel 2002 sono stati arrestati un maggiore della Guardia di Finanza, un generale dei servizi segreti (Sisde), imprenditori, banchieri, finanzieri. Tutti al centro di inchieste con un unico comune denominatore: il petrolio.

LA DIGA E L'INQUINAMENTO - Al di là di quello che è il balletto dei numeri, siamo andati sulla linea di sbarramento della diga del Pertusillo. A dieci metri di distanza c'è l'impianto che porta queste acque a Bari, Brindisi, Lecce e in parte della Basilicata. Le stesse acque vengono utilizzate in agricoltura. In superficie galleggia un fitto manto marrone, schiumoso e maleodorante. «Non è terreno - ribadisce il tenente Di Bello - Sotto ci saranno almeno altri 60 mt di acqua». Lancia un sasso. Fa fatica ad affondare. Si muove come in una melma, come se fosse petrolio. C'è di tutto, dalle bottiglie di detersivo agli pneumatici. «L'amalgama di tutto sono gli idrocarburi leggeri e i densattivi provenienti dai depuratori che non funzionano». Idrocarburi sono stati trovati anche nel miele delle api. Nessuno osa dire da dove provengano. «Qui nessuno dice che c'è inquinamento. Se vai alla regione ti dicono che è tutto a posto» commenta sconfortata Giovanna Perruolo della Confederazione italiana agricoltori.

Sta di fatto che sui mercati agricoli nazionali i prodotti che vengono da questa parte della Basilicata non li vogliono. «I fagioli di Sarconi erano il nostro vanto, venivano richiesti anche all'estero. Oggi gli agricoltori sono costretti a dire che vengono dalla Cina. Nessuno li vuole perché sospettano la contaminazione». L'elenco delle conseguenze dell'inquinamento è lungo. Parla di animali che non fanno più il latte nelle vicinanze degli impianti petroliferi, vigneti secchi, uva che cresce con una patina d'olio sui chicchi, terreni diventati infruttiferi, pesci che muoiono in massa, pere dal marchio Dop che non coltiva più nessuno. «Ormai ci arrivano solo richieste di pensioni per masse tumorali, l'incidenza delle malattie è altissima». L'Eni paga il 10% di royalties. Il 7% va a Regione ed Enti locali. Il 3% serve a finanziare un bonus benzina di 180 euro l'anno destinata a ogni automobilista della Basilicata. «Peccato che qui il petrolio paradossalmente costa di più che in altre parti d'Italia» rivela Costantino Solimando. Di professione fa la guardia zoofila e appena può va fuori regione a fare benzina. «Il gasolio lo pago 1,60, qui in Val D'Agri è a 1,80. Mi dica lei se non è una presa in giro anche questa».

www.corriere.it

mercoledì 5 giugno 2013

Fondovalle Tammaro, costata 34 miliardi di lire e mai completata


Nel Fortore, dove il problema della mobilità è uno dei più sentiti dalla popolazione, si parla di infrastrutture e trasporti. L'occasione è stata un incontro a San Giorgio la Molara con l'assessore regionale Sergio Vetrella, oggi giunto nel paese dell'entroterra campano per parlare dei cambiamenti dei servizi di mobilità. Presenti all'incontro il sindaco del paese e i primi cittadini di Molinara, Ginestra, San Bartolomeo in Galdo e il consigliere di Montefalcone di Valfortore.
(Per continuare a leggere clicca qui sotto)

Fondovalle Tammaro, la storia infinita di una strada “incagliata”. Vetrella: “Tante le anomalie amministrative, ma c'è ancora una speranza" | Fortore | news | NTR24 - l'informazione sul web

martedì 4 giugno 2013

Alla ricerca del trasporto pubblico locale


Una riunione per pochi intimi ma comunque utile per fare il punto della situazione del precario Trasporto Pubblico Locale nel Sannio, in vista prossima riprogrammazione di tutti i servizi del trasporto della Campania che, dal mese di settembre, vedrà il completamento di tutte le procedure per avviare le gare di affidamento dei servizi di trasporto pubblico. Per tale motivo, allo scopo di riuscire ad apportare per tempo dei correttivi al Piano sul Trasporto, presentato a suo tempo dalla Provincia, presso la Rocca dei Rettori sono stati invitati tutti i sindaci della provincia di Benevento, allo scopo di poter dare, ognuno per la parte di propria competenza, un fattivo contributo alla realizzazione di un documento da presentare alla regione Campania. 

L'incontro è stato organizzato dall'Associazione Pendolari Sannio-Terra di Lavoro e dal Comitato TPL Fortore. Pochi però i sindaci che hanno raccolto l'appello: presenti solo i primi cittadini di Baselice, di San Marco dei Cavoti e di Apollosa poi presenti i vice sindaci di Morcone, di Campolattaro e di Pietrelcina, gli assessori Genito e Iuliani rispettivamente dei Comuni di S.Angelo a Cupolo e di Guardia Sanframondi, degli ex-consiglieri provinciali Rubano e Cecere. (per continuare a leggere clicca qui sotto)

Trasporti nel Sannio: Le associazioni Pendolari chiedono a Cimitile un tavolo permanente sul Tpl - ilQuaderno.it

domenica 2 giugno 2013

Ospedale S.Bartolomeo in Galdo tra le quaranta opere incompiute d'Italia


Venti milioni di euro, 55 anni per costruirlo ed ora, Psaut a parte (inaugurato lo scorso febbraio) è semivuoto. L'ospedale di San Bartolomeo in Galdo torna alla ribalta delle cronache nazionali conquistando un poco invidiabile primato: stiamo parlando infatti dell'opera incompiuta più longeva della Campania. Un edificio fantasma, che rientra nell'inchiesta pubblicata stamane da Repubblica.it nello speciale "R'E Inchieste"di Antonio Fraschilla e Fabio Tonacci: "A San Bartolomeo in Galdo (Benevento) - si legge nello speciale - c'è un relitto d'ospedale (cinque piani vuoti) la cui prima pietra fu messa nel lontano 1958. Venti milioni di euro dopo, non è mai stato aperto, nonostante si continuassero ad assumere primari e chirurghi. Adesso c'è un mini presidio di pronto soccorso e qualche ambulatorio (il riferimento è al Psaut)".

Quaranta casi clamorosi, per due miliardi di euro, anche se ce ne sono molti di più di quelli messi in luce dall'inchiesta. Il record in Sicilia con i suoi undici casi di incompiute(l'aereporto di Comiso 36 milioni di euro oppure un complesso sportivo-ricettivo a Giarre da 50milioni di euro), poi il Piemonte con sette opere nel dimenticatoio, vale a dire gli impianti olimpici di Torino, e via discorrendo. In Campania ne spicca uno: l'ospedale di S.Bartolomeo in Galdo.

La stampa locale ha ripetutamente trattato l'argomento e le cronache nazionali si sono interessate più di una volta di questo scandalo. A subire però, come sempre accade in questi casi, è stata la popolazione e non solo quella sanbartolomeana ma l'intero comprensorio fortorino: il resto è storia recente, con la contestata apertura del Psaut che ha diviso la popolazione: l'apertura dell'ospedale è lontana anni luce, il debutto del Psaut non può essere considerato di certo una soluzione tampone. Niente di nuovo insomma, solo l'ennesima copertina poco edificante.

www.ilquaderno.it

mercoledì 29 maggio 2013

Campagna No Fracking Difendiamo acqua, aria e terra


Il Fracking – meglio conosciuto come fratturazione idraulica – è una delle tecnica di perforazione utilizzata dalle compagnie petrolifere per stimolare i giacimenti di idrocarburi, che – sfruttando l’iniezione di liquidi ad alta pressione – provoca delle fratture negli strati rocciosi più profondi del terreno. Un processo invasivo che favorisce l’estrazione di petrolio dagli scisti bituminosi o di tight gas (gas di sabbie compatte/gas in depositi clastici a bassa permeabilità), coal bed methane (metano dagli strati di carbone) e, principalmente, shale gas (gas di scisto/gas da argille). Sia il tight gas che lo shale gas sono giacimenti di gas non convenzionale costituiti da rocce calcaree, arenarie, quarzo e argilla: quando l’argilla è prevalente si chiama shale, altrimenti è definito tight.

Negli ultimi anni – nonostante le rassicurazioni delle compagnie petrolifere – la produzione di shale gas, soprattutto negli Stati Uniti (principale produttore mondiale), ha aperto un dibattito circa gli effetti del fracking sull’acqua, sull’aria e sulla terra, per l’uomo, per gli animali, per la flora: in una parola per il nostro ambiente, includendo anche il rischio sismico e la contaminazione delle falde causata da una miscela chimica. L’acqua utilizzata per fratturare (quasi 29 mila metri cubi all’anno per ogni singolo pozzo) viene, infatti, addizionata a diverse sostanze pericolose. Si parla di oltre 260 agenti chimici cancerogeni o altamente tossici, tra i quali naftalene, benzene, toluene, xylene, etilbenzene, piombo, diesel, formadeldeide, acido solforico, tiourea, cloruro di benzile, acido nitrilotriacetico, acrilamide, ossido di propilene, ossido di etilene, acetaldeide, di-2-etilesile, ftalati. Senza dimenticare sostanze radioattive come cromo, cobalto, iodio, zirconio, potassio, lanthanio, rubidio, scandio, iridio, krypton, zinco, xenon e manganese. Fino all’80% di questi fluidi iniettati per la fratturazione idraulica ritorna in superficie come acqua di riflusso. Il resto rimane nel sottosuolo.

Da qualche anno il pericolo fracking si è affacciato anche in Europa, in primis Norvegia e Polonia, ai cui giacimenti estraibili – stimati in quasi 400 miliardi di metri cubi – sarebbero interessati Eni e Sorgenia. Oggi, mentre la Francia, la Bulgaria, la Romania, la Repubblica Ceca, l’Austria, la Germania, la Svezia, i Paesi Bassi ed il Regno Unito hanno sospeso lo sfruttamento dei propri giacimenti per motivi ambientali o hanno intensificato il dibattito interno, l’Unione Europea pensa di varare una direttiva che regolamenti il fracking. E in Italia? È un argomento quasi tabù. Manca un dibattito politico, anche se il neo premier Enrico Letta considera lo shale gas il futuro energetico del nostro Paese. Sulla falsa riga delle principali compagnie.

Per questo motivo promuoviamo una campagna nazionale di informazione, conoscenza e proposta, in grado di avviare un percorso critico, che conduca con il contributo ed il coinvolgimento dei territori, dei cittadini, delle associazioni, comitati, movimenti politici, degli attivisti, degli esperti, personalità:

1) Ad una bozza di legge nazionale contro il fracking;
2) Alla richiesta di trasparenza e pubblicazione dei piani ingegneristici delle compagnie petrolifere, oggi secretati;
3) Alla definizione, con legge, delle aree marine e terrestri da tutelare.

Per dire di no al fracking e per difendere l'acqua, l'aria, la terra e la salute, sostenete la Nostra campagna "No Italia Fracking".

Clicca qui Per ADERIRE alla Rete Nazionale "No Fracking Italia"

domenica 26 maggio 2013

I giovani precari di oggi saranno i vecchi poveri di domani

(economiaepolitica.it) Si dice spesso, di questi tempi, che è molto alta la probabilità che chi è giovane e precario oggi sarà un vecchio povero domani.[1] Questa affermazione necessita ad ogni buon conto di un riscontro. In linea generale si arriva a questa conclusione attraverso un ragionamento molto semplice, a dir poco banale: per avere una pensione bisogna lavorare un certo numero di anni e versare una certa quantità di contributi previdenziali. C’è quindi un legame strettissimo tra la qualità della vita lavorativa e ciò che si andrà a prendere di pensione, se una pensione si prenderà.

L’attuale condizione lavorativa dei giovani, segnata dal ritardo con cui si entra nel mondo del lavoro e dalla sua discontinuità, dà la garanzia di una pensione sicura e dignitosa? Per rispondere a questa domanda è necessario innanzitutto comprendere quali sono le regole in materia di previdenza oggi vigenti in Italia[2].

Com’è noto, l’ultimo intervento sul nostro regime pensionistico è stato fatto dal governo dei tecnici, presieduto dal professor Monti. In estrema sintesi la riforma ha previsto un’accelerazione del passaggio dal sistema di calcolo retributivo a quello contributivo. Se prima l’importo della pensione veniva calcolato in percentuale alle ultime buste paga percepite dal lavoratore, d’ora in avanti esso sarà calcolato soltanto sulla base dei contributi effettivamente versati. Scomparirà inoltre la pensione di anzianità, quella che si maturava combinando un certo numero di anni contributivi con l’età anagrafica. Adesso, per andare in pensione, a valere saranno solo gli anni di contribuzione: 41 anni e un mese di contributi per le donne e 42 anni e un mese per gli uomini.

Per la pensione di vecchiaia saranno richiesti 66 anni per i maschi e 62 anni per le donne, a condizione che si siano maturati almeno vent’anni di contributi. Altrimenti l’asticella salirà a settant’anni. Fermiamoci qui. Un sistema così congegnato non c’è dubbio che andrà a penalizzare fortemente, irrimediabilmente, le nuove generazioni. Non è necessario essere dei tecnici per capire che chi ha vissuto tutta la propria vita lavorativa passando da stati di non-occupazione ad impieghi temporanei con contratti flessibili non potrà mai e poi mai contare su una continuità contributiva, ma soprattutto su un certo numero di contributi, che gli consentano di raggiungere i livelli minimi richiesti per avere una pensione. È una questione di numeri, non di politica, né culturale o ideologica.

Un giovane nato intorno alla metà degli anni ottanta, tanto per fare un esempio, che ha fatto regolarmente gli studi fino all’università, senza perdere un solo anno, trovando un impiego il giorno dopo aver conseguito la laurea e lavorando ininterrottamente per 42 anni con uno stipendio di media entità, dopo i sessant’anni con questa riforma potrebbe ricevere una pensione più o meno dignitosa. Ma quanti sono in Italia i giovani con diploma o con laurea che immediatamente dopo il conseguimento del titolo di studio iniziano a lavorare con contratti a tempo indeterminato, per mansioni corrispondenti alla propria specializzazione? E’ noto a tutti: non più del 10%.

Cosa si deve dedurre, quindi, da questo stato di cose? Che l’esecutivo Monti, proseguendo su un sentiero già battuto dai precedenti governi, ha fatto una riforma del sistema pensionistico per il 10% dei giovani italiani, punendo il restante 90%. Ma non è finita qui. Questa riforma ha aggiunto al danno la beffa. I precari sono sì precari, ma i contributi, sebbene a spezzatino, li versano anche loro. Sia che abbiano contratti di lavoro a tempo determinato, sia che abbiano contratti di collaborazione a progetto con partita Iva.

Negli ultimi anni sono aumentate abbondantemente le partite Iva nel nostro paese, ma non solo e non tanto perché sono nate nuove aziende o sono cresciuti vistosamente gli studi professionali: dietro la maggior parte di queste partite Iva ci sono lavoratori subordinati mascherati. Sono state tante le aziende italiane in questi anni, ma la pubblica amministrazione non è stata da meno, che hanno preso il proprio personale con contratti di collaborazione a progetto o trasformato un precedente rapporto di lavoro subordinato in una prestazione d’opera dietro fatturazione, per non avere vincoli contrattuali con i lavoratori, per non pagare contributi, per abbassare notevolmente il costo del personale. Solo nel 2012 sono state circa 549.000 le nuove aperture di partita Iva (+2,2% rispetto al 2011) e più della metà di queste sono riferite a giovani di età inferiore ai 35 anni[3].

In tutti questi contratti di collaborazione c’è scritto sempre, a chiare lettere, una frase di questo tipo: “Le suddette attività hanno carattere professionale autonomo e non potranno mai essere configurate come rapporti di lavoro subordinato o di collaborazione”. Si può immaginare il sollievo per un datore di lavoro, ma anche la frustrazione di un giovane, spesso laureato, che deve vestire l’abito del libero professionista svolgendo di fatto un lavoro da subordinato.

A differenza di un lavoratore dipendente tradizionale, un collaboratore a progetto è tenuto a versare esso stesso i propri contributi, in rapporto al fatturato. E dove vanno questi contributi? C’è un fondo dell’Inps, il Fondo Gestione Separata, in cui confluiscono i contributi di tutti i titolari di partite Iva non iscritti a particolari albi professionali. Si tratta di un salvadanaio che raccoglie di tutto, un pozzo profondo in cui finiscono ogni anno circa 8 miliardi di Euro.

Dovrebbe essere il salvadanaio in cui i precari, tanti lavoratori atipici e parasubordinati, ripongono i loro soldini per garantirsi una pensione domani. Ma, purtroppo per loro, non è così. Perché quei soldi serviranno certamente a tenere in ordine i conti della previdenza italiana ed a pagare l’assegno ai pensionati di oggi, ma non serviranno a pagare la pensione a chi ce li ha messi, sacrificando mediamente il 20% del proprio reddito.

Destino amaro e beffardo quello della generazione dei precari, vittime e cariatidi di un sistema che non sa valorizzare i suoi figli migliori.


Dagli 8 miliardi di euro l’anno attuali, secondo le stime dell’Istituto di previdenza (INPS), il fondo si attesterà intorno ai 17-18 miliardi negli anni ’30, andando a compensare parzialmente il deficit delle altre gestioni.

E che il sistema non sappia, non voglia, prendersi cura dei suoi figli è testimoniato anche da un altro aspetto implicito nel regime pensionistico: la discrasia tra volontà di rilancio dell’occupazione e innalzamento a limiti intollerabili dell’età pensionabile. Anche qui la conclusione si presenta in tutta la sua banalità: più alta sarà l’età prevista per andare in pensione, più lento e macchinoso sarà il processo di ricambio nelle postazioni lavorative.

L’attuale situazione italiana richiede un cambiamento radicale dei punti di vista sull’economia e sulla società. Soprattutto è necessario che venga rovesciata la logica che ha ispirato nell’ultimo ventennio i governi in tema di lavoro, di previdenza, di opportunità da offrire ai giovani. Questa società è la metafora dell’antropofagia ugoliniana, mangia i propri figli negandosi così una prospettiva di futuro.

[1] Quest’articolo sviluppa un tema già affrontato nel mio libro Crack Italia, la politica al tempo della crisi, pagine 204, anno 2012, edito da Laruffa.
[2] Decreto legge n.201 del 2011 (decreto Salva Italia ), successivamente convertito nella Legge n.214/2011.
[3] Fonte: Ministero dell’Economia/Dipartimento delle Finanze.

mercoledì 22 maggio 2013

Trasporti nel Fortore, Canonico si unisce al comitato

di Biagina Cece

Una nuova iniziativa sul fronte trasporti, una situazione che continua a creare disagi per i comuni della Val Fortore. Il sindaco di Baselice, Domenico Canonico, così si è espresso in merito “veniamo da una situazione difficile, con la linea per Campobasso che è stata abolita. A oggi sappiamo che ci sono dei problemi da risolvere, che bisogna ridefinire dei piani per il trasporto e ci siamo uniti al comitato per i trasporti, TPL Fortore, affinché si possa giungere a una soluzione ottimale per tutti”.

Difatti è di circa un mese fa l’incontro a Benevento con l’assessore regionale a i trasporti, Sergio Vetrella, alla quale il comune di Baselice ha partecipato “eravamo in realtà a rappresentare il Fortore, solo io e il sindaco di San Bartolomeo in Galdo, Vincenzo Sangregorio, i paesi dunque che di più hanno problemi in questo senso. Siamo sempre stati un po’ il passaggio dei pullman, un po’ il deposito, ma non abbiamo mai avuto una corsa adeguata alle nostre esigenze. Oggi io vedo un’opportunità, perché possiamo fare un piano da presentare poi all’assessore Vetrella, il quale si è mostrato nell’ultimo incontro, davvero disponibile. In questi giorni invieremo la nostra proposta di trasporti”.

Il comitato a cui il sindaco Canonico si riferisce, si è costituito in seguito “a problematiche relative a taglie rimodulazioni di corse effettuate dall’azienda Etac nelle zone da essa servita. – si legge dalla lettera che il comitato ha indirizzato a Vetrella – Pur consapevoli dei tagli ragguardevoli che tutto il comparto trasporti ha subito negli ultimi anni e di conseguenza della necessità di una sua razionalizzazione del servizio nel suo complesso, si ritiene che ciò non possa avvenire in maniera efficiente ed efficace, lasciando che sia la sola azienda che gestisce il servizio a stabilire i modi ed i tempi senza tener conto in alcun modo di quelle che sono le esigenze di chi è fruitore diretto del servizio”.

E continua: “in vista dunque della riprogrammazione di tutto il servizio di trasporto pubblico regionale, facciamo nostro il suo invito a partecipare al processo attraverso suggerimenti e segnalazioni che potrebbero essere utili a chi deve concretamente adottare la ridefinizione del servizio nel suo complesso”. E Canonico aggiunge: “fino ad oggi abbiamo subito le volontà di un’azienda che ha pensato a tutto, tranne che alle esigenze dei cittadini, i beneficiari del servizio. Il nostro intento invece, è proprio quello di dare alla cittadinanza il servizio che di più si adatti alle proprie necessità. Stiamo in questi giorni dunque, preparando la nostra proposta, le nostre indicazioni, mettendo in evidenza anche la morfologia del nostro territorio e che oltre ai pullman c’è solo l’auto privata in queste zone, e di questi tempi, spostarsi con la propria autovettura, non è sempre facile. Mi auguro di raggiungere finalmente il nostro scopo”.

benevento.ottopagine.net

lunedì 20 maggio 2013

Il Pd presenta una legge anti 5 stelle. "Movimenti non ammessi alle elezioni"


Il testo di Finocchiaro e Zanda prevede la piena attuazione dell'articolo 49 della Costituzione e quindi che i partiti abbiano personalità giuridica e statuto. La senatrice: "Nessuna avversione per i Cinque Stelle". Arriva anche una proposta per cancellare il Porcellum e ripristinare il Mattarellum (per continuare a leggere clicca qui sotto)

Elezioni, Pd: “Stop ai movimenti”. M5S: “Pensino all’ineleggibilità di Berlusconi” - Il Fatto Quotidiano

giovedì 16 maggio 2013

VITELIÙ, ROMANZO STORICO SUI SANNITI



Si presenterà, sabato, 18 maggio 2013, alle ore 19.00, presso la libreria Masone di Benevento, “Viteliù, il nome della libertà”, romanzo storico sui Sanniti scritto da Nicola Mastronardi per le edizioni Itaca. L’incontro con l’autore, coordinato da Emilio Fabozzi, direttore della testata giornalistica bMagazine, sarà accompagnato dall’interpretazione di alcuni brani del romanzo da parte della Filodrammatica Santacrocese di Santa Croce del Sannio con la regia di Angela Maria Zeoli. Nicola Mastronardi, direttore della biblioteca storica di Agnone, dove è nato, è giornalista pubblicista, collaboratore di Linea Verde-Orizzonti.

Il romanzo è ambientato nel 74 a.C., diciassette anni dopo la vittoria di Roma sui popoli italici che ha infranto definitivamente il sogno di indipendenza che aveva portato Sanniti, Marsi, Piceni, Peligni e Lucani a riunirsi politicamente sotto il nome di Viteliù. Un incubo del passato spinge un vecchio cieco, l’embratur sannita Papio Mutilo, prigioniero a Roma per ordine di Silla, a ritornare sui monti del Sannio accompagnato dal nipote Marzio.

martedì 14 maggio 2013

San Bartolomeo, in arrivo maxiparco eolico


La società Irpinia Vento con sede in Roma , alla via Del Corso 75\10, ha presentato a questa Regione istanza, tendente ad ottenere, ai sensi del D.Lgs. 387/2003 – art. 12, l’approvazione del progetto definitivo per l’installazione e l’esercizio di un impianto di produzione di energia elettrica da fonte eolica, da realizzarsi nel comune di San Bartolomeo in Galdo, in località “ P.ggio della Faiola e Monte Taglianaso”,con opere connesse nel comune di Foiano di Val Fortore.

Per quanto sopra, si comunica ai soggetti proprietari degli immobili interessati dalla costruzione dell’impianto de quo, catastalmente identificati nell’elenco di cui appresso, che:
- questo Ente ha attivato la procedura per l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio sugli immobili occorrenti alla realizzazione del progetto di cui innanzi;

- il presente avviso costituisce, ai sensi degli artt. 7 e 8 della legge n. 241/1990 e degli artt. 11 e 16 del D.P.R. 327/2001 come modificato, comunicazione di avvio del procedimento che porterà all’ espropriazione o all’asservimento e sostituisce, a tutti gli effetti, la comunicazione personale agli interessati poiché, nella fattispecie, è superiore a 50 il numero dei destinatari;

- gli atti ed i documenti relativi al progetto definitivo dell’iniziativa sono depositati presso lo scrivente ufficio – A.G.C. 12 “Sviluppo Economico” – Settore Regolazione dei Mercati – Centro Direzionale, isola A/6 – e potranno essere visionati, (previo appuntamento telefonico – 081/7966902, 081/7966922) nei giorni e negli orari di apertura al pubblico (il martedì dalle ore 10,00 alle ore 13,00), entro 30 giorni dalla pubblicazione del presente avviso; entro lo stesso termine gli interessati potranno formulare osservazioni od opposizioni che verranno opportunamente valutate da questa Autorità espropriante ai fini delle definitive determinazioni.
Copia del progetto è depositato altresì presso i comune di San Bartolomeo in Galdo, dove potrà essere visionato dal
06 maggio 2013.

lunedì 13 maggio 2013

Trivellazioni: Una passeggiata nel cuore del Sannio per informare la popolazione


Quindici chilometri a piedi (qualcuno anche in bici) tra strade, sentieri e colline del Fortore e del Tammaro. Una domenica insolita per gli attivisti del comitato "No Triv" che si sono riuniti di buon mattino in piazza Municipio a Pago Veiano per poi continuare tra S.Barbara ed i territori di Molinara e S.Marco dei Cavoti. Una "sudata" con il chiaro intento di informare la popolazione del rischio trivellazioni che, proprio quella zona, rischia seriamente di correre. (per continuare a leggere clicca qui sotto)

Trivellazioni: Una passeggiata nel cuore del Sannio per informare la popolazione - ilQuaderno.it

venerdì 10 maggio 2013

Trivellazioni petrolifere nel Sannio, un progetto che non s'ha da fare



Ieri sera (martedì per chi legge, ndb) si è tenuto un incontro dal titolo "Per chi scava la trivella" presso il Centro Sociale Autogestito “Depistaggio” inerente la questione petrolifera nel Sannio che ha visto protagonisti un piccolo nucleo di persone che si è confrontata e ha esplicato, per chi ne era meno a conoscenza, la causa e la conseguenza di questa azione sul nostro territorio.

La serata è stata introdotta da Lelio Romano che ha preso la parola al microfono e ha introdotto il dibattito: “Il sistema capitalista ci sta regalando l’attuale crisi che stiamo vivendo e che ci sta colpendo con forza, in questo modo tutti i nostri diritti vengono colpiti e quella che si crea è solo emergenza. Lo scopo principale delle trivellazioni è quello di privatizzare i profitti e di conseguenza collettivizzare le perdite, diventa per questo necessario opporsi più che mai!”

Il Sannio è una zona con una economia basata sul verde e fortemente vocata al territorio e bisognerebbe rivalutare e rinnovare questo aspetto piuttosto che cadere in sogni di finto progresso e utopistico guadagno che porterebbero alla distruzione della nostra terra. Del resto basta guardare nella vicina Val d’Agri, in Basilicata. Doveva essere il Texas italiano. E invece, i pozzi ci sono, e anche il petrolio. Ma l’economia è a pezzi, le aziende chiudono e l’agricoltura è sparita sotto l’inquinamento da idrocarburi. Ma non solo. Le royalties concesse dai petrolieri – grazie alla generosa normativa nazionale – sono quasi irrilevanti per Regione e Comuni. Insomma, un affare nero per i lucani.

La Regione Campania, e dunque anche la commissione Ambiente, conosceva almeno dal 6 febbraio dello scorso anno il progetto “Pietra Spaccata” dell’azienda inglese Delta Energy, che prevede la ricerca dell’oro nero in un’area che comprende 18 comuni sanniti. Non un piano segreto, dunque. Da Palazzo Santa Lucia sono arrivate con solerzia tutte le autorizzazioni necessarie: «Verificate e, nel caso, trivellate».

Il dibattito prosegue nel corso dell’evento, microfoni aperti a chiunque voglia dire la sua o voglia informare i presenti su quanto sta accadendo e si giunge a una triste e amara conclusione: le amministrazioni locali risultato totalmente disinteressate e quello che più è vergognoso non forniscono ai cittadini alcun tipo di informazione a riguardo, diventa perciò necessario creare incontri di questo tipo per potersi confrontare e per venire a conoscenza di cose che magari si ignorano.

Uno dei modi più incisivi per far apprendere le cose è sicuramente l’arte, il teatro, il cinema che sono mezzi di comunicazione diretti. A tal proposito nel corso della serata, terminato il dibattito prende la scena Bruno Petretti con una performance artistica sulla tematica affrontata. Con un monologo in parte scritto da Francesca Paola Scancarello e un brano tratto da “Petrolio” di Pier Paolo Pasolini. Colpisce per l’immediatezza del messaggio da comunicare e grazie al linguaggio volutamente dialettale, nella prima parte del monologo, mostra come l’ignoranza può travisare le cose e rendere oro anche quello che non luccica. Emozionante la conclusione tratta da Pasolini che vede la città come deserto e distruzione e vede nel ritorno alla natura la vita, l’aria, la rinascita.

Al termine dell’incontro è stato proiettato “Promised Land” di Gus Van Sant con Matt Damon nei panni di Steve Butler che è uno dei migliori rappresentanti per la Global, l’industria che si occupa di trivellare il sottosuolo ed estrarre i gas naturali, la nuova forma di energia, pulita e sostenibile del nostro futuro. Viene dalla provincia e ne conosce problemi e particolarità, così è in grado meglio di altri di calarsi nel tessuto dei luoghi in cui è inviato, fare amicizia, inserirsi nelle comunità e convincere le persone a concedere la loro terra (in cambio di una quota sui proventi) per le trivellazioni. La sua ennesima meta, un piccolo centro nella Pennsylvania, si rivela più ostica del previsto quando un attivista ecologista comincia a fare controinformazione sui rischi e i danni per l’ambiente che questo tipo di trivellazioni comportano.

Film interessante che incappa però nel rischio che corre ogni film che si fa portatore di tesi e ideali con i quali il pubblico, in linea di massima, è già d’accordo: dice quello che ognuno vuol sentirsi dire senza aggiungere molto al dibattito e, cosa peggiore, senza operare una reale provocazione che stimoli ad un ragionamento in più sulla questione. Nonostante a sprazzi il regista mostri di voler andare a riprendere la parte più nascosta e meno “di rappresentanza” del paese (volti brutti, uomini derelitti, paesi in disgrazia, popolazione in ginocchio), alla fine non osa mai davvero e conferma certezze, invece che porre nuove domande. Il tutto condito da una storia d’affetti trovati e ritorno alla ragione svogliata e generica, buona per ogni stagione.

E solo ora, quindi, quando è diventato palese il malcontento dei cittadini diventa forte l’esigenza di comunicare, di informarsi e di informare con ogni mezzo per non cadere in tentazione e non distruggere il nostro territorio. Bisogna tutelare ciò che si ha, non perché essere ambientalisti oggigiorno va di moda ma perché la terra che abbiamo è tutto ciò che ci resta.

www.bmagazine.it

mercoledì 8 maggio 2013

Petrolio, dopo Pietra Spaccata tocca a Case Capozzi

Continua l’azione di contrasto del comitato dei sindaci e degli amministratori del Fortore e del Tammaro ai progetti di trivellazioni. Nuovi sviluppi dal fronte comune degli enti aderenti al “Protocollo di Intenti” a salvaguardia del territorio interessato dalle attività di ricerca di idrocarburi della Delta Energy. Nei giorni scorsi, infatti, presso l’aula consiliare del Comune di Colle Sannita, i rappresentanti del comitato, dietro convocazione dei coordinatori Domenico Costanzo e Valentino Castello (consiglieri di opposizione del Comune di San Marco dei Cavoti), hanno fatto il punto sulla vicenda che li contrappone al colosso multinazionale.

“Battaglia che, – affermano i coordinatori in una nota – spiegata sul campo giuridico-amministrativo con la proposizione di ricorsi e diffide, si è spostata sullo scenario più vasto dello scontro sovra istituzionale ed istituzionale tra gli stessi enti interessati, alcuni dei quali, sebbene inizialmente aderenti al Protocollo di Intenti, non hanno preso posizione fattiva sulle problematiche aspramente coinvolgenti le municipalità promotrici, firmatarie e fattive delle attività giuridiche e di tutela amministrativa già proposte”.

Le azioni avverso il progetto denominato Pietra Spaccata hanno visto il sostegno personale di sindaci, amministratori, tecnici comunali e società civile, che hanno sostenuto personalmente anche i costi economici. Costanzo e Castello hanno dettagliatamente relazionato ed informato amministratori e tecnici che “la situazione riguardante l’intervento Pietra Spaccata, dopo aver già proposto ricorso (allo stato sub-judice) al Presidente della Repubblica, è stata definitivamente ultimata con la interposizione del ricorso al difensore civico regionale”. I coordinatori hanno sottolineato che “è aperta e viva adesso, e necessita anch’essa di approfondito studio e tutela, l’analisi del progetto denominato Case Capozzi, che ancorché tendente alle stesse finalità dell’altro intervento, interessa altre e più vaste aree, anche nel territorio della provincia di Avellino”.

“Lo studio legale Giordano di San Giorgio la Molara, – affermano Costanzo e Castelli – di nuovo impegnato per la difesa dei territori interessati dal progetto Case Capozzi, ha relazionato sulle nuove attività da intraprendere, sia di carattere tecnico che di rilievo giuridico, significando che sarà posto in essere ogni rimedio esperibile al fine di scongiurare qual svoglia provvedimento autorizzativo regionale che già potrebbe essere prossimo all’adozione. Saranno nuovamente interessati alla vicenda i tecnici comunali che hanno già offerto la loro preziosa opera di consulenza per il progetto Pietra Spaccata”. L’intervento dei coordinatori si chiude con una nota polemica.

“Inspiegabile, esaminato l’evolversi degli eventi, è la reiterata assenza ovvero ambiguità di alcuni rappresentanti istituzionali che, nonostante siano stati vivacemente e più volte compulsati, non hanno inteso ancora prendere netta e chiara posizione sulla vicenda. Si spera – concludono Costanzo e Castelli – in una più completa e proficua futura collaborazione, fosse anche per il solo senso e dovere di quella solidarietà e collaborazione che avrebbe già dovuto caratterizzare l’operato fin qui svolto”.

benevento.ottopagine.net

Trasporti nel Sannio, pendolari rimasti soli

"Un silenzio allarmante ed assordante, nessun amministratore prende più posizione in un momento così delicato per la provincia di Benevento". E' quanto affermato, con una nota congiunta, l'associazione Pendolari Sannio-Terra di Lavoro ed il comitato Tpl Fortore, cioè gli unici due movimenti sanniti a difesa del trasporto pubblico (per continuare a leggere clicca qui sotto)
Trasporti nel Sannio, pendolari rimasti soli: 'Da Provincia e sindaci silenzio assordante' - ilQuaderno.it

lunedì 6 maggio 2013

Caccia di idrocarburi al Sud: l’inglese Delta Energy accaparra suoli

Un interessante articolo, apparso sul sito Informarexresistere, parla di ricerca del petrolio anche nel Fortore e nel Sannio. Scrive Gianni Lannes: «Gli ecosistemi naturali in particolare le falde acquifere, di tre regioni del Mezzogiorno (Basilicata, Campania e Puglia) tremano. Viene dall’Atlantico ma ormai spadroneggia. La Delta Energy, società che intende realizzare le ricerche petrolifere con due progetti che coinvolgono oltre trenta comuni della provincia di Benevento, ha sede a Brighton nell’East Sussex, a pochi chilometri da Londra».

E poi aggiunge: «L’azienda britannica mostra un attivismo davvero notevole, con particolare predilezione per il Sud Italia. Oltre ai due progetti relativi al Sannio la società ha presentato al ministero dello Sviluppo economico altre quattro istanze per la ricerca di idrocarburi nel sottosuolo, a cavallo di tre regioni. Al beneventano, appunto, si riferiscono i programmi di ricerca denominati “Pietra Spaccata” e “Case Capozzi”, con estensione rispettivamente pari a 333,3 chilometri quadrati e 423,7 chilometri quadrati. La prima istanza ha avviato il proprio iter autorizzativo il 28 febbraio 2011 ed ha già incassato il parere favorevole della commissione di valutazione di impatto ambientale della Regione Campania».

La stessa società ha presentato istanze anche in Puglia e Basilicata: «Il 28 febbraio 2011, nello stesso giorno del deposito del programma “Pietra Spaccata”, la ditta di Sua Maestà inoltrava al Ministero altre due istanze di autorizzazione: ”Forapane” e “Il Perito”. Nel primo caso l’area interessata è un piccolo bacino da 24,5 chilometri che si sviluppa tra i comuni di Orsara di Puglia e Troia, sui monti Dauni della provincia di Foggia».

E dopo aver parlato anche dei progetti nel materano l’articolista si sofferma sulla società. «Ma c’è un altro aspetto – scrive – finora non rilevato che riguarda la società londinese e che appare significativo. La Delta Energy si è costituita poco più di due anni fa. Una anzianità di servizio che appare davvero troppo limitata e che autorizza a nutrire qualche ulteriore preoccupazione circa il regolare svolgimento delle operazioni di ricerca ed estrazione degli idrocarburi. Evidentemente dopo gli accordi spartitori del giugno 1992 tra il sistema di potere anglo-americano ed i maggiordomi italioti come Amato, Ciampi, Draghi, Prodi eccetera eccetera, le rapine di risorse italiane sono state “legalizzate”, per modo di dire (sic!)».

Per leggere l'articolo completo clicca qui www.informarexresistere.fr

venerdì 3 maggio 2013

Soldi privati ai partiti, le cifre: dai 100mila euro di Bondi ai 700mila di Mrs Buitoni


I soldi del "super tagliatore", quelli del patron di Brembo Bombassei, degli imprenditori e dei palazzinari. Ecco da dove viene e dove va il fiume di denaro che ha sostenuto i partiti alle ultime elezioni (per continuare a leggere clicca qui sotto)


Soldi privati ai partiti, le cifre: dai 100mila euro di Bondi ai 700mila di Mrs Buitoni - Il Fatto Quotidiano

giovedì 25 aprile 2013

Petrolio nel Sannio: I sindaci del Fortore e Alto Tammaro si rivolgono al difensore civico regionale


Nuova azione dei sindaci del Fortore e dell'Alto Tammaro aderenti al Protocollo d'Intenti, che già attivamente si è rivolto al Capo dello Stato per la tutela dei propri territori per quanto riguarda le ricerche di idrocarburi: "Questa volta - si legge nel comunicato - il Protocollo d'Intenti ha deciso di rivolgersi al neo eletto Difensore Civico della Regione Campania, interessandolo della delicata questione delle indagini preliminari alle trivellazioni nei Comuni da loro rappresentati. (Per continuare a leggere clicca qui sotto)


Petrolio nel Sannio: I sindaci del Fortore e Alto Tammaro si rivolgono al Difensore Civico regionale - ilQuaderno.it