Forti emozioni per la folta platea che domenica 29 settembre ha seguito, presso la Sala Consiliare del comune di Baselice, ‘Le Musiche nei Teatri di Alfonso Mascia’. L’evento, organizzato dal comune di Baselice con il patrocinio della Comunità Montana del Fortore, ha sentito la forte riconoscenza del popolo baselicese nei confronti del professore Mascia prematuramente scomparso tre anni fa. Ricorreva proprio l’anniversario di morte domenica e il pubblico si è spesso commosso nel ricordo del caro professore, che tanto ha amato il piccolo paese fortorino, valorizzandolo nella sua semplicità. Una manifestazione importante, in quanto si è presentato un lavoro che ha visto la collaborazione dei musicisti del paese; un cd con 22 brani in lingua baselicese scritti dal professor Alfonso Mascia e musicati da Dionigi Bianco, Eugenio Pareo e Sandro Paolozza.
All’arrangiamento dei brani, la casa discografica ‘Aldroc Studios’ del maestro Aldo Pareo. Un lavoro questo che si va ad aggiungere alle opere teatrali del compianto professore che risaltano il dialetto baselicese. La serata si è aperta proprio con l’esibizione dal vivo di Dionigi Bianco; a questa è seguita la presentazione del cd.
A moderare una giovane laureata di Baselice, Michela Iannella che ha conosciuto Mascia in alcune bibliografie all’università. A preso poi la parola Giuseppe Ferro, vicesindaco di Baselice: “Ringrazio la famiglia Mascia per la sua presenza. Sono passati tre anni dalla scomparsa del professore e oggi lo vogliamo ricordare attraverso questo cd. Un uomo, il professor Mascia, che con il teatro ha saputo mettere in evidenza un’intera epoca che ha vissuto diverse difficoltà, facendo arrivare tutto a noi. Il professore Mascia è un punto di riferimento culturale per la nostra cittadinanza”. Il presidente della Comunità Montana del Fortore, Zaccaria Spina, presente all’evento, ha affermato: “Vi ringrazio per l’invito e sono felice di aver collaborato come Comunità Montana a questo evento.
Nonostante le difficoltà del momento, sono orgoglioso di aver dato un contributo per la realizzazione di questo cd, è un onore per la Comunità Montana”. Ha preso poi la parola il docente Angelo Iampietro, caro amico di Mascia che ne ha stilato una biografia completa. Le opere, la persona, tutto l’amore per il suo paese, questi i punti fondamentali e il ricordo commosso per un uomo di grande umanità. A chiudere l’incontro, Salvatore Brancaccio che non ha trattenuto la grande emozione: “Sono davvero emozionato stasera. Penso a quell’uomo che tanto ha dato alla sua comunità; oggi accanto ai suoi scritti, abbiamo anche le canzoni che lo ricorderanno. Ho fortemente voluto questo lavoro e sono felice della sua realizzazione. Sembra quasi che il professore stasera sia tra di noi. Ho un ricordo personale e bellissimo del professore Alfonso Mascia, e stasera è vivo e presente. Insieme al professore, voglio ricordare anche Michele Maddalena, scomparso anche lui prematuramente, perché è anche grazie a lui se le opere teatrali di Mascia, sono andate in scena negli anni passati”.
Durante la serata vi è stata anche l’interpretazione del Coro San Leonardo Abate di Baselice, con la voce solista di Incoronata Maddalena, di due brani del professore, musicati da Eugenio Pareo. Occhi lucidi tra i presenti che mai dimenticheranno il professore Alfonso Mascia, l’uomo innamorato della semplicità e del dialetto del popolo di Baselice.
Biagina Cece (Ottopagine/Benevento)
giovedì 3 ottobre 2013
mercoledì 2 ottobre 2013
“Le musiche nei teatri di Alfonso Mascia”
Ecco la relazione integrale tenuta del prof Angelo Iampietro a Baselice la sera del 29 settembre 2013 in occasione della presentazione dei cd delle Musiche nei teatri di Alfonso Mascia
Ho accettato con onore e con estremo piacere la proposta che mi hanno rivolto gli amici organizzatori di questo incontro; è, questa, un’occasione per rivivere i tanti momenti di piacevole compagnia, che mi hanno visto vicino alla persona del prof. Alfonso Mascia, cui ero legato da lunga amicizia, da un profondo rispetto e da un infinito senso di stima. Mi permetto di associare a questi sentimenti quelli dei presenti qui convenuti questa sera.
La sua persona, dotata di intelligenza non comune, con l’impegno profuso nelle sue opere, scritte nel nostro dialetto, rappresenta non solo il faro, ma il vero baluardo in difesa della cultura popolare baselicese.
È questa una serata che ci consente di parlare dell’uomo Alfonso e della sua grande creatività, del suo impegno sociale, civile e culturale. È una serata che contiene in sé, tra gli altri, due elementi posti a fondamenta della vita: il dolore e la gioia; il dolore per la persona, di cui parleremo ampiamente e che non è più tra di noi, la gioia perché è stata portata a termine e viene qui presentata la raccolta musicale dei brani inseriti nelle sue opere teatrali, dei quali era fiero e fedele custode. Li canticchiava spesso, forse rievocando le figure ed i ruoli dei personaggi su cui si era incentrata la sua attenzione.
Era una persona all’apparenza scontrosa, riservata, solitaria, assorta nei suoi pensieri, molti dei quali indirizzati alla sua cara vigna, ma per chi lo conosceva era tutt’altro: affabile, cordiale, partecipativo, generoso, di compagnia; era uno che credeva molto nell’amicizia, pronto a spendere una parola positiva per chiunque; era un uomo dal cuore grande e tenero, che soffriva e si emozionava per gli aspetti negativi della nostra società, di fronte ai quali, a volte, faceva capire tutto il suo disappunto: allargava le braccia, per dire, “che possiamo fare!”; era sensibile, colto e creativo.
Il suo nome di letterato è legato al teatro, ma egli non ha scritto solo questo genere: vi è dell’altro, che lo qualifica per l’impegno negli studi di analisi sociale e di lunga e laboriosa ricerca linguistica per conoscere e farci comprendere a fondo gli elementi base del nostro dialetto, del quale ci fornisce con meticolosità non solo la sua struttura morfo-sintattica, ma anche la componente fonetica nella forma più fedele al nostro dialetto; ha reso la scrittura semplice così da favorire una lettura agevole per decodificare facilmente lo scritto e renderlo comprensibile a chiunque.
Egli ha scritto più opere, ma, certamente,quella, che gli ha dato più notorietà, è “Fortore, su il sipario!”; è una raccolta di scritti teatrali, alcuni dei quali sono stati rappresentati a Baselice per l’intero decennio degli anni ’90.
Ebbene, i drammi e le commedie contengono anche canti e musiche, elementi di completamento, di supporto e di coesione che valorizzano la rappresentazione.
Il caro Alfonso era un grande cultore della letteratura, del resto costituiva una parte essenziale della sua vita, avendola egli, come Professore di Lingua e letteratura Italiana e Latina, insegnata nei Licei di Stato.
E certamente, chi ama la letteratura che, in vario modo, si immerge nella vita dell’uomo ed ha lo scopo di far conoscere proprio i tanti aspetti di essa, non può che non coltivare qualche filone di questo ampio e diversificato racconto umano, sia se ha a che fare con il racconto remoto dei fatti (quelli storici), sia se ha a che fare con il suo vissuto.
Il prof. Alfonso Mascia, conoscitore e cultore della letteratura tutta, italiana e straniera, non poteva egli non cimentarsi con un filone ben definito e che egli predilige più di tutti gli altri: “il teatro”.
Come ben sapete, la letteratura comprende una vasta raccolta di opere importanti per la cultura di una nazione, di un popolo, di una comunità, che vanno dalla poesia epica alla poesia in sé sia come momento rappresentativo dello stato interiore dell’uomo, sia come osservazione, dal romanzo verista a quello psicologico, dal racconto giallo al romanzo rosa, dalle favole alle fiabe, dalle novelle al racconto fantascientifico, dai saggi ai pensieri e potrei continuare ancora.
Il Mascia aveva preferito, tra i tanti generi letterari, proprio quello, forse perché con esso poteva presentare, con più vivacità ed attinenza alla realtà, la vita dell’uomo con i suoi difetti, le sue gioie, le sue ansie, le sue passioni, la sua piena umanità, direi tutto il suo vivere.
Ancora studente si era attivato perché in Baselice, presso la vecchia sede della sala parrocchiale, utilizzata anche come sala cinematografica sotto l’attenta e vigile direzione dell’Arciprete Don Carmine Iarossi, si ritornasse a far teatro.
Il teatro era dentro di lui, era la sua passione, infatti, si cimenta, da regista, in rappresentazioni come “Danari di sangue” e il “Gondoliere della morte” alla fine degli anni Cinquanta; e poi negli anni Settanta in opere shakespeareane, come “ Macbeth” e “Amleto” rappresentate a Baselice con un soddisfacente livello di recitazione e quindi, di successo, coinvolgendo tanti adolescenti e giovani baselicesi, alcuni dei quali hanno recitato per decenni, rinvigorendo una tradizione, che, quando entra a far parte del “modus vivendi” è difficile che tramonti.
Per Baselice il teatro ha rappresentato molto, forse, molto di più di una tradizione: si pensi al teatro Petruccelli, ubicato in piazza Umberto e demolito agli inizi degli anni Sessanta.
Come docente propose rappresentazioni teatrali di ampio respiro culturale e sociale nel Liceo Scientifico di S. Bartolomeo con lavori di Eduardo de Filippo e di Roberto Bracco.
La sua opera continuò nel Liceo Classico di S. Marco dei Cavoti, dove furono proposte alcune delle sue opere.
Come si può ben notare, per Alfonso, il teatro era uno degli elementi di vita reale, importante per far acquisire conoscenze, per non far dimenticare il passato, per non interrompere quel legame che tiene uniti, in una comunità, il vecchio con il nuovo, ciò che è notorio con ciò che non lo è, allo stesso modo di un albero del quale, quando si osserva la chioma, bisognerebbe anche pensare all’estensione in profondità delle radici che consentono alla pianta di vegetare e crescere.
Ebbene, per noi Baselicesi, Alfonso, con tutti gli scritti teatrali lasciatici, ma non solo, in gran parte drammi e commedie, ha voluto che questo legame con il passato non si interrompesse, proprio perché in ognuno di noi ci fosse una memoria storica, elemento continuativo di civiltà e di cultura popolare di una comunità;
ha voluto che noi ricordassimo, tramite la sua penna, come egli percepiva il nostro vissuto, attento a comprenderne anche i più lievi cambiamenti, perché era ben cosciente che ci stavamo allontanando dal passato e che si inseguivano nuovi standard di modelli di vita.
Egli, però, non è nostalgico del passato, anche perché la vita del baselicese è stata vita magra, di sacrificio e di rinunce; a volte è stata vita di sofferenza, perché in larghe fasce della popolazione mancava l’essenziale, pur tuttavia, in essa, coglie l’aspetto umano e solidale, che in quella comunità non era venuta mai meno. Nelle sue opere vi è, quindi, sempre un elemento partecipativo di comunione di persone, che coinvolge l’intera comunità o parte di essa, unita anche da vincoli di sangue, in cui non esiste il singolo come individuo, che, da solo, deve affrontare situazioni difficili, perché ha intorno a sé altri, che lo aiutano, lo incoraggiano, lo sostengono. Nella nostra comunità, nel passato, l’uomo non è stato mai solo e non ha conosciuto la solitudine; anche la povertà veniva divisa in parti uguali, senza che nessuno la nascondesse.
Non si sentiva la solitudine per ciò che mancava o era troppo poco. Del resto, la ricchezza stava in quel mondo in cui i vecchi non erano mai soli, dove i bimbi avevano l’affetto e le cure che meritavano, dati senza alcuna parsimonia maggiormente dai nonni. Era, per lui, questa la forza di quel mondo trascorso che egli ha voluto rappresentare, perché era cosciente che il mondo moderno, tra tutti i vantaggi che presenta, è deficitario, spesso, dell’elemento comunitario, che lascia l’uomo solo al suo destino; è questo un elemento poco umano e poco costruttivo della nostra vita contemporanea.
Questi elementi di vita sociale ed umana li troviamo anche in “ Così si pensa e si dice”, opera pubblicata nel 2005, nella quale raccoglie per temi, motti, arguzie e filastrocche, riguardanti il nostro vissuto, sempre nel vernacolo baselicese, che, consente, come egli dice nella prefazione: - …un viaggio affascinante nella storia e conserva vivacità e freschezza -.
L’opera più conosciuta è, senz’altro, “Fortore, su il sipario!”; è la pubblicazione che troviamo in quasi tutte le case; essa è una raccolta teatrale che comprende i drammi sociali, i drammi storico-culturali e le commedie. E’ un’opera che, di tanto in tanto, va letta, perché in essa c’è parte della nostra vita e, oltretutto, quella dei nostri antenati. Non per niente poc’anzi parlavo di “memoria storica”, cioè quel ricordo che non può essere dimenticato, mi si scusi per il gioco di parole, ma è proprio così; infatti se la nostra società difetta, a volte, di ciò che un tempo si diceva “buon senso”, è perché non si ha completa consapevolezza del “ricordo del passato”, elemento di continuità pur nella modernità.
Un popolo senza memoria storica non va molto lontano, perché la sua vita è legata al contingente e, spesso, all’effimero; sono state tagliate le sue radici, cioè la sua storia: ciò che potrei definire “albero della memoria”. L’identità di una popolazione sta proprio nella sua cultura se si è consolidata attraverso le sue radici storiche che hanno fondamento e punti di riferimento nel passato . (Attenzione, quando parlo di cultura mi riferisco a tutto ciò che egli quotidianamente fa e lo trasmette con orgoglio: relazioni sociali, rispetto delle norme e delle consuetudini, comportamenti condivisi e che ci vengono dagli antenati, uso della parola, continuazione nella preparazione dei piatti tipici, avere pieno rispetto degli altri, godere di buon nome nella comunità, essere solidali e partecipativi, vivere con senso religioso).
Alfonso Mascia ci ha lasciato con i suoi scritti in vernacolo un grande patrimonio di arte letteraria, una ricchezza culturale, di cui dobbiamo essere fieri, perché sono poche le comunità che hanno avuto la fortuna (ed è proprio il caso di dirlo) di conservare e custodire il nostro modo di vivere ( usi, costumi, tradizioni, storia, folklore), per iscritto , in cui, le forme comunicative e gli elementi linguistici sono ben codificati, quindi, quel mondo rappresentativo di quella vasta cultura popolare che non vedrà mai la fine.
Lo scritto è eterno!. Se così non fosse stato, avremmo avuto il racconto orale del nostro passato, ma, come si sa, questo, più prima che dopo, si perde sotto l’incalzare delle nuove epoche e dei nuovi linguaggi, che fanno da padrone su quel mondo per loro obsoleto.
Accennando ai linguaggi, mi corre l’obbligo di ricordare, tra le altre, una grande e unica opera, dal valore culturale inestimabile, di ricerca linguistica “Il dialetto baselicese, dizionario, grammatica, appendici”, pubblicato nel 2001. È questa un’opera che lo ha visto impegnato, con un lavoro di ricerca capillare e pazienza certosina per circa due decenni e mi risulta che stesse ancora lavorando sul testo, per arricchirlo con lemmi che, da linguista temperato, sottoponeva ai suoi studi quotidiani. E’ un’opera completa perché riporta correttamente l’esatta traduzione in lingua italiana del corrispondente vocabolo in vernacolo, la sua grammatica, le varie forme linguistiche, le espressioni tipiche, l’etimologia del vocabolo. Un lavoro veramente grande e vantaggioso per la cultura della nostra popolazione.
Grazie prof. Mascia di questo dono unico che hai voluto che noi conservassimo gelosamente. Comunità così piccole non posseggono questi tesori!. Pur tuttavia, il vocabolario fu pubblicato a sue spese, pressato dagli amici che tanto tenevano ad averlo. Dico questo in quanto Baselice, pur avendo avuto persone che tanto si sono prodigate perché il suo buon nome, tramite gli scritti e le pubblicazioni, andasse oltre i confini, esse, non sempre, hanno ricevuto il necessario pubblico sostegno e, quindi, una maggiore facilitazione nella divulgazione. Ma, come si vede, quando è forte la volontà che tutto non resti nel cassetto, prima o poi, si apre qualche porta che dà l’aiuto necessario alla sua divulgazione, come nella seconda pubblicazione di “Fortore, su il sipario!”, del maggio 2009, fortemente voluta dal compianto amico Consigliere Provinciale Michele Maddalena, impegnato in prima persona per la sua stampa, con il sostegno economico a completo carico dell’Amministrazione Provinciale di Benevento.
Grazie Michele per l’impegno profuso per la realizzazione dell’opera, della quale sei stato sostenitore, promotore e fortemente convinto della sua necessaria pubblicazione, resa più completa con l’aggiunta di alcuni drammi e commedie, che riportano tutti la traduzione in lingua italiana, mancando nell’omonima precedente del 1989.
Grazie per il contributo culturale dato, allorquando, tu sei stato promotore e regista nella rappresentazione di alcuni drammi, che, puntualmente, venivano presentati al pubblico nel salone delle Scuole Elementari, durante le festività natalizie per oltre un decennio.
La tua improvvisa dipartita, la cui mancanza l’avvertiamo ogni giorno, ci ha privati dell’opera che stiamo qui stasera a presentare: ”Le musiche nei teatri di Alfonso Mascia”, che avrebbero dovuto completare la pubblicazione di “Fortore, su il sipario!” del Maggio 2009; è essa una raccolta in tre volumi, contenuti in un cofanetto pregevole ed elegante, dono fatto ai Baselicesi che ne hanno fatto richiesta.
I brani musicali, le cui musiche sono di giovani musicisti, tutti baselicesi, che, degnamente, hanno messo a disposizione della cultura teatrale, con impegno, perseveranza ed intelligenza, tutto il loro talento, da oggi sono un patrimonio comune; sono brani di alto valore artistico per la sensibilità che essi trasmettono, per l’adeguamento al testo ed al contesto in cui si svolgono le vicende, per le emozioni che essi creano nell’ascoltatore, dando al contesto rappresentativo un alone magico di suggestione e di trasporto musicale. I loro nomi necessitano di essere ricordati anche ad un pubblico giovane, che non ancora ha avuto la fortuna di vivere la magia e l’emozione del teatro del prof. Mascia, al completamento del quale, elemento caratterizzante era ed è il trasporto del “ canto di Orfeo”, come si diceva nell’antichità, allorquando si indicava la dolcezza e l’incanto totale del canto e del suono, sostegno ed accompagnatore, in simbiosi con la recitazione.
I loro nomi sono: Dionigio Bianco, Sandro Paolozza, Eugenio Pareo. Se mi è sfuggito qualcuno di essi, non lo si è fatta a posta e me ne scuso.
Non molti giorni fa, l’ incontro con uno di questi musicisti mi ha profondamente emozionato, allorquando, parlando delle canzoni e delle musiche che fanno da sottofondo musicale e che accompagnano per intero il teatro di Alfonso, egli mi riferiva, con un trasporto coinvolgente di spiritualità, di unità d’intenti e di umanità, l’elemento creativo delle musiche, le tecniche adoperate e il contributo che Lui (Alfonso), tante volte, dava per la ricerca del ritmo e dell’armonia musicale, perché si accordassero sublimemente con il testo poetico da lui scritto.
Come si sa, quando si compone una canzone vi è prima il testo poetico e, poi, su di esso si creano l’armonia e il ritmo musicale, che contribuiscono alla sua intensità emozionale. Come si può ben notare, in questo contesto, l’elemento musicale ed il canto sono parti integranti e di primaria importanza per la riuscita e l’apprezzamento dell’opera teatrale. Posso ben affermare che il teatro del Mascia è un’opera completa, dove, parola, musica, canto, azione scenica, fatti, situazioni, racconti e ruolo dei personaggi si integrano in modo tale, che, ognuno di questi diventa un elemento indispensabile per l’amalgamo, l’equilibrio e l’armonia dell’opera.
Nel cinema vi è la colonna sonora, che accompagna il filmato, la cui intensità, in rapporto alle visioni sceniche, trasmette non solo emozione, ma è parte attiva per una maggiore partecipazione ed un preciso intento di coinvolgimento del pubblico presente.
I canti e le musiche, che sono parte integrante dell’opera teatrale del Mascia, danno allo spettatore, tramite la rappresentazione, una forte intensità emotiva; egli è coinvolto e partecipe nel seguire l’azione scenica; ne sente il trasporto, anche perché si parla la sua lingua (il dialetto baselicese) e si ripropone il “modus vivendi” che è appartenuto ai padri o che gli appartiene ancora direttamente, perché ricco di valori di vita che, per fortuna, non vanno mai in disuso o dismessi, come vecchi abiti o come le mode.
I brani musicali ed i canti, contenuti in questi due CD sono 22; essi sono stati registrati da “Aldroc studio Baselice” del maestro Aldo Pareo, che ne ha curato anche gli arrangiamenti; hanno collaborato, infine, per la completezza dell’opera: il Coro S. Leonardo Abate dell’omonima Parrocchia, Antonio del Vecchio, Michele del Vecchio, Incoronata Maddalena e Lorenza Cece.
A tutti coloro che hanno avuto parte attiva, per il contributo artistico offerto, perché la realizzazione di queste splendide musiche e canti contenuti nei due CD musicali che, questa sera vengono presentati al pubblico e che molti di noi, da tempo, auspicavano che fossero realizzati, va un sincero apprezzamento e ringraziamento, proprio perché si è offerto, tramite essi, un ulteriore contributo culturale a tutta la nostra comunità baselicese, facendo sì che il suo sapere musicale non fosse andato per sempre perduto. È esso un patrimonio, che non solo ci arricchisce, ma ci identifica, ci caratterizza e ci rende orgogliosi della nostra appartenenza.
I canti e le musiche, inoltre, sono la testimonianza viva dell’impegno di due persone che, pur nella diversità dei ruoli, molto si sono attivati per la cultura baselicese e che tanto ci mancano.
In ultimo, non posso non rivolgere una parola di apprezzamento, di stima e di ringraziamento per la persona del Sindaco dott. Domenico Canonico, della Sua Giunta, dei Consiglieri dell’Amministrazione Comunale di Baselice per aver dato, in concreto, forza e sostegno nello sponsorizzare, insieme alla Comunità Montana del Fortore,con la presenza del presidente dott. Zaccaria Spina, questo incontro, che ha, del resto, una valenza culturale di tutto rispetto. Infine, non voglio tralasciare i meriti per le persone, tra queste l’assessore Salvatore Brancaccio in primis, che hanno fortemente voluto e si sono tanto attivate per la riuscita di questo incontro, che meritava di essere vissuto intensamente, per dare il giusto riconoscimento ad un uomo che tanto ha dato alla nostra comunità, anche se ci ha visti, in alcuni momenti, fortemente emozionati. Del resto non poteva che essere così!.
Si ricorda per non dimenticare, perché tutto il passato ci appartiene e, quando non si vuole dimenticare, è anche naturale che nel ricordo gli occhi possano luccicare.
Grazie amico Alfonso per l’ampio patrimonio di scritti che ci hai lasciato; essi saranno sempre ben accolti in ogni tempo; sono e saranno la testimonianza del tuo impegno civile, di uomo colto e umano, di professionista rigoroso e virtuoso, che resteranno e resisteranno, ancor più di un monumento di marmo, nella nostra e nella futura memoria a testimonianza di quel mondo che hai voluto rappresentare col tuo forte senso di appartenenza; quel mondo che era la base del tuo vissuto e ne rappresenta il nostro per continuità di valori, di impegno civile e di difesa della nostra cultura. Lunga memoria ai vivi, nel ricordo perenne di tutti coloro che hanno contribuito con gli scritti e con l’arte ad innalzare il livello culturale ed il buon nome di Baselice. La buona cultura non conosce limiti di spazio e non è mai contenuta nel tempo, perché essa ha in sé il carattere di universalità e di eternità.
In conclusione, mi sia consentito di salutare pubblicamente la famiglia del caro Alfonso, alla quale sono legato, da tanti decenni, da vincoli di profonda amicizia .
Ringrazio, infine, gli intervenuti per l’attenzione e la pazienza mostrate nel seguire il mio intervento.
Buonasera a tutti!.
Baselice, 29 Settembre 2013
Ho accettato con onore e con estremo piacere la proposta che mi hanno rivolto gli amici organizzatori di questo incontro; è, questa, un’occasione per rivivere i tanti momenti di piacevole compagnia, che mi hanno visto vicino alla persona del prof. Alfonso Mascia, cui ero legato da lunga amicizia, da un profondo rispetto e da un infinito senso di stima. Mi permetto di associare a questi sentimenti quelli dei presenti qui convenuti questa sera.
La sua persona, dotata di intelligenza non comune, con l’impegno profuso nelle sue opere, scritte nel nostro dialetto, rappresenta non solo il faro, ma il vero baluardo in difesa della cultura popolare baselicese.
È questa una serata che ci consente di parlare dell’uomo Alfonso e della sua grande creatività, del suo impegno sociale, civile e culturale. È una serata che contiene in sé, tra gli altri, due elementi posti a fondamenta della vita: il dolore e la gioia; il dolore per la persona, di cui parleremo ampiamente e che non è più tra di noi, la gioia perché è stata portata a termine e viene qui presentata la raccolta musicale dei brani inseriti nelle sue opere teatrali, dei quali era fiero e fedele custode. Li canticchiava spesso, forse rievocando le figure ed i ruoli dei personaggi su cui si era incentrata la sua attenzione.
Era una persona all’apparenza scontrosa, riservata, solitaria, assorta nei suoi pensieri, molti dei quali indirizzati alla sua cara vigna, ma per chi lo conosceva era tutt’altro: affabile, cordiale, partecipativo, generoso, di compagnia; era uno che credeva molto nell’amicizia, pronto a spendere una parola positiva per chiunque; era un uomo dal cuore grande e tenero, che soffriva e si emozionava per gli aspetti negativi della nostra società, di fronte ai quali, a volte, faceva capire tutto il suo disappunto: allargava le braccia, per dire, “che possiamo fare!”; era sensibile, colto e creativo.
Il suo nome di letterato è legato al teatro, ma egli non ha scritto solo questo genere: vi è dell’altro, che lo qualifica per l’impegno negli studi di analisi sociale e di lunga e laboriosa ricerca linguistica per conoscere e farci comprendere a fondo gli elementi base del nostro dialetto, del quale ci fornisce con meticolosità non solo la sua struttura morfo-sintattica, ma anche la componente fonetica nella forma più fedele al nostro dialetto; ha reso la scrittura semplice così da favorire una lettura agevole per decodificare facilmente lo scritto e renderlo comprensibile a chiunque.
Egli ha scritto più opere, ma, certamente,quella, che gli ha dato più notorietà, è “Fortore, su il sipario!”; è una raccolta di scritti teatrali, alcuni dei quali sono stati rappresentati a Baselice per l’intero decennio degli anni ’90.
Ebbene, i drammi e le commedie contengono anche canti e musiche, elementi di completamento, di supporto e di coesione che valorizzano la rappresentazione.
Il caro Alfonso era un grande cultore della letteratura, del resto costituiva una parte essenziale della sua vita, avendola egli, come Professore di Lingua e letteratura Italiana e Latina, insegnata nei Licei di Stato.
E certamente, chi ama la letteratura che, in vario modo, si immerge nella vita dell’uomo ed ha lo scopo di far conoscere proprio i tanti aspetti di essa, non può che non coltivare qualche filone di questo ampio e diversificato racconto umano, sia se ha a che fare con il racconto remoto dei fatti (quelli storici), sia se ha a che fare con il suo vissuto.
Il prof. Alfonso Mascia, conoscitore e cultore della letteratura tutta, italiana e straniera, non poteva egli non cimentarsi con un filone ben definito e che egli predilige più di tutti gli altri: “il teatro”.
Come ben sapete, la letteratura comprende una vasta raccolta di opere importanti per la cultura di una nazione, di un popolo, di una comunità, che vanno dalla poesia epica alla poesia in sé sia come momento rappresentativo dello stato interiore dell’uomo, sia come osservazione, dal romanzo verista a quello psicologico, dal racconto giallo al romanzo rosa, dalle favole alle fiabe, dalle novelle al racconto fantascientifico, dai saggi ai pensieri e potrei continuare ancora.
Il Mascia aveva preferito, tra i tanti generi letterari, proprio quello, forse perché con esso poteva presentare, con più vivacità ed attinenza alla realtà, la vita dell’uomo con i suoi difetti, le sue gioie, le sue ansie, le sue passioni, la sua piena umanità, direi tutto il suo vivere.
Ancora studente si era attivato perché in Baselice, presso la vecchia sede della sala parrocchiale, utilizzata anche come sala cinematografica sotto l’attenta e vigile direzione dell’Arciprete Don Carmine Iarossi, si ritornasse a far teatro.
Il teatro era dentro di lui, era la sua passione, infatti, si cimenta, da regista, in rappresentazioni come “Danari di sangue” e il “Gondoliere della morte” alla fine degli anni Cinquanta; e poi negli anni Settanta in opere shakespeareane, come “ Macbeth” e “Amleto” rappresentate a Baselice con un soddisfacente livello di recitazione e quindi, di successo, coinvolgendo tanti adolescenti e giovani baselicesi, alcuni dei quali hanno recitato per decenni, rinvigorendo una tradizione, che, quando entra a far parte del “modus vivendi” è difficile che tramonti.
Per Baselice il teatro ha rappresentato molto, forse, molto di più di una tradizione: si pensi al teatro Petruccelli, ubicato in piazza Umberto e demolito agli inizi degli anni Sessanta.
Come docente propose rappresentazioni teatrali di ampio respiro culturale e sociale nel Liceo Scientifico di S. Bartolomeo con lavori di Eduardo de Filippo e di Roberto Bracco.
La sua opera continuò nel Liceo Classico di S. Marco dei Cavoti, dove furono proposte alcune delle sue opere.
Come si può ben notare, per Alfonso, il teatro era uno degli elementi di vita reale, importante per far acquisire conoscenze, per non far dimenticare il passato, per non interrompere quel legame che tiene uniti, in una comunità, il vecchio con il nuovo, ciò che è notorio con ciò che non lo è, allo stesso modo di un albero del quale, quando si osserva la chioma, bisognerebbe anche pensare all’estensione in profondità delle radici che consentono alla pianta di vegetare e crescere.
Ebbene, per noi Baselicesi, Alfonso, con tutti gli scritti teatrali lasciatici, ma non solo, in gran parte drammi e commedie, ha voluto che questo legame con il passato non si interrompesse, proprio perché in ognuno di noi ci fosse una memoria storica, elemento continuativo di civiltà e di cultura popolare di una comunità;
ha voluto che noi ricordassimo, tramite la sua penna, come egli percepiva il nostro vissuto, attento a comprenderne anche i più lievi cambiamenti, perché era ben cosciente che ci stavamo allontanando dal passato e che si inseguivano nuovi standard di modelli di vita.
Egli, però, non è nostalgico del passato, anche perché la vita del baselicese è stata vita magra, di sacrificio e di rinunce; a volte è stata vita di sofferenza, perché in larghe fasce della popolazione mancava l’essenziale, pur tuttavia, in essa, coglie l’aspetto umano e solidale, che in quella comunità non era venuta mai meno. Nelle sue opere vi è, quindi, sempre un elemento partecipativo di comunione di persone, che coinvolge l’intera comunità o parte di essa, unita anche da vincoli di sangue, in cui non esiste il singolo come individuo, che, da solo, deve affrontare situazioni difficili, perché ha intorno a sé altri, che lo aiutano, lo incoraggiano, lo sostengono. Nella nostra comunità, nel passato, l’uomo non è stato mai solo e non ha conosciuto la solitudine; anche la povertà veniva divisa in parti uguali, senza che nessuno la nascondesse.
Non si sentiva la solitudine per ciò che mancava o era troppo poco. Del resto, la ricchezza stava in quel mondo in cui i vecchi non erano mai soli, dove i bimbi avevano l’affetto e le cure che meritavano, dati senza alcuna parsimonia maggiormente dai nonni. Era, per lui, questa la forza di quel mondo trascorso che egli ha voluto rappresentare, perché era cosciente che il mondo moderno, tra tutti i vantaggi che presenta, è deficitario, spesso, dell’elemento comunitario, che lascia l’uomo solo al suo destino; è questo un elemento poco umano e poco costruttivo della nostra vita contemporanea.
Questi elementi di vita sociale ed umana li troviamo anche in “ Così si pensa e si dice”, opera pubblicata nel 2005, nella quale raccoglie per temi, motti, arguzie e filastrocche, riguardanti il nostro vissuto, sempre nel vernacolo baselicese, che, consente, come egli dice nella prefazione: - …un viaggio affascinante nella storia e conserva vivacità e freschezza -.
L’opera più conosciuta è, senz’altro, “Fortore, su il sipario!”; è la pubblicazione che troviamo in quasi tutte le case; essa è una raccolta teatrale che comprende i drammi sociali, i drammi storico-culturali e le commedie. E’ un’opera che, di tanto in tanto, va letta, perché in essa c’è parte della nostra vita e, oltretutto, quella dei nostri antenati. Non per niente poc’anzi parlavo di “memoria storica”, cioè quel ricordo che non può essere dimenticato, mi si scusi per il gioco di parole, ma è proprio così; infatti se la nostra società difetta, a volte, di ciò che un tempo si diceva “buon senso”, è perché non si ha completa consapevolezza del “ricordo del passato”, elemento di continuità pur nella modernità.
Un popolo senza memoria storica non va molto lontano, perché la sua vita è legata al contingente e, spesso, all’effimero; sono state tagliate le sue radici, cioè la sua storia: ciò che potrei definire “albero della memoria”. L’identità di una popolazione sta proprio nella sua cultura se si è consolidata attraverso le sue radici storiche che hanno fondamento e punti di riferimento nel passato . (Attenzione, quando parlo di cultura mi riferisco a tutto ciò che egli quotidianamente fa e lo trasmette con orgoglio: relazioni sociali, rispetto delle norme e delle consuetudini, comportamenti condivisi e che ci vengono dagli antenati, uso della parola, continuazione nella preparazione dei piatti tipici, avere pieno rispetto degli altri, godere di buon nome nella comunità, essere solidali e partecipativi, vivere con senso religioso).
Alfonso Mascia ci ha lasciato con i suoi scritti in vernacolo un grande patrimonio di arte letteraria, una ricchezza culturale, di cui dobbiamo essere fieri, perché sono poche le comunità che hanno avuto la fortuna (ed è proprio il caso di dirlo) di conservare e custodire il nostro modo di vivere ( usi, costumi, tradizioni, storia, folklore), per iscritto , in cui, le forme comunicative e gli elementi linguistici sono ben codificati, quindi, quel mondo rappresentativo di quella vasta cultura popolare che non vedrà mai la fine.
Lo scritto è eterno!. Se così non fosse stato, avremmo avuto il racconto orale del nostro passato, ma, come si sa, questo, più prima che dopo, si perde sotto l’incalzare delle nuove epoche e dei nuovi linguaggi, che fanno da padrone su quel mondo per loro obsoleto.
Accennando ai linguaggi, mi corre l’obbligo di ricordare, tra le altre, una grande e unica opera, dal valore culturale inestimabile, di ricerca linguistica “Il dialetto baselicese, dizionario, grammatica, appendici”, pubblicato nel 2001. È questa un’opera che lo ha visto impegnato, con un lavoro di ricerca capillare e pazienza certosina per circa due decenni e mi risulta che stesse ancora lavorando sul testo, per arricchirlo con lemmi che, da linguista temperato, sottoponeva ai suoi studi quotidiani. E’ un’opera completa perché riporta correttamente l’esatta traduzione in lingua italiana del corrispondente vocabolo in vernacolo, la sua grammatica, le varie forme linguistiche, le espressioni tipiche, l’etimologia del vocabolo. Un lavoro veramente grande e vantaggioso per la cultura della nostra popolazione.
Grazie prof. Mascia di questo dono unico che hai voluto che noi conservassimo gelosamente. Comunità così piccole non posseggono questi tesori!. Pur tuttavia, il vocabolario fu pubblicato a sue spese, pressato dagli amici che tanto tenevano ad averlo. Dico questo in quanto Baselice, pur avendo avuto persone che tanto si sono prodigate perché il suo buon nome, tramite gli scritti e le pubblicazioni, andasse oltre i confini, esse, non sempre, hanno ricevuto il necessario pubblico sostegno e, quindi, una maggiore facilitazione nella divulgazione. Ma, come si vede, quando è forte la volontà che tutto non resti nel cassetto, prima o poi, si apre qualche porta che dà l’aiuto necessario alla sua divulgazione, come nella seconda pubblicazione di “Fortore, su il sipario!”, del maggio 2009, fortemente voluta dal compianto amico Consigliere Provinciale Michele Maddalena, impegnato in prima persona per la sua stampa, con il sostegno economico a completo carico dell’Amministrazione Provinciale di Benevento.
Grazie Michele per l’impegno profuso per la realizzazione dell’opera, della quale sei stato sostenitore, promotore e fortemente convinto della sua necessaria pubblicazione, resa più completa con l’aggiunta di alcuni drammi e commedie, che riportano tutti la traduzione in lingua italiana, mancando nell’omonima precedente del 1989.
Grazie per il contributo culturale dato, allorquando, tu sei stato promotore e regista nella rappresentazione di alcuni drammi, che, puntualmente, venivano presentati al pubblico nel salone delle Scuole Elementari, durante le festività natalizie per oltre un decennio.
La tua improvvisa dipartita, la cui mancanza l’avvertiamo ogni giorno, ci ha privati dell’opera che stiamo qui stasera a presentare: ”Le musiche nei teatri di Alfonso Mascia”, che avrebbero dovuto completare la pubblicazione di “Fortore, su il sipario!” del Maggio 2009; è essa una raccolta in tre volumi, contenuti in un cofanetto pregevole ed elegante, dono fatto ai Baselicesi che ne hanno fatto richiesta.
I brani musicali, le cui musiche sono di giovani musicisti, tutti baselicesi, che, degnamente, hanno messo a disposizione della cultura teatrale, con impegno, perseveranza ed intelligenza, tutto il loro talento, da oggi sono un patrimonio comune; sono brani di alto valore artistico per la sensibilità che essi trasmettono, per l’adeguamento al testo ed al contesto in cui si svolgono le vicende, per le emozioni che essi creano nell’ascoltatore, dando al contesto rappresentativo un alone magico di suggestione e di trasporto musicale. I loro nomi necessitano di essere ricordati anche ad un pubblico giovane, che non ancora ha avuto la fortuna di vivere la magia e l’emozione del teatro del prof. Mascia, al completamento del quale, elemento caratterizzante era ed è il trasporto del “ canto di Orfeo”, come si diceva nell’antichità, allorquando si indicava la dolcezza e l’incanto totale del canto e del suono, sostegno ed accompagnatore, in simbiosi con la recitazione.
I loro nomi sono: Dionigio Bianco, Sandro Paolozza, Eugenio Pareo. Se mi è sfuggito qualcuno di essi, non lo si è fatta a posta e me ne scuso.
Non molti giorni fa, l’ incontro con uno di questi musicisti mi ha profondamente emozionato, allorquando, parlando delle canzoni e delle musiche che fanno da sottofondo musicale e che accompagnano per intero il teatro di Alfonso, egli mi riferiva, con un trasporto coinvolgente di spiritualità, di unità d’intenti e di umanità, l’elemento creativo delle musiche, le tecniche adoperate e il contributo che Lui (Alfonso), tante volte, dava per la ricerca del ritmo e dell’armonia musicale, perché si accordassero sublimemente con il testo poetico da lui scritto.
Come si sa, quando si compone una canzone vi è prima il testo poetico e, poi, su di esso si creano l’armonia e il ritmo musicale, che contribuiscono alla sua intensità emozionale. Come si può ben notare, in questo contesto, l’elemento musicale ed il canto sono parti integranti e di primaria importanza per la riuscita e l’apprezzamento dell’opera teatrale. Posso ben affermare che il teatro del Mascia è un’opera completa, dove, parola, musica, canto, azione scenica, fatti, situazioni, racconti e ruolo dei personaggi si integrano in modo tale, che, ognuno di questi diventa un elemento indispensabile per l’amalgamo, l’equilibrio e l’armonia dell’opera.
Nel cinema vi è la colonna sonora, che accompagna il filmato, la cui intensità, in rapporto alle visioni sceniche, trasmette non solo emozione, ma è parte attiva per una maggiore partecipazione ed un preciso intento di coinvolgimento del pubblico presente.
I canti e le musiche, che sono parte integrante dell’opera teatrale del Mascia, danno allo spettatore, tramite la rappresentazione, una forte intensità emotiva; egli è coinvolto e partecipe nel seguire l’azione scenica; ne sente il trasporto, anche perché si parla la sua lingua (il dialetto baselicese) e si ripropone il “modus vivendi” che è appartenuto ai padri o che gli appartiene ancora direttamente, perché ricco di valori di vita che, per fortuna, non vanno mai in disuso o dismessi, come vecchi abiti o come le mode.
I brani musicali ed i canti, contenuti in questi due CD sono 22; essi sono stati registrati da “Aldroc studio Baselice” del maestro Aldo Pareo, che ne ha curato anche gli arrangiamenti; hanno collaborato, infine, per la completezza dell’opera: il Coro S. Leonardo Abate dell’omonima Parrocchia, Antonio del Vecchio, Michele del Vecchio, Incoronata Maddalena e Lorenza Cece.
A tutti coloro che hanno avuto parte attiva, per il contributo artistico offerto, perché la realizzazione di queste splendide musiche e canti contenuti nei due CD musicali che, questa sera vengono presentati al pubblico e che molti di noi, da tempo, auspicavano che fossero realizzati, va un sincero apprezzamento e ringraziamento, proprio perché si è offerto, tramite essi, un ulteriore contributo culturale a tutta la nostra comunità baselicese, facendo sì che il suo sapere musicale non fosse andato per sempre perduto. È esso un patrimonio, che non solo ci arricchisce, ma ci identifica, ci caratterizza e ci rende orgogliosi della nostra appartenenza.
I canti e le musiche, inoltre, sono la testimonianza viva dell’impegno di due persone che, pur nella diversità dei ruoli, molto si sono attivati per la cultura baselicese e che tanto ci mancano.
In ultimo, non posso non rivolgere una parola di apprezzamento, di stima e di ringraziamento per la persona del Sindaco dott. Domenico Canonico, della Sua Giunta, dei Consiglieri dell’Amministrazione Comunale di Baselice per aver dato, in concreto, forza e sostegno nello sponsorizzare, insieme alla Comunità Montana del Fortore,con la presenza del presidente dott. Zaccaria Spina, questo incontro, che ha, del resto, una valenza culturale di tutto rispetto. Infine, non voglio tralasciare i meriti per le persone, tra queste l’assessore Salvatore Brancaccio in primis, che hanno fortemente voluto e si sono tanto attivate per la riuscita di questo incontro, che meritava di essere vissuto intensamente, per dare il giusto riconoscimento ad un uomo che tanto ha dato alla nostra comunità, anche se ci ha visti, in alcuni momenti, fortemente emozionati. Del resto non poteva che essere così!.
Si ricorda per non dimenticare, perché tutto il passato ci appartiene e, quando non si vuole dimenticare, è anche naturale che nel ricordo gli occhi possano luccicare.
Grazie amico Alfonso per l’ampio patrimonio di scritti che ci hai lasciato; essi saranno sempre ben accolti in ogni tempo; sono e saranno la testimonianza del tuo impegno civile, di uomo colto e umano, di professionista rigoroso e virtuoso, che resteranno e resisteranno, ancor più di un monumento di marmo, nella nostra e nella futura memoria a testimonianza di quel mondo che hai voluto rappresentare col tuo forte senso di appartenenza; quel mondo che era la base del tuo vissuto e ne rappresenta il nostro per continuità di valori, di impegno civile e di difesa della nostra cultura. Lunga memoria ai vivi, nel ricordo perenne di tutti coloro che hanno contribuito con gli scritti e con l’arte ad innalzare il livello culturale ed il buon nome di Baselice. La buona cultura non conosce limiti di spazio e non è mai contenuta nel tempo, perché essa ha in sé il carattere di universalità e di eternità.
In conclusione, mi sia consentito di salutare pubblicamente la famiglia del caro Alfonso, alla quale sono legato, da tanti decenni, da vincoli di profonda amicizia .
Ringrazio, infine, gli intervenuti per l’attenzione e la pazienza mostrate nel seguire il mio intervento.
Buonasera a tutti!.
Baselice, 29 Settembre 2013
lunedì 30 settembre 2013
giovedì 26 settembre 2013
Iniziano a bruciare 20 anni di eco ”balle”
L'incendio doloso, che per quattro giorni ha devastato il sito di stoccaggio delle cosiddette ecoballe a Fragneto Monforte, sembra finalmente domato, ma i problemi più pesanti cominciano solo ora. Perché la puzza fortissima di quel rogo dava sì fastidio, ma gli agenti inquinanti, disseminati da una fitta nuvola di fumo per le valli Telesina e Vitulanese e sulla città di Benevento, provocheranno ben altro che fastidio. Paradossalmente, quella coltre di fumo questa volta non ha nascosto la realtà dei fatti, e le fiamme hanno fatto luce su alcune elementari verità sul disastro ambientale provocato in Campania dall''emergenza' rifiuti, che i comitati civici ed i movimenti denunciano da anni. (Per continuare a leggere clicca qui sotto)
Iniziano a bruciare 20 anni di eco”balle”
www.csadepistaggio.org
mercoledì 25 settembre 2013
Baselice, le musiche nei teatri di Alfonso Mascia
Sarà presentato domenica prossima, 29 settembre, il disco con le musiche nei teatri di Alfonso Mascia. Una raccolta, in un doppio Cd musicale, di tutte le canzoni presenti nei lavori in vernacolo del compianto autore, le cui opere sono state già raccolte nel volume "Fortore, su i sipario!".
E così, dopo la raccolta dei testi, ora arriva anche quella in ... musica. Un lavoro nel quale l'Amministrazione comunale di Baselice, con il contributo della Comunità montana del Fortore, ha fortemente creduto, volendo omaggiare il professore Mascia, nel terzo anniversario della sua dipartita.
Grazie al certosino ed importante lavoro di arrangiamento e rivisitazione curato dalla AldRoc (anche della parte grafica), ed al contributo vocale/musicale di Dionigi Bianco, Sandro Paolozza, Eugenio Pareo, Antonio del Vecchio, Michele del Vecchio, Incoronata Maddalena, Lorenza Cece e del coro San Leonardo Abate, i testi dei canti potranno essere riascoltati tutti insieme ed in una veste nuova e di tutto rispetto.
A lanciare l'idea di raccogliere i testi delle canzoni dei teatri in una raccolta fu il consigliere provinciale Michele Maddalena. Quando egli venne a mancare, il progetto - circa due anni fa – venne riproposto da Dionigi Bianco ed Aldo Pareo all'amministrazione comunale nelle persone dell'assessore Salvatore Brancaccio e del consigliere Michele del Vecchio, i quali senza indugio alcuno hanno subito sposato l'iniziativa e fatto sì che l'importante lavoro potesse concretizzarsi.
A presentare il cd, in un convegno pubblico nell'aula consiliare del comune, saranno il prof. Angelo Iampietro - che ne curerà la relazione - i saluti del sindaco di Baselice, Domenco Canonico, e del presidente della Comunità montana Zaccaria Spina, l'intervento di Michela Iannella - che fungerà da moderatore - e Salvatore Brancaccio, nella veste di assessore comunale alla cultura, a cui sono affidate le conclusioni.
Durante il simposio, dove - tra gli altri - sono stati invitati i docenti e gli alunni del liceo classico Livatino di San Marco dei Cavoti (dove il prof. Mascia ha per svariati anni insegnato) e del liceo scientifico E. Medi di San Bartolomeo in Galdo, sarà possibile ascoltare un assaggio di alcuni brani dal vivo contenuti nella raccolta.
E così, dopo la raccolta dei testi, ora arriva anche quella in ... musica. Un lavoro nel quale l'Amministrazione comunale di Baselice, con il contributo della Comunità montana del Fortore, ha fortemente creduto, volendo omaggiare il professore Mascia, nel terzo anniversario della sua dipartita.
Grazie al certosino ed importante lavoro di arrangiamento e rivisitazione curato dalla AldRoc (anche della parte grafica), ed al contributo vocale/musicale di Dionigi Bianco, Sandro Paolozza, Eugenio Pareo, Antonio del Vecchio, Michele del Vecchio, Incoronata Maddalena, Lorenza Cece e del coro San Leonardo Abate, i testi dei canti potranno essere riascoltati tutti insieme ed in una veste nuova e di tutto rispetto.
A lanciare l'idea di raccogliere i testi delle canzoni dei teatri in una raccolta fu il consigliere provinciale Michele Maddalena. Quando egli venne a mancare, il progetto - circa due anni fa – venne riproposto da Dionigi Bianco ed Aldo Pareo all'amministrazione comunale nelle persone dell'assessore Salvatore Brancaccio e del consigliere Michele del Vecchio, i quali senza indugio alcuno hanno subito sposato l'iniziativa e fatto sì che l'importante lavoro potesse concretizzarsi.
A presentare il cd, in un convegno pubblico nell'aula consiliare del comune, saranno il prof. Angelo Iampietro - che ne curerà la relazione - i saluti del sindaco di Baselice, Domenco Canonico, e del presidente della Comunità montana Zaccaria Spina, l'intervento di Michela Iannella - che fungerà da moderatore - e Salvatore Brancaccio, nella veste di assessore comunale alla cultura, a cui sono affidate le conclusioni.
Durante il simposio, dove - tra gli altri - sono stati invitati i docenti e gli alunni del liceo classico Livatino di San Marco dei Cavoti (dove il prof. Mascia ha per svariati anni insegnato) e del liceo scientifico E. Medi di San Bartolomeo in Galdo, sarà possibile ascoltare un assaggio di alcuni brani dal vivo contenuti nella raccolta.
lunedì 23 settembre 2013
«Quaffer», Farisi: «Mi sono sentito a casa»
di Biagina Cece
Un intero paese, Baselice, coinvolto in una splendida avventura dal nome ‘Quaffer’, il film girato proprio nel centro fortorino. Concluse le riprese, abbiamo incontrato il regista, Antonio Farisi, il quale, sempre disponibile, ha risposto alle nostre domande.
Circa un mese trascorso in un piccolo centro della Val Fortore, come si è trovato?
Potrei risponderle che a Baselice mi sono sentito “a casa”, per riassumere con questa formula l’atmosfera che ho respirato giorno per giorno sia per la condizione di familiarità con gli abitanti, che per la tranquillità offerta dal paesaggio. Vorrei aggiungere che a Baselice mi sono trovato nella situazione ideale per chi deve fare un lavoro, come girare un film, che richiede concentrazione tecnica e artistica.
Aveva detto che Baselice si era rivelata location perfetta per il suo film, durante questo tempo si è mai pentito della scelta?
La scelta di realizzare il film a Baselice è stata il punto conclusivo di un lungo percorso in cui avevo già soppesato i pro e i contro di girare in altri piccoli centri della Campania. Quindi, quando ho messo piede per la prima volta a Baselice, avevo già ben chiari quali fossero i parametri a cui doveva rispondere l’ambiente: Baselice li accontentava tutti, era perciò impossibile che potessi pentirmene. Anzi, nel corso delle riprese, è aumentato il mio stupore nell’avvertire come inevitabile l’incontro con il suo “paesaggio umano”.
Cosa l’ha colpita di più del posto e della sua gente?
La vita nella grande città mi ha abituato a vivere il saluto come un gesto formale, il più delle volte un suono vuoto. A Baselice sono tornato a sentire con piacere che, come diceva Zavattini, “buongiorno vuol dire davvero buon giorno!”
Si è affezionato particolarmente a….?
Mi piace camminare lungo via Roma, da Porta Da Capo fino alla Chiesa di San Leonardo. La via si modifica a seconda della luce del sole: certi giorni pare lunghissima, in altri breve. Poi stretta, larga, antica, moderna, affollata, deserta.
Cosa ci può dire del film a oggi?
Che sono contento di averlo girato a Baselice.
Cosa può dirci del suo cast?
Sarà una delle più belle sorprese del film.
Pensa che ritornerà a Baselice?
Occupandomi nei prossimi mesi del montaggio del film, ogni giorno avrò davanti agli occhi immagini vive di Baselice. Sarà come non esser mai andato via.
C’è qualcuno che vuole ringraziare in particolare?
Queste è una delle domande che mettono in crisi un regista. (L’altra è “di cosa parla il suo film?”). La lista è talmente lunga… rischio inevitabilmente di dimenticare qualcuno. In ogni caso, aver avuto il totale supporto dell’Amministrazione comunale di Baselice ha permesso di lavorare e realizzare il film in condizioni ottimali. Abbiamo avuto ospitalità anche dal Comune di Foiano. E la disponibilità del comune di San Bartolomeo in Galdo. I vigili urbani di Baselice hanno facilitato la presenza della nostra troupe in punti delicati della viabilità. La parrocchia di San Leonardo Abate ha abbracciato il nostro progetto con un affetto e una disponibilità commoventi, permettendoci di filmare nella chiesa di San Leonardo e Sant'Antonio. L’associazione teatrale ‘Li Janare’, ha fornito un bel po’ dei suoi bravissimi attori. L’elenco dei miei ringraziamenti andrebbe avanti all'infinito e non può che essere incompleto. La verità è che vorrei avere la possibilità di stringere la mano ad uno ad uno a tutti gli abitanti di Baselice per ringraziarli dell’ospitalità, la disponibilità e la creatività che hanno donato al film. Ma vorrei anche chiedere scusa a tutti per la pazienza, il disturbo e l’inevitabile invadenza che un set cinematografico porta con sé. Grazie.
benevento.ottopagine.net
Un intero paese, Baselice, coinvolto in una splendida avventura dal nome ‘Quaffer’, il film girato proprio nel centro fortorino. Concluse le riprese, abbiamo incontrato il regista, Antonio Farisi, il quale, sempre disponibile, ha risposto alle nostre domande.
Circa un mese trascorso in un piccolo centro della Val Fortore, come si è trovato?
Potrei risponderle che a Baselice mi sono sentito “a casa”, per riassumere con questa formula l’atmosfera che ho respirato giorno per giorno sia per la condizione di familiarità con gli abitanti, che per la tranquillità offerta dal paesaggio. Vorrei aggiungere che a Baselice mi sono trovato nella situazione ideale per chi deve fare un lavoro, come girare un film, che richiede concentrazione tecnica e artistica.
Aveva detto che Baselice si era rivelata location perfetta per il suo film, durante questo tempo si è mai pentito della scelta?
La scelta di realizzare il film a Baselice è stata il punto conclusivo di un lungo percorso in cui avevo già soppesato i pro e i contro di girare in altri piccoli centri della Campania. Quindi, quando ho messo piede per la prima volta a Baselice, avevo già ben chiari quali fossero i parametri a cui doveva rispondere l’ambiente: Baselice li accontentava tutti, era perciò impossibile che potessi pentirmene. Anzi, nel corso delle riprese, è aumentato il mio stupore nell’avvertire come inevitabile l’incontro con il suo “paesaggio umano”.
Cosa l’ha colpita di più del posto e della sua gente?
La vita nella grande città mi ha abituato a vivere il saluto come un gesto formale, il più delle volte un suono vuoto. A Baselice sono tornato a sentire con piacere che, come diceva Zavattini, “buongiorno vuol dire davvero buon giorno!”
Si è affezionato particolarmente a….?
Mi piace camminare lungo via Roma, da Porta Da Capo fino alla Chiesa di San Leonardo. La via si modifica a seconda della luce del sole: certi giorni pare lunghissima, in altri breve. Poi stretta, larga, antica, moderna, affollata, deserta.
Cosa ci può dire del film a oggi?
Che sono contento di averlo girato a Baselice.
Cosa può dirci del suo cast?
Sarà una delle più belle sorprese del film.
Pensa che ritornerà a Baselice?
Occupandomi nei prossimi mesi del montaggio del film, ogni giorno avrò davanti agli occhi immagini vive di Baselice. Sarà come non esser mai andato via.
C’è qualcuno che vuole ringraziare in particolare?
Queste è una delle domande che mettono in crisi un regista. (L’altra è “di cosa parla il suo film?”). La lista è talmente lunga… rischio inevitabilmente di dimenticare qualcuno. In ogni caso, aver avuto il totale supporto dell’Amministrazione comunale di Baselice ha permesso di lavorare e realizzare il film in condizioni ottimali. Abbiamo avuto ospitalità anche dal Comune di Foiano. E la disponibilità del comune di San Bartolomeo in Galdo. I vigili urbani di Baselice hanno facilitato la presenza della nostra troupe in punti delicati della viabilità. La parrocchia di San Leonardo Abate ha abbracciato il nostro progetto con un affetto e una disponibilità commoventi, permettendoci di filmare nella chiesa di San Leonardo e Sant'Antonio. L’associazione teatrale ‘Li Janare’, ha fornito un bel po’ dei suoi bravissimi attori. L’elenco dei miei ringraziamenti andrebbe avanti all'infinito e non può che essere incompleto. La verità è che vorrei avere la possibilità di stringere la mano ad uno ad uno a tutti gli abitanti di Baselice per ringraziarli dell’ospitalità, la disponibilità e la creatività che hanno donato al film. Ma vorrei anche chiedere scusa a tutti per la pazienza, il disturbo e l’inevitabile invadenza che un set cinematografico porta con sé. Grazie.
benevento.ottopagine.net
La crisi al Sud e la retorica degli sprechi
I luoghi comuni sul mezzogiorno italiano sono duri a morire. Ma una analisi attenta dei dati indica che non è vero che il Sud è inondato di risorse pubbliche e che l'incidenza dell'evasione fiscale è più alta al Nord. Il mezzogiorno è in realtà vittima della crescente concentrazione geografica del capitale e delle devastanti politiche di austerità. Non ci credi clicca qua sotto
La crisi al Sud e la retorica degli sprechi - micromega-online - micromega
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sabato 21 settembre 2013
Terra dei fuochi, la strage dei bambini - Video - Corriere TV
PER VEDERE IL VIDEO CLICCA QUI SOTTO
Terra dei fuochi, la strage dei bambini - Video - Corriere TV
Gaetano Rivezzi muove l’indice su e giù seguendo la tendenza di istogrammi che rappresentano la sintesi di un olocausto. Il neonatologo in servizio all’ospedale di Caserta è il coordinatore dei medici per l’ambiente campani. La prima fila scientifica di un fronte di protesta molto vasto, che, urlando nel deserto dell’indifferenza di politica e istituzioni, da anni denuncia il massacro continuo provocato dal pesante inquinamento a nord di Napoli, da Nola a Villa Literno. «Nell’Asl Napoli tre, quella di San Giorgio a Cremano, Pomigliano, Nola – spiega Rivezzi - nel 2009 le esenzioni 048, quelle per i pazienti affetti da tumori, erano 111. Nel 2012 sono diventate 266. Nel solo distretto di Frattamaggiore, che conta oltre centomila abitanti, si va dai 136 di 4 anni fa ai 420 dell’anno scorso». È la terra dei fuochi, oltre 3500 roghi di scarti industriali e rifiuti tossici nel solo 2012. Ma è anche la terra dei rifiuti tossici smaltiti illegalmente dalla camorra e da società finite sotto processo e condannate per traffico di scorie pericolose: oltre 300 mila tonnellate di scarti tossici provenienti dalle aziende del Nord «interrati» nel solo 2002 secondo le indagini della Procura di Napoli. Ed è infine la terra dei tumori.
L'ALLARME DI ACERRA - Domenica scorsa ad Aversa 3.500 persone hanno sfilato in silenzio, e tutte vestite a lutto, per denunciare l'avvelenamento della propria terra. Le campane delle chiese hanno suonato a morto durante tutto il corteo, guidato dal vescovo. Ad Acerra, città di 55 mila abitanti a ridosso dei monti Lattani, nell'ultimo mese ha destato sconcerto e paura nella popolazione la circostanza che quattro bambini hanno contratto la medesima terribile malattia, il medulo blastoma, una forma di tumore al cervello che per quanto molto diffusa, ha comunque un incidenza di 2 casi ogni 100 mila bambini. Una prima manifestazione si è tenuta lo scorso 7 settembre. La prossima è fissata il 21, una fiaccolata. «I tumori cerebrali sono le più comuni neoplasie solide dell'infanzia - spiega ancora Rivezzi - e sono la prima causa di morte per cancro nei bambini. Di solito si attribuisce “al destino” l’insorgere di questa patologia. Eppure in un recente studio scientifico internazionale pubblicato su Current Neurology and Neuroscience le cause vengono riportate ad alterazioni epigenetiche. Che come è noto sono molto sensibili agli stress ambientali».
LA STRADA DEI VELENI - Il Pcb, policlorobifenile, è una sostanza oliosa a grande stabilità chimica utilizzato per le condutture elettriche dell'alta tensione. Nel 1983 è stata dichiarata sostanza illegale in Italia perché altamente tossica. È un cancerogeno certo, ovvero la semplice esposizione diretta è causa primaria di neoplasia. Anche per questo motivo smaltirla costa parecchio. Ed è per questo motivo che la criminalità organizzata si è subito buttata sull'affare. Il pentito di camorra Gaetano Vassallo ha raccontato di aver spalmato come ammendante nelle campagne migliaia di tonnellate di Pcb. I camion di Gomorra Spa percorrevano la statale 162 che attraversa tutta la regione da Acerra (appunto) al litorale domizio. Ad ogni svincolo «libero» da testimoni scomodi, uscivano e sversavano. «Guarda caso oggi - spiega Antonio Marfella, a sua volta uno dei medici per l'ambiente - lungo il tragitto di questa strada si concentra il maggior numero di discariche abusive e i più alti picchi di incidenza tumorale e mortalità».
I ROGHI - Chiuso il traffico di rifiuti, di cui da ultimo ha parlato il pentito Carmine Schiavone in un'intervista a SkyTg24, sono cominciati i roghi. Cumuli di rifiuti urbani, ma molto spesso anche di residui industriali, dati alle fiamme perché in larga parte provengono da aziende illegali. Il cui fumo si spande l'atmosfera avvelenandola con la diossina nelle periferie delle città, ai bordi delle strade meno trafficate o addirittura in aperta campagna. Di giorno e di notte, dai palazzi più alti, ma anche dalla strada, è possibile osservare le colonne di fumo che si alzano sulla terra avvelenata. Angelo Ferillo, blogger e ambientalista, da anni cura un sito per segnalare gli «avvistamenti». Un lavoro simile, ma messo in atto in particolare nel Nolano, lo portano avanti i ragazzi di Rifiutarsi. È da qualche anno attivo anche un coordinamento dei comitati civici, ispirato dall'instancabile opera di sensibilizzazione del parroco di Caivano don Maurizio Patriciello. E anche in questo caso è stato attivato un servizio online di segnalazione dei roghi. Alla fine si è mosso anche il ministero dell'Interno. Dallo scorso dicembre un prefetto è stato incaricato di coordinare le operazioni. Si chiama Donato Cafagna. Da quando si è insediato i roghi sono calati quasi del 50%: Nei primi sei mesi del 2012 erano 2110, nello stesso periodo del 2013 sono 1142. «Non ci siamo limitati a spegnere gli incendi - spiega Cafagna -. Gran parte dei roghi sono alimentati da rifiuti speciali e industriali, provenienti da industrie illegali. E allora facciamo prevenzione in questo senso: gli interventi ad oggi sono oltre 3100». I roghi possono essere catalogati per materiale bruciato. Nella zona vesuviana, nota per le sue camicerie e per i contoterzisti della moda, abbondano i falò di tessuti e pellami; nell'hinterland di Napoli danno alle fiamme prevalentemente pneumatici o residui edili; nell'aversano e sul litorale le plastiche e i polistiroli delle aziende agricole.
Terra dei fuochi, la strage dei bambini - Video - Corriere TV
Gaetano Rivezzi muove l’indice su e giù seguendo la tendenza di istogrammi che rappresentano la sintesi di un olocausto. Il neonatologo in servizio all’ospedale di Caserta è il coordinatore dei medici per l’ambiente campani. La prima fila scientifica di un fronte di protesta molto vasto, che, urlando nel deserto dell’indifferenza di politica e istituzioni, da anni denuncia il massacro continuo provocato dal pesante inquinamento a nord di Napoli, da Nola a Villa Literno. «Nell’Asl Napoli tre, quella di San Giorgio a Cremano, Pomigliano, Nola – spiega Rivezzi - nel 2009 le esenzioni 048, quelle per i pazienti affetti da tumori, erano 111. Nel 2012 sono diventate 266. Nel solo distretto di Frattamaggiore, che conta oltre centomila abitanti, si va dai 136 di 4 anni fa ai 420 dell’anno scorso». È la terra dei fuochi, oltre 3500 roghi di scarti industriali e rifiuti tossici nel solo 2012. Ma è anche la terra dei rifiuti tossici smaltiti illegalmente dalla camorra e da società finite sotto processo e condannate per traffico di scorie pericolose: oltre 300 mila tonnellate di scarti tossici provenienti dalle aziende del Nord «interrati» nel solo 2002 secondo le indagini della Procura di Napoli. Ed è infine la terra dei tumori.
L'ALLARME DI ACERRA - Domenica scorsa ad Aversa 3.500 persone hanno sfilato in silenzio, e tutte vestite a lutto, per denunciare l'avvelenamento della propria terra. Le campane delle chiese hanno suonato a morto durante tutto il corteo, guidato dal vescovo. Ad Acerra, città di 55 mila abitanti a ridosso dei monti Lattani, nell'ultimo mese ha destato sconcerto e paura nella popolazione la circostanza che quattro bambini hanno contratto la medesima terribile malattia, il medulo blastoma, una forma di tumore al cervello che per quanto molto diffusa, ha comunque un incidenza di 2 casi ogni 100 mila bambini. Una prima manifestazione si è tenuta lo scorso 7 settembre. La prossima è fissata il 21, una fiaccolata. «I tumori cerebrali sono le più comuni neoplasie solide dell'infanzia - spiega ancora Rivezzi - e sono la prima causa di morte per cancro nei bambini. Di solito si attribuisce “al destino” l’insorgere di questa patologia. Eppure in un recente studio scientifico internazionale pubblicato su Current Neurology and Neuroscience le cause vengono riportate ad alterazioni epigenetiche. Che come è noto sono molto sensibili agli stress ambientali».
LA STRADA DEI VELENI - Il Pcb, policlorobifenile, è una sostanza oliosa a grande stabilità chimica utilizzato per le condutture elettriche dell'alta tensione. Nel 1983 è stata dichiarata sostanza illegale in Italia perché altamente tossica. È un cancerogeno certo, ovvero la semplice esposizione diretta è causa primaria di neoplasia. Anche per questo motivo smaltirla costa parecchio. Ed è per questo motivo che la criminalità organizzata si è subito buttata sull'affare. Il pentito di camorra Gaetano Vassallo ha raccontato di aver spalmato come ammendante nelle campagne migliaia di tonnellate di Pcb. I camion di Gomorra Spa percorrevano la statale 162 che attraversa tutta la regione da Acerra (appunto) al litorale domizio. Ad ogni svincolo «libero» da testimoni scomodi, uscivano e sversavano. «Guarda caso oggi - spiega Antonio Marfella, a sua volta uno dei medici per l'ambiente - lungo il tragitto di questa strada si concentra il maggior numero di discariche abusive e i più alti picchi di incidenza tumorale e mortalità».
I ROGHI - Chiuso il traffico di rifiuti, di cui da ultimo ha parlato il pentito Carmine Schiavone in un'intervista a SkyTg24, sono cominciati i roghi. Cumuli di rifiuti urbani, ma molto spesso anche di residui industriali, dati alle fiamme perché in larga parte provengono da aziende illegali. Il cui fumo si spande l'atmosfera avvelenandola con la diossina nelle periferie delle città, ai bordi delle strade meno trafficate o addirittura in aperta campagna. Di giorno e di notte, dai palazzi più alti, ma anche dalla strada, è possibile osservare le colonne di fumo che si alzano sulla terra avvelenata. Angelo Ferillo, blogger e ambientalista, da anni cura un sito per segnalare gli «avvistamenti». Un lavoro simile, ma messo in atto in particolare nel Nolano, lo portano avanti i ragazzi di Rifiutarsi. È da qualche anno attivo anche un coordinamento dei comitati civici, ispirato dall'instancabile opera di sensibilizzazione del parroco di Caivano don Maurizio Patriciello. E anche in questo caso è stato attivato un servizio online di segnalazione dei roghi. Alla fine si è mosso anche il ministero dell'Interno. Dallo scorso dicembre un prefetto è stato incaricato di coordinare le operazioni. Si chiama Donato Cafagna. Da quando si è insediato i roghi sono calati quasi del 50%: Nei primi sei mesi del 2012 erano 2110, nello stesso periodo del 2013 sono 1142. «Non ci siamo limitati a spegnere gli incendi - spiega Cafagna -. Gran parte dei roghi sono alimentati da rifiuti speciali e industriali, provenienti da industrie illegali. E allora facciamo prevenzione in questo senso: gli interventi ad oggi sono oltre 3100». I roghi possono essere catalogati per materiale bruciato. Nella zona vesuviana, nota per le sue camicerie e per i contoterzisti della moda, abbondano i falò di tessuti e pellami; nell'hinterland di Napoli danno alle fiamme prevalentemente pneumatici o residui edili; nell'aversano e sul litorale le plastiche e i polistiroli delle aziende agricole.
giovedì 19 settembre 2013
Il Governo gela le speranze: avanti con il petrolio
Notizie allarmanti quelle che giungono da Roma sulle trivellazioni petrolifere. Ieri (nei giorni scorsi per chi legge, ndb) alla Camera il Sottosegretario del Ministero Sviluppo economico, Simona Vicari, ha risposto alla interpellanza urgente promossa da 43 parlamentari (primo firmatario l’irpino Luigi Famiglietti, in elenco anche il sannita Umberto Del Basso De Caro) sul progetto di ricerca «Nusco» previsto a cavallo tra le province di Avellino e Benevento.
E le parole della rappresentante di Governo aprono uno scenario affatto rassicurante: «Il pozzo di perforazione Gesualdo nell’ambito del progetto Nusco – ha dichiarato Vicari – assume particolare rilevanza ai fini di una più compiuta e soddisfacente perimetrazione geologica dei reali limiti dei giacimenti lucani che si sospetta potrebbero estendersi fino alla sub-regione irpina, a riprova delle enormi potenzialità del settore minerario nel nostro Paese. È quindi questo un tipico caso in cui è primario interesse dello Stato, più che del privato richiedente, assumere tutte le conoscenze del proprio sottosuolo, per poi valutarne, di concerto con le autorità presenti sui territori, la consistenza e l’effettiva opportunità di valorizzazione nell'interesse generale».
Dunque nessuna intenzione di interferire nei procedimenti autorizzativi avviati e, anzi, la conferma che l’Italia intende percorrere con decisione la strada degli idrocarburi. E per farlo lo Stato investirà anche delle somme destinate al «ristoro» dei territori coinvolti dai progetti di estrazione petrolifera: «E’ già pronto – ha rivelato il Sottosegretario – un importante decreto scritto in collaborazione con il Ministero dell’economia e delle finanze con cui si istituisce il Fondo per gli interventi infrastrutturali nei territori interessati da attività di ricerca e produzione di idrocarburi, come previsto dall’articolo 16 del decreto-legge sulle liberalizzazioni, convertito con la legge n. 27 del 2012. Con tale strumento normativo, una quota delle maggiori entrate per l’estrazione di idrocarburi viene destinata allo sviluppo di progetti infrastrutturali e occupazionali di crescita dei territori che ospitano le infrastrutture produttive e dei territori limitrofi: 50 milioni di euro l’anno, quindi, sono destinati ad infrastrutturare i territori interessati». Avanti tutta dunque sulla via del petrolio che tanti guasti, sotto il profilo ambientale, ha già provocato nella vicina Basilicata.
benevento.ottopagine.net
E le parole della rappresentante di Governo aprono uno scenario affatto rassicurante: «Il pozzo di perforazione Gesualdo nell’ambito del progetto Nusco – ha dichiarato Vicari – assume particolare rilevanza ai fini di una più compiuta e soddisfacente perimetrazione geologica dei reali limiti dei giacimenti lucani che si sospetta potrebbero estendersi fino alla sub-regione irpina, a riprova delle enormi potenzialità del settore minerario nel nostro Paese. È quindi questo un tipico caso in cui è primario interesse dello Stato, più che del privato richiedente, assumere tutte le conoscenze del proprio sottosuolo, per poi valutarne, di concerto con le autorità presenti sui territori, la consistenza e l’effettiva opportunità di valorizzazione nell'interesse generale».
Dunque nessuna intenzione di interferire nei procedimenti autorizzativi avviati e, anzi, la conferma che l’Italia intende percorrere con decisione la strada degli idrocarburi. E per farlo lo Stato investirà anche delle somme destinate al «ristoro» dei territori coinvolti dai progetti di estrazione petrolifera: «E’ già pronto – ha rivelato il Sottosegretario – un importante decreto scritto in collaborazione con il Ministero dell’economia e delle finanze con cui si istituisce il Fondo per gli interventi infrastrutturali nei territori interessati da attività di ricerca e produzione di idrocarburi, come previsto dall’articolo 16 del decreto-legge sulle liberalizzazioni, convertito con la legge n. 27 del 2012. Con tale strumento normativo, una quota delle maggiori entrate per l’estrazione di idrocarburi viene destinata allo sviluppo di progetti infrastrutturali e occupazionali di crescita dei territori che ospitano le infrastrutture produttive e dei territori limitrofi: 50 milioni di euro l’anno, quindi, sono destinati ad infrastrutturare i territori interessati». Avanti tutta dunque sulla via del petrolio che tanti guasti, sotto il profilo ambientale, ha già provocato nella vicina Basilicata.
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lunedì 16 settembre 2013
Nuovo eolico nel Fortore
Continua senza freni la corsa all’occupazione di tutto il territorio del Fortore ad opera delle multinazionali del vento. Infatti è stato pubblicato sull’ultimo bollettino della regione Campania l’avviso relativo all’avvio del procedimento di autorizzazione alla costruzione e all’esercizio di un Parco Eolico nel Comune di San Marco dei Cavoti (Bn) ed opere connesse che interessano il Comune di Colle Sannita (BN) ad opera della società Società Sorgenia Green S.r.l. L’avviso pubblicato sul Burc costituisce anche comunicazione di avvio del procedimento che porterà all’attivazione della procedura di espropriazione o d’asservimento per i terreni interessati dall’opera.
Bisogna sottolineare che proprio a San Marco dei Cavoti oltre a due grandi parchi eolici realizzati dalla IVPC, è stato autorizzato un’ulteriore parco eolico proposto dalla società Econergia per 27 MW ed ancora un altro parco della Sorgenia. Per quest’ultimo, tra l’altro, la Commissione VIA Campana aveva in un primo tempo bloccato il progetto poiché “l’ impianto proposto risultava in adiacenza ad altri impianti, realizzati e di futura realizzazione”. In particolare, si leggeva nelle motivazioni dell’organismo regionale, “la struttura si prefigurava a nord del centro abitato di San Marco dei Cavoti, alla distanza media di 4 km, con un’ installazione complessiva di 47 torri eoliche, differenziate per taglia e potenza”.
Il sito interessato risultava, dunque ” gravato da una serie di impianti che, seppur di impatto visivo moderato se presi singolarmente, avrebbero dato forma ad inevitabili insediamenti a selva, con notevolissimo impatto sulla componente paesaggistica in una valutazione cumulativa”. Successivamente la Commisione cambiava opinione in seguito alla riformulazione del progetto ponendo le basi per la concessione dell’autorizzazione regionale. Adesso un nuovo progetto che dovrebbe partire già con tutte le criticità valutate dalla Commisione di valutazione impatto ambientale campana per la precedente wind farm poi autorizzata.
(Fonte: www.informatoresannita.it)
Bisogna sottolineare che proprio a San Marco dei Cavoti oltre a due grandi parchi eolici realizzati dalla IVPC, è stato autorizzato un’ulteriore parco eolico proposto dalla società Econergia per 27 MW ed ancora un altro parco della Sorgenia. Per quest’ultimo, tra l’altro, la Commissione VIA Campana aveva in un primo tempo bloccato il progetto poiché “l’ impianto proposto risultava in adiacenza ad altri impianti, realizzati e di futura realizzazione”. In particolare, si leggeva nelle motivazioni dell’organismo regionale, “la struttura si prefigurava a nord del centro abitato di San Marco dei Cavoti, alla distanza media di 4 km, con un’ installazione complessiva di 47 torri eoliche, differenziate per taglia e potenza”.
Il sito interessato risultava, dunque ” gravato da una serie di impianti che, seppur di impatto visivo moderato se presi singolarmente, avrebbero dato forma ad inevitabili insediamenti a selva, con notevolissimo impatto sulla componente paesaggistica in una valutazione cumulativa”. Successivamente la Commisione cambiava opinione in seguito alla riformulazione del progetto ponendo le basi per la concessione dell’autorizzazione regionale. Adesso un nuovo progetto che dovrebbe partire già con tutte le criticità valutate dalla Commisione di valutazione impatto ambientale campana per la precedente wind farm poi autorizzata.
(Fonte: www.informatoresannita.it)
venerdì 13 settembre 2013
Ospedale San Bartolomeo, l'incompiuta più antica d'Italia
Da ospedale a Psaut. Questo in sintesi il destino della struttura nata oltre mezzo secolo fa e mai entrata in funzione. Dal 1961 ad oggi per costruire, ampliare e ammodernare l’edificio è costata oltre 25 milioni di euro (50 miliardi delle vecchie lire). Quando cinquantadue anni fa iniziarono i lavori era diventato il simbolo del riscatto e della speranza del Fortore.
Con il passare del tempo si è trasformato prima in illusione poi in una farsa. Farsa conclusasi con l’apertura prima e la chiusura poi (tutto in pochi mesi) dell’ospedale che non ha mai ospitato un infermo.
Lo scorso febbraio con una delibera del direttore generale dell’Asl Bn1 Michele Rossi fu aperto lo Psuat. Questo l’epilogo dell’ospedale San Pio di San Bartolomeo in Galdo dopo 52 anni di speranza. Epilogo che è finito addirittura nelle pagine del libro "La Mangiatoia. Così la Sanità è diventata il più grande affare d'Italia” scritto da Michele Bocci e Fabio Tonacci.
Nel lavoro dei due giornalisti l’ospedale di San Bartolomeo viene definito addirittura “l'incompiuta più antica d'Italia”. Nel libro vengono ripercorse tutte le tappe percorse per la realizzazione dell’opera. Una struttura servita, come si legge anche nel libro, solo a spendere soldi pubblici e assumere personale mai utilizzato nella struttura. Sotto accusa nel libro c’è soprattutto la classe politica campana e sannita.
(Tratto da Ottopagine/Benevento)
Con il passare del tempo si è trasformato prima in illusione poi in una farsa. Farsa conclusasi con l’apertura prima e la chiusura poi (tutto in pochi mesi) dell’ospedale che non ha mai ospitato un infermo.
Lo scorso febbraio con una delibera del direttore generale dell’Asl Bn1 Michele Rossi fu aperto lo Psuat. Questo l’epilogo dell’ospedale San Pio di San Bartolomeo in Galdo dopo 52 anni di speranza. Epilogo che è finito addirittura nelle pagine del libro "La Mangiatoia. Così la Sanità è diventata il più grande affare d'Italia” scritto da Michele Bocci e Fabio Tonacci.
Nel lavoro dei due giornalisti l’ospedale di San Bartolomeo viene definito addirittura “l'incompiuta più antica d'Italia”. Nel libro vengono ripercorse tutte le tappe percorse per la realizzazione dell’opera. Una struttura servita, come si legge anche nel libro, solo a spendere soldi pubblici e assumere personale mai utilizzato nella struttura. Sotto accusa nel libro c’è soprattutto la classe politica campana e sannita.
(Tratto da Ottopagine/Benevento)
mercoledì 11 settembre 2013
Viteliù a Baselice, l'orgoglio di essere sanniti
Riscoprirsi sanniti. L’orgoglio di appartenere ad un popolo e una terra con una storia e una tradizione ultra millenaria è stato al centro del dibattito dell’incontro di ieri (domenica per chi legge, ndb) con Nicola Mastronardi.
L’autore di “Viteliù – Il nome della libertà” è tornato nel Fortore per presentare il suo libro a Baselice. Il giornalista e scrittore molisano è tornato nel Sannio, dopo gli incontri di San Bartolomeo, inizio luglio, e Pontelandolfo, inizio agosto, per raccontare la storia dei vinti, le vicende del popolo sannita contrapposte alla Roma di Silla. Mastronardi ha ripercorso, insieme alla platea presente nella sala consiliare del borgo fortorino, il viaggio dell’embratur sannita Papio Mutilo per far conoscere la storia e le terre delle genti che costruirono la prima nazione cui fu dato il nome di Italia.
Il racconto non è solo un viaggio nella memoria delle gesta dei sanniti, ma è anche la ricerca delle radici. Un percorso per riappropriarsi della propria storia, della propria cultura, della propria identità. Un viaggio che Mastronardi ha voluto condividere con Baselice. Nel suo racconto, l’autore è stato accompagnato dal presidente della Pro loco Angelo Lepore e dal vicesindaco Giuseppe Ferro. Al giornalista Antonio bianco, originario del centro fortorino, è toccato moderare l’evento che ha riscosso un successo di pubblico notevole.
Ancora una volta, come aveva fatto a San Bartolomeo e Pontelandolfo, Nicola Mastronardi si è detto soddisfatto e felice di poter far conoscere libro nelle piccole comunità del Fortore e del Sannio perché è loro compito riappropriarsi della dignità e della storia del popolo sannita.
(Tratto da Ottopagine/Benevento)
L’autore di “Viteliù – Il nome della libertà” è tornato nel Fortore per presentare il suo libro a Baselice. Il giornalista e scrittore molisano è tornato nel Sannio, dopo gli incontri di San Bartolomeo, inizio luglio, e Pontelandolfo, inizio agosto, per raccontare la storia dei vinti, le vicende del popolo sannita contrapposte alla Roma di Silla. Mastronardi ha ripercorso, insieme alla platea presente nella sala consiliare del borgo fortorino, il viaggio dell’embratur sannita Papio Mutilo per far conoscere la storia e le terre delle genti che costruirono la prima nazione cui fu dato il nome di Italia.
Il racconto non è solo un viaggio nella memoria delle gesta dei sanniti, ma è anche la ricerca delle radici. Un percorso per riappropriarsi della propria storia, della propria cultura, della propria identità. Un viaggio che Mastronardi ha voluto condividere con Baselice. Nel suo racconto, l’autore è stato accompagnato dal presidente della Pro loco Angelo Lepore e dal vicesindaco Giuseppe Ferro. Al giornalista Antonio bianco, originario del centro fortorino, è toccato moderare l’evento che ha riscosso un successo di pubblico notevole.
Ancora una volta, come aveva fatto a San Bartolomeo e Pontelandolfo, Nicola Mastronardi si è detto soddisfatto e felice di poter far conoscere libro nelle piccole comunità del Fortore e del Sannio perché è loro compito riappropriarsi della dignità e della storia del popolo sannita.
(Tratto da Ottopagine/Benevento)
domenica 8 settembre 2013
Trivellazioni petrolifere, interpellanza urgente di 43 deputati
Anche i terremoti possono dare una mano. Sì perchè l’elevata sismicità dei territori appenninici, come il Sannio e l’Irpinia, potrebbe essere uno dei principali argomenti da spendere in sede ministeriale contro i progetti di estrazione petrolifera che riguardano le due province. Settembre potrebbe essere un mese molto importante per la questione. In agenda alla Camera c’è la discussione della interpellanza parlamentare urgente presentata da 43 deputati (a lato l’elenco completo) ai ministri dell’Ambiente, Andrea Orlando, e dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato.
Al centro della discussione c’è il progetto «Nusco» il cui areale di riferimento tocca solo marginalmente la provincia di Benevento interessando esclusivamente il territorio comunale di Apice. In realtà sul programma di ricerca presentato dalle società ‘Cogeid’ e ‘Itamin’ si gioca una partita importante, probabilmente decisiva.
L’eventuale accoglimento delle ragioni degli interpellanti segnerebbe un punto rilevante a favore di quanti anche nel Sannio si battono contro la estrazione di idrocarburi. L’interpellanza rileva che «le forti preoccupazioni delle comunità locali derivano principalmente dalla circostanza che il permesso ‘Nusco’ insiste su una delle zone a più elevata sismicità d’Italia». Grado di rischio che è il medesimo anche per i territori interessati dai progetti «Pietra Spaccata» e «Case Capozzi», ovvero il Fortore sannita e l’Alto Tammaro.
Così come è comune un’altra preoccupazione espressa dalla interpellanza, quella legata alla possibile contaminazione da idrocarburi dei bacini idrici che servono anche la Puglia. Di qui la richiesta a Orlando e Zanonato di verificare «se ritengano opportuno prendere atto della volontà contraria espressa dalle istituzioni e dai comitati locali e interrompere la procedura autorizzativa del progetto».
I FIRMATARI. L’elenco dei firmatari comprende in gran parte deputati del Partito democratico.
Primo firmatario è l’irpino Luigi Famiglietti, quindi il sannita Umberto Del Basso De Caro, Valentina Paris, Marilena Fabbri, David Ermini, Davide Faraone, Antonio Decaro, Simone Valiante, Giuseppe Fioroni, Gero Grassi, Angelo Rughetti, Gian Piero Scanu, Ernesto Magorno, Matteo Richetti, Massimiliano Manfredi, Vincenzo Amendola, Fulvio Bonavitacola, Marialuisa Gnecchi, Emanuele Fiano, Massimo Forio, Valeria Valente, Federico Gelli, Teresa Bellanova, Giuseppe Guerini, Lorenzo Guerini, Tino Iannuzzi, Federico Ginato, Gianni Farina, Maria Elena Boschi, Gianclaudio Bressa, Maria Chiara Gadda, Alessandro Bratti, Marco Fedi, Francesca La Marca, Maria Gasparini, Luca Lotti, Francesco Garofani, Flavia Nardelli, Paolo Gentiloni, Giorgio Piccolo. In lista anche Giancarlo Giordano di Sel, Giuseppe De Mita e Angelo D’Agostino per Scelta civica.
benevento.ottopagine.net
Al centro della discussione c’è il progetto «Nusco» il cui areale di riferimento tocca solo marginalmente la provincia di Benevento interessando esclusivamente il territorio comunale di Apice. In realtà sul programma di ricerca presentato dalle società ‘Cogeid’ e ‘Itamin’ si gioca una partita importante, probabilmente decisiva.
L’eventuale accoglimento delle ragioni degli interpellanti segnerebbe un punto rilevante a favore di quanti anche nel Sannio si battono contro la estrazione di idrocarburi. L’interpellanza rileva che «le forti preoccupazioni delle comunità locali derivano principalmente dalla circostanza che il permesso ‘Nusco’ insiste su una delle zone a più elevata sismicità d’Italia». Grado di rischio che è il medesimo anche per i territori interessati dai progetti «Pietra Spaccata» e «Case Capozzi», ovvero il Fortore sannita e l’Alto Tammaro.
Così come è comune un’altra preoccupazione espressa dalla interpellanza, quella legata alla possibile contaminazione da idrocarburi dei bacini idrici che servono anche la Puglia. Di qui la richiesta a Orlando e Zanonato di verificare «se ritengano opportuno prendere atto della volontà contraria espressa dalle istituzioni e dai comitati locali e interrompere la procedura autorizzativa del progetto».
I FIRMATARI. L’elenco dei firmatari comprende in gran parte deputati del Partito democratico.
Primo firmatario è l’irpino Luigi Famiglietti, quindi il sannita Umberto Del Basso De Caro, Valentina Paris, Marilena Fabbri, David Ermini, Davide Faraone, Antonio Decaro, Simone Valiante, Giuseppe Fioroni, Gero Grassi, Angelo Rughetti, Gian Piero Scanu, Ernesto Magorno, Matteo Richetti, Massimiliano Manfredi, Vincenzo Amendola, Fulvio Bonavitacola, Marialuisa Gnecchi, Emanuele Fiano, Massimo Forio, Valeria Valente, Federico Gelli, Teresa Bellanova, Giuseppe Guerini, Lorenzo Guerini, Tino Iannuzzi, Federico Ginato, Gianni Farina, Maria Elena Boschi, Gianclaudio Bressa, Maria Chiara Gadda, Alessandro Bratti, Marco Fedi, Francesca La Marca, Maria Gasparini, Luca Lotti, Francesco Garofani, Flavia Nardelli, Paolo Gentiloni, Giorgio Piccolo. In lista anche Giancarlo Giordano di Sel, Giuseppe De Mita e Angelo D’Agostino per Scelta civica.
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mercoledì 4 settembre 2013
sabato 31 agosto 2013
Al via la XXII Biennale d’arte di Baselice
L’amministrazione Comunale di Baselice, assessorato alla Cultura, organizza la XXII edizione della Biennale d’ Arte che si terrà in Baselice dal 2 al 10 Settembre 2013, in collaborazione con la Misericordia e la Pro-Loco e altre associazioni che vorranno aderire e che saranno incaricate di proporre loro iniziative nell'ambito dell’evento artistico.
Direttore artistico della manifestazione Enzo Battarra, autorevole ed affermato critico d’arte, che, per questa edizione si avvarrà del prezioso contributo di Aurora Spinosa (su invito di Maria Adele del Vecchio), i quali su indicazioni dell’Amministrazione hanno programmato e deciso di organizzare gli eventi sul territorio con l’obbiettivo di valorizzare gli aspetti storico – culturali continuando l’ opera di rinnovamento intrapresa dalla precedente edizione.
Difatti tra gli obbiettivi del compianto M° Crescenzo del Vecchio – che è stato e resta un punto fermo di questa iniziativa – c’ era proprio quello di proporre sempre le innovazioni, offrendo in particolar modo ai giovani artisti una vetrina e uno spazio ove potersi misurare con i nuovi linguaggi offerti dall’ arte contemporanea.
Il contenitore della manifestazione sarà ancora Palazzo Lembo, luogo già individuato dalla Civica Amministrazione come sede del civico museo e contenitore d’ arte, che con gli ultimi eventi stà sempre di più diventando un centro di cultura e capoluogo delle espressioni artistiche della Valfortore.
Il titolo della XXII Biennale sarà “Extrabilia” ovvero una mostra intesa come creazione artistica, come momento magico e di spettacolo, con l’interazione del “Genius Loci”, inteso come capacità dei giovani artisti di esprimere la creatività della propria terra.
L’ edizione 2013 dell’evento si concretizzerà in una unica mostra con due momenti espositivi tra Palazzo Lembo e Piazza Castello, ove vi saranno anche eventi di diverso genere con momenti di musica e ricreatività.
Per l’occasione sono stati invitati gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli con la presenza autorevole di Aurora Spinosa docente di ruolo di Storia dell’Arte e curatrice della Galleria dell’Accademia, che oltre a collaborare, presenzierà l’evento.
Tre i premi-acquisto che saranno messi a disposizione dall’ Amministrazione comunale: Il primo del valore di € 1000 il secondo di € 700 e il terzo di € 500.
I premi-acquisto, inoltre, potranno essere offerti liberamente anche dai cittadini interessati. La presentazione della XXII Biennale ci sarà nella serata del 2 Settembre, mentre la cerimonia di premiazione il 9 Settembre a Palazzo Lembo, con la costituzione di una giuria che valuterà le opere a cui assegnare i premi e che resteranno nel patrimonio della pinacoteca comunale.
Dopo la presentazione nella serata del 2 Settembre ci sarà un momento musical-ricreativo tra via Roma e piazza Castello a cura di Pro-Loco e Misericordia.
Direttore artistico della manifestazione Enzo Battarra, autorevole ed affermato critico d’arte, che, per questa edizione si avvarrà del prezioso contributo di Aurora Spinosa (su invito di Maria Adele del Vecchio), i quali su indicazioni dell’Amministrazione hanno programmato e deciso di organizzare gli eventi sul territorio con l’obbiettivo di valorizzare gli aspetti storico – culturali continuando l’ opera di rinnovamento intrapresa dalla precedente edizione.
Difatti tra gli obbiettivi del compianto M° Crescenzo del Vecchio – che è stato e resta un punto fermo di questa iniziativa – c’ era proprio quello di proporre sempre le innovazioni, offrendo in particolar modo ai giovani artisti una vetrina e uno spazio ove potersi misurare con i nuovi linguaggi offerti dall’ arte contemporanea.
Il contenitore della manifestazione sarà ancora Palazzo Lembo, luogo già individuato dalla Civica Amministrazione come sede del civico museo e contenitore d’ arte, che con gli ultimi eventi stà sempre di più diventando un centro di cultura e capoluogo delle espressioni artistiche della Valfortore.
Il titolo della XXII Biennale sarà “Extrabilia” ovvero una mostra intesa come creazione artistica, come momento magico e di spettacolo, con l’interazione del “Genius Loci”, inteso come capacità dei giovani artisti di esprimere la creatività della propria terra.
L’ edizione 2013 dell’evento si concretizzerà in una unica mostra con due momenti espositivi tra Palazzo Lembo e Piazza Castello, ove vi saranno anche eventi di diverso genere con momenti di musica e ricreatività.
Per l’occasione sono stati invitati gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli con la presenza autorevole di Aurora Spinosa docente di ruolo di Storia dell’Arte e curatrice della Galleria dell’Accademia, che oltre a collaborare, presenzierà l’evento.
Tre i premi-acquisto che saranno messi a disposizione dall’ Amministrazione comunale: Il primo del valore di € 1000 il secondo di € 700 e il terzo di € 500.
I premi-acquisto, inoltre, potranno essere offerti liberamente anche dai cittadini interessati. La presentazione della XXII Biennale ci sarà nella serata del 2 Settembre, mentre la cerimonia di premiazione il 9 Settembre a Palazzo Lembo, con la costituzione di una giuria che valuterà le opere a cui assegnare i premi e che resteranno nel patrimonio della pinacoteca comunale.
Dopo la presentazione nella serata del 2 Settembre ci sarà un momento musical-ricreativo tra via Roma e piazza Castello a cura di Pro-Loco e Misericordia.
giovedì 29 agosto 2013
mercoledì 21 agosto 2013
Le Regioni 'bocciano' le trivellazioni. Caldoro nicchia, Sannio e Irpinia restano in bilico
L'attenzione è scemata rispetto a qualche mese fa quando ci fu anche un incontro a Ginestra degli Schiavoni con i rappresentanti della Delta Energy Ltd, la società britannica pronta ad investire quattrini per le ricerche di idrocarburi nel territorio sannita. Poi il silenzio, tra fasi di rigetto e permessi Via ancora non del tutto cancellati o ridiscussi. Lo spauracchio petrolio nel Sannio (e Irpinia) in realtà non è svanito nel nulla: concrete possibilità ce ne sono ancora. Quello che il Governo Monti ed l'allora ministro Passera vollero fortemente (seguendo la linea dettata dal Governo Berlusconi e dall'ex ministro Scajola) è ancora in discussione. A muoversi allora sono i governatori delle Regioni che hanno seguito l'iniziativa dell'Emilia Romagna: in pratica i governatori stanno facendo quadrato. L'idea è quella di promuovere una legge da presentare al Governo al fine di bloccare qualsiasi permessi di esplorazione o ricerca di idrocarburi, sia sul territorio che sui fondali marini (per continuare a leggere clicca qui sotto)
Le Regioni 'bocciano' le trivellazioni. Caldoro nicchia, Sannio e Irpinia restano in bilico (Ilquaderno.it)
lunedì 19 agosto 2013
Storie di emigranti: «Amiamo il nostro paese»
di Biagina Cece
Ritornano sempre a Baselice, ogni anno, anche se per pochi giorni, perché loro, gli emigranti, le loro origini proprio non le dimenticano e non smettono di amarle. Allo stesso modo Baselice non dimentica loro e li accoglie ogni anno con ‘La Festa dell’emigrante’, tenutasi lo scorso 12 agosto. Abbiamo incontrato alcuni di loro, Addolorata, Giuliano, Orazio e Antonio, i quali hanno voluto raccontare l’ amore per il centro fortorino, rimasto immutato negli anni e la loro storia.
Addolorata, emigrata in Germania all’età di 17 anni: “Sono ormai 38 anni che vivo in Germania e devo dire che non è stato semplice andare via, lasciare i miei affetti, il mio paese, ma mi sono sposata e mio marito, baselicese, viveva già lì”. E difficile è stato vivere in un posto in cui Addolorata era una ragazzina che non conosceva nemmeno la lingua: “Devo dire che era un po’ umiliante, sentivi che la gente un po’ ti prendeva in giro. Sono cresciuta in fretta e in fretta ho dovuto imparare. Purtroppo erano tempi duri e non potevamo tornare in Italia. Tuttavia ogni anno sento il bisogno forte di venire a Baselice, è la mia terra questa”.
E una caratteristica contraddistingue Addolorata: “Non ho mai voluto la cittadinanza tedesca, io sono e resto Italiana!”. E poi c’è Antonio, anch’egli emigrato in Germania nel ‘68, quando aveva solo 20 anni: “A Baselice facevo il muratore ma i tempi erano davvero difficili. Un mio amico mi disse di andare in Germania e lì ho sempre lavorato in un’impresa di costruzioni”. Antonio ritornò poi a Baselice per sposare la sua fidanzata: “Siamo poi tornati in Germania e all’inizio era davvero difficile, a oggi stiamo bene, ma ogni anno torniamo al paesello”.
Orazio invece emigrato in Brianza ha detto: “Avevo 21 anni quando sono andato via e a oggi sono 41 anni che non vivo più a Baselice. Anch’io portai mia moglie in Brianza e abbiamo vissuto in quello che definirei uno scantinato per molti anni”. La difficoltà Orazio l’ha riscontrata nella diffidenza iniziale della gente del posto: “All’inizio non è stato affatto semplice, noi arrivavamo dal sud accompagnati da tutti i pregiudizi. Poi le cose sono migliorate e oggi stiamo bene, ma Baselice rimane nei nostri cuori”. Giuliano invece, emigrato a Lodi a soli 14 anni ha detto: “Studiavo la sera e lavoravo come panettiere, ero un bambino e credo che oggi nessun ragazzino di quell’età lo farebbe, ma i tempi erano davvero duri, non c’era scelta”.
Emigrati e rimasti lontani dalla loro terra, sono riusciti comunque a inculcare nei loro figli l’amore per Baselice i quali li accompagnano spesso anche se ormai sono grandi e alcuni di loro, hanno scelto di sposarsi proprio nel centro fortorino. Molte le differenze che ogni anno colpiscono gli emigranti: “E’ tutto cambiato – ha detto Orazio – abbiamo trovato tanto ordine e pulizia e il cimitero mi ha sorpreso davvero, un posto del tutto differente dal passato”.
E Addolorata ha aggiunto: “C’è una grande ospitalità la festa stessa dell’emigrante, un vero regalo per noi”. E cosa cambiereste? A questa domanda Giuliano ha risposto: “C’è una gioventù bellissima a Baselice, ma non abbastanza coraggiosa; dovrebbero rischiare di più e creare opportunità per restare e valorizzare il paese”. Un paese che adesso attraverso le diverse iniziative, sta uscendo ‘fuori’, come con il presepe vivente e il film che a breve qui sarà girato ‘Quaffer’: “Io penso che queste siano grandi opportunità – ha detto Giuliano – io me lo auguro davvero per l’amore immenso che provo per il mio paese”.
benevento.ottopagine.net
Ritornano sempre a Baselice, ogni anno, anche se per pochi giorni, perché loro, gli emigranti, le loro origini proprio non le dimenticano e non smettono di amarle. Allo stesso modo Baselice non dimentica loro e li accoglie ogni anno con ‘La Festa dell’emigrante’, tenutasi lo scorso 12 agosto. Abbiamo incontrato alcuni di loro, Addolorata, Giuliano, Orazio e Antonio, i quali hanno voluto raccontare l’ amore per il centro fortorino, rimasto immutato negli anni e la loro storia.
Addolorata, emigrata in Germania all’età di 17 anni: “Sono ormai 38 anni che vivo in Germania e devo dire che non è stato semplice andare via, lasciare i miei affetti, il mio paese, ma mi sono sposata e mio marito, baselicese, viveva già lì”. E difficile è stato vivere in un posto in cui Addolorata era una ragazzina che non conosceva nemmeno la lingua: “Devo dire che era un po’ umiliante, sentivi che la gente un po’ ti prendeva in giro. Sono cresciuta in fretta e in fretta ho dovuto imparare. Purtroppo erano tempi duri e non potevamo tornare in Italia. Tuttavia ogni anno sento il bisogno forte di venire a Baselice, è la mia terra questa”.
E una caratteristica contraddistingue Addolorata: “Non ho mai voluto la cittadinanza tedesca, io sono e resto Italiana!”. E poi c’è Antonio, anch’egli emigrato in Germania nel ‘68, quando aveva solo 20 anni: “A Baselice facevo il muratore ma i tempi erano davvero difficili. Un mio amico mi disse di andare in Germania e lì ho sempre lavorato in un’impresa di costruzioni”. Antonio ritornò poi a Baselice per sposare la sua fidanzata: “Siamo poi tornati in Germania e all’inizio era davvero difficile, a oggi stiamo bene, ma ogni anno torniamo al paesello”.
Orazio invece emigrato in Brianza ha detto: “Avevo 21 anni quando sono andato via e a oggi sono 41 anni che non vivo più a Baselice. Anch’io portai mia moglie in Brianza e abbiamo vissuto in quello che definirei uno scantinato per molti anni”. La difficoltà Orazio l’ha riscontrata nella diffidenza iniziale della gente del posto: “All’inizio non è stato affatto semplice, noi arrivavamo dal sud accompagnati da tutti i pregiudizi. Poi le cose sono migliorate e oggi stiamo bene, ma Baselice rimane nei nostri cuori”. Giuliano invece, emigrato a Lodi a soli 14 anni ha detto: “Studiavo la sera e lavoravo come panettiere, ero un bambino e credo che oggi nessun ragazzino di quell’età lo farebbe, ma i tempi erano davvero duri, non c’era scelta”.
Emigrati e rimasti lontani dalla loro terra, sono riusciti comunque a inculcare nei loro figli l’amore per Baselice i quali li accompagnano spesso anche se ormai sono grandi e alcuni di loro, hanno scelto di sposarsi proprio nel centro fortorino. Molte le differenze che ogni anno colpiscono gli emigranti: “E’ tutto cambiato – ha detto Orazio – abbiamo trovato tanto ordine e pulizia e il cimitero mi ha sorpreso davvero, un posto del tutto differente dal passato”.
E Addolorata ha aggiunto: “C’è una grande ospitalità la festa stessa dell’emigrante, un vero regalo per noi”. E cosa cambiereste? A questa domanda Giuliano ha risposto: “C’è una gioventù bellissima a Baselice, ma non abbastanza coraggiosa; dovrebbero rischiare di più e creare opportunità per restare e valorizzare il paese”. Un paese che adesso attraverso le diverse iniziative, sta uscendo ‘fuori’, come con il presepe vivente e il film che a breve qui sarà girato ‘Quaffer’: “Io penso che queste siano grandi opportunità – ha detto Giuliano – io me lo auguro davvero per l’amore immenso che provo per il mio paese”.
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lunedì 12 agosto 2013
Rocca dei Rettori, presentato il film "Quaffer" realizzato a Baselice
Moderata dal giornalista Alfrdo Salzano, si è svolta stamani alla Rocca dei Rettori la Conferenza Stampa di presentazione del lungometraggio che sarà realizzato in Baselice dal titolo “Quaffer” per la regia di Antonio Farisi e il cui primo ciak è previsto per il prossimo 20 agosto (per continuare a leggere clicca qui sotto)
Rocca dei Rettori, presentato il film "Quaffer" realizzato a Baselice | cultura | news | NTR24 - l'informazione sul web
Rocca dei Rettori, presentato il film "Quaffer" realizzato a Baselice | cultura | news | NTR24 - l'informazione sul web
giovedì 8 agosto 2013
sabato 3 agosto 2013
La Svizzera ammette: le trivellazioni provocano terremoti
Poco tempo un terremoto di magnitudo 3.6 avvenuto a San Gallo ha catturato l’attenzione del governo svizzero. In quella zona era in atto un progetto di formazione geotermica che prevedeva un piano energetico ambizioso ed alternativo al nucleare. La Svizzera entro il 2034 ha deciso di far chiudere i reattori nucleari e sono in corso soluzione alternative per avere energia. Il problema delle trivellazioni sono state appurate dal servizio geologico locale quando una serie di 400 scosse hanno interessato la zona ha seguito di una perforazione al suolo.
L’autorità svizzera ha deciso di lavorare all’alternativa del nucleare ed ha ammesso che purtroppo qualche rischio lo si corre sempre. Le scosse provocate sono maggiormente inavvertibili ma ogni tanto rilasciano energia oltre il terzo grado della scala Richter. Il governo si dice preoccupato e sta ragionando su diverse soluzioni.
www.centrometeoitaliano.it
L’autorità svizzera ha deciso di lavorare all’alternativa del nucleare ed ha ammesso che purtroppo qualche rischio lo si corre sempre. Le scosse provocate sono maggiormente inavvertibili ma ogni tanto rilasciano energia oltre il terzo grado della scala Richter. Il governo si dice preoccupato e sta ragionando su diverse soluzioni.
www.centrometeoitaliano.it
lunedì 29 luglio 2013
Svimez, al Sud la crisi pesa di più
Le manovre dei recenti governi per rientrare dal deficit eccessivo sono costate care al Mezzogiorno. Secondo quanto evidenziato dal rapporto Svimez 2013, gli interventi dal 2010 a oggi hanno avuto un impatto più pesante al Sud in rapporto al Pil: nel solo 2013 hanno pesato sulle regioni del Meridione per un ammontare pari all'1,5% del Pil contro lo 0,9% al Centro-Nord. E anche nell'anno in corso ci attende un calo del prodotto interno lordo del 2,5% al Sud, contro contro l'1,7% del Centro-Nord.
CALI IN TUTTI I SETTORI. La crisi investe tutti i settori: i consumi delle famiglie (-2,8% al Centro-Nord che diventa -4,2% al Sud), gli investimenti, che crollano nel Mezzogiorno 'doppiando' il Centro-Nord (-11,3% contro -5,4%).
Giù anche i redditi delle famiglie: -1,4% al Centro-Nord, -2% al Sud. Segno meno anche nell'export (1,4% contro l'1,1%).
Solo nel 2014 è previsto che il Paese cominci ad agganciare la ripresa, comunque più timida nel Mezzogiorno. Il prossimo anno il Pil nazionale dovrebbe registrare un +0,7%, invertendo la tendenza recessiva degli anni precedenti, ma nelle Regioni del Sud si attesterebbe solo a +0,1%, mentre il Centro-Nord segnerebbe un +0,9%.
ITALIA DIVISA ANCHE SUL LAVORO. Anche sul fronte occupazione, se in quasi tutte le Regioni è atteso un andamento positivo, rimane invece pesante la situazione del Mezzogiorno, che già nel 2013 ha perso quasi il 2%, mentre il calo è rimasto più contenuto nelle altre ripartizioni (Nord-Est -1,1%, Centro e Nord-Ovest -1,3%).
Nel 2014 dovrebbe aprirsi invece un vero spartiacque che divide l'Italia in due: se infatti il Nord è destinato a segnare +0,2% e il Centro +0,1%, con valori compresi tra +0,1% della Liguria e +0,4% dell'Emilia Romagna, il Sud deve soffrire ancora a -0,1%.
Solo l'Abruzzo (+0,2%), la Basilicata e la Sardegna (+0,1%) registrano segni positivi. Le altre regioni oscillerebbero tra -0,2% (Calabria, Sicilia, Molise) e Campania (-0,3%).
In fuga dal Sud 1,3 milioni di persone. Così non stupisce che tra il 2001 e il 2011 1,3 milioni di persone abbiano lasciato le Regioni del Mezzogiorno dirette al Centro-Nord, 172 mila di queste laureate, mentre 180 mila persone, di cui 20 mila laureati, sono emigrate all'estero.
È in continuo aumento il numero di chi, una volta finita l'università, lascia il Sud (dal 10,7% del totale del 2000 al 25% del 2011).
PERDITA DI POSTI DI LAVORO. Ed è in queste regioni che si concentra, tra l'altro, il 60% di chi, negli ultimi cinque anni, ha perso il lavoro per colpa della crisi, pur essendo presente appena il 27% degli occupati italiani, e nelle quali risiede oltre la metà dei cosiddetti 'neet' (giovani che non studiano, non lavorano e nemmeno cercano un lavoro).
Degli oltre 500 mila posti persi tra il 2008 e il 2012, infatti, «ben 301 mila» riguardano residenti nel Mezzogiorno. I disoccupati al Sud sono passati da 978 mila del 2011 a 1,281 milioni del 2012, per un tasso che sale dal 13,6% al 17,2%, mentre Svimez ha stimato un nuovo balzo della disoccupazione al 18,8% nel 2013 (valore più del doppio del 9,1% nel Centro-Nord) e al 19,1% nel 2014.
AUMENTATE DEL 30% LE FAMIGLIE POVERE. Nel quadro tracciato da Svimez si ricorda anche che, negli ultimi cinque anni (dal 2007 al 2012), al Sud le famiglie povere sono aumentate del 30%, pari a 350 mila nuovi nuclei, e, guardando al futuro, si lancia l'allarme 'desertificazione- spopolamento' per le aree del Meridione.
Dal 2012 al 2065, infatti, è previsto un calo di 4,2 milioni di persone nel Sud, a fronte di un aumento di 4,5 nel Centro Nord.
La popolazione del Mezzogiorno sul totale rischia di crollare dal 34% di oggi al 27,3%. Di questi, il 53% di quelli destinati a sparire, oltre 2 milioni, ha meno di 44 anni, «decimando» le Regioni del Sud «della componente più vitale, prolifica e produttiva».
www.lettera43.it
CALI IN TUTTI I SETTORI. La crisi investe tutti i settori: i consumi delle famiglie (-2,8% al Centro-Nord che diventa -4,2% al Sud), gli investimenti, che crollano nel Mezzogiorno 'doppiando' il Centro-Nord (-11,3% contro -5,4%).
Giù anche i redditi delle famiglie: -1,4% al Centro-Nord, -2% al Sud. Segno meno anche nell'export (1,4% contro l'1,1%).
Solo nel 2014 è previsto che il Paese cominci ad agganciare la ripresa, comunque più timida nel Mezzogiorno. Il prossimo anno il Pil nazionale dovrebbe registrare un +0,7%, invertendo la tendenza recessiva degli anni precedenti, ma nelle Regioni del Sud si attesterebbe solo a +0,1%, mentre il Centro-Nord segnerebbe un +0,9%.
ITALIA DIVISA ANCHE SUL LAVORO. Anche sul fronte occupazione, se in quasi tutte le Regioni è atteso un andamento positivo, rimane invece pesante la situazione del Mezzogiorno, che già nel 2013 ha perso quasi il 2%, mentre il calo è rimasto più contenuto nelle altre ripartizioni (Nord-Est -1,1%, Centro e Nord-Ovest -1,3%).
Nel 2014 dovrebbe aprirsi invece un vero spartiacque che divide l'Italia in due: se infatti il Nord è destinato a segnare +0,2% e il Centro +0,1%, con valori compresi tra +0,1% della Liguria e +0,4% dell'Emilia Romagna, il Sud deve soffrire ancora a -0,1%.
Solo l'Abruzzo (+0,2%), la Basilicata e la Sardegna (+0,1%) registrano segni positivi. Le altre regioni oscillerebbero tra -0,2% (Calabria, Sicilia, Molise) e Campania (-0,3%).
In fuga dal Sud 1,3 milioni di persone. Così non stupisce che tra il 2001 e il 2011 1,3 milioni di persone abbiano lasciato le Regioni del Mezzogiorno dirette al Centro-Nord, 172 mila di queste laureate, mentre 180 mila persone, di cui 20 mila laureati, sono emigrate all'estero.
È in continuo aumento il numero di chi, una volta finita l'università, lascia il Sud (dal 10,7% del totale del 2000 al 25% del 2011).
PERDITA DI POSTI DI LAVORO. Ed è in queste regioni che si concentra, tra l'altro, il 60% di chi, negli ultimi cinque anni, ha perso il lavoro per colpa della crisi, pur essendo presente appena il 27% degli occupati italiani, e nelle quali risiede oltre la metà dei cosiddetti 'neet' (giovani che non studiano, non lavorano e nemmeno cercano un lavoro).
Degli oltre 500 mila posti persi tra il 2008 e il 2012, infatti, «ben 301 mila» riguardano residenti nel Mezzogiorno. I disoccupati al Sud sono passati da 978 mila del 2011 a 1,281 milioni del 2012, per un tasso che sale dal 13,6% al 17,2%, mentre Svimez ha stimato un nuovo balzo della disoccupazione al 18,8% nel 2013 (valore più del doppio del 9,1% nel Centro-Nord) e al 19,1% nel 2014.
AUMENTATE DEL 30% LE FAMIGLIE POVERE. Nel quadro tracciato da Svimez si ricorda anche che, negli ultimi cinque anni (dal 2007 al 2012), al Sud le famiglie povere sono aumentate del 30%, pari a 350 mila nuovi nuclei, e, guardando al futuro, si lancia l'allarme 'desertificazione- spopolamento' per le aree del Meridione.
Dal 2012 al 2065, infatti, è previsto un calo di 4,2 milioni di persone nel Sud, a fronte di un aumento di 4,5 nel Centro Nord.
La popolazione del Mezzogiorno sul totale rischia di crollare dal 34% di oggi al 27,3%. Di questi, il 53% di quelli destinati a sparire, oltre 2 milioni, ha meno di 44 anni, «decimando» le Regioni del Sud «della componente più vitale, prolifica e produttiva».
www.lettera43.it
mercoledì 24 luglio 2013
“Ammazza blog”, il Pdl ci riprova: 5 anni di leggi contro l’informazione web
Il ddl presentato dal senatore del Pdl, Salvatore Torrisi -
che porterebbe i gestori a censurare anche i commenti ad articoli e post - è
solo l'ultimo tentativo di mettere un bavaglio a internet. Stabilendo perentori
obblighi di rettifica o estendendo i reati a mezzo stampa anche ai semplici
blog (per continuare a leggere clicca qui sotto)
“Ammazza blog”, il Pdl ci riprova: 5 anni di leggi contro l’informazione web - Il Fatto Quotidiano
lunedì 22 luglio 2013
A Baselice la "Storia del brigantaggio dopo l'Unità"
di Claudia Casamassa
Si è svolta, ieri sera (sabato per chi legge, ndb), la seconda edizione di "Musica tra le porte", confermata e rinomata manifestazione di Baselice. E' il secondo anno che la Pro loco del paese si è impegnata ad organizzare al meglio questo evento in piazza Castello, un momento di estrema raffinatezza e cultura per l'intera popolazione.
Impegno e costanza da parte di tutti i componenti dell'associazione i quali hanno dato vita ad un vero scenario artistico.
E' stato presentato il libro di Franco Molfese, dal titolo: "Storia del brigantaggio dopo l'Unità", un patrimonio di una storia unica, grazie al quale si è potuto conoscere l'excursus del Fortore.
Ad aprire i lavori è stato il sindaco di Baselice, Domenico Canonico. A seguire gli interventi del presidente della Pro loco, Angelo Lepore, del giornalista Antonio Bianco, del sindaco di Molinara e storico Giuseppe Addabbo ed infine dell'editore del libro, Antonello Belmonte, un giovane laureato di Molinara che ha investito nella cultura.
Il contenuto del libro ha suscitato grande interesse nel pubblico, il quale ha manifestato approvazione e stima per l'autore.
Dopo il percorso storico sul brigantaggio affrontato in modo egregio, c'è stato il concerto che ha preso il nome dell'intera manifestazione.
Una serata rappresentativa per la comunità baselicese, in compagnia dell'Orchestra di Benevento diretta dal direttore artistico, Silvano Maria Fusco, con la partecipazione del soprano Daniela del Monaco.
Avvolta nella splendida panoramica antica, tra la bellezza del paesaggio e la dolcezza musicale, la manifestazione si è conclusa con i ringraziamenti finali e con l'arrangiamento per orchestra da camera e pianoforte della canzone popolare "a' chist è Baselice" del maestro Aldo Pareo.
www.gazzettabenevento.it
(Foto di Mattia Monzo)
Si è svolta, ieri sera (sabato per chi legge, ndb), la seconda edizione di "Musica tra le porte", confermata e rinomata manifestazione di Baselice. E' il secondo anno che la Pro loco del paese si è impegnata ad organizzare al meglio questo evento in piazza Castello, un momento di estrema raffinatezza e cultura per l'intera popolazione.
Impegno e costanza da parte di tutti i componenti dell'associazione i quali hanno dato vita ad un vero scenario artistico.
E' stato presentato il libro di Franco Molfese, dal titolo: "Storia del brigantaggio dopo l'Unità", un patrimonio di una storia unica, grazie al quale si è potuto conoscere l'excursus del Fortore.
Ad aprire i lavori è stato il sindaco di Baselice, Domenico Canonico. A seguire gli interventi del presidente della Pro loco, Angelo Lepore, del giornalista Antonio Bianco, del sindaco di Molinara e storico Giuseppe Addabbo ed infine dell'editore del libro, Antonello Belmonte, un giovane laureato di Molinara che ha investito nella cultura.
Il contenuto del libro ha suscitato grande interesse nel pubblico, il quale ha manifestato approvazione e stima per l'autore.
Dopo il percorso storico sul brigantaggio affrontato in modo egregio, c'è stato il concerto che ha preso il nome dell'intera manifestazione.
Una serata rappresentativa per la comunità baselicese, in compagnia dell'Orchestra di Benevento diretta dal direttore artistico, Silvano Maria Fusco, con la partecipazione del soprano Daniela del Monaco.
Avvolta nella splendida panoramica antica, tra la bellezza del paesaggio e la dolcezza musicale, la manifestazione si è conclusa con i ringraziamenti finali e con l'arrangiamento per orchestra da camera e pianoforte della canzone popolare "a' chist è Baselice" del maestro Aldo Pareo.
www.gazzettabenevento.it
(Foto di Mattia Monzo)
martedì 16 luglio 2013
domenica 14 luglio 2013
Il Comune e l'Adsl a Baselice
Postiamo il manifesto fatto affiggere dal Comune di Baselice in merito all'arrivo dell'Adsl nel borgo fortorino
Comune di Baselice
(Prov. di Benevento)
ERA ORA!
ANCHE A BASELICE E' ARRIVATA LA ADSL!!
ERAVAMO GLI ULTIMI,ORA NON LO SIAMO PIU'
Cari concittadini,
dopo un lungo ed estenuante lavoro anche a Baselice è arrivata la linea veloce ADSL.
Un altro importante ed essenziale punto programmatico di questa amministrazione è stato portato a compimento.
L'atteso collegamento internet veloce – via fibra ottica – è giunto finalmente a termine e la soddisfazione è davvero tanta. Un altro servizio essenziale è stato messo a disposizione dei nostri cittadini.
Non è stato per niente facile realizzare anche questo obiettivo, ma quando si lavora seriamente, in silenzio e senza fare tante e sole chiacchiere in "mezzzo alla piazza", i risultati prima o poi arrivano.
Ci preme qui ringraziare quanti ci hanno dato un forte sostegno per la risoluzione del problema, in particolare il Capo Gabinetto della Prefettura, d.ssa Maturi ed il Comandante Provinciale dell'Arma dei Carabinieri, il Colonnello Carideo.
Da oggi, finalmente, anche Baselice può dire di essere un comune al passo con i tempi!!
Il Sindaco e l'Amm.ne Comunale
Comune di Baselice
(Prov. di Benevento)
ERA ORA!
ANCHE A BASELICE E' ARRIVATA LA ADSL!!
ERAVAMO GLI ULTIMI,ORA NON LO SIAMO PIU'
Cari concittadini,
dopo un lungo ed estenuante lavoro anche a Baselice è arrivata la linea veloce ADSL.
Un altro importante ed essenziale punto programmatico di questa amministrazione è stato portato a compimento.
L'atteso collegamento internet veloce – via fibra ottica – è giunto finalmente a termine e la soddisfazione è davvero tanta. Un altro servizio essenziale è stato messo a disposizione dei nostri cittadini.
Non è stato per niente facile realizzare anche questo obiettivo, ma quando si lavora seriamente, in silenzio e senza fare tante e sole chiacchiere in "mezzzo alla piazza", i risultati prima o poi arrivano.
Ci preme qui ringraziare quanti ci hanno dato un forte sostegno per la risoluzione del problema, in particolare il Capo Gabinetto della Prefettura, d.ssa Maturi ed il Comandante Provinciale dell'Arma dei Carabinieri, il Colonnello Carideo.
Da oggi, finalmente, anche Baselice può dire di essere un comune al passo con i tempi!!
Il Sindaco e l'Amm.ne Comunale
mercoledì 10 luglio 2013
lunedì 8 luglio 2013
'Comuni Ricicloni 2013', Baselice tra i virtuosi
Nessun premio o attestato speciale ma buonissimi risultati per il Sannio dall'annuale dossier "Comuni Ricicloni" di Legambiente. Nel 2013 sono 1293 comuni Italiani che hanno raggiunto il 65% di raccolta differenziata dei rifiuti e sei sono sanniti: Moiano, Circello, S.Arcangelo Trimonte, Ginestra degli Schiavoni, Paolisi e Baselice. Solo di un punto percentuale sotto Durazzano ed il capoluogo Benevento che però, con il 64%, si piazza al sesto posto in assoluto tra le piccole città ed è nona nella classifica generale a pari merito con Trento (Per continuare a leggere clicca qui sotto e vai direttamente a Il quaderno.it).
'Comuni Ricicloni 2013'. Benevento è nona in Italia, virtuosi 18 comuni del Sannio
'Comuni Ricicloni 2013'. Benevento è nona in Italia, virtuosi 18 comuni del Sannio
mercoledì 3 luglio 2013
Rimborsi e consiglieri regionali indagati
Ristoranti, alberghi, regali agli amici, perfino giocattoli per bambini. Due milioni e mezzo di euro di fondi regionali bruciati, denaro pubblico utilizzato per fini “strettamente privati”. Per questo la Procura di Napoli ha emesso 57 inviti a comparire nei confronti di altrettanti consiglieri ed ex consiglieri regionali della Campania.
Nei provvedimenti, notificati da parte del Nucleo di polizia tributaria delle Fiamme Gialle nella sede dell’Assemblea, si ipotizza il reato di peculato. L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Greco e svolta dal pm Giancarlo Novelli, riguarda uno dei filoni di indagine sul presunto uso improprio dei fondi corrisposti a gruppi consiliari o a singoli consiglieri.
In particolare gli avvisi emessi oggi si riferiscono alle somme di denaro corrisposte nel biennio 2010-2012 nell’ambito dei fondi per il “funzionamento dei gruppi”. Gli inviti a presentarsi per rendere interrogatorio – come spiegano fonti giudiziarie – sono necessari all’accertamento delle eventuali responsabilità: ai consiglieri indagati, in assenza di una documentazione sulle spese (l’erogazione dei fondi infatti non prevede la presentazione di ricevute o di qualsiasi “pezza d’appoggio”), verrà chiesto infatti si chiarire come è stato utilizzato il denaro ricevuto.
Nell’inchiesta non risulta coinvolto il Presidente della Regione Campania Stefano Caldoro. Dagli accertamenti eseguiti dalla Guardia di Finanza è emerso infatti che non ha ritirato alcuna somma dal fondo messo a disposizione dei gruppi consiliari. Non risultano indagati inoltre alcuni consiglieri che si dimisero dalla carica e non percepirono rimborsi.
Per quanto riguarda i partiti, secondo l’ipotesi degli inquirenti, i consiglieri del Pdl avrebbero ritirato indebitamente l’89% dei rimborsi, il Pd l’82%, l’Idv il 95%, il Nuovo Psi il 91%, l’Udc il 65%. La somma complessiva erogata nel biennio 2010-2012 è stata quantificata intorno ai due milioni e mezzo di euro.
www.ilfattoquotidiano.it
Nei provvedimenti, notificati da parte del Nucleo di polizia tributaria delle Fiamme Gialle nella sede dell’Assemblea, si ipotizza il reato di peculato. L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Greco e svolta dal pm Giancarlo Novelli, riguarda uno dei filoni di indagine sul presunto uso improprio dei fondi corrisposti a gruppi consiliari o a singoli consiglieri.
In particolare gli avvisi emessi oggi si riferiscono alle somme di denaro corrisposte nel biennio 2010-2012 nell’ambito dei fondi per il “funzionamento dei gruppi”. Gli inviti a presentarsi per rendere interrogatorio – come spiegano fonti giudiziarie – sono necessari all’accertamento delle eventuali responsabilità: ai consiglieri indagati, in assenza di una documentazione sulle spese (l’erogazione dei fondi infatti non prevede la presentazione di ricevute o di qualsiasi “pezza d’appoggio”), verrà chiesto infatti si chiarire come è stato utilizzato il denaro ricevuto.
Nell’inchiesta non risulta coinvolto il Presidente della Regione Campania Stefano Caldoro. Dagli accertamenti eseguiti dalla Guardia di Finanza è emerso infatti che non ha ritirato alcuna somma dal fondo messo a disposizione dei gruppi consiliari. Non risultano indagati inoltre alcuni consiglieri che si dimisero dalla carica e non percepirono rimborsi.
Per quanto riguarda i partiti, secondo l’ipotesi degli inquirenti, i consiglieri del Pdl avrebbero ritirato indebitamente l’89% dei rimborsi, il Pd l’82%, l’Idv il 95%, il Nuovo Psi il 91%, l’Udc il 65%. La somma complessiva erogata nel biennio 2010-2012 è stata quantificata intorno ai due milioni e mezzo di euro.
www.ilfattoquotidiano.it
martedì 2 luglio 2013
Muore il Fortore con tutti i filistei
Postiamo uno stralcio di un interessante articolo apparso su benevento.ottopagine.net dal titolo: "In fuga dalle metropoli. Ma il Sannio non attrae". Da anni ormai sottolineiamo come la vicenda del calo demografico sia un problema drammatico per il Fortore, che prima o poi lo porterà alla sua estinzione sociale. Ma a tutt'oggi, a quanto ci risulta, nessuna amministrazione ha messo in piedi una vera politica antispopolamento, come ad esempio incentivi in favore di giovane coppie che non vogliono intraprendere le strade dell'emigrazione. Eppure, come si legge qui sotto, la situazione dei numeri dovrebbe far rizzare i capelli alla nostra classe politica, che invece utilizza il tema dello spopolamento solo in campagna elettorale
(...) Nel Sannio che si spopola ci sono aree dove il fenomeno è letteralmente drammatico ma anche episodi di successo. Comunque prevalgono decisamente le prime: ben 51 comuni su 78 hanno visto diminuire la propria popolazione residente nell’ultimo decennio. In particolare, fatto ormai notorio, sono i comprensori più interni a pagare lo scotto della desertificazione demografica che con la crisi si è ulteriormente accentuata. Il Fortore in particolare è una terra martoriata dalla progressiva perdita di popolazione. Solo qualche esempio per rendere la portata del trend: dal 2002 al 2012, Castelvetere Valfortore ha visto ridursi la propria popolazione di 469 unità, passando da 1.810 a 1.341.
Il che vuol dire in altri termini che nel breve volgere di un decennio il centro fortorino ha perso oltre un quarto della propria consistenza (25,9%). Appena meno eclatanti i riscontri di Colle Sannita (560 abitanti in meno per un tasso di spopolamento del 18,4%), Molinara (-15,1% con 293 residenti lasciati per strada), Baselice (337 abitanti in meno; -11,9 per cento). Una menzione a parte per San Bartolomeo in Galdo. Quello che un tempo usava essere definito il capoluogo del Fortore è piombato da anni in una terribile crisi demografica che l’ha portato nel 2012 a scendere per la prima volta nella sua storia sotto quota 5mila: 4.987 abitanti. Anche nel Tammaro, nell’Alto Sannio e nel Titerno gli indici di desertificazione demografica toccano punte da brivido.
Ma c’è anche come dicevamo chi negli ultimi dieci anni si è espanso. E’ soprattutto il caso di Telese Terme, una autentica locomotiva dello sviluppo nel Sannio con i suoi 1.362 abitanti guadagnati dal 2002 pari a un tasso di crescita del 23,7 per cento. Tendono a crescere in generale i centri più grandi della provincia come Montesarchio (+364 abitanti) e San Giorgio del Sannio (+337), ad eccezione di Sant’Agata de’ Goti che invece è in rosso di 302 unità. Del resto pagano lo scotto anche comuni di un certo rilievo come Paduli (-220 abitanti) e Morcone (-86), mentre si salva Pietrelcina (+54). Da tenere in considerazione San Nicola Manfredi che con i suoi 468 abitanti guadagnati è il secondo centro della provincia per tasso di crescita (+14,5 per cento).
(...) Nel Sannio che si spopola ci sono aree dove il fenomeno è letteralmente drammatico ma anche episodi di successo. Comunque prevalgono decisamente le prime: ben 51 comuni su 78 hanno visto diminuire la propria popolazione residente nell’ultimo decennio. In particolare, fatto ormai notorio, sono i comprensori più interni a pagare lo scotto della desertificazione demografica che con la crisi si è ulteriormente accentuata. Il Fortore in particolare è una terra martoriata dalla progressiva perdita di popolazione. Solo qualche esempio per rendere la portata del trend: dal 2002 al 2012, Castelvetere Valfortore ha visto ridursi la propria popolazione di 469 unità, passando da 1.810 a 1.341.
Il che vuol dire in altri termini che nel breve volgere di un decennio il centro fortorino ha perso oltre un quarto della propria consistenza (25,9%). Appena meno eclatanti i riscontri di Colle Sannita (560 abitanti in meno per un tasso di spopolamento del 18,4%), Molinara (-15,1% con 293 residenti lasciati per strada), Baselice (337 abitanti in meno; -11,9 per cento). Una menzione a parte per San Bartolomeo in Galdo. Quello che un tempo usava essere definito il capoluogo del Fortore è piombato da anni in una terribile crisi demografica che l’ha portato nel 2012 a scendere per la prima volta nella sua storia sotto quota 5mila: 4.987 abitanti. Anche nel Tammaro, nell’Alto Sannio e nel Titerno gli indici di desertificazione demografica toccano punte da brivido.
Ma c’è anche come dicevamo chi negli ultimi dieci anni si è espanso. E’ soprattutto il caso di Telese Terme, una autentica locomotiva dello sviluppo nel Sannio con i suoi 1.362 abitanti guadagnati dal 2002 pari a un tasso di crescita del 23,7 per cento. Tendono a crescere in generale i centri più grandi della provincia come Montesarchio (+364 abitanti) e San Giorgio del Sannio (+337), ad eccezione di Sant’Agata de’ Goti che invece è in rosso di 302 unità. Del resto pagano lo scotto anche comuni di un certo rilievo come Paduli (-220 abitanti) e Morcone (-86), mentre si salva Pietrelcina (+54). Da tenere in considerazione San Nicola Manfredi che con i suoi 468 abitanti guadagnati è il secondo centro della provincia per tasso di crescita (+14,5 per cento).
lunedì 1 luglio 2013
Mastronardi ha presentato il suo libro «Viteliù-Il nome della libertà»
di Leonardo Bianco
"Una storia di persone che dà emozioni”. Così, in sintesi, la definizione dell’autore Nicola Mastronardi, del suo “Viteliù- Il nome della libertà”, presentato sabato sera alla Biblioteca comunale di San Bartolomeo in Galdo “Giovanni Vergineo”. L’intento del giornalista e scrittore molisano è quello di “dare dignità storica ad un territorio che pare non l’abbia”.
Nicola Mastronardi con il suo romanzo storico ripercorre le vicende di un popolo, quello sannita, che non si è distinto solo per aver tenuto testa per lungo tempo a Roma, ma che ha anche contribuito alla costruzione di un impero.
La storia di una civiltà, quella delle tribù italiche (i Sanniti, i Marsi, i Peligni, i Piceni), che ha dominato per nove secoli i territorio del centro e del sud Italia. Storia di in un popolo che ha difeso con tenacia la propria dignità e la propria identità contro l’espansione dell’impero romano. “Viteliú”, termine osco da cui deriva la parola latina Italia, dunque, è un viaggio nella storia, attraverso il quale l’autore vuole riscoprire le proprie radici e le radici di un popolo per troppo tempo dimenticato.
Il romanzo inizia diciassette anni dopo i tragici eventi del 91 a.C. quando “la popolazione picena di Ascolum trucidò tutti i romani presenti in città” e che provocò la guerra sociale e poi civile, la quale terminò con il massacro degli italici ad opera di Lucio Cornelio Silla. Tutto ha inizio da un incubo del passato che spinge un vecchio cieco – l’embratur sannita Papio Mutilo, che su di sé sente tutta la responsabilità del genocidio subìto dal suo popolo – a riprendere in mano il proprio destino e quello del nipote Marzio, salvato dalle stragi dei sicari di Silla. Il loro avventuroso viaggio porterà Marzio, e con lui il lettore, a conoscere la storia e le terre delle genti che costruirono la prima nazione cui fu dato il nome di Italia. “Un libro che nasce dall’intima necessità dell’autore di trovare la propria identità, le proprie radici”.
Queste le parole che ha usato Salvatore Colatruglio, esponente dell’associazione culturale, “generoso Simeone” e promotore dell’evento. A Colatruglio è toccato il compito di introdurre l’argomento con un excursus storico attraverso le tre guerre sannitiche che videro la Repubblica romana contrapporsi alle popolazioni italiche.
benevento.ottopagine.net/
"Una storia di persone che dà emozioni”. Così, in sintesi, la definizione dell’autore Nicola Mastronardi, del suo “Viteliù- Il nome della libertà”, presentato sabato sera alla Biblioteca comunale di San Bartolomeo in Galdo “Giovanni Vergineo”. L’intento del giornalista e scrittore molisano è quello di “dare dignità storica ad un territorio che pare non l’abbia”.
Nicola Mastronardi con il suo romanzo storico ripercorre le vicende di un popolo, quello sannita, che non si è distinto solo per aver tenuto testa per lungo tempo a Roma, ma che ha anche contribuito alla costruzione di un impero.
La storia di una civiltà, quella delle tribù italiche (i Sanniti, i Marsi, i Peligni, i Piceni), che ha dominato per nove secoli i territorio del centro e del sud Italia. Storia di in un popolo che ha difeso con tenacia la propria dignità e la propria identità contro l’espansione dell’impero romano. “Viteliú”, termine osco da cui deriva la parola latina Italia, dunque, è un viaggio nella storia, attraverso il quale l’autore vuole riscoprire le proprie radici e le radici di un popolo per troppo tempo dimenticato.
Il romanzo inizia diciassette anni dopo i tragici eventi del 91 a.C. quando “la popolazione picena di Ascolum trucidò tutti i romani presenti in città” e che provocò la guerra sociale e poi civile, la quale terminò con il massacro degli italici ad opera di Lucio Cornelio Silla. Tutto ha inizio da un incubo del passato che spinge un vecchio cieco – l’embratur sannita Papio Mutilo, che su di sé sente tutta la responsabilità del genocidio subìto dal suo popolo – a riprendere in mano il proprio destino e quello del nipote Marzio, salvato dalle stragi dei sicari di Silla. Il loro avventuroso viaggio porterà Marzio, e con lui il lettore, a conoscere la storia e le terre delle genti che costruirono la prima nazione cui fu dato il nome di Italia. “Un libro che nasce dall’intima necessità dell’autore di trovare la propria identità, le proprie radici”.
Queste le parole che ha usato Salvatore Colatruglio, esponente dell’associazione culturale, “generoso Simeone” e promotore dell’evento. A Colatruglio è toccato il compito di introdurre l’argomento con un excursus storico attraverso le tre guerre sannitiche che videro la Repubblica romana contrapporsi alle popolazioni italiche.
benevento.ottopagine.net/
mercoledì 26 giugno 2013
Un nuovo parco eolico nel Sannio
Arriva il via libera della Regione Campania alla costruzione e l’esercizio di un impianto per la produzione di energia, con tecnologia eolica, da realizzare nel comune di San Lupo, in provincia di Benevento.
L’opera, un parco eolico, coinvolgerà per le strutture pertinenti anche altri comuni sanniti. L’autorizzazione, pubblicata sull’ultimo Bollettino regionale, è stata rilasciata alla società Eolica San Lupo Srl, con sede legale a Milano, che ha messo in cantiere 17 aerogeneratori, ciascuno di potenza nominale di 2,5 MW (massima fino a 3 MW) nel Comune di San Lupo in località Monte Ciesco, Serra la Giumenta, Monte Croce, Saudiello. Le “opere connesse” ricadranno nei comuni di Pontelandolfo, Campolattaro, Casalduni, Castelpagano, Colle Sannita, Morcone, Fragneto l’Abate, Fragneto Monforte, Benevento. La potenza complessiva è di 42,5 MW (massima consentita fino a 51 MW).
E’ stata autorizzata anche la “connessione elettrica dell’impianto” mediante la realizzazione di una nuova stazione da ubicare nel comune di Pontelandolfo e da collegare con un elettrodotto a quella di Castelpagano e con un altro elettrodotto a una nuova Stazione elettrica da realizzare nel Comune di Benevento, denominata “Benevento 3”.
L’impianto, le opere connesse e le infrastrutture “indispensabili” alla costruzione e all’esercizio dello stesso vengono definite nel decreto regionale “di pubblica utilità, indifferibili e urgenti”. Contestualmente viene anche disposta “l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio o all’asservimento sui terreni riportati al catasto dei comuni di San Lupo, Casalduni, Campolattaro, Castelpagano, Circello, Colle Sannita, Fragneto l’Abate, Morcone, Fragneto Monforte, Pontelandolfo, Benevento, interessati dall’opera”
(Fonte: denaro.it)
L’opera, un parco eolico, coinvolgerà per le strutture pertinenti anche altri comuni sanniti. L’autorizzazione, pubblicata sull’ultimo Bollettino regionale, è stata rilasciata alla società Eolica San Lupo Srl, con sede legale a Milano, che ha messo in cantiere 17 aerogeneratori, ciascuno di potenza nominale di 2,5 MW (massima fino a 3 MW) nel Comune di San Lupo in località Monte Ciesco, Serra la Giumenta, Monte Croce, Saudiello. Le “opere connesse” ricadranno nei comuni di Pontelandolfo, Campolattaro, Casalduni, Castelpagano, Colle Sannita, Morcone, Fragneto l’Abate, Fragneto Monforte, Benevento. La potenza complessiva è di 42,5 MW (massima consentita fino a 51 MW).
E’ stata autorizzata anche la “connessione elettrica dell’impianto” mediante la realizzazione di una nuova stazione da ubicare nel comune di Pontelandolfo e da collegare con un elettrodotto a quella di Castelpagano e con un altro elettrodotto a una nuova Stazione elettrica da realizzare nel Comune di Benevento, denominata “Benevento 3”.
L’impianto, le opere connesse e le infrastrutture “indispensabili” alla costruzione e all’esercizio dello stesso vengono definite nel decreto regionale “di pubblica utilità, indifferibili e urgenti”. Contestualmente viene anche disposta “l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio o all’asservimento sui terreni riportati al catasto dei comuni di San Lupo, Casalduni, Campolattaro, Castelpagano, Circello, Colle Sannita, Fragneto l’Abate, Morcone, Fragneto Monforte, Pontelandolfo, Benevento, interessati dall’opera”
(Fonte: denaro.it)
lunedì 24 giugno 2013
Oro nero, trivellazioni e Sannio
“No Triv” è lo slogan che continuare a campeggiare durante gli appuntamenti dall’omonimo titolo, appuntamenti aperti a tutti e volti a sensibilizzare la cittadinanza circa il petrolio e tutto ciò che ne conseguirebbe nei territori sanniti. Il grido d’allarme delle “manovre” delle multinazionali interessate all’Oro Nero è partito dalla Basilicata, dove i comuni della Val d’Agri da anni vivono, ormai schiavizzati, all’estrazioni petrolifere. I primi incontri per fronteggiare questo allarme tutto sannita, sono iniziati dal Centro Sociale Autogestito Depistaggio di Benevento, dove tra i numerosi appuntamenti, vorrei ricordare quello del 10 maggio, quando è stato proiettato un’interessante ed esplicativo documentario di Valeria Castellano in merito allo stato attuale in si trova la Basilicata.
Facciamo il punto della situazione per spiegare ancora una volta e meglio cosa potrebbe succedere e quanto danno apporterebbe questo famoso e ricercato Oro Nero. Ci sono ben quattro progetti riguardanti la ricerca di idrocarburi in Campania e tutti e quattro colpiscono in pieno il territorio sannita, coinvolgendo circa 35 comuni tra cui Benevento stessa. La Commissione Valutazione d’Impatto Ambientale, siglata V.I.A., ha strizzato l’occhio già a due istanze presentategli, quindi accordandogli parere favorevole, rilasciato anche – probabilmente con troppa superficialità- dalla Regione Campania. Ora questo primo “ok” permetterà all’azienda interessata di effettuare sopralluoghi e rilevamenti senza, però, mettere in atto delle perforazioni.
Durante l’assemblea ancora una volta sono state tenute come monito le conseguenze preoccupanti, pesanti e devastanti che l’avvento delle trivelle, i cui fili sono gestiti dalle multinazionali, porterebbero nei nostri territori. Essendo ancora allo stadio iniziale, sarà possibile bloccare lo scempio che, diversamente da noi, stanno vivendo in Basilicata.
In primo piano le condizioni assurde in cui riversano quei territori interessati, ormai completamente assoggettati alle multinazionali. Quest’ultime, purtroppo, agiscono senza alcuno scrupolo poiché con i soldi sanno di poter comparare e mettere in atto i loro progetti, in questo caso acquistando le royalties. Inquinamento delle falde acquifere, agricoltura e il valore del patrimonio immobiliare risulterebbero le prime negative conseguenze. Consideriamo poi il Sannio nello specifico: è una zona esposta ad alto rischio sismico, dunque le trivellazioni per estrarre il petrolio non farebbero altro che intaccare ulteriormente, danneggiandolo, un suolo di per sé “sensibile”.
Un altro grande problema è rappresentato da tutti noi, cittadini sanniti, che in qualche modo ignoriamo l’esistenza di questi progetti e continuiamo a vivere la nostra quotidianità senza tenere minimamente in considerazione una tale pericolosa realtà. Eppure di comunicazione in merito se ne sta facendo tanta, dai dibattiti alle proiezioni, dalle presentazioni di libri alle passeggiate nei luoghi interessati.
“No Triv” è la “bandiera” simbolo di ciascuna iniziativa, è se vogliamo un progetto di risposta per tutelare e salvaguardare noi ed i nostri territori. Troppa indifferenza aspettando le conseguenze di lavori che potrebbero prendere il via quando meno ce lo aspettiamo, potrebbe risultare un atteggiamento negligente e per nulla risolutivo. Ignorare il problema diventerebbe addirittura una risposta favorevole alle trivelle. Eppure in questa forma di “ricchezza” tanto ricercata, in quest’oro che dovrebbe arricchire gli altri ma non noi, “Non c’è alcun vantaggio e nessun progresso!”.
Aspettando nuove iniziative alle quali prendere parte, potremmo iniziare col partecipare alle riunioni che ogni giovedì, alle ore 19.00, si terranno presso il Palazzo del Volontariato, in viale A. Mellusi 68.
www.bmagazine.it
giovedì 20 giugno 2013
Forestali, è botta e risposta
Postiamo un interessante articolo apparso su benevento/ottoagine.net dal titolo «Danneggiati dai ‘determinati’» e sottotitolo: "Gli operai a tempo indeterminato rispondono ai vertici dell’ente"
I forestali non ci stanno a passare per irresponsabili rispetto agli esposti che sono stai messi in atto per difendere i propri diritti. “E’ l’unico modo che ci rimane di per difendere i nostri diritti e tutelarci rispetto alla mancata retribuzione di una quindicina di mensilità che ci ha messo in ginocchio” afferma uno dei tanti operai forestali che da circa due anni vivono una situazione ormai diventata insostenibile. Il problema è sempre lo stesso, la disputa tra Oti (operai a tempo indeterminato) e Otd (operai a tempo determinato). Secondo i primi il problema il ritardo della retribuzione è dovuta all’assunzione, secondo loro “illegittima”, visto la carenza di fondi, dei lavoratori a tempo determinato.
Lavoratori, che più volte i vertici della comunità montana hanno chiarito, sono sati assunti dietro provvedimenti messi in campo dalla Regione nell’ambito del turn over. L’assunzione da parte dell’ente montano del Fortore degli operai a tempo determinato ha spinto, infatti, i forestali storici con regolare contratto a tempo indeterminato, di promuovere alcune azioni contro l’ente. L’ultimo in ordine cronologico è stata la lettera-l’esposto al Presidente della Repubblica, dove appunto si denuncia: “Ci viene detto che non ci sono i fondi per pagare gli stipendi. Ma se non ci sono i fondi, perché sono stati assunti altri operai forestali a tempo determinato? Con quali criteri selettivi sono stati assunti detti operai?”.
Interrogativi ai quali l’ente ha sempre risposto affermando che l’utilizzo degli Oti è autorizzato dalla Regione e che i fondi messi a disposizione dell’ente includono anche il lavoro degli operai a tempo indeterminato. Nell’ultima finanziaria la Regione ha precisato che i fondi per la forestazione vanno suddivisi dando priorità agli operai a tempo indeterminato. Anche in questo caso i vertici della comunità montana del Fortore hanno assicurato che il problema non è la quantità dei fondi, ma la tempistica degli accrediti. Per l’ente la progettazione messa in campo non mette a rischio il pagamento delle spettanze agli operai a tempo indeterminato.
I forestali non ci stanno a passare per irresponsabili rispetto agli esposti che sono stai messi in atto per difendere i propri diritti. “E’ l’unico modo che ci rimane di per difendere i nostri diritti e tutelarci rispetto alla mancata retribuzione di una quindicina di mensilità che ci ha messo in ginocchio” afferma uno dei tanti operai forestali che da circa due anni vivono una situazione ormai diventata insostenibile. Il problema è sempre lo stesso, la disputa tra Oti (operai a tempo indeterminato) e Otd (operai a tempo determinato). Secondo i primi il problema il ritardo della retribuzione è dovuta all’assunzione, secondo loro “illegittima”, visto la carenza di fondi, dei lavoratori a tempo determinato.
Lavoratori, che più volte i vertici della comunità montana hanno chiarito, sono sati assunti dietro provvedimenti messi in campo dalla Regione nell’ambito del turn over. L’assunzione da parte dell’ente montano del Fortore degli operai a tempo determinato ha spinto, infatti, i forestali storici con regolare contratto a tempo indeterminato, di promuovere alcune azioni contro l’ente. L’ultimo in ordine cronologico è stata la lettera-l’esposto al Presidente della Repubblica, dove appunto si denuncia: “Ci viene detto che non ci sono i fondi per pagare gli stipendi. Ma se non ci sono i fondi, perché sono stati assunti altri operai forestali a tempo determinato? Con quali criteri selettivi sono stati assunti detti operai?”.
Interrogativi ai quali l’ente ha sempre risposto affermando che l’utilizzo degli Oti è autorizzato dalla Regione e che i fondi messi a disposizione dell’ente includono anche il lavoro degli operai a tempo indeterminato. Nell’ultima finanziaria la Regione ha precisato che i fondi per la forestazione vanno suddivisi dando priorità agli operai a tempo indeterminato. Anche in questo caso i vertici della comunità montana del Fortore hanno assicurato che il problema non è la quantità dei fondi, ma la tempistica degli accrediti. Per l’ente la progettazione messa in campo non mette a rischio il pagamento delle spettanze agli operai a tempo indeterminato.
martedì 18 giugno 2013
Petrolio, Dommarco: «Barricate e informazione contro i pozzi»
Tenersi pronti alle barricate e seguire attentamente tutti i processi sfruttando le opportunità che la legge offre. E’ la linea indicata da Pietro Dommarco ai cittadini sanniti impegnati nella lotta contro i petrolieri. Trentaquattro anni, lucano, Dommarco è autore di ‘Trivelle d’Italia’, fortunato testo che ha denunciato il proliferare dei progetti di ricerca di idrocarburi in Italia. Il best-seller è stato presentato nei giorni scorsi in alcuni centri della provincia in un tour conclusosi ieri ad Apice e Sant’Arcangelo Trimonte.
La caccia al petrolio negli ultimi anni si è intensificata con una autentica escalation di richieste di autorizzazione giunte sul tavolo del Ministero Sviluppo economico. Ne è testimonianza la provincia di Benevento, interessata più direttamente dai progetti ‘Pietra Spaccata’ e ‘Case Capozzi’ presentati dalla società britannico-ferrarese ‘Delta Energy’.
Entrambi sono in fase di autorizzazione ma per ‘Case Capozzi’, come riferito nei giorni scorsi dal nostro giornale, il Ministero ha preannunciato un diniego. Una notizia senz’altro positiva per gli oppositori delle trivelle ma non è affatto il caso di mollare la presa: «Ho avuto notizia – ha detto Dommarco confermando le dichiarazioni rese a Ottopagine dai rappresentanti italiani della società – che la ‘Delta Energy’ ha già controdedotto alle osservazioni del Ministero, dicendosi al contempo fiduciosa circa l’accoglimento dei propri chiarimenti. Bisogna tenere alta la guardia e prepararsi a fare le barricate per difendere il territorio. I governi, senza distinzioni di colore, spingono molto per la realizzazione di questi progetti. La lotta può apparire impari e in effetti è difficile, ma non impossibile. Cittadini e istituzioni, se fanno i passi giusti, possono inceppare i meccanismi delle società petrolifere. E’ accaduto ad esempio in Basilicata per un progetto che era già sul punto di partire e invece grazie ad alcune osservazioni avanzate da solo quattro cittadini l’iter si è bloccato. Ma per combattere questi colossi spalleggiati dai governi – ha ammonito Dommarco – occorre essere informati sulle norme che regolano la materia, lucidi nell’individuare i punti deboli delle procedure, determinati a portare avanti la battaglia. E il più possibile numerosi, coinvolgendo le persone sulla base di una semplice riflessione: se loro hanno interesse a contaminare il nostro territorio, noi ne abbiamo ancor più a difenderlo».
Piena contrarietà alle iniziative di ricerca di idrocarburi è stata espressa dal sindaco di Apice, Ida Antonietta Albanese: «Riteniamo che il petrolio non sia il futuro ma la devastazione delle nostre realtà. Abbiamo deliberato contro e siamo stati partecipi a tutte le occasioni di confronto che fin qui ci sono state. Continueremo a farlo ma spesso ci sentiamo quasi impotenti dinanzi a progetti molto più grandi di noi». Erminia Manserra, presidente della Pro loco e promotrice dell’incontro ad Apice, ha evidenziato la assoluta necessità di mettere insieme un movimento il più vasto possibile su un tema tanto importante. Stesso richiamo nelle parole di Nicola Colangelo, presidente del comitato civico ‘Codisam’ di Sant’Arcangelo Trimonte, fautore del tour di Dommarco nel Sannio. Il geologo Vincenzo Portoghese, fin dalla prima ora tra i più attivi nella battaglia contro le trivelle, ha evidenziato l’importanza di effettuare un monitoraggio preventivo delle aree coinvolte nei progetti. «In tal modo – ha spiegato – si potrà dimostrare in maniera incontrovertibile che l’inquinamento delle matrici ambientali è legato ai pozzi».
benevento.ottopagine.net
La caccia al petrolio negli ultimi anni si è intensificata con una autentica escalation di richieste di autorizzazione giunte sul tavolo del Ministero Sviluppo economico. Ne è testimonianza la provincia di Benevento, interessata più direttamente dai progetti ‘Pietra Spaccata’ e ‘Case Capozzi’ presentati dalla società britannico-ferrarese ‘Delta Energy’.
Entrambi sono in fase di autorizzazione ma per ‘Case Capozzi’, come riferito nei giorni scorsi dal nostro giornale, il Ministero ha preannunciato un diniego. Una notizia senz’altro positiva per gli oppositori delle trivelle ma non è affatto il caso di mollare la presa: «Ho avuto notizia – ha detto Dommarco confermando le dichiarazioni rese a Ottopagine dai rappresentanti italiani della società – che la ‘Delta Energy’ ha già controdedotto alle osservazioni del Ministero, dicendosi al contempo fiduciosa circa l’accoglimento dei propri chiarimenti. Bisogna tenere alta la guardia e prepararsi a fare le barricate per difendere il territorio. I governi, senza distinzioni di colore, spingono molto per la realizzazione di questi progetti. La lotta può apparire impari e in effetti è difficile, ma non impossibile. Cittadini e istituzioni, se fanno i passi giusti, possono inceppare i meccanismi delle società petrolifere. E’ accaduto ad esempio in Basilicata per un progetto che era già sul punto di partire e invece grazie ad alcune osservazioni avanzate da solo quattro cittadini l’iter si è bloccato. Ma per combattere questi colossi spalleggiati dai governi – ha ammonito Dommarco – occorre essere informati sulle norme che regolano la materia, lucidi nell’individuare i punti deboli delle procedure, determinati a portare avanti la battaglia. E il più possibile numerosi, coinvolgendo le persone sulla base di una semplice riflessione: se loro hanno interesse a contaminare il nostro territorio, noi ne abbiamo ancor più a difenderlo».
Piena contrarietà alle iniziative di ricerca di idrocarburi è stata espressa dal sindaco di Apice, Ida Antonietta Albanese: «Riteniamo che il petrolio non sia il futuro ma la devastazione delle nostre realtà. Abbiamo deliberato contro e siamo stati partecipi a tutte le occasioni di confronto che fin qui ci sono state. Continueremo a farlo ma spesso ci sentiamo quasi impotenti dinanzi a progetti molto più grandi di noi». Erminia Manserra, presidente della Pro loco e promotrice dell’incontro ad Apice, ha evidenziato la assoluta necessità di mettere insieme un movimento il più vasto possibile su un tema tanto importante. Stesso richiamo nelle parole di Nicola Colangelo, presidente del comitato civico ‘Codisam’ di Sant’Arcangelo Trimonte, fautore del tour di Dommarco nel Sannio. Il geologo Vincenzo Portoghese, fin dalla prima ora tra i più attivi nella battaglia contro le trivelle, ha evidenziato l’importanza di effettuare un monitoraggio preventivo delle aree coinvolte nei progetti. «In tal modo – ha spiegato – si potrà dimostrare in maniera incontrovertibile che l’inquinamento delle matrici ambientali è legato ai pozzi».
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