venerdì 28 febbraio 2014

Fiume Fortore, un secolo di dissesto idrogeologico

di Leonardo Bianco

L’emblema del dissesto idrogeologico del Fortore è la condizione in cui versa l’omonimo fiume. E’ praticamente un fiume in secca. Gli argini non esistono quasi più. Lungo il suo percorso si trovano insediamenti abitativi e industriali. Nel giro di un paio di chilometri, nel tratto di fiume che va da Foiano a San Bartolomeo in Galdo, passando per Baselice, ci sono tre impianti di estrazione di materiali inerti.

Oltre un anno fa la denuncia di Coldiretti che sottolineava l’incuria e lo stato di abbandono in cui versa il fiume. Le cause di tale condizioni sono sicuramente la mancata manutenzione del fiume Fortore che ha comportato in alcuni tratti la completa occlusione dell’alveo del fiume tanto che l’acqua, non potendo seguire il deflusso naturale, provoca continue esondazioni nei terreni causando ingenti danni alle imprese agricole, erodendo intere superfici agricole e mettendo anche a rischio le abitazioni che insistono lungo il fiume.

La situazione più grave si registra nel tratto che va da Ponte Tre Luci (Foiano), fino al Ponte di contrada Morrecine (Castelvetere in Val Fortore) dove il letto del fiume è completamente scomparso a causa del materiale che viene trasportato a valle dai torrenti Zugariello, Cervaro e Lame, rispettivamente in territorio di Foiano, Baselice e Castelvetere in V. Fortore. a confermare lo stato di abbandono anche il presidente di Legambiente Fortore. il geologo Michele Barbato, infatti, ha affermato che “vi è da tener presente che, la dinamica fluviale gioca un ruolo determinante sull’equilibrio geomorfologico dell’intera Valle.

Pertanto, la mancata manutenzione del corso fluviale del Fortore, giunto ormai in uno stato di completo disordine idrografico, rappresenta una importante concausa al generale dissesto idrogeologico in cui versa l’intero territorio. L’assenza di manutenzione, costituendo sempre un contributo negativo alla stabilità di un territorio, risulta tanto più grave in un contesto geomorfologico fortemente compromesso come quello della Val Fortore, il cui elevato rischio idrogeologico è attestato storicamente dal Regio decreto 445 del 1908 che prevedeva il consolidamento di tutti i comuni della Valfortore e di alcuni (tra questi Castelvetere in Valfortore) addirittura il trasferimento del centro abitato. Ed è proprio il sindaco di Castelvetere, Luigi Iarossi, ad essere tra gli amministratori più preoccupati. A non far dormire sonni tranquilli al primo cittadino è la frana apertasi proprio a ridosso del centro abitato, sulla strada provinciale che collega il centro fortorino con il Molise.

“Mancano le risorse per poter fare prevenzione” sottolinea Iarossi “e soprattutto ci troviamo a fare i conti con la burocrazia. Spesso, pur volendo, non possiamo intervenire a causa del sovrapporsi delle competenze. Le faccio un esempio: a causa delle violenti piogge, qualche mese una strada intercomunale che collega Castelvetere a Baselice è franata. A provocare lo smottamento è il torrente Cervaro che fa da confine tra i due paesi. Ebbene né io né il sindaco di Baselice siamo potuti intervenire perché la competenza era della Provincia. Naturalmente tutto questo ha provocato il prolungamento dei tempi”.

Per il primo cittadino di Castelvetere dunque tra le causa del dissesto è l’assoluta mancanza di risorse e l’enorme peso della burocrazia. Ma il primo cittadino fortorino denuncia che a contribuire al dissesto c’è la mancata cura della terra da parte dei contadini. “L’uso di mezzi pesanti e la scarsa manutenzione da parte dei coltivatori fanno il resto. Naturalmente c’è anche da dire che stiamo assistendo ad un cambiamento climatico che ci trova impreparati”.

Frane smottamenti interessano comunque gran parte dei comuni fortorini. A San Bartolomeo in Galdo lungo tutto il tratto della strada provinciale sono tanti i punti critici. Fango e acqua invadono la careggiata a causa della mancata manutenzione delle cunette e dei canali si scolo oltre all’incuria della terra da parte dei contadini. Stesso discorso anche per Baselice. Qui a preoccupare l’amministrazione e i cittadini è soprattutto il versante che si affaccia sul torrente Cervaro.

(ottopagine/benevento)

1 commento:

Anonimo ha detto...

La mia grande meraviglia è che lo si continua a chiamare ancora fiume!. E' cessato di essere tale da quando sono state sottratte, nell'arco di un cinquantennio, tutto ciò che determina la caratteristica di un corso d'acqua perenne. Adesso non lo è, perché la sua portata ha caratteristiche torrentizie . E' da definire, correttamente, stando ai canoni del linguaggio scientifico e geografico, "fiumara" o "torrente".
Non aggiungo altro!.

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