Tanti piccoli comuni italiani, prima dell'emanazione del DM 10/09/2010 "Linee guida per l'autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili" hanno sottoscritto convenzioni con società del settore eolico per ospitare impianti per la produzione di energia elettrica.
Questi piccoli comuni hanno puntato sull'eolico sia per abbattere l'inquinamento in termini di minor emissioni di CO2 nell'atmosfera che per incrementare le entrate proprie e sopperire quindi al minor gettito derivante dalle continue riduzioni dei trasferimenti statali. Hanno tentato quindi di garantire i servizi essenziali senza incrementare la locale pressione fiscale, nel tentativo di contenere lo spopolamento che sempre di più investe i nostri comuni.
Quindi, fino all'emanazione del DM 10/09/2010, i comuni hanno potuto ottenere benefici in merito a :
1) Canoni di fitto dei terreni;
2) Royalty da parte delle società basati su percentuali dei ricavi prodotti;
3) Contributi economici per manifestazioni;
4) Utilizzo di imprese locali per la realizzazione e manutenzione degli impianti;
5) Imposta comunale sugli aerogeneratori (Imu)
Gli impianti eolici hanno offerto alle casse dei Comuni, piccoli e con bilanci esigui, un gettito annuo di migliaia di euro.
Alcuni Comuni riescono ad utilizzare questo introito per il miglioramento della qualità dei servizi o per realizzare infrastrutture, mentre la stragrande maggioranza, sopraffatta dai continui tagli e dai vincoli di spesa (il famoso patto di stabilità) deve utilizzare tali proventi per far fronte alle spese correnti un pò per scelta ed un pò per obbligo.
Con l'emanazione del DM 10/09/2010 i Comuni si sono visti privati, relativamente ai nuovi impianti eolici, delle cosiddette "Royalty" (Aboliti per Legge), dalle quali giungeva la quota maggiore delle entrate eoliche, e giusto per penalizzarli ancora di più, lo Stato, con la Legge di stabilità 2013, incamera tutta la quota Imu (degli impianti eolici) proveniente dall'aliquota di base (0,76 %).
In pratica, un Comune che applica l'aliquota di base non incasserà nulla in termini di Imu.
In sintesi i Comuni si vedono TOTALMENTE PRIVATI di una importante risorsa economica, sia in termini di royalty per i nuovi impianti (D.M. 10/09/2010) che in termini di IMU (Legge 24/12/2012 - n. 228).
Il Comune di Baselice ha deciso di aderire (vedi delibera n. 122 del 03/10/2014) all'iniziativa partita da un Comune in provincia di Salerno (Leggi Relazione) con la quale si chiede al Ministero dell'Economia e delle Finanze di modificare gli articoli di Legge interessanti le aliquote IMU in modo da lasciare interamente ai Comuni, e non riservare allo STATO, la quota relativa all'aliquota base (0,76%).
(Fonte: amministrazione-comunale-baselice.blogspot.it)
mercoledì 8 ottobre 2014
lunedì 6 ottobre 2014
Il Consiglio di Stato boccia il ricorso contro le trivellazioni
Il Consiglio di Stato spunta una delle frecce all’arco della protesta contro le trivellazioni petrolifere. La Seconda sezione presieduta da Antonio Catricalà ha espresso parere negativo in merito al ricorso al Capo dello Stato presentato nel 2013 da alcuni amministratori di Comuni e Comunità montane del Tammaro e del Fortore contro il progetto di ricerca di idrocarburi «Pietra Spaccata». Oltre 300 chilometri quadrati di intervento che si snodano tutti all’interno del territorio provinciale beneventano toccando 18 comuni.
Proponente la società britannica «Delta Energy». Una iniziativa giudicata gravemente dannosa per le comunità coinvolte e pertanto gli amministratori riuniti nel «Protocollo d’intenti» lo scorso anno si appellarono al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per chiedere l’annullamento del decreto dirigenziale numero 601 emesso il 14 dicembre 2012 dalla Regione Campania che aveva concesso valutazione di impatto ambientale favorevole alla ricerca di idrocarburi nella zona (...).
La bocciatura. Per i giudici di Palazzo Spada, le eccezioni sollevate dal ricorso «non colgono violazioni di carattere formale giuridicamente rilevanti e rilevabili, ma intendono duplicare la valutazione tecnica svolta dall’apposita commissione nel rendere il giudizio di compatibilità ambientale».
Una stroncatura netta, dunque, perchè il Consiglio di Stato ha sostanzialmente considerato del tutto fuori luogo l’azione dei sindaci che con il ricorso intenderebbero sostituirsi alla commissione tecnica di valutazione. Quanto alla istanza finalizzata a un pronunciamento Via unico, avanzata dai ricorrenti, i giudici definiscono «non condivisibile la pretesa necessità di una Valutazione di impatto ambientale unitaria, dal momento che le operazioni di prospezione geofisica del territorio risultano distinte ed autonome rispetto alle operazioni di perforazione». Tesi questa più volte sostenuta pubblicamente anche dai vertici della Regione Campania che appare però decisamente in contraddizione con la logica: le ricerche senza perforazioni non avrebbero alcun senso (...).
I proponenti. Il ricorso era presentato dai sindaci di Campolattaro (Pasquale Narciso), Fragneto Monforte (Raffaele Caputo), Pesco Sannita (Antonio Michele), Fragneto L’Abate (Nunziatina Palma), Reino (Antonio Verzino), Baselice (Domenico Canonico), Pago Veiano (Mauro De Ieso), Sassinoro (Pasqualino Cusano), Santa Croce del Sannio (Antonio Di Maria), quest’ultimo pure nella qualità di presidente della Comunità montana Titerno-Tammaro. Sul ricorso anche le firme dei consiglieri di San Marco dei Cavoti Domenico Costanzo e Valentino Castello, dell’assessore alla Comunità montana Innocenzo Pugliese, e di Liano Antonio Boffa, Cristoforo Tatavitto, Ester D’Afflitto, Luigi Caretti.
(Per leggere l'articolo completo clicca qui sotto)
benevento.ottopagine.net
Proponente la società britannica «Delta Energy». Una iniziativa giudicata gravemente dannosa per le comunità coinvolte e pertanto gli amministratori riuniti nel «Protocollo d’intenti» lo scorso anno si appellarono al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per chiedere l’annullamento del decreto dirigenziale numero 601 emesso il 14 dicembre 2012 dalla Regione Campania che aveva concesso valutazione di impatto ambientale favorevole alla ricerca di idrocarburi nella zona (...).
La bocciatura. Per i giudici di Palazzo Spada, le eccezioni sollevate dal ricorso «non colgono violazioni di carattere formale giuridicamente rilevanti e rilevabili, ma intendono duplicare la valutazione tecnica svolta dall’apposita commissione nel rendere il giudizio di compatibilità ambientale».
Una stroncatura netta, dunque, perchè il Consiglio di Stato ha sostanzialmente considerato del tutto fuori luogo l’azione dei sindaci che con il ricorso intenderebbero sostituirsi alla commissione tecnica di valutazione. Quanto alla istanza finalizzata a un pronunciamento Via unico, avanzata dai ricorrenti, i giudici definiscono «non condivisibile la pretesa necessità di una Valutazione di impatto ambientale unitaria, dal momento che le operazioni di prospezione geofisica del territorio risultano distinte ed autonome rispetto alle operazioni di perforazione». Tesi questa più volte sostenuta pubblicamente anche dai vertici della Regione Campania che appare però decisamente in contraddizione con la logica: le ricerche senza perforazioni non avrebbero alcun senso (...).
I proponenti. Il ricorso era presentato dai sindaci di Campolattaro (Pasquale Narciso), Fragneto Monforte (Raffaele Caputo), Pesco Sannita (Antonio Michele), Fragneto L’Abate (Nunziatina Palma), Reino (Antonio Verzino), Baselice (Domenico Canonico), Pago Veiano (Mauro De Ieso), Sassinoro (Pasqualino Cusano), Santa Croce del Sannio (Antonio Di Maria), quest’ultimo pure nella qualità di presidente della Comunità montana Titerno-Tammaro. Sul ricorso anche le firme dei consiglieri di San Marco dei Cavoti Domenico Costanzo e Valentino Castello, dell’assessore alla Comunità montana Innocenzo Pugliese, e di Liano Antonio Boffa, Cristoforo Tatavitto, Ester D’Afflitto, Luigi Caretti.
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venerdì 3 ottobre 2014
Fortore, il sistema sanitario smantellato nel silenzio
di Leonardo Bianco
Quale Sanità nel Fortore? E’ l’interrogativo che in questi giorni molti si pongono dopo le polemiche sulla nuova riorganizzazione del sistema di emergenza territoriale. In un territorio dove oltre il 60% della popolazione è anziana, la salute sembra sempre più un optional e non un diritto da tutelare. Negli ultimi anni, a causa della crisi e soprattutto per i tagli della Regione Campania, la spesa farmaceutica è calata del 35% circa. E sono soprattutto gli anziani a rinunciare alle cure e alle visite specialistiche. Vi rinunciano perché non è più possibile usufruire del servizio poliambulatorio dell’Asl di San Bartolomeo.
Negli ultimi anni sono venute meno, a causa dei tagli o del mancato rinnovo delle convenzioni, le visite specialistiche come fisiatria, cardiologia, oncologia (patologia che negli ultimi anni è aumentata nel territorio fortorino), chirurgia e ultima in ordine di tempo anche ortopedia. E laddove qualche specialista è rimasto i tempi di attesa sono di circa tre mesi. La struttura di San Bartolomeo in Galdo inoltre è dotata anche di un reparto di radiologia che, però, stando alle testimonianze di molti utenti e anche di molti addetti ai lavori, funziona a singhiozzo. Spesso la strumentazione in dotazione alla struttura è fuori servizi per guasti e come se non bastasse a farla funzionare c’è un solo tecnico radiologo.
Per continuare a leggere l'articolo clicca qui sotto
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Quale Sanità nel Fortore? E’ l’interrogativo che in questi giorni molti si pongono dopo le polemiche sulla nuova riorganizzazione del sistema di emergenza territoriale. In un territorio dove oltre il 60% della popolazione è anziana, la salute sembra sempre più un optional e non un diritto da tutelare. Negli ultimi anni, a causa della crisi e soprattutto per i tagli della Regione Campania, la spesa farmaceutica è calata del 35% circa. E sono soprattutto gli anziani a rinunciare alle cure e alle visite specialistiche. Vi rinunciano perché non è più possibile usufruire del servizio poliambulatorio dell’Asl di San Bartolomeo.
Negli ultimi anni sono venute meno, a causa dei tagli o del mancato rinnovo delle convenzioni, le visite specialistiche come fisiatria, cardiologia, oncologia (patologia che negli ultimi anni è aumentata nel territorio fortorino), chirurgia e ultima in ordine di tempo anche ortopedia. E laddove qualche specialista è rimasto i tempi di attesa sono di circa tre mesi. La struttura di San Bartolomeo in Galdo inoltre è dotata anche di un reparto di radiologia che, però, stando alle testimonianze di molti utenti e anche di molti addetti ai lavori, funziona a singhiozzo. Spesso la strumentazione in dotazione alla struttura è fuori servizi per guasti e come se non bastasse a farla funzionare c’è un solo tecnico radiologo.
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giovedì 2 ottobre 2014
Fondi europei, un'occasione persa per il Fortore
Pubblichiamo una interessante riflessione postata sulla propria pagina Facebook dal vicesindaco di Foiano Giuseppe Ruggiero.
"L'incapacità della Regione Campania - scrive l'esponente locale del Partito democratico - di spendere i fondi europei da noi assume aspetti drammatici. Il Fortore ha perso grandi occasioni. Non siamo stati protagonisti di nessun GAL (Gruppo di azione locale), non abbiamo visto il riconoscimento del PIF (Programmi di filiera integrati). Si tratta di forme diverse nell'accesso ai fondi europei, che vedono il coinvolgimento di attori pubblici e privati. Nella prossima programmazione europea sono previsti i distretti rurali, agroalimentari di qualità e di filiera, e il Fortore non può non candidarsi. Già da subito dovremo mettere in campo un'idea di sviluppo del nostro territorio, che sia forte e capace di resistere anche alla volontà delle lobby dell'associazionismo agricolo, complici anch'esse del fallimento dei progetti messi in campo fino ad ora nel nostro territorio. L'aver perso sia la possibilità di attingere ad importanti risorse all'interno di un GAL o di un PIF dimostra che qualcosa non funziona nella regia e negli attori fin qui messi in campo. Lo stesso vale per il distretto tessile di San Marco dei Cavoti, di cui spesso si ci ricorda solo per la nomina del presidente".
E fin qui nulla da eccepire, ma quando passa a considerazioni prettamente politiche, il ragionamento diventa a nostro avviso fazioso e di parte - d'altro canto non poteva essere così, dato che il vicesindaco è candidato pidino alle elezioni provinciali del 12 ottobre -, dimenticando che il suo partito negli ultimi anni ha governato Regione e Provincia, e quindi essere parte del problema.
"La nuova Provincia - conclude Ruggiero - avrà l'onere di dare spazio a quelle aziende che hanno avuto la forza di resistere in un momento drammatico come questo. Credo che sia definitivamente chiusa la stagione dei consigli di amministrazione decisi dall'alto".
"L'incapacità della Regione Campania - scrive l'esponente locale del Partito democratico - di spendere i fondi europei da noi assume aspetti drammatici. Il Fortore ha perso grandi occasioni. Non siamo stati protagonisti di nessun GAL (Gruppo di azione locale), non abbiamo visto il riconoscimento del PIF (Programmi di filiera integrati). Si tratta di forme diverse nell'accesso ai fondi europei, che vedono il coinvolgimento di attori pubblici e privati. Nella prossima programmazione europea sono previsti i distretti rurali, agroalimentari di qualità e di filiera, e il Fortore non può non candidarsi. Già da subito dovremo mettere in campo un'idea di sviluppo del nostro territorio, che sia forte e capace di resistere anche alla volontà delle lobby dell'associazionismo agricolo, complici anch'esse del fallimento dei progetti messi in campo fino ad ora nel nostro territorio. L'aver perso sia la possibilità di attingere ad importanti risorse all'interno di un GAL o di un PIF dimostra che qualcosa non funziona nella regia e negli attori fin qui messi in campo. Lo stesso vale per il distretto tessile di San Marco dei Cavoti, di cui spesso si ci ricorda solo per la nomina del presidente".
E fin qui nulla da eccepire, ma quando passa a considerazioni prettamente politiche, il ragionamento diventa a nostro avviso fazioso e di parte - d'altro canto non poteva essere così, dato che il vicesindaco è candidato pidino alle elezioni provinciali del 12 ottobre -, dimenticando che il suo partito negli ultimi anni ha governato Regione e Provincia, e quindi essere parte del problema.
"La nuova Provincia - conclude Ruggiero - avrà l'onere di dare spazio a quelle aziende che hanno avuto la forza di resistere in un momento drammatico come questo. Credo che sia definitivamente chiusa la stagione dei consigli di amministrazione decisi dall'alto".
mercoledì 1 ottobre 2014
Migranti ieri e oggi
Le strade del quartiere dove sono cresciuto d’inverno erano un vero e proprio pantano. Qui durante le belle giornate estive uno nugolo di ragazzini si ritrovava a giocare a pallone, con il sogno di diventare Pelè.
Oggi la maggior parte di quei giovani è emigrata. Il sogno è svanito, le strade sono asfaltate e pavimentate, ma nel quartiere non si sentono più le urla di quella gioventù spensierata e felice. Le vie sono vuote, le case chiuse, abbandonate, si continua maledettamente a partire.
L’emigrazione, iniziata con l’Unità d’Italia, è cambiata anche qui, non si va più via con una valigia di cartone ma con trolley con dentro spesso una laurea. Solo pochi, soprattutto anziani, ricordano quei 33 giovani che per sfuggire alla miseria decisero di valicare le Alpi clandestinamente, attraversare il confine Italo-francese, a piedi. Oggi come allora. Cambia il colore della pelle, nulla più. Oggi come allora ci sono i trafficanti di carne umana. Non interessa se i migranti annegano nelle acque gelide del Canale di Sicilia. Business is business.
Uno di questi mercanti arrivò nel 1949 al mio paese e promise a quei 33 giovani un futuro migliore in terra straniera. Bastava solo pagare, che per i più poveri significava vendere le poche cose che possedevano, raggranellare qualche lira e via a prendere il treno della speranza.
Intanto, l’uomo venuto dal nulla se l’era squagliata con i soldi di quei poveretti, abbandonandoli alla stazione di Torino. Alcuni di loro però decisero di raggiungere l'agognato Eldorato, mentre qualcuno se ne tornò a casa deluso, amareggiato. La storia spesso si ripete non come farsa ma come tragedia.
trenta-tre ggiune, trenta-tre ggiune
li mègghje mègghje de lu pajése,
se ne partènne a la 'mmecciunne,
a musse longhe e facce appése
tratto dall'opera Lu viàjje 'nvacànte di Alfonso Mascia
Oggi la maggior parte di quei giovani è emigrata. Il sogno è svanito, le strade sono asfaltate e pavimentate, ma nel quartiere non si sentono più le urla di quella gioventù spensierata e felice. Le vie sono vuote, le case chiuse, abbandonate, si continua maledettamente a partire.
L’emigrazione, iniziata con l’Unità d’Italia, è cambiata anche qui, non si va più via con una valigia di cartone ma con trolley con dentro spesso una laurea. Solo pochi, soprattutto anziani, ricordano quei 33 giovani che per sfuggire alla miseria decisero di valicare le Alpi clandestinamente, attraversare il confine Italo-francese, a piedi. Oggi come allora. Cambia il colore della pelle, nulla più. Oggi come allora ci sono i trafficanti di carne umana. Non interessa se i migranti annegano nelle acque gelide del Canale di Sicilia. Business is business.
Uno di questi mercanti arrivò nel 1949 al mio paese e promise a quei 33 giovani un futuro migliore in terra straniera. Bastava solo pagare, che per i più poveri significava vendere le poche cose che possedevano, raggranellare qualche lira e via a prendere il treno della speranza.
Intanto, l’uomo venuto dal nulla se l’era squagliata con i soldi di quei poveretti, abbandonandoli alla stazione di Torino. Alcuni di loro però decisero di raggiungere l'agognato Eldorato, mentre qualcuno se ne tornò a casa deluso, amareggiato. La storia spesso si ripete non come farsa ma come tragedia.
trenta-tre ggiune, trenta-tre ggiune
li mègghje mègghje de lu pajése,
se ne partènne a la 'mmecciunne,
a musse longhe e facce appése
tratto dall'opera Lu viàjje 'nvacànte di Alfonso Mascia
lunedì 29 settembre 2014
DECRETO “SBLOCCA ITALIA – DISTRUGGI L’ITALIA”: UN ATTACCO ALL’AMBIENTE SENZA PRECEDENTI. APPELLO PER LA MOBILITAZIONE
Un attacco all’ambiente del nostro paese senza precedenti e definitivo: è il cosiddetto Decreto “Sblocca Italia” varato dal Governo Renzi il 13 settembre scorso.
Un provvedimento che condanna il Belpaese all’arretratezza di un’economia basata sul consumo intensivo di risorse non rinnovabili e concentrata in poche mani. È un vero e proprio assalto delle trivelle al mare che fa vivere milioni di persone con il turismo; alle colline dove l’agricoltura di qualità produce vino e olio venduti in tutto il mondo; addirittura alle montagne e ai paesaggi sopravvissuti a decenni di uso dissennato del territorio. Basti pensare che il Governo Renzi rilancia le attività petrolifere addirittura nel Golfo di Napoli tra Capri ed Ischia!.
Si arriva al paradosso che le produzioni viti-vinicole, il nostro paesaggio e in generale il nostro territorio e i tanti impianti e lavorazioni che non provocano inquinamento, compresi quelli per la produzione energetica da fonti rinnovabili, e su cui si fonda la nostra economia non sono attività strategiche a norma di legge mentre lo sono i pozzi e l'economia del petrolio che sono causa dei cambiamenti climatici e di un pesante inquinamento e su cui fanno grandi profitti poche multinazionali.
Mentre il mondo intero sta cercando di affrancarsi da produzioni inquinanti e la stessa fondazione Rockefeller ha appena annunciato di abbandonare gli investimenti nel settore petrolifero, il Governo Renzi per i prossimi decenni intende avviare la nostra terra su un binario morto dell’economia. La deriva petrolifera, è il caso della Basilicata, non ha portato alcun vantaggio ai cittadini, ma ha costituito solo un vincolo negativo rispetto ad altre iniziative legate ad un’economia diffusa.
Nel Decreto il futuro della gestione dei rifiuti è affidato alle ciminiere degli inceneritori, quando il mondo intero punta sull’economia del riciclo e del riutilizzo e alla prevenzione nella produzione dei rifiuti. Tante città e comuni italiani hanno raggiuntò percentuali del 70-80% di raccolta differenziata coinvolgendo la comunità intera dei cittadini nella corretta gestione dei rifiuti. Bruciare i rifiuti significa non solo immettere nell’ambiente pericolosissimi inquinanti producendo ceneri pericolosissime, ma trasforma in un grande affare concentrato in poche mani quella che potrebbe essere una risorsa economica per molti.
La grandi opere con il loro insano e corrotto ciclo del cemento continuano ad essere il mantra del Governo per lo sviluppo, mentre interi territori aspettano il risanamento ambientale con bonifiche reali e non fondate su certificazioni sulla carta rese possibili da norme con cui si cerca continuamente di mettere la polvere tossica sotto al tappeto.
Addirittura il “sistema Mose” diventa la regola, con commissari e general contractors che gestiranno grandi aree urbane in tutto il Paese.
Questo Decreto anticipa nei fatti le peggiori previsioni della modifica della Costituzione; accentra il potere escludendo le comunità locali da qualsiasi forma di partecipazione alla gestione del loro territorio.
Riteniamo che il Parlamento debba far decadere le norme di questo Decreto chiarendo che le vere risorse strategiche del nostro paese sono il nostro sistema agro- ambientale, le forme di economia diffusa, dal turismo all’agricoltura, dalle rinnovabili diffuse alle filiere del riciclo e del riutilizzo.
Per questa ragione le nostre organizzazioni intendono promuovere un impegno affinché la bellezza del paese non sfiorisca definitivamente, sacrificata sull’altare degli interessi di pochi petrolieri, cementificatori e affaristi dei rifiuti e delle bonifiche.
In particolare esse intendono organizzare:
a) un’iniziativa comune a Roma da svolgersi in più giorni, da lunedì 13 a venerdì 17 Ottobre davanti a Montecitorio; un presidio “a staffetta” in cui i comitati di giorno in giorno difenderanno la loro terra
b) un appello a tutti i cittadini affinché scrivano ai parlamentari e alle istituzioni territoriali per far prendere posizione contro i contenuti del Decreto;
c) iniziative di comunicazione e partecipazione dei cittadini sui social network, incontri territoriali e dossier comuni per sensibilizzare l’opinione pubblica e la stampa sulle conseguenze del Decreto e dell’economia che propugna.
PRIMA DELL’ADESIONE LEGGERE ATTENTAMENTE QUI SOTTO!
Per coprire un giorno di presidio servono minimo 50 persone. Gli attivisti della capitale potranno assicurare esclusivamente un appoggio logistico, per cui il presidio potrà essere realizzato solo se i comitati dei territori porteranno un numero sufficiente di persone nella capitale.
PERTANTO SI RICHIEDE LA MASSIMA RESPONSABILITA’ NELL’INDICARE LA POSSIBILITA’ O MENO DI COPRIRE UN GIORNO INTERO.
Qualora sia impossibile per un’organizzazione garantire 50 persone si provvederà a riunire più comitati nello stesso giorno.
Quindi si chiede ad ogni organizzazione/regione di indicare entro martedì 30 sttembre quante persone può REALISTICAMENTE mobilitare su Roma, dando il giorno preferenziale tra il 13 e il 17.
Martedì 30 settembre ore 19:00 ci sarà una skype call tra referenti di singole organizzazioni/regioni per decidere definitivamente sulla mobilitazione e discutere le singole iniziative da un punto di vista organizzativo.
INVIARE ADESIONI A: segreteriah2oabruzzo@gmail.com
No triv Sannio
Un provvedimento che condanna il Belpaese all’arretratezza di un’economia basata sul consumo intensivo di risorse non rinnovabili e concentrata in poche mani. È un vero e proprio assalto delle trivelle al mare che fa vivere milioni di persone con il turismo; alle colline dove l’agricoltura di qualità produce vino e olio venduti in tutto il mondo; addirittura alle montagne e ai paesaggi sopravvissuti a decenni di uso dissennato del territorio. Basti pensare che il Governo Renzi rilancia le attività petrolifere addirittura nel Golfo di Napoli tra Capri ed Ischia!.
Si arriva al paradosso che le produzioni viti-vinicole, il nostro paesaggio e in generale il nostro territorio e i tanti impianti e lavorazioni che non provocano inquinamento, compresi quelli per la produzione energetica da fonti rinnovabili, e su cui si fonda la nostra economia non sono attività strategiche a norma di legge mentre lo sono i pozzi e l'economia del petrolio che sono causa dei cambiamenti climatici e di un pesante inquinamento e su cui fanno grandi profitti poche multinazionali.
Mentre il mondo intero sta cercando di affrancarsi da produzioni inquinanti e la stessa fondazione Rockefeller ha appena annunciato di abbandonare gli investimenti nel settore petrolifero, il Governo Renzi per i prossimi decenni intende avviare la nostra terra su un binario morto dell’economia. La deriva petrolifera, è il caso della Basilicata, non ha portato alcun vantaggio ai cittadini, ma ha costituito solo un vincolo negativo rispetto ad altre iniziative legate ad un’economia diffusa.
Nel Decreto il futuro della gestione dei rifiuti è affidato alle ciminiere degli inceneritori, quando il mondo intero punta sull’economia del riciclo e del riutilizzo e alla prevenzione nella produzione dei rifiuti. Tante città e comuni italiani hanno raggiuntò percentuali del 70-80% di raccolta differenziata coinvolgendo la comunità intera dei cittadini nella corretta gestione dei rifiuti. Bruciare i rifiuti significa non solo immettere nell’ambiente pericolosissimi inquinanti producendo ceneri pericolosissime, ma trasforma in un grande affare concentrato in poche mani quella che potrebbe essere una risorsa economica per molti.
La grandi opere con il loro insano e corrotto ciclo del cemento continuano ad essere il mantra del Governo per lo sviluppo, mentre interi territori aspettano il risanamento ambientale con bonifiche reali e non fondate su certificazioni sulla carta rese possibili da norme con cui si cerca continuamente di mettere la polvere tossica sotto al tappeto.
Addirittura il “sistema Mose” diventa la regola, con commissari e general contractors che gestiranno grandi aree urbane in tutto il Paese.
Questo Decreto anticipa nei fatti le peggiori previsioni della modifica della Costituzione; accentra il potere escludendo le comunità locali da qualsiasi forma di partecipazione alla gestione del loro territorio.
Riteniamo che il Parlamento debba far decadere le norme di questo Decreto chiarendo che le vere risorse strategiche del nostro paese sono il nostro sistema agro- ambientale, le forme di economia diffusa, dal turismo all’agricoltura, dalle rinnovabili diffuse alle filiere del riciclo e del riutilizzo.
Per questa ragione le nostre organizzazioni intendono promuovere un impegno affinché la bellezza del paese non sfiorisca definitivamente, sacrificata sull’altare degli interessi di pochi petrolieri, cementificatori e affaristi dei rifiuti e delle bonifiche.
In particolare esse intendono organizzare:
a) un’iniziativa comune a Roma da svolgersi in più giorni, da lunedì 13 a venerdì 17 Ottobre davanti a Montecitorio; un presidio “a staffetta” in cui i comitati di giorno in giorno difenderanno la loro terra
b) un appello a tutti i cittadini affinché scrivano ai parlamentari e alle istituzioni territoriali per far prendere posizione contro i contenuti del Decreto;
c) iniziative di comunicazione e partecipazione dei cittadini sui social network, incontri territoriali e dossier comuni per sensibilizzare l’opinione pubblica e la stampa sulle conseguenze del Decreto e dell’economia che propugna.
PRIMA DELL’ADESIONE LEGGERE ATTENTAMENTE QUI SOTTO!
Per coprire un giorno di presidio servono minimo 50 persone. Gli attivisti della capitale potranno assicurare esclusivamente un appoggio logistico, per cui il presidio potrà essere realizzato solo se i comitati dei territori porteranno un numero sufficiente di persone nella capitale.
PERTANTO SI RICHIEDE LA MASSIMA RESPONSABILITA’ NELL’INDICARE LA POSSIBILITA’ O MENO DI COPRIRE UN GIORNO INTERO.
Qualora sia impossibile per un’organizzazione garantire 50 persone si provvederà a riunire più comitati nello stesso giorno.
Quindi si chiede ad ogni organizzazione/regione di indicare entro martedì 30 sttembre quante persone può REALISTICAMENTE mobilitare su Roma, dando il giorno preferenziale tra il 13 e il 17.
Martedì 30 settembre ore 19:00 ci sarà una skype call tra referenti di singole organizzazioni/regioni per decidere definitivamente sulla mobilitazione e discutere le singole iniziative da un punto di vista organizzativo.
INVIARE ADESIONI A: segreteriah2oabruzzo@gmail.com
No triv Sannio
venerdì 26 settembre 2014
San Bartolomeo in Galdo, circa sei milioni di euro dalla Regione per la bonifica della discarica di Serra Pastore
Sarà di 5.590.000,00 di euro il finanziamento a valere sul Por Campania Fesr 2007/2013 che la Regione Campania ha ammesso per il progetto presentato dalla Provincia di Benevento relativo alla bonifica della discarica consortile ubicata in località Serra Pastore di San Bartolomeo in Galdo.
A comunicarlo in una nota il commissario straordinario della Provincia di Benevento, Aniello Cimitile.
Il provvedimento regionale di ammissione al finanziamento è accompagnato da una convenzione che sarà siglata a breve tra la Regione e la stessa Provincia, in forza della quale, quest'ultima, indicata come “beneficiaria dello stanziamento”, diviene responsabile dell'intervento di risanamento e resta obbligata alla sua esecuzione nel rispetto della legislazione europea e nazionale regolante la materia.
In particolare, l'intervento si inquadra nel contesto dell'Obiettivo Operativo 1.2 del Por Campania denominato “Migliorare la salubrità dell'ambiente” che prevede interventi di bonifica e di riqualificazione ambientale dei siti pubblici inseriti nel piano regionale di bonifica nonché il ripristino ambientale delle discariche pubbliche autorizzate e non più attive e delle discariche abusive.
Per consentire la realizzazione delle opere di bonifica, inoltre, si è tenuto conto delle disposizioni contenute nella delibera regionale del maggio 2013 che contiene indirizzi programmatici per la accelerazione delle spese pubbliche in Regione.
Il responsabile del procedimento per la Provincia di Benevento, Gennaro Fusco del competente settore Pianificazione territoriale della Provincia, ha assicurato che entro i prossimi tre o quatto mesi sarà possibile bandire la gara d'appalto per l'intervento di bonifica. I lavori a base d'asta sono stati quantificati in sede progettuale in € 4.340.240,25 cui vanno ad aggiungersi altre risorse per le spese tecniche, collaudi, oneri per la sicurezza
Il Commissario straordinario, nel commentare la notizia, ha ricordato il lungo ed appassionato lavoro istruttorio con il quale la Provincia ha seguito la vicenda della bonifica di Serra Pastore in San Bartolomeo in Galdo, operazione assolutamente necessaria e da tempo dichiarata urgente proprio dalla Rocca dei Rettori che aveva sollevato in tutte le sedi la questione. Il Commissario ha pertanto ringraziato la Regione per la sensibilità manifestata e lo stesso Settore competente della Provincia che ha lavorato con la massima solerzia su questa materia.
San Bartolomeo in Galdo, circa sei milioni di euro dalla Regione per la bonifica della discarica di Serra Pastore | Provincia di Benevento | news | NTR24 - l'informazione sul web
A comunicarlo in una nota il commissario straordinario della Provincia di Benevento, Aniello Cimitile.
Il provvedimento regionale di ammissione al finanziamento è accompagnato da una convenzione che sarà siglata a breve tra la Regione e la stessa Provincia, in forza della quale, quest'ultima, indicata come “beneficiaria dello stanziamento”, diviene responsabile dell'intervento di risanamento e resta obbligata alla sua esecuzione nel rispetto della legislazione europea e nazionale regolante la materia.
In particolare, l'intervento si inquadra nel contesto dell'Obiettivo Operativo 1.2 del Por Campania denominato “Migliorare la salubrità dell'ambiente” che prevede interventi di bonifica e di riqualificazione ambientale dei siti pubblici inseriti nel piano regionale di bonifica nonché il ripristino ambientale delle discariche pubbliche autorizzate e non più attive e delle discariche abusive.
Per consentire la realizzazione delle opere di bonifica, inoltre, si è tenuto conto delle disposizioni contenute nella delibera regionale del maggio 2013 che contiene indirizzi programmatici per la accelerazione delle spese pubbliche in Regione.
Il responsabile del procedimento per la Provincia di Benevento, Gennaro Fusco del competente settore Pianificazione territoriale della Provincia, ha assicurato che entro i prossimi tre o quatto mesi sarà possibile bandire la gara d'appalto per l'intervento di bonifica. I lavori a base d'asta sono stati quantificati in sede progettuale in € 4.340.240,25 cui vanno ad aggiungersi altre risorse per le spese tecniche, collaudi, oneri per la sicurezza
Il Commissario straordinario, nel commentare la notizia, ha ricordato il lungo ed appassionato lavoro istruttorio con il quale la Provincia ha seguito la vicenda della bonifica di Serra Pastore in San Bartolomeo in Galdo, operazione assolutamente necessaria e da tempo dichiarata urgente proprio dalla Rocca dei Rettori che aveva sollevato in tutte le sedi la questione. Il Commissario ha pertanto ringraziato la Regione per la sensibilità manifestata e lo stesso Settore competente della Provincia che ha lavorato con la massima solerzia su questa materia.
San Bartolomeo in Galdo, circa sei milioni di euro dalla Regione per la bonifica della discarica di Serra Pastore | Provincia di Benevento | news | NTR24 - l'informazione sul web
giovedì 25 settembre 2014
Trasporto pubblico nel Fortore, i pendolari: 'Da oltre due anni attendiamo risposte da Etac e istituzioni'
Una petizione indirizzata ad Etac, Regione Campania, Provincia e Prefettura per manifestare nuovamente i disagi del trasporto pubblico locale su gomma nell'area del Fortore. E' quanto hanno fatto un gruppo di cittadini pendolari che sperano, una volta per tutte, che qualcosa si muova.
“Da oltre due anni – scrivono nel documento inviato all'azienda di trasporto e alle istituzioni - attendiamo risposta ad una nostra petizione e al suo sollecito circa interventi concreti a tutela delle esigenze dei pendolari del Fortore che si servono del servizio di Trasporto Pubblico Locale su gomma.
Inutile ogni commento rispetto a questa totale mancanza di riguardo e di sensibilità. La poderosa sforbiciata abbattutasi sulle linee a servizio dell’area di nord-est della Regione, cioé su una zona già difficilmente accessibile di suo, soprattutto nel periodo invernale, crea intollerabili disagi per i cittadini che vi risiedono.
Il problema però che non riusciamo a comprendere – aggiungono - è cosa impedisca, a parità di costi, di cambiare, spesso solo di pochi minuti, gli orari sulla tratta Benevento / San Marco dei Cavoti / San Bartolomeo in Galdo. Se mancano le risorse finanziarie per sostenere il numero delle corse di un tempo (già non elevatissimo), non c'è giustificazione per non accogliere le nostre richieste.
Lo ricordiamo: ormai, al mattino, dal capoluogo le uniche corse sono: ore 7, 7.30, e 12; mentre nel pomeriggio sono state fissate solo: 14, 16.10, 17 e 19. Gli operai e gli studenti, dunque, si trovano al cospetto di corse molte rarefatte che non corrispondono alle loro reali esigenze di mobilità.
In particolare risulta soprattutto improbo – proseguono nella petizione - attendere nel periodo invernale, di mattino, fino alle 12, e di pomeriggio fino alle 19, dato che, in quest’ultimo caso, sono gli Uffici a chiudere alle 17 o 17.30.
Chiediamo nuovamente di sapere inoltre perché ETAC, non aderendo ad Unico Campania, applica tariffe di viaggio che non sono economicamente sostenibili e, comunque, costringendo l’utenza ad acquistare un altro abbonamento presso AMTS per il trasporto pubblico cittadino. Ma soprattutto – concludono - vogliamo sapere se la nostra dignità di cittadini italiani può ancora una volta essere calpestata”.
Trasporto pubblico nel Fortore, i pendolari: 'Da oltre due anni attendiamo risposte da Etac e istituzioni' | Fortore | news | NTR24 - l'informazione sul web
“Da oltre due anni – scrivono nel documento inviato all'azienda di trasporto e alle istituzioni - attendiamo risposta ad una nostra petizione e al suo sollecito circa interventi concreti a tutela delle esigenze dei pendolari del Fortore che si servono del servizio di Trasporto Pubblico Locale su gomma.
Inutile ogni commento rispetto a questa totale mancanza di riguardo e di sensibilità. La poderosa sforbiciata abbattutasi sulle linee a servizio dell’area di nord-est della Regione, cioé su una zona già difficilmente accessibile di suo, soprattutto nel periodo invernale, crea intollerabili disagi per i cittadini che vi risiedono.
Il problema però che non riusciamo a comprendere – aggiungono - è cosa impedisca, a parità di costi, di cambiare, spesso solo di pochi minuti, gli orari sulla tratta Benevento / San Marco dei Cavoti / San Bartolomeo in Galdo. Se mancano le risorse finanziarie per sostenere il numero delle corse di un tempo (già non elevatissimo), non c'è giustificazione per non accogliere le nostre richieste.
Lo ricordiamo: ormai, al mattino, dal capoluogo le uniche corse sono: ore 7, 7.30, e 12; mentre nel pomeriggio sono state fissate solo: 14, 16.10, 17 e 19. Gli operai e gli studenti, dunque, si trovano al cospetto di corse molte rarefatte che non corrispondono alle loro reali esigenze di mobilità.
In particolare risulta soprattutto improbo – proseguono nella petizione - attendere nel periodo invernale, di mattino, fino alle 12, e di pomeriggio fino alle 19, dato che, in quest’ultimo caso, sono gli Uffici a chiudere alle 17 o 17.30.
Chiediamo nuovamente di sapere inoltre perché ETAC, non aderendo ad Unico Campania, applica tariffe di viaggio che non sono economicamente sostenibili e, comunque, costringendo l’utenza ad acquistare un altro abbonamento presso AMTS per il trasporto pubblico cittadino. Ma soprattutto – concludono - vogliamo sapere se la nostra dignità di cittadini italiani può ancora una volta essere calpestata”.
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lunedì 22 settembre 2014
Province 'abolite', campagne elettorali e corsa alle poltrone all'insaputa dei cittadini
Tra il 28 e il 12 ottobre si eleggono consiglieri e presidenti di 64 province e 8 città metropolitane: per la prima volta votano solo gli amministratori locali. Da nord a sud le trattative per spartirsi i posti in consiglio (dai 10 ai 16 seggi) tra larghe intese e ritorno di politici "impresentabili"
Prendi le elezioni per le Province e togli gli elettori. Poi togli i manifesti e le liste dei candidati affisse pubblicamente. Cosa resta? I partiti politici. Ma soprattutto una campagna elettorale che riguarda pochi intimi e “listoni” dalle larghe intese per spartirsi le poltrone da Nord a Sud. Ecco le nuove Province di Matteo Renzi (e di Graziano Delrio che la riforma per l’”abolizione” degli enti l’ha voluta e redatta). Ed ecco le prove generali per le elezioni di secondo grado che presto potrebbero riguardare anche il Senato progettato dal ddl Boschi. Per la prima volta infatti non votano i cittadini, ma gli amministratori locali.
(per continuare a leggere clicca qui sotto)
sabato 20 settembre 2014
STORIA DI ORDINARIA FOLLIA EUROPEA: LA MORTE DEI PICCOLI COMUNI
Elio Mameli è dal 2003 sindaco di un Comune della provincia di Cagliari, Villaspeciosa, una cittadina di 2500 abitanti, con la stessa storia e la stessa situazione di migliaia di altri Comuni in Italia. È un Comune che non ospita impianti eolici, discariche, non ha autovelox e neppure seconde case di villeggiatura. Il sindaco non può che contare su trasferimenti dello Stato e della Regione e i tributi comunali, imposti sui cittadini, artigiani e commercianti di Villaspeciosa. Nell'Eurozona di oggi lo Stato ha ridotto i trasferimenti diretti ai Comuni ed indiretti alle Regioni, e così Mameli ha capito che il suo ruolo di sindaco stava subendo una decisa trasformazione: da amministratore a esattore. Gli era chiesto di mettere le mani in tasca ai cittadini.
Quella non era l’unica trasformazione con cui ha dovuto fare i conti: la zona industriale di Villaspeciosa ampliata per ospitare altre 60 imprese che avevano fatto richiesta è oggi un’area desolata. Nessuna delle 60 imprese che aveva presentato domanda si è più rivista.
Elio Mameli ha scritto una lettera a Renzi con un preciso messaggio: i piccoli Comuni non sono Comuni di serie B e come sindaco non vuole prestarsi a essere complice della distruzione del tessuto sociale ed economico del territorio.
Come molti altri sindaci ha compreso che l’austerità sta portando avanti un processo di distruzione della civiltà. Lo abbiamo incontrato.
Quali sono le spese che il suo Comune deve affrontare?
Sono spese indispensabili: l’illuminazione pubblica, la mensa scolastica, la pulizia delle strade, la tenuta del cimitero, il funzionamento degli uffici. La maggior parte di questi appalti sono già assegnati al ribasso per cui non si può più tagliare sugli stessi se non eliminando o riducendo drasticamente i servizi. Con il governo Monti c’è stata una fortissima accelerazione dei tagli dei trasferimenti Stato-Comune e Stato-Regione-Comune. Siamo al limite della gestibilità. I margini di autonomia dei sindaci sono stati azzerati e le scelte economiche e finanziarie dello Stato diventano prioritarie su tutto. Per un comune sotto i 5000 abitanti il patto di stabilità è una follia: io non ho flussi di soldi che mi permettano di elevarlo e quindi spendere!
Come riesce a compensare la riduzione delle risorse dello Stato e gestire nello stesso tempo la cittadina?
Dal 2003 ad oggi ho ridotto progressivamente le spese del Comune in modo da non aumentare le tasse ai cittadini, ma oggi non c'è più margine. L'unica soluzione che lo Stato ci ha lasciato è aumentare le aliquote delle tasse. I tagli ai trasferimenti ai Comuni sono stati studiati per essere compensati dall’aumento delle tasse ad opera dei sindaci. Il risultato è che la faccia dobbiamo metterla noi. Prima da amministratore mi occupavo della crescita del paese. Quella era la missione principale di un amministratore locale. Un ruolo svilito dalle norme attuali.
Oggi l’obiettivo personale che mi pongo è di dare una mano alle famiglie per salvarle dal disastro a cui ci hanno condannato. Dieci anni fa il salario di un capofamiglia permetteva una vita decorosa, di mandare i figli a scuola, e anche di togliersi qualche piccolo sfizio. Oggi le stesse famiglie sono dietro la porta del Comune a chiedere aiuto per mandare avanti “la baracca”. L’assistente sociale mi segnala le persone che non riescono a pagare la TARI, tante, troppe. Come può lo Stato chiedere alle persone di pagare le tasse se poi non le mette nelle condizioni di lavorare? Tra il pane e le tasse la gente oggi sceglie il pane. Ma se questa situazione riesco a capirla io, sindaco di un piccolo paese, perché non se ne accorgono i grandi economisti che vengono consultati dai politici?
Nella lettera a Renzi fa riferimento al decreto di giugno 2014. Cosa vi viene chiesto con questo decreto?
A metà del 2014 il Governo ci dice di aver sbagliato i conti del 2013, ci hanno dato soldi in più (in realtà c’è da chiedersi in più rispetto a cosa)e ora li rivogliono indietro. Si tratta di una situazione inverosimile. Devo restituire dei soldi che ho già speso per le attività essenziali e devo ulteriormente tagliare le spese su quello che verrà trasferito nel 2014. Una volta che hanno “spremuto” i cittadini qual’è il passaggio successivo? Fare come in Grecia, buttar fuori i dipendenti pubblici?
Le amministrazioni locali sono rimaste l’unico riferimento per i cittadini che hanno perso la fiducia nell’Unione Europea, e prima ancora nello Stato, nelle Regione e nelle Provincia. È in atto un percorso di delegittimazione anche dei Comuni che passa attraverso i tagli. Usano l’economia per “chiudere” i piccoli Comuni e renderli sobborghi della aree metropolitane. Stiamo morendo per asfissia. Senza soldi non abbiamo ossigeno.
Secondo lei cosa succederà in futuro?
Mi auguro che in Regione si abbia un sussulto, uno scatto di orgoglio identitario, che ascoltino i sindaci e non Roma. Mi domando poi a cosa serva anche questa Unione Europea che di fatto non esiste? Gli Stati prendono in prestito i soldi dalle banche che ti fanno pagare gli interessi, soldi che sono quelli che gli gira la stessa Banca Centrale Europea. La mia è una battaglia, non una protesta; noi vogliamo costruire perché così stiamo rinunciando alla nostra sovranità. Mi piacerebbe vedere i 6700 sindaci dei piccoli comuni andare tutti a Roma in piazza, davanti a Montecitorio (perché dentro probabilmente non ci fanno entrare ) per dire basta alla politica e all’economia che opprime i comuni e quindi le famiglie. Dobbiamo mettere il governo di fronte alla sua responsabilità perché sta portando avanti le politiche di austerità che ci stanno distruggendo.
http://www.retemmt.it/
Quella non era l’unica trasformazione con cui ha dovuto fare i conti: la zona industriale di Villaspeciosa ampliata per ospitare altre 60 imprese che avevano fatto richiesta è oggi un’area desolata. Nessuna delle 60 imprese che aveva presentato domanda si è più rivista.
Elio Mameli ha scritto una lettera a Renzi con un preciso messaggio: i piccoli Comuni non sono Comuni di serie B e come sindaco non vuole prestarsi a essere complice della distruzione del tessuto sociale ed economico del territorio.
Come molti altri sindaci ha compreso che l’austerità sta portando avanti un processo di distruzione della civiltà. Lo abbiamo incontrato.
Quali sono le spese che il suo Comune deve affrontare?
Sono spese indispensabili: l’illuminazione pubblica, la mensa scolastica, la pulizia delle strade, la tenuta del cimitero, il funzionamento degli uffici. La maggior parte di questi appalti sono già assegnati al ribasso per cui non si può più tagliare sugli stessi se non eliminando o riducendo drasticamente i servizi. Con il governo Monti c’è stata una fortissima accelerazione dei tagli dei trasferimenti Stato-Comune e Stato-Regione-Comune. Siamo al limite della gestibilità. I margini di autonomia dei sindaci sono stati azzerati e le scelte economiche e finanziarie dello Stato diventano prioritarie su tutto. Per un comune sotto i 5000 abitanti il patto di stabilità è una follia: io non ho flussi di soldi che mi permettano di elevarlo e quindi spendere!
Come riesce a compensare la riduzione delle risorse dello Stato e gestire nello stesso tempo la cittadina?
Dal 2003 ad oggi ho ridotto progressivamente le spese del Comune in modo da non aumentare le tasse ai cittadini, ma oggi non c'è più margine. L'unica soluzione che lo Stato ci ha lasciato è aumentare le aliquote delle tasse. I tagli ai trasferimenti ai Comuni sono stati studiati per essere compensati dall’aumento delle tasse ad opera dei sindaci. Il risultato è che la faccia dobbiamo metterla noi. Prima da amministratore mi occupavo della crescita del paese. Quella era la missione principale di un amministratore locale. Un ruolo svilito dalle norme attuali.
Oggi l’obiettivo personale che mi pongo è di dare una mano alle famiglie per salvarle dal disastro a cui ci hanno condannato. Dieci anni fa il salario di un capofamiglia permetteva una vita decorosa, di mandare i figli a scuola, e anche di togliersi qualche piccolo sfizio. Oggi le stesse famiglie sono dietro la porta del Comune a chiedere aiuto per mandare avanti “la baracca”. L’assistente sociale mi segnala le persone che non riescono a pagare la TARI, tante, troppe. Come può lo Stato chiedere alle persone di pagare le tasse se poi non le mette nelle condizioni di lavorare? Tra il pane e le tasse la gente oggi sceglie il pane. Ma se questa situazione riesco a capirla io, sindaco di un piccolo paese, perché non se ne accorgono i grandi economisti che vengono consultati dai politici?
Nella lettera a Renzi fa riferimento al decreto di giugno 2014. Cosa vi viene chiesto con questo decreto?
A metà del 2014 il Governo ci dice di aver sbagliato i conti del 2013, ci hanno dato soldi in più (in realtà c’è da chiedersi in più rispetto a cosa)e ora li rivogliono indietro. Si tratta di una situazione inverosimile. Devo restituire dei soldi che ho già speso per le attività essenziali e devo ulteriormente tagliare le spese su quello che verrà trasferito nel 2014. Una volta che hanno “spremuto” i cittadini qual’è il passaggio successivo? Fare come in Grecia, buttar fuori i dipendenti pubblici?
Le amministrazioni locali sono rimaste l’unico riferimento per i cittadini che hanno perso la fiducia nell’Unione Europea, e prima ancora nello Stato, nelle Regione e nelle Provincia. È in atto un percorso di delegittimazione anche dei Comuni che passa attraverso i tagli. Usano l’economia per “chiudere” i piccoli Comuni e renderli sobborghi della aree metropolitane. Stiamo morendo per asfissia. Senza soldi non abbiamo ossigeno.
Secondo lei cosa succederà in futuro?
Mi auguro che in Regione si abbia un sussulto, uno scatto di orgoglio identitario, che ascoltino i sindaci e non Roma. Mi domando poi a cosa serva anche questa Unione Europea che di fatto non esiste? Gli Stati prendono in prestito i soldi dalle banche che ti fanno pagare gli interessi, soldi che sono quelli che gli gira la stessa Banca Centrale Europea. La mia è una battaglia, non una protesta; noi vogliamo costruire perché così stiamo rinunciando alla nostra sovranità. Mi piacerebbe vedere i 6700 sindaci dei piccoli comuni andare tutti a Roma in piazza, davanti a Montecitorio (perché dentro probabilmente non ci fanno entrare ) per dire basta alla politica e all’economia che opprime i comuni e quindi le famiglie. Dobbiamo mettere il governo di fronte alla sua responsabilità perché sta portando avanti le politiche di austerità che ci stanno distruggendo.
http://www.retemmt.it/
mercoledì 17 settembre 2014
Lo #sbloccatrivelle di Matteo Renzi
Lo "Sblocca Italia" considera di pubblica utilità,
urgenti e indifferibili per decreto tutti gli interventi per ricerca di
petrolio e metano, e per la rigassificazione e lo stoccaggio e il trasporto del
gas. Il presidente del Consiglio l'aveva promessa ai "comitatini" ed
è stato di parola: le maglie della valutazione d'impatto ambientale sono
"allentate". Dubbi, però, sulla costituzionalità della norme. Clicca
qui di seguito per leggere l'analisi di Pietro Dommarco, autore di
"Trivelle d'Italia"
martedì 16 settembre 2014
Petrolio nel Sannio. Nuova apertura di Caldoro
"No a posizioni pregiudiziali, occorre maturità nello studiare gli interventi, capire di cosa stiamo parlando e valutare i progetti senza imposizioni". L'apertura alle trivellazioni petrolifere (o quantomeno alla ricerca di idrocarburi nel Sannio ed in Irpinia) da parte del presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, appare piuttosto netta. Il governatore campano, ieri a Benevento per il convegno sul futuro della centrale idroelettrica di Campolattaro, non ha nascosto le sue aperture alle aziende petrolifere che hanno messo gli occhi (e le mani) sull'entroterra campano. Caldoro si è limitato a dire "perchè no?" ma appare più che evidente che la sua posizione è di totale apertura anche se la posizione ambigua del Governatore sul tema non è stato del tutto abbandonata: "No a posizione pregiudiziali ma nessun intervento è possibile se le popolazioni non sono d'accordo".
Al numero uno regionale forse sfuggono una serie di particolari: gli incontri che associazioni ed amministratori hanno avuto in questi anni con le compagnie petrolifere (uno su tutti quello che si tenne nel Comune di Ginestra degli Schiavoni con i rappresentanti della Delta Energy ltd, dove la contrarietà ad ogni tipo di intervento fu netta, nonostante le rassicurazioni dei rappresentanti della società petrolifera), e le tante manifestazioni di dissenso dei 'No Triv' oltre a svariate azioni (specialmente in Irpinia) degli amministratori locali contro qualsiasi forma di ricerca dal sottosuolo. A questo però bisogna aggiungere che anche il Governo Renzi, con lo 'Sblocca Italia', è orientato a rilanciare la sfida petrolio. E dunque? Caldoro preferisce stare alla finestra, ancora, e non decidere.
Petrolio nel Sannio. Nuova apertura di Caldoro: 'No a imposizioni, occorre valutare'
mercoledì 10 settembre 2014
Obiettivo 3%: assalto alle casse del Sud
di Andrea Del Monaco*
«Noi i soldi sappiamo dove metterli: nell'edilizia scolastica, nella banda larga e nelle opere contro il dissesto idrogeologico. Noi sappiamo dove metterli ma devono essere investimenti slegati dalla cultura del rigore del patto di stabilità. La salvezza è nelle nostre mani, non in quelle europee, iniziamo a spendere bene i fondi europei», ha affermato il Presidente Renzi chiudendo la festa dell'Unità a Bologna. Purtroppo ciò è inesatto per due ragioni: secondo la Commissione Europea l'Italia non ha un progetto chiaro di sviluppo; nell'intervista al Sole 24 Ore del 28 agosto il Sottosegretario Delrio ha confermato il taglio del cofinanziamento nazionale ai programmi cofinanziati dai fondi UE per Calabria, Campania e Sicilia: probabilmente il Governo fa cassa per poter tagliare 20 miliardi.
Eppure il presidente Renzi ha appena dichiarato che gli investimenti devono essere slegati dal Patto di Stabilità. Qual è la versione ufficiale del Governo? Quella di Delrio o di Renzi? Se, come dice Renzi, gli investimenti non devono essere conteggiati nel Patto di Stabilità, perchè si taglia il cofinanziamento italiano ai programmi UE per il Sud? Solo per rispettare il tetto del 3% nel rapporto Deficit/PIL.
Ex Obiettivo Uno - Le Regioni, ora rinominate Meno Sviluppate, sono cinque: Puglia, Basilicata, Calabria, Campania e Sicilia. Malgrado Puglia e Basilicata siano più efficaci delle altre nello spendere i fondi Ue è improbabile una riduzione del cofinanziamento nazionale solo per tre delle cinque Regioni. O si riduce il cofinanziamento nazionale per tutte le cinque regioni o non si riduce per nessuna. Vedremo se il taglio sarà esteso anche a Puglia e Basilicata. 10,6 miliardi in sette anni; 10,6 miliardi in meno al Sud: tanto vale la riduzione del cofinanziamento ai programmi dei fondi strutturali dal 50 al 26% per le cinque Regioni. Il Presidente Renzi non ne ha parlato il 14 agosto quando è andato a Napoli, Reggio Calabria, Gela e Termini Imerese: qui Renzi ha detto «...Smettete di pensare che vi sia qualcuno che venga dall'alto e vi risolva i problemi. Questa cultura della rassegnazione e della delega al demiurgo che talvolta il Mezzogiorno ha avuto deve finire, il Mezzogiorno deve camminare sulle proprie gambe». Traduzione per i meridionali: avrete 10 miliardi in meno per uscire dalla crisi. Nelle stesse ore il 14 agosto ho partecipato ad un dibattito a Sky Economia: lì il Sottosegretario Baretta con onestà intellettuale ha confermato che la proposta di taglio è stata verbalizzata dal Governo alle Regioni ma non redatta in forma scritta. Il Governo ha formulato l'ipotesi di taglio del cofinanziamento solo in via orale in Conferenza Stato-Regioni a luglio. Poichè il Meridione ha già tanti disoccupati, poichè il Governo vuole far ripartire il Sud, poichè l'Italia non riparte senza il Sud, il Governo non può contraddirsi e tagliare risorse. Mentre il PIL crolla e i disoccupati aumentano, un programma di investimenti che crei lavoro vero sarebbe l'unica soluzione alla crisi.
L’ammissione - A luglio il Premier ha per la prima volta ammesso che la ripresa non c'è. Il 14 agosto nel tour meridionale avrebbe dovuto annunciare un piano per il lavoro con i fondi europei: l'unico modo per offrire una speranza a disoccupati e cassintegrati meridionali: tale speranza diventerà realtà solo se il Governo spenderà bene quelle risorse e se non taglierà il cofinanziamento italiano ai programmi UE per fare cassa. Entriamo nel merito. Per il ciclo 2014-2020 l'Italia avrà dall'Unione Europea 42,1 miliardi di euro: 31,7 miliardi dal FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) e dal FSE (Fondo Sociale Europeo); 10,4 dal FEASR (Fondo Europeo Agricolo di Sviluppo Rurale).
Il «bottino» - In Puglia, Sicilia, Calabria, Campania e Basilicata è concentrata la maggior parte di quei 42 miliardi: 22,2 miliardi di FESR e FSE; 4,519 miliardi di FEASR. Questi fondi europei dovrebbero cofinanziare i programmi operativi regionali (POR) e nazionali (PON). L'Italia, come tutti gli Stati Membri della UE, dovrebbe cofinanziare al 50% i suoi programmi (il 35% dovrebbe venire dal Governo, il 15% dalle Regioni). Questo cofinanziamento al 50% dovrebbe essere garantito soprattutto per le cinque Regioni Meno Sviluppate. Vediamo la dotazione FSE-FESR per le singole Regioni (somma dei POR e della quota regionale all'interno dei PON) e gli ipotetici tagli al cofinanziamento: 1) la Basilicata avrà 863,3 milioni di euro: il suo cofinanziamento ridotto al 26% varrebbe 448,9 milioni perdendo così 414,4 milioni; 2) la Calabria avrà 3031 milioni di euro: il suo cofinanziamento ridotto al 26% varrebbe 1576,1 milioni subendo un taglio di 1454,9 milioni; 3) la Campania avrà 6325 milioni di euro: il suo cofinanziamento ridotto al 26% varrebbe 3289 milioni perdendo così 3036 milioni; 4) la Puglia avrà 5120,2 milioni di euro: il suo cofinanziamento al ridotto 26% varrebbe 2662,5 milioni subendo un taglio di 2457,7 milioni; 5) la Sicilia avrà 6860,9 milioni di euro: il suo cofinanziamento ridotto al 26% varrebbe 3567,7 milioni, perdendo così 3293,2 milioni.Qualora il taglio del cofinanziamento si limitasse a Campania, Calabria e Sicilia varrebbe 7,784 miliardi di euro; se fosse esteso a tutte le cinque Regioni il taglio varrebbe 10,656 miliardi.
Il dramma - L'alluvione nel Gargano può essere l'ennesima motivazione per opporsi ai tagli prospettati dal Governo. Quei 10 miliardi potrebbero invece pagare un piano per il riassetto idrogeologico nelle cinque Regioni. Per realizzare tale piano il professor Aldo Loris Rossi, Ordinario di Progettazione Architettonica e Ambientale all'Università Federico II di Napoli, a Radio Radicale il 7 settembre, ha sollecitato l'istituzione di un'autorità simile alla Tennessee Valley Authority: questa è una società di proprietà federale degli Stati Uniti, creata da un atto costitutivo del Congresso americano nel maggio del 1933 per garantire la navigazione, il controllo delle piene, la produzione di energia elettrica, la produzione di fertilizzanti e lo sviluppo economico nella Valle del Tennessee, una regione particolarmente colpita dalla Grande Depressione degli anni '30.Il Presidente americano Franklin Delano Roosevelt creò tale società nell'ambito del New Deal, il piano di investimenti pubblici che fece uscire dalla Depressione gli Stati Uniti.
I governatori - Vendola, Caldoro, Pittella, Crocetta e il futuro presidente della Calabria dovrebbero opporsi al taglio del cofinanziamento di 10 miliardi e pretendere con quei soldi un piano per il riassetto idrogeologico nelle loro Regioni. L'alluvione del Gargano, causata dal disboscamento, dalla scarsezza di risorse, dalla cementificazione, dall’assenza di manutenzione dei corsi d’acqua e di chiare competenze istituzionali, è l'occasione per pretenderlo. Serve un New Deal con i fondi europei, non il taglio del cofinanziamento nazionale. Ma per un New Deal è necessaria una strategia chiara: secondo la Commissione Europea essa manca nell'Accordo di Partenariato il documento che programma i fondi UE per il 2014-2020 e che Bruxelles deve approvare affinchè l'Italia possa spendere i 42 miliardi europei. Il 13 agosto mattina a Milano alla presentazione dell'Expo il giornalista Fernando Mancini (RadioCor il Sole 24 Ore) ha fatto tale rilievo al presidente Renzi. Ha ricevuto la seguente risposta «Bruxelles chi?... Non c'è nessuno in Commissione Europea che pensa che non vi sia una strategia dell'Italia sui fondi europei.... Separiamo i fatti dalle opinioni...» . Giusto: abbandoniamo le opinioni e analizziamo i fatti.
L’accordo - Nelle Osservazioni del 10 marzo (45 pagine) sull'Accordo di Partenariato inviato dal Governo Letta (dicembre 2013) alle pagine 1 e 2 si legge: «Risulta pertanto impossibile individuare nel documento una chiara strategia di sviluppo territoriale che colleghi tra di loro i tre livelli territoriali proposti (Agenda Urbana, Strategia per le Aree Interne e Cooperazione Territoriale) che vanno integrati in una strategia nazionale completa e coerente». Il 22 aprile il Governo Renzi ha inviato una nuova versione dell'Accordo di Partenariato. Il 9 luglio la Commissione Europea ha inviato 44 pagine di Osservazioni al Governo Renzi sulla nuova versione dell'Accordo. Le Osservazioni sono firmate da quattro Direttori Generali: Plewa (Agricoltura), Deffaa (Politiche Regionali), Evans (Pesca) e Servoz (Lavoro). In tema di capacità amministrativa i quattro direttori Generali ritengono la logica generale alquanto debole (pag. 40) e ci chiedono di non confondere l'Assistenza Tecnica per la gestione dei fondi UE con il rafforzamento della capacità istituzionale (pag. 24). Il nostro Accordo «parla di presidio centrale», ma non specifica «chi», «che cosa», «quando» e «come». «I rapporti tra i risultati attesi e gli indicatori sono troppo vaghi e non sono spiegati»; il potenziale impatto degli interventi, ossia la possibilità degli interventi di influenzare gli indicatori, è di natura molto incerta (pag. 25). Sull'Agenzia per la Coesione Territoriale Bruxelles ci chiede di chiarire: «chi decide il proprio piano operativo, come funziona il controllo del Primo Ministro» Renzi, «come interagisce con il consiglio di Amministrazione composto dai rappresentanti delle Regioni...» (pag. 41).Prima di tagliare 10 miliardi al Sud Renzi garantisca risorse e capacità istituzionale per un New Deal pagato con i fondi UE.
* esperto fondi strutturali europei
La Gazzetta del Mezzogiorno.it
«Noi i soldi sappiamo dove metterli: nell'edilizia scolastica, nella banda larga e nelle opere contro il dissesto idrogeologico. Noi sappiamo dove metterli ma devono essere investimenti slegati dalla cultura del rigore del patto di stabilità. La salvezza è nelle nostre mani, non in quelle europee, iniziamo a spendere bene i fondi europei», ha affermato il Presidente Renzi chiudendo la festa dell'Unità a Bologna. Purtroppo ciò è inesatto per due ragioni: secondo la Commissione Europea l'Italia non ha un progetto chiaro di sviluppo; nell'intervista al Sole 24 Ore del 28 agosto il Sottosegretario Delrio ha confermato il taglio del cofinanziamento nazionale ai programmi cofinanziati dai fondi UE per Calabria, Campania e Sicilia: probabilmente il Governo fa cassa per poter tagliare 20 miliardi.
Eppure il presidente Renzi ha appena dichiarato che gli investimenti devono essere slegati dal Patto di Stabilità. Qual è la versione ufficiale del Governo? Quella di Delrio o di Renzi? Se, come dice Renzi, gli investimenti non devono essere conteggiati nel Patto di Stabilità, perchè si taglia il cofinanziamento italiano ai programmi UE per il Sud? Solo per rispettare il tetto del 3% nel rapporto Deficit/PIL.
Ex Obiettivo Uno - Le Regioni, ora rinominate Meno Sviluppate, sono cinque: Puglia, Basilicata, Calabria, Campania e Sicilia. Malgrado Puglia e Basilicata siano più efficaci delle altre nello spendere i fondi Ue è improbabile una riduzione del cofinanziamento nazionale solo per tre delle cinque Regioni. O si riduce il cofinanziamento nazionale per tutte le cinque regioni o non si riduce per nessuna. Vedremo se il taglio sarà esteso anche a Puglia e Basilicata. 10,6 miliardi in sette anni; 10,6 miliardi in meno al Sud: tanto vale la riduzione del cofinanziamento ai programmi dei fondi strutturali dal 50 al 26% per le cinque Regioni. Il Presidente Renzi non ne ha parlato il 14 agosto quando è andato a Napoli, Reggio Calabria, Gela e Termini Imerese: qui Renzi ha detto «...Smettete di pensare che vi sia qualcuno che venga dall'alto e vi risolva i problemi. Questa cultura della rassegnazione e della delega al demiurgo che talvolta il Mezzogiorno ha avuto deve finire, il Mezzogiorno deve camminare sulle proprie gambe». Traduzione per i meridionali: avrete 10 miliardi in meno per uscire dalla crisi. Nelle stesse ore il 14 agosto ho partecipato ad un dibattito a Sky Economia: lì il Sottosegretario Baretta con onestà intellettuale ha confermato che la proposta di taglio è stata verbalizzata dal Governo alle Regioni ma non redatta in forma scritta. Il Governo ha formulato l'ipotesi di taglio del cofinanziamento solo in via orale in Conferenza Stato-Regioni a luglio. Poichè il Meridione ha già tanti disoccupati, poichè il Governo vuole far ripartire il Sud, poichè l'Italia non riparte senza il Sud, il Governo non può contraddirsi e tagliare risorse. Mentre il PIL crolla e i disoccupati aumentano, un programma di investimenti che crei lavoro vero sarebbe l'unica soluzione alla crisi.
L’ammissione - A luglio il Premier ha per la prima volta ammesso che la ripresa non c'è. Il 14 agosto nel tour meridionale avrebbe dovuto annunciare un piano per il lavoro con i fondi europei: l'unico modo per offrire una speranza a disoccupati e cassintegrati meridionali: tale speranza diventerà realtà solo se il Governo spenderà bene quelle risorse e se non taglierà il cofinanziamento italiano ai programmi UE per fare cassa. Entriamo nel merito. Per il ciclo 2014-2020 l'Italia avrà dall'Unione Europea 42,1 miliardi di euro: 31,7 miliardi dal FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) e dal FSE (Fondo Sociale Europeo); 10,4 dal FEASR (Fondo Europeo Agricolo di Sviluppo Rurale).
Il «bottino» - In Puglia, Sicilia, Calabria, Campania e Basilicata è concentrata la maggior parte di quei 42 miliardi: 22,2 miliardi di FESR e FSE; 4,519 miliardi di FEASR. Questi fondi europei dovrebbero cofinanziare i programmi operativi regionali (POR) e nazionali (PON). L'Italia, come tutti gli Stati Membri della UE, dovrebbe cofinanziare al 50% i suoi programmi (il 35% dovrebbe venire dal Governo, il 15% dalle Regioni). Questo cofinanziamento al 50% dovrebbe essere garantito soprattutto per le cinque Regioni Meno Sviluppate. Vediamo la dotazione FSE-FESR per le singole Regioni (somma dei POR e della quota regionale all'interno dei PON) e gli ipotetici tagli al cofinanziamento: 1) la Basilicata avrà 863,3 milioni di euro: il suo cofinanziamento ridotto al 26% varrebbe 448,9 milioni perdendo così 414,4 milioni; 2) la Calabria avrà 3031 milioni di euro: il suo cofinanziamento ridotto al 26% varrebbe 1576,1 milioni subendo un taglio di 1454,9 milioni; 3) la Campania avrà 6325 milioni di euro: il suo cofinanziamento ridotto al 26% varrebbe 3289 milioni perdendo così 3036 milioni; 4) la Puglia avrà 5120,2 milioni di euro: il suo cofinanziamento al ridotto 26% varrebbe 2662,5 milioni subendo un taglio di 2457,7 milioni; 5) la Sicilia avrà 6860,9 milioni di euro: il suo cofinanziamento ridotto al 26% varrebbe 3567,7 milioni, perdendo così 3293,2 milioni.Qualora il taglio del cofinanziamento si limitasse a Campania, Calabria e Sicilia varrebbe 7,784 miliardi di euro; se fosse esteso a tutte le cinque Regioni il taglio varrebbe 10,656 miliardi.
Il dramma - L'alluvione nel Gargano può essere l'ennesima motivazione per opporsi ai tagli prospettati dal Governo. Quei 10 miliardi potrebbero invece pagare un piano per il riassetto idrogeologico nelle cinque Regioni. Per realizzare tale piano il professor Aldo Loris Rossi, Ordinario di Progettazione Architettonica e Ambientale all'Università Federico II di Napoli, a Radio Radicale il 7 settembre, ha sollecitato l'istituzione di un'autorità simile alla Tennessee Valley Authority: questa è una società di proprietà federale degli Stati Uniti, creata da un atto costitutivo del Congresso americano nel maggio del 1933 per garantire la navigazione, il controllo delle piene, la produzione di energia elettrica, la produzione di fertilizzanti e lo sviluppo economico nella Valle del Tennessee, una regione particolarmente colpita dalla Grande Depressione degli anni '30.Il Presidente americano Franklin Delano Roosevelt creò tale società nell'ambito del New Deal, il piano di investimenti pubblici che fece uscire dalla Depressione gli Stati Uniti.
I governatori - Vendola, Caldoro, Pittella, Crocetta e il futuro presidente della Calabria dovrebbero opporsi al taglio del cofinanziamento di 10 miliardi e pretendere con quei soldi un piano per il riassetto idrogeologico nelle loro Regioni. L'alluvione del Gargano, causata dal disboscamento, dalla scarsezza di risorse, dalla cementificazione, dall’assenza di manutenzione dei corsi d’acqua e di chiare competenze istituzionali, è l'occasione per pretenderlo. Serve un New Deal con i fondi europei, non il taglio del cofinanziamento nazionale. Ma per un New Deal è necessaria una strategia chiara: secondo la Commissione Europea essa manca nell'Accordo di Partenariato il documento che programma i fondi UE per il 2014-2020 e che Bruxelles deve approvare affinchè l'Italia possa spendere i 42 miliardi europei. Il 13 agosto mattina a Milano alla presentazione dell'Expo il giornalista Fernando Mancini (RadioCor il Sole 24 Ore) ha fatto tale rilievo al presidente Renzi. Ha ricevuto la seguente risposta «Bruxelles chi?... Non c'è nessuno in Commissione Europea che pensa che non vi sia una strategia dell'Italia sui fondi europei.... Separiamo i fatti dalle opinioni...» . Giusto: abbandoniamo le opinioni e analizziamo i fatti.
L’accordo - Nelle Osservazioni del 10 marzo (45 pagine) sull'Accordo di Partenariato inviato dal Governo Letta (dicembre 2013) alle pagine 1 e 2 si legge: «Risulta pertanto impossibile individuare nel documento una chiara strategia di sviluppo territoriale che colleghi tra di loro i tre livelli territoriali proposti (Agenda Urbana, Strategia per le Aree Interne e Cooperazione Territoriale) che vanno integrati in una strategia nazionale completa e coerente». Il 22 aprile il Governo Renzi ha inviato una nuova versione dell'Accordo di Partenariato. Il 9 luglio la Commissione Europea ha inviato 44 pagine di Osservazioni al Governo Renzi sulla nuova versione dell'Accordo. Le Osservazioni sono firmate da quattro Direttori Generali: Plewa (Agricoltura), Deffaa (Politiche Regionali), Evans (Pesca) e Servoz (Lavoro). In tema di capacità amministrativa i quattro direttori Generali ritengono la logica generale alquanto debole (pag. 40) e ci chiedono di non confondere l'Assistenza Tecnica per la gestione dei fondi UE con il rafforzamento della capacità istituzionale (pag. 24). Il nostro Accordo «parla di presidio centrale», ma non specifica «chi», «che cosa», «quando» e «come». «I rapporti tra i risultati attesi e gli indicatori sono troppo vaghi e non sono spiegati»; il potenziale impatto degli interventi, ossia la possibilità degli interventi di influenzare gli indicatori, è di natura molto incerta (pag. 25). Sull'Agenzia per la Coesione Territoriale Bruxelles ci chiede di chiarire: «chi decide il proprio piano operativo, come funziona il controllo del Primo Ministro» Renzi, «come interagisce con il consiglio di Amministrazione composto dai rappresentanti delle Regioni...» (pag. 41).Prima di tagliare 10 miliardi al Sud Renzi garantisca risorse e capacità istituzionale per un New Deal pagato con i fondi UE.
* esperto fondi strutturali europei
La Gazzetta del Mezzogiorno.it
venerdì 5 settembre 2014
Decreto Sblocca Italia: via libera alle trivelle, protesta Legambiente
Le associazioni ambientaliste sono sul piede di guerra dopo aver letto il testo del decreto sblocca Italia varato dal Governo. Un provvedimento che di fatto autorizza le trivellazioni petrolifere anche in caso di parere contrario delle Regioni. Le mire delle società petrolifere si concentrano soprattutto sulla Basilicata, regione le cui risorse sono state ancora poco sfruttate.
Secondo il Premier Matteo Renzi, che ieri ha risposto alle polemiche sollevate da Legambiente, è irragionevole rinunciare a trivellare il sottosuolo lucano dal momento che è ricco di petrolio. Secondo le stime si parla di risorse non sfruttate per almeno 400 milioni di barili. Come ha fatto notare il Presidente del Consiglio: "È assurdo continuare a lamentarsi del problema energetico se non si tira fuori il petrolio che c’è in Basilicata, in Sicilia, ovviamente coinvolgendo le Regioni e valorizzandole sul patto di stabilità".
La Strategia Energetica Nazionale (SEN) messa a punto dal Governo Renzi mira a estrarre 24 milioni di barili di greggio all’anno entro il 2020, il doppio degli idrocarburi estratti oggi in Italia. Le nuove norme contenute nel decreto sblocca Italia dovrebbero attirare investimenti per 15 miliardi di euro.
Legambiente smentisce le cifre snocciolate da Palazzo Chigi. Il petrolio estratto nei mari italiani, circa 10 milioni di tonnellate, basterebbe secondo gli ambientalisti a soddisfare appena due mesi di consumi. I danni al patrimonio naturale della penisola sarebbero invece infinitamente più duraturi. Dello stesso parere è il geologo Mario Tozzi che, dall’alto della sua esperienza nell’industria petrolifera, mette in guardia sui pericoli delle trivellazioni in regioni ad alto rischio idrogeologico come la Basilicata.
D’altro canto, diversi esponenti del mondo della finanza fanno notare che non investire nell’industria degli idrocarburi porterà l’Italia, e l’intera Europa, a pagare molto di più l’energia elettrica, frenando lo sviluppo industriale e aggravando la crisi economica.
Oltre al tema scottante delle trivellazioni, a tenere banco oggi sono le proteste dei verdi sul capitolo edilizia contenuto nel decreto sblocca Italia. Secondo Angelo Bonelli le nuove norme aprono alla cementificazione legalizzata delle coste italiane:
"I fondi comuni che investono nel mattone potranno ottenere in concessione aree pubbliche costiere per realizzare interventi edilizi in deroga anche ai piani regolatori. L’esatto opposto del consumo zero di suolo".
(Fonte: www.greenstyle.it)
Secondo il Premier Matteo Renzi, che ieri ha risposto alle polemiche sollevate da Legambiente, è irragionevole rinunciare a trivellare il sottosuolo lucano dal momento che è ricco di petrolio. Secondo le stime si parla di risorse non sfruttate per almeno 400 milioni di barili. Come ha fatto notare il Presidente del Consiglio: "È assurdo continuare a lamentarsi del problema energetico se non si tira fuori il petrolio che c’è in Basilicata, in Sicilia, ovviamente coinvolgendo le Regioni e valorizzandole sul patto di stabilità".
La Strategia Energetica Nazionale (SEN) messa a punto dal Governo Renzi mira a estrarre 24 milioni di barili di greggio all’anno entro il 2020, il doppio degli idrocarburi estratti oggi in Italia. Le nuove norme contenute nel decreto sblocca Italia dovrebbero attirare investimenti per 15 miliardi di euro.
Legambiente smentisce le cifre snocciolate da Palazzo Chigi. Il petrolio estratto nei mari italiani, circa 10 milioni di tonnellate, basterebbe secondo gli ambientalisti a soddisfare appena due mesi di consumi. I danni al patrimonio naturale della penisola sarebbero invece infinitamente più duraturi. Dello stesso parere è il geologo Mario Tozzi che, dall’alto della sua esperienza nell’industria petrolifera, mette in guardia sui pericoli delle trivellazioni in regioni ad alto rischio idrogeologico come la Basilicata.
D’altro canto, diversi esponenti del mondo della finanza fanno notare che non investire nell’industria degli idrocarburi porterà l’Italia, e l’intera Europa, a pagare molto di più l’energia elettrica, frenando lo sviluppo industriale e aggravando la crisi economica.
Oltre al tema scottante delle trivellazioni, a tenere banco oggi sono le proteste dei verdi sul capitolo edilizia contenuto nel decreto sblocca Italia. Secondo Angelo Bonelli le nuove norme aprono alla cementificazione legalizzata delle coste italiane:
"I fondi comuni che investono nel mattone potranno ottenere in concessione aree pubbliche costiere per realizzare interventi edilizi in deroga anche ai piani regolatori. L’esatto opposto del consumo zero di suolo".
(Fonte: www.greenstyle.it)
martedì 2 settembre 2014
ENNESIMI ANNUNCI DEI POLITICI SU STRADE E FERROVIE: PER LORO, TANTO BASTA...
Euro come noccioline, milioni e miliardi come se piovesse: l'Alta Velocità/Alta Capacità Napoli-Bari – nel suo segmento provinciale -, la strada statale 372 Telesina e anche la strada statale 212 Fortorina sono i tre interventi che annegano nell'oro del decreto cosiddetto Sblocca-Italia, varato con l'ultimo Consiglio dei Ministri di agosto dal governo a guida Renzi. Tre infrastrutture, la prima ferroviaria le altre due viarie, oggetto – con una serie di altre – di rilancio, di una nuova ripartenza grazie all'accelerazione nell'apertura dei cantieri (novembre 2015 per l'Alta Velocità, opera già finanziata) e allo stanziamento (complessivo) di 3,9 miliardi di euro per opere invece cantierabili, nel nostro caso (adeguamento, cioè raddoppio, della “Telesina” e Fortorina) entro il 31 agosto 2015.
Il provvedimento, ovviamente, reca con sé il cappello politico: “Il raddoppio della Statale 372 'Telesina' si farà. Grazie all'impegno del ministro Lupi e del Nuovo Centrodestra, il Consiglio dei Ministri ha stanziato oggi (29 agosto, Ndr) 90 milioni di euro per implementare del collegamento stradale tra Caianello a Benevento".parole e musica della nta diffusa alla stampa dal presidente dei Deputati Ncd, la beneventana Nunzia De Girolamo.
Che non si tira indietro, sui meriti: “Nei mesi scorsi da capogruppo Ncd alla Camera avevo da subito sollecitato il governo sul futuro dell'opera, attraverso una interrogazione che chiedeva di ripristinare le risorse sottratte per destinarle al piano scuola. La sinergia con il Ministero delle Infrastrutture ha consentito di inserire il raddoppio della Telesina tra le opere infrastrutturali da finanziare nel decreto Sblocca Italia. Un'arteria strategica, di estrema importanza per la comunità locale, che consente di collegare il capoluogo sannita con la sua provincia occidentale, oltre a riuscire a decongestionare il traffico in aumento negli ultimi anni”. “Abbiamo assistito a un ottimo esempio del buon governo del Nuovo Centrodestra", è la conclusione dell'ex ministro dell'Agricoltura del governo Letta, dal quale si accomiatò in anticipo rispetto alla sua naturale fine (leggi: Renzi) per note vicende inerenti situazioni sanitarie locali. La gratifica alla deputata sannita giunge anche dal coordinatore regionale del Nuovo Centrodestra, Gioacchino Alfano: “I fondi per proseguire i lavori della Telesina erano stati dirottati sull'edilizia scolastica ma sono stati nuovamente destinati all'importantissima arteria stradale della Campania, grazie all'impegno del capogruppo a Montecitorio di Ncd Nunzia De Girolamo e la competenza del Ministro Lupi".
Sul fronte (che dovrebbe essere) opposto ma convergente per contiguità governativa, l'organo ufficiale telematico del Partito Democratico sannita, il sito Dem24, sul tema titola, con efficace sintesi: “Sblocca Italia chiamatelo pure Sblocca Sannio. Sì a Telesina e Napoli-Bari”, e sopra il testo risalta l'effigie del sottosegretario Umberto Del Basso De Caro. L'equivalente delle menzionate note-stampa del Ncd e di De Girolamo.
Sempre Dem 24 fa in modo corretto un breve e interessante excursus su genesi e stato delle opere cantierate o sbloccate, ricordando, infine, che “lo sblocco delle due opere determinerà effetti anche nel Sannio, con il rilancio degli investimenti, della crescita e dell’occupazione”. E, nel caso, è solo una questione di tempi (nel senso che non è dato sapere se i nipoti o i pronipoti saranno in grado di valutarne gli effetti).
Breve riepilogo, dunque:
Alta Velocità/Alta Capacità Napoli-Bari: protocollo d'intesa siglato nel 2007; lotti di lavori interessati in loco: velocizzazione/raddoppio Cancello-Benevento e nuova linea Apice – Orsara,tempistica di conclusione incerta (come esempio, riportiamo sempre il dato fornito da Dem24, relativo alla tratta ferroviaria pugliese Orsara-Bovino, il cui completamento è previsto per il 2021);
Strada Statale 212 Fortorina: risale almeno al 1996 il progetto del tratto compreso fra Pietrelcina e S. Marco dei Cavoti, ma quasi in modo naturale nella comune vulgata alla strada s'associa storicamente il termine 'eterna incompiuta' e/o 'disagio' per comprenderne il brodo di coltura infrastrutturale;
infine, dalla posa delle prime pietre, una quarantina d'anni fa, a oggi, il percorso dal casello di Caianello sull'autostrada A1 al casello di Benevento dell'autostrada A16 è stato lastricato più di incidenti e morti più che della realtà del raddoppio - sempre stato sul tappeto - dell'unica carreggiata, sbloccato dal Consiglio dei Ministri di questo 29 agosto.
In tutti e tre i casi, insomma, siamo in perfetto ritardo nelle necessità e sui tempi, ma in perfetto orario per la politica del momento, degli annunci e degli auspici. Quest'ultima spende il suo credito nell'immediato, mentre le genti sannite palpitano - oh sì, palpitano - per comprendere quando, e se, ci sarà “il rilancio degli investimenti, della crescita e dell’occupazione" (frase che suona quantomeno un po' stridente con i contestuali - sempre 29 agosto - drammatici dati diffusi dall'Istat, che parlano ancora di un generale calo dell'occupazione, nel Paese, di calo dei prezzi e di nessuna impennata nei consumi). E soprattutto per comprendere noi cittadini se, prima che ciò accada, adesso e nel futuro prossimo, dovremo considerarci, qui nel Sannio, in uno stato di serena rassegnazione al sottosviluppo.
(Tratto dalla pagina Facebook de IlVaglio.it)
Il provvedimento, ovviamente, reca con sé il cappello politico: “Il raddoppio della Statale 372 'Telesina' si farà. Grazie all'impegno del ministro Lupi e del Nuovo Centrodestra, il Consiglio dei Ministri ha stanziato oggi (29 agosto, Ndr) 90 milioni di euro per implementare del collegamento stradale tra Caianello a Benevento".parole e musica della nta diffusa alla stampa dal presidente dei Deputati Ncd, la beneventana Nunzia De Girolamo.
Che non si tira indietro, sui meriti: “Nei mesi scorsi da capogruppo Ncd alla Camera avevo da subito sollecitato il governo sul futuro dell'opera, attraverso una interrogazione che chiedeva di ripristinare le risorse sottratte per destinarle al piano scuola. La sinergia con il Ministero delle Infrastrutture ha consentito di inserire il raddoppio della Telesina tra le opere infrastrutturali da finanziare nel decreto Sblocca Italia. Un'arteria strategica, di estrema importanza per la comunità locale, che consente di collegare il capoluogo sannita con la sua provincia occidentale, oltre a riuscire a decongestionare il traffico in aumento negli ultimi anni”. “Abbiamo assistito a un ottimo esempio del buon governo del Nuovo Centrodestra", è la conclusione dell'ex ministro dell'Agricoltura del governo Letta, dal quale si accomiatò in anticipo rispetto alla sua naturale fine (leggi: Renzi) per note vicende inerenti situazioni sanitarie locali. La gratifica alla deputata sannita giunge anche dal coordinatore regionale del Nuovo Centrodestra, Gioacchino Alfano: “I fondi per proseguire i lavori della Telesina erano stati dirottati sull'edilizia scolastica ma sono stati nuovamente destinati all'importantissima arteria stradale della Campania, grazie all'impegno del capogruppo a Montecitorio di Ncd Nunzia De Girolamo e la competenza del Ministro Lupi".
Sul fronte (che dovrebbe essere) opposto ma convergente per contiguità governativa, l'organo ufficiale telematico del Partito Democratico sannita, il sito Dem24, sul tema titola, con efficace sintesi: “Sblocca Italia chiamatelo pure Sblocca Sannio. Sì a Telesina e Napoli-Bari”, e sopra il testo risalta l'effigie del sottosegretario Umberto Del Basso De Caro. L'equivalente delle menzionate note-stampa del Ncd e di De Girolamo.
Sempre Dem 24 fa in modo corretto un breve e interessante excursus su genesi e stato delle opere cantierate o sbloccate, ricordando, infine, che “lo sblocco delle due opere determinerà effetti anche nel Sannio, con il rilancio degli investimenti, della crescita e dell’occupazione”. E, nel caso, è solo una questione di tempi (nel senso che non è dato sapere se i nipoti o i pronipoti saranno in grado di valutarne gli effetti).
Breve riepilogo, dunque:
Alta Velocità/Alta Capacità Napoli-Bari: protocollo d'intesa siglato nel 2007; lotti di lavori interessati in loco: velocizzazione/raddoppio Cancello-Benevento e nuova linea Apice – Orsara,tempistica di conclusione incerta (come esempio, riportiamo sempre il dato fornito da Dem24, relativo alla tratta ferroviaria pugliese Orsara-Bovino, il cui completamento è previsto per il 2021);
Strada Statale 212 Fortorina: risale almeno al 1996 il progetto del tratto compreso fra Pietrelcina e S. Marco dei Cavoti, ma quasi in modo naturale nella comune vulgata alla strada s'associa storicamente il termine 'eterna incompiuta' e/o 'disagio' per comprenderne il brodo di coltura infrastrutturale;
infine, dalla posa delle prime pietre, una quarantina d'anni fa, a oggi, il percorso dal casello di Caianello sull'autostrada A1 al casello di Benevento dell'autostrada A16 è stato lastricato più di incidenti e morti più che della realtà del raddoppio - sempre stato sul tappeto - dell'unica carreggiata, sbloccato dal Consiglio dei Ministri di questo 29 agosto.
In tutti e tre i casi, insomma, siamo in perfetto ritardo nelle necessità e sui tempi, ma in perfetto orario per la politica del momento, degli annunci e degli auspici. Quest'ultima spende il suo credito nell'immediato, mentre le genti sannite palpitano - oh sì, palpitano - per comprendere quando, e se, ci sarà “il rilancio degli investimenti, della crescita e dell’occupazione" (frase che suona quantomeno un po' stridente con i contestuali - sempre 29 agosto - drammatici dati diffusi dall'Istat, che parlano ancora di un generale calo dell'occupazione, nel Paese, di calo dei prezzi e di nessuna impennata nei consumi). E soprattutto per comprendere noi cittadini se, prima che ciò accada, adesso e nel futuro prossimo, dovremo considerarci, qui nel Sannio, in uno stato di serena rassegnazione al sottosviluppo.
(Tratto dalla pagina Facebook de IlVaglio.it)
lunedì 1 settembre 2014
Telesina, per “Il Sole 24 ore” è bollino rosso. Nello “Sblocca Italia” anche la Fortorina
Telesina, Alta Capacità e perfino la Fortorina. Una “Sblocca Italia” ricco per il Sannio quello approvato dal Governo Renzi. In bilico fino a ieri il raddoppio della Telesina, la strada che unisce Benevento e il casello autostradale di Caianello, potrebbe diventare realtà grazie ai 90 milioni di fondi. Il raddoppio della Telesina rientra però tra le opere finanziate a condizione che siano cantierabili entro il 31 agosto 2015. Proprio come il Primo lotto Asse viario S.S. 212 Fortorina.
Ma se pensate di vedere a breve cantieri sulla Telesina, vi sbagliate. Stando infatti allo schema pubblicato su Il Sole 24 ore oggi (l'altro ieri per chi legge), la Telesina ha un bel bollino rosso: l'autostrada in project financing con gara ancora da bandire e finanziatori da reperire. Ancora molto in forse, insomma, e con tempi lunghi. (Per continuare a leggere clicca qui sotto)
Telesina, per “Il Sole 24 ore” è bollino rosso. Nello “Sblocca Italia” anche la Napoli-Bari e la Fortorina | economia | news | NTR24 - l'informazione sul web
Ma se pensate di vedere a breve cantieri sulla Telesina, vi sbagliate. Stando infatti allo schema pubblicato su Il Sole 24 ore oggi (l'altro ieri per chi legge), la Telesina ha un bel bollino rosso: l'autostrada in project financing con gara ancora da bandire e finanziatori da reperire. Ancora molto in forse, insomma, e con tempi lunghi. (Per continuare a leggere clicca qui sotto)
Telesina, per “Il Sole 24 ore” è bollino rosso. Nello “Sblocca Italia” anche la Napoli-Bari e la Fortorina | economia | news | NTR24 - l'informazione sul web
sabato 30 agosto 2014
DEVASTAZIONE AMBIENTALE | Un grido d’allarme dal campeggio No Triv di Morcone
di Nicola Savoia
succede che a morcone, in località paradiso degli asini, un bel po’ di gente si stia incontrando per parlare di devastazione ambientale e provare a capire come evitarla. la maggior parte giuovini, ma anche qualche vecchio, proviamo a parlarne perché in qualche modo cerchiamo di scongiurarla. proviamo a parlarne con chi quei territori li vive, e nessuno dice loro quello che succederà, anzi, già succede. per quanto nominalmente sia centrato contro i progetti petroliferi, il campeggio, le chiacchiere, i concerti, parlano anche di eolico selvaggio, centrali energetiche assurde: turbogas, ma sopratutto, nell’immediato, monte alto, piattaforme logistiche ed altre boiate varie il cui unico senso si definisce: speculazione. cioè, c’è un’impresa privata che vuole scavare un buco di una decina circa di chilometri sotto le colline, non per produrre più energia, ammesso e non concesso che questo sia un obiettivo commendevole, ma per lucrare sulla differenza di prezzo tra il momento di produzione e quello di vendita. come i ladri di pisa, e pare nessuno sia interessato alla distruzione ambientale che tutto questo comporta.
dovrei ora attaccare un pippone sterminato su vocazione territoriale, modello economico (oh, per carità, piantiamola di parlare di sviluppo: a furia di svilupparsi, qualunque organismo implode, figurasi in condizioni di risorse date)? no. né voi, né, più modestamente, io, abbiamo tanto tempo da perdere dietro cose che conosciamo tutti. come conosciamo i dati della disoccupazione, dell’emigrazione, di quelli che vanno a mangiare alla caritas, dei letteralmente senza casa. chiudiamo serenamente gli occhi, fin quando arriveranno trasferimenti statali, pensioni, occupazioni ‘pubbliche’, eccetera, tiriamo a campare. durerà massimo altri due decenni, poi qui sarà il deserto.
ma il mio punto vorrebbe essere un altro, cioè: il ceto dirigente locale, che cosa starebbe facendo? parlo degli intellettuali. appresso a quali uccelli volano? fate grandi scuole di filosofia, eccellente, immagino, ma declinate l’idea deteriore di filosofia, quella per cui il filosofo guarda il cielo e casca nei fossi. parlo di stampa, giornalisti, media, comunicazione. senza manco infierire sulla padronanza dell’abc della grammatica, ma davvero pensate che il problema di questa città sia la prostituzione? si può mettere una faccina ridente in un articolo di giornale? e il ceto politico, come si dice, ora, bipartisan? di che preferiamo parlare, del sindaco che persegue il fantascientifico progetto di trasformare la città in una specie di magazzino, leggasi piattaforma logistica, o di tutti i politici di spicco, si fa banalmente per dire, de girolamo, abbate, aceto, izzo, colasanto, e continuate voi, niente di personale, sono solo i primi venuti in mente, che non dicono mezza parola sui progetti di estrazione petrolifera in quella che i nostri nipoti avrebbero potuto ricordare come la terra del vino, ma non lo faranno, perché i nostri figli e nipoti nasceranno e cresceranno altrove, perché voi possibili genitori sarete costretti ad emigrare? ma, insomma, sarà mai possibile che il partito politico, ed i suoi esponenti, che comanda tutto in città e provincia, non abbiano mai, e rafforzerei il mai, convocato un’assemblea, un direttivo, un attivo, non so manco più come li chiamino, per dire alla gente, e la chiamo gente perché popolo più non siamo da un pezzo, guardate che ci sono questi progetti di estrazione di petrolio, ne volessimo parlare?
in mezzo ad una morra di moralisti d’accatto, disadattati intellettuali che si scandalizzano per un bacio, e non è manco omofobia, ma proprio sessuofobia, e poi giù titoli sulla prostituzione, l’unica è armarsi. non stiamo manco a parlare di crisi della rappresentanza politica, però ricordo un esilarante intervento pubblicato in questo giornale, per cui i centri sociali dovrebbero fare i conti con l’idea di violenza. lo facciamo, giorno dopo giorno. a che pro parlare delle mazzate selvagge che prendiamo, da genova 2001 in poi? le prendiamo e ce le accusiamo. generalmente non in ospedale, perché lì oltre che mazziati ci corneano pure. facciamo i conti con la violenza del capitale minuto dopo minuto. come commesse di supermercato pagate già nominalmente una miseria, e pure poi costrette a firmare una busta paga falsa. come donne ed uomini portatrici di una capacità intellettuale impressionante, e perciò costretti a fare la fame. come giovani che non possono pensare ad un futuro che gli è stato cancellato, ed invece di trastullarsi un pargolo tra le braccia devono arrabattarsi tra uno stipendio ridicolo e la pensione della nonna, finché campa.
questa è la violenza con cui ogni giorno tocca fare i conti. nessuno, ripeto: nessuno, ha aperto bocca quando il sindaco ha chiamato il reparto celere da napoli, per consentire ai signorotti locali di deliberare senza problemi sul regalo dei beni pubblici a probabili speculatori privati. non i politici, non gli intellettuali, né tanto meno i sindacati. armarsi rimane oggettivamente l’unica. solo per amore di chiarezza, concluderò specificando che la mia arma è la nonviolenza, generalmente mal intesa come non conflittuale. sciopero, riappropriazione dei beni comuni, resistenza passiva. in qualche maniera, tutti noi dovremo riprendere nelle nostre mani il nostro destino.
———————-
(N.B. = Le “maiuscole” sono scappate via per espressa volontà dell’autore…)
(Tratto da Sanniopress.it)
succede che a morcone, in località paradiso degli asini, un bel po’ di gente si stia incontrando per parlare di devastazione ambientale e provare a capire come evitarla. la maggior parte giuovini, ma anche qualche vecchio, proviamo a parlarne perché in qualche modo cerchiamo di scongiurarla. proviamo a parlarne con chi quei territori li vive, e nessuno dice loro quello che succederà, anzi, già succede. per quanto nominalmente sia centrato contro i progetti petroliferi, il campeggio, le chiacchiere, i concerti, parlano anche di eolico selvaggio, centrali energetiche assurde: turbogas, ma sopratutto, nell’immediato, monte alto, piattaforme logistiche ed altre boiate varie il cui unico senso si definisce: speculazione. cioè, c’è un’impresa privata che vuole scavare un buco di una decina circa di chilometri sotto le colline, non per produrre più energia, ammesso e non concesso che questo sia un obiettivo commendevole, ma per lucrare sulla differenza di prezzo tra il momento di produzione e quello di vendita. come i ladri di pisa, e pare nessuno sia interessato alla distruzione ambientale che tutto questo comporta.
dovrei ora attaccare un pippone sterminato su vocazione territoriale, modello economico (oh, per carità, piantiamola di parlare di sviluppo: a furia di svilupparsi, qualunque organismo implode, figurasi in condizioni di risorse date)? no. né voi, né, più modestamente, io, abbiamo tanto tempo da perdere dietro cose che conosciamo tutti. come conosciamo i dati della disoccupazione, dell’emigrazione, di quelli che vanno a mangiare alla caritas, dei letteralmente senza casa. chiudiamo serenamente gli occhi, fin quando arriveranno trasferimenti statali, pensioni, occupazioni ‘pubbliche’, eccetera, tiriamo a campare. durerà massimo altri due decenni, poi qui sarà il deserto.
ma il mio punto vorrebbe essere un altro, cioè: il ceto dirigente locale, che cosa starebbe facendo? parlo degli intellettuali. appresso a quali uccelli volano? fate grandi scuole di filosofia, eccellente, immagino, ma declinate l’idea deteriore di filosofia, quella per cui il filosofo guarda il cielo e casca nei fossi. parlo di stampa, giornalisti, media, comunicazione. senza manco infierire sulla padronanza dell’abc della grammatica, ma davvero pensate che il problema di questa città sia la prostituzione? si può mettere una faccina ridente in un articolo di giornale? e il ceto politico, come si dice, ora, bipartisan? di che preferiamo parlare, del sindaco che persegue il fantascientifico progetto di trasformare la città in una specie di magazzino, leggasi piattaforma logistica, o di tutti i politici di spicco, si fa banalmente per dire, de girolamo, abbate, aceto, izzo, colasanto, e continuate voi, niente di personale, sono solo i primi venuti in mente, che non dicono mezza parola sui progetti di estrazione petrolifera in quella che i nostri nipoti avrebbero potuto ricordare come la terra del vino, ma non lo faranno, perché i nostri figli e nipoti nasceranno e cresceranno altrove, perché voi possibili genitori sarete costretti ad emigrare? ma, insomma, sarà mai possibile che il partito politico, ed i suoi esponenti, che comanda tutto in città e provincia, non abbiano mai, e rafforzerei il mai, convocato un’assemblea, un direttivo, un attivo, non so manco più come li chiamino, per dire alla gente, e la chiamo gente perché popolo più non siamo da un pezzo, guardate che ci sono questi progetti di estrazione di petrolio, ne volessimo parlare?
in mezzo ad una morra di moralisti d’accatto, disadattati intellettuali che si scandalizzano per un bacio, e non è manco omofobia, ma proprio sessuofobia, e poi giù titoli sulla prostituzione, l’unica è armarsi. non stiamo manco a parlare di crisi della rappresentanza politica, però ricordo un esilarante intervento pubblicato in questo giornale, per cui i centri sociali dovrebbero fare i conti con l’idea di violenza. lo facciamo, giorno dopo giorno. a che pro parlare delle mazzate selvagge che prendiamo, da genova 2001 in poi? le prendiamo e ce le accusiamo. generalmente non in ospedale, perché lì oltre che mazziati ci corneano pure. facciamo i conti con la violenza del capitale minuto dopo minuto. come commesse di supermercato pagate già nominalmente una miseria, e pure poi costrette a firmare una busta paga falsa. come donne ed uomini portatrici di una capacità intellettuale impressionante, e perciò costretti a fare la fame. come giovani che non possono pensare ad un futuro che gli è stato cancellato, ed invece di trastullarsi un pargolo tra le braccia devono arrabattarsi tra uno stipendio ridicolo e la pensione della nonna, finché campa.
questa è la violenza con cui ogni giorno tocca fare i conti. nessuno, ripeto: nessuno, ha aperto bocca quando il sindaco ha chiamato il reparto celere da napoli, per consentire ai signorotti locali di deliberare senza problemi sul regalo dei beni pubblici a probabili speculatori privati. non i politici, non gli intellettuali, né tanto meno i sindacati. armarsi rimane oggettivamente l’unica. solo per amore di chiarezza, concluderò specificando che la mia arma è la nonviolenza, generalmente mal intesa come non conflittuale. sciopero, riappropriazione dei beni comuni, resistenza passiva. in qualche maniera, tutti noi dovremo riprendere nelle nostre mani il nostro destino.
———————-
(N.B. = Le “maiuscole” sono scappate via per espressa volontà dell’autore…)
(Tratto da Sanniopress.it)
venerdì 29 agosto 2014
Rimesse ed emigrazione, ciò che la politica fa finta di non vedere
Nel libro "Modernizzazione e arretratezza in una comunità del Sannio", scritto la bellezza di quasi vent'anni fa, alla fine del capitolo sull'emigrazione mi chiedevo che fine avrebbe fatto il nostro comune una volta che sarebbero terminate le rimesse degli emigranti.
Ascoltate cosa dice il presidente della Svimez Adriano Giannola nella sua relazione al convegno internazionale “La nuova emigrazione italiana” che si è svolto oggi all’Università Ca’ Foscari di Venezia.
“In base ai dati SVIMEZ, il 64% dei cittadini meridionali, oltre due su tre, che nel 2011 hanno lasciato il Mezzogiorno per una regione del Centro-Nord aveva un titolo di studio medio-alto, diploma o laurea. Il Sud continua quindi a sostenere i costi del suo capitale umano qualificato ma a impoverirsi esportandolo in senso univoco, cioè senza ritorno. E le rimesse di un tempo che i lavoratori meridionali al Nord mandavano a Sud oggi non ci sono più, anzi: pare che viaggino nella direzione opposta. Visto che la crescita prevista per il 2014 non presenta segnali incoraggianti, attendiamo dal nuovo Governo misure decisamente robuste per tamponare questa deriva”.
Non ho nessuna palla di vetro, la previsione era semplicemente frutto di un'analisi socioeconomica, che la politica fa finta di non vedere.
Ascoltate cosa dice il presidente della Svimez Adriano Giannola nella sua relazione al convegno internazionale “La nuova emigrazione italiana” che si è svolto oggi all’Università Ca’ Foscari di Venezia.
“In base ai dati SVIMEZ, il 64% dei cittadini meridionali, oltre due su tre, che nel 2011 hanno lasciato il Mezzogiorno per una regione del Centro-Nord aveva un titolo di studio medio-alto, diploma o laurea. Il Sud continua quindi a sostenere i costi del suo capitale umano qualificato ma a impoverirsi esportandolo in senso univoco, cioè senza ritorno. E le rimesse di un tempo che i lavoratori meridionali al Nord mandavano a Sud oggi non ci sono più, anzi: pare che viaggino nella direzione opposta. Visto che la crescita prevista per il 2014 non presenta segnali incoraggianti, attendiamo dal nuovo Governo misure decisamente robuste per tamponare questa deriva”.
Non ho nessuna palla di vetro, la previsione era semplicemente frutto di un'analisi socioeconomica, che la politica fa finta di non vedere.
mercoledì 27 agosto 2014
Ricerche petrolifere, Abbate (PD) invita i sindaci sanniti ad unirsi all'azione dei colleghi irpini
Contro i permessi alle
ricerche di idrocaburi, anticamera delle trivellazioni petrolifere, occorre
un'azione sinergica di Sannio e Irpinia. In merito al progetto "Case
Capozzi", la consigliera regionale Giulia Abbate (Pd) invita i sindaci
sanniti a proseguire quanto già avviato dai colleghi irpini del Forum Pd
"Ambiente & Comunità", inviando al Ministero dell'Ambiente una
lettera dove si evidenziano i rischi che tale attività estrattiva comporterebbe
per le aree interne della Campania.
Per agevolare l'azione congiunta, la consigliera Abbate ha inviato il documento preimpostato e una nota ai sindaci di Foiano di Val Fortore, Molinara, Montefalcone di Val Fortore, Castelfranco in Misciano, Ginestra degli Schiavoni, San Giorgio la Molara, Buonalbergo, Pago Veiano, Pesco Sannita, Fragneto l'Abate, Fragneto Monforte, Benevento, Pietrelcina, Paduli, Sant'Arcangelo Trimonte, Apice, San Nicola Manfredi e San Giorgio del Sannio. Allo stesso tempo la presidente della Commissione Trasparenza ha inviato una lettera al ministro Galletti, a sostegno delle comunità locali.
"La costruzione di un'azione trasversale ed inclusiva - scrive Abbate ai primi cittadini - in grado di mettere insieme tutti i Sindaci coinvolti, sia sul versante sannita sia su quello irpino, risulta imprescindibile se si intende scongiurare il pericolo del progetto "case Capozzi", reso pesantemente concreto con il rilascio dell'autorizzazione della Regione Campania nell'ormai noto blitz di ferragosto.
A tal fine e con lo specifico intento di incoraggiare e favorire un'azione coordinata e condivisa, allego una bozza di lettera al Ministero dell'Ambiente che auspico Tu possa inoltrare, laddove ne condividessi obiettivi e contenuti, con ogni celerità. La medesima bozza è tra le mani dei Sindaci irpini, alcuni dei quali hanno già affrettato le procedure di spedizione.
La lettera reca una richiesta al Ministero affinché su "case Capozzi" e non solo si attivi, da parte di soggetti terzi rispetto a quelli regionali, una valutazione dei possibili danni ambientali. Tali possono essere l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)".
Per agevolare l'azione congiunta, la consigliera Abbate ha inviato il documento preimpostato e una nota ai sindaci di Foiano di Val Fortore, Molinara, Montefalcone di Val Fortore, Castelfranco in Misciano, Ginestra degli Schiavoni, San Giorgio la Molara, Buonalbergo, Pago Veiano, Pesco Sannita, Fragneto l'Abate, Fragneto Monforte, Benevento, Pietrelcina, Paduli, Sant'Arcangelo Trimonte, Apice, San Nicola Manfredi e San Giorgio del Sannio. Allo stesso tempo la presidente della Commissione Trasparenza ha inviato una lettera al ministro Galletti, a sostegno delle comunità locali.
"La costruzione di un'azione trasversale ed inclusiva - scrive Abbate ai primi cittadini - in grado di mettere insieme tutti i Sindaci coinvolti, sia sul versante sannita sia su quello irpino, risulta imprescindibile se si intende scongiurare il pericolo del progetto "case Capozzi", reso pesantemente concreto con il rilascio dell'autorizzazione della Regione Campania nell'ormai noto blitz di ferragosto.
A tal fine e con lo specifico intento di incoraggiare e favorire un'azione coordinata e condivisa, allego una bozza di lettera al Ministero dell'Ambiente che auspico Tu possa inoltrare, laddove ne condividessi obiettivi e contenuti, con ogni celerità. La medesima bozza è tra le mani dei Sindaci irpini, alcuni dei quali hanno già affrettato le procedure di spedizione.
La lettera reca una richiesta al Ministero affinché su "case Capozzi" e non solo si attivi, da parte di soggetti terzi rispetto a quelli regionali, una valutazione dei possibili danni ambientali. Tali possono essere l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)".
lunedì 25 agosto 2014
Primo camping No Triv: incontro a fine mese
di Leonardo Bianco
Appuntamento a Morcone a fine mese per in No Triv sanniti. Il movimento contro i progetti di trivellazione si ritroverà nella cittadina dell’Alto Tammaro dal 26 al 31 agosto per discutere e confrontarsi sui temi dell’ambiente e la sua tutela messa a rischio dall’aggressione dei petrolieri ai danni dei territori delle aree interne come il Tammaro e il Fortore con la complicità di Stato e Regione.
“Sarà un camping – sottolinea uno dei promotori dell’iniziativa, il geologo Vincenzo Amato – per trovare un momento di sintesi tra tutte le associazioni ambientaliste che operano sul territorio sannita. Un evento già pensato e organizzato prima delle ultime decisioni della Regione Campania di autorizzare le indagini esplorative relative al progetto Case Capozzi, il quale interesse molti comuni dell’Alto Tammaro e del Fortore. Un confronto che alla luce degli ultimi sviluppi assunti dalla questione assume un valore ancora più importante”.
Un incontro con l’obiettivo di raccordare azione e promuovere proposte e iniziative comuni contro l’aggressione al patrimonio ambientale del Sannio. Al centro del dibattito dunque ci sarà la tutela dell’ambiente dalle trivellazioni. Ma si discuterà anche di bonifiche e soprattutto di lotta unitaria per la salvaguardia del territorio. Quattro giorni di discussioni, seminari e confronto dove il tema centrale però sarà il contrasto ai progetti di ricerca di idrocarburi.
Per continuare a leggere clicca qui sotto
www.ottopagine.net
Appuntamento a Morcone a fine mese per in No Triv sanniti. Il movimento contro i progetti di trivellazione si ritroverà nella cittadina dell’Alto Tammaro dal 26 al 31 agosto per discutere e confrontarsi sui temi dell’ambiente e la sua tutela messa a rischio dall’aggressione dei petrolieri ai danni dei territori delle aree interne come il Tammaro e il Fortore con la complicità di Stato e Regione.
“Sarà un camping – sottolinea uno dei promotori dell’iniziativa, il geologo Vincenzo Amato – per trovare un momento di sintesi tra tutte le associazioni ambientaliste che operano sul territorio sannita. Un evento già pensato e organizzato prima delle ultime decisioni della Regione Campania di autorizzare le indagini esplorative relative al progetto Case Capozzi, il quale interesse molti comuni dell’Alto Tammaro e del Fortore. Un confronto che alla luce degli ultimi sviluppi assunti dalla questione assume un valore ancora più importante”.
Un incontro con l’obiettivo di raccordare azione e promuovere proposte e iniziative comuni contro l’aggressione al patrimonio ambientale del Sannio. Al centro del dibattito dunque ci sarà la tutela dell’ambiente dalle trivellazioni. Ma si discuterà anche di bonifiche e soprattutto di lotta unitaria per la salvaguardia del territorio. Quattro giorni di discussioni, seminari e confronto dove il tema centrale però sarà il contrasto ai progetti di ricerca di idrocarburi.
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sabato 23 agosto 2014
Petrolio nel Sannio. Ekoclub Benevento contro le trivelle
"Sono rammaricato che ancora una volta il nostro
territorio sannita venga deturpato per cause di interessi delle grandi società
finanziarie e politiche". A sostenerlo Renzo Mazzeo nella veste di Vice
Presidente Provinciale dell’ Ekoclub Benevento nonchè cittadino Padulese uno
dei diversi comuni coinvolti dalle future trivellazioni petrolifere autorizzate
dalla Regione Campania.
"Il nostro comune come tanti altri limitrofi già
ha pagato il conto alla Regione Campania, realizzando in un paesaggio agricolo
una mega discarica regionale che ha creato solo difficoltà e aumento di
malattie ai cittadini. Dopo la discarica siamo stati attraversati da un
elettrodotto di 380 kV costruito dalla Terna S.p.a, adesso si ricomincia dopo
circa 2 anni a riparlare di queste trivellazioni petrolifere. Ricordo in altre
vesti nel 2012, di aver sollecitato il caso per mezzo stampa, al Presidente
della Settima commissione ambiente, Energia e Protezione Civile della Regione
Campania Luca Colasanto affinchè potesse intervenire per impedire un ulteriore
scempio nei nostri paesi, sollecitando anche le amministrazioni locali e
sopratutto quella del mio paese ad esprimere piena contrarietà a questi scempi,
con grande amarezza che nessuno ha ostacolato questo percorso.
Dopo diverse
indagini sono riuscito a trovare una relazione pubblicata sulla stampa, della
Dott.ssa Maria Rita d’Orsogna, docente di matematica presso l’università di
Northridge in California dove illustra alcuni degli effetti devastanti di
trivellazioni da petrolio. Queste trivellazioni provocano la fuoriuscita dal
sottosuolo di idrogeno solforato o acido solfidrico che causa modificazioni di
DNA, cancro e perdita istantanea di memoria oltre a danni permanenti ed
immediati nel cervello, aveva anche parlato di un aspetto che tutti hanno posto
in secondo piano: Il Terremoto. Infatti si nota che in giro per il mondo ci
sono zone non-sismiche che lo sono diventate dopo le estrazioni petrolifere,
dagli accertamenti risulta che in Russia e in Indonesia alcune scosse del grado
7.3 della scala Richter sono state direttamente attribuite alle trivellazioni.
Soffermandoci sui terremoti si sa che in alcune parti d’Italia sono in corso
sciami sismici tra cui anche il nostro territorio, ricordiamo il terremoto che
colpì l’ Irpinia nel 1980, la fascia Benevento - Buonalbergo la cui geografia
non è ancora stata definita con certezza e che ha visto il susseguirsi di
scosse telluriche di notevole intensità. Oggi anche in questa area vengono
presentati progetti sperimentali per l’estrazione petrolifera. Unisco la mia
ferma contrarietà ai vari comitati contro queste Trivellazioni creati nel
Sannio e nell’Irpinia, unendo le nostre forze possiamo rafforzare la nostra
voce, mi farò promotore partendo dal mio comune Paduli di unire tutte le
associazioni Politiche, Ambientali, Faunistiche, Sociali, Sportive e Religiose,
finchè riescano ad alzare la voce e difendere il nostro territorio dagli abusi
della politica scellerata di persone incapaci, organizzando manifestazioni di
vario genere per la tutela della nostra amata Terra".
Petrolio nel Sannio. Ekoclub Benevento contro le trivelle
(Fonte ilquaderno.it)
venerdì 22 agosto 2014
Camorra Sound, il libro che racconta il silenzio della musica impegnata sui clan
O killer, Nu latitante, ‘O Capoclan. Sono alcuni dei titoli di canzoni dell’universo neo-melodico finiti al centro della cronaca perché in grado di creare ponti emotivi, attraverso il fascinoso mondo della musica, con la galassia camorristica. Suoni che a Napoli hanno spopolato superando il confine del trash ed entrando in registri comunicativi, oggetto di studio e approfondite analisi. Non sono mancate sferzanti polemiche contro testi che sono diventati manifesti di vite sbagliate, percorsi criminali, in grado di trasformare il boss in un predestinato, attore di un destino segnato. Il giudizio è stato quasi unanime, addirittura, negli anni scorsi, esponenti di governo si sono esposti condannando parole e musiche inneggianti ai “malacarne”. Eppure sul rapporto tra musica e potere criminale, manca ancora una domanda. Quella che si pone il cantante, frontman del gruppo ‘A67, Daniele Sanzone, nel libro Camorra sound, edito da Magenes. (per continuare a leggere clicca qui sotto)
giovedì 21 agosto 2014
CineFortFestival 2014, serata inaugurale a San Giorgio la Molara. Sesta edizione all'insegna della 'crescita'
Tante le novità: dai 5 giorni della rassegna alle 3 sezioni in concorso, passando per laboratori, incontri con registi e mostre. Domenica 24 la chiusura della manifestazione (per continuare a leggere clicca qui sotto)
CineFortFestival 2014, serata inaugurale a San Giorgio la Molara. Sesta edizione all'insegna della 'crescita' | Fortore | news | NTR24 - l'informazione sul web
CineFortFestival 2014, serata inaugurale a San Giorgio la Molara. Sesta edizione all'insegna della 'crescita' | Fortore | news | NTR24 - l'informazione sul web
mercoledì 20 agosto 2014
"C'era una volta", il libro postumo di Mascia: ecco la relazione integrale del prof Iampietro
di Angelo Iampietro
lunedì 18 agosto 2014
venerdì 15 agosto 2014
Ricerche petrolifere: l'indignazione del giorno dopo. Sul sito del Ministero c'è solo il parere sfavorevole della Provincia
Il giorno dopo è tutto uno stupirsi ed un indignarsi. Ma tanti sono anche i silenzi. Come sempre, verrebbe da dire. Il decreto della Regione, pubblicato sul Burc dell'11 agosto, che dà l'ok alle ricerche petrolifere, è apparso a molti come un fulmine a ciel sereno. Ma la tempesta era stata annunciata con certezza e molto tempo fa. Caldoro rispondendo ad una domanda di Ntr24, che a dir il vero valse anche qualche occhiataccia da parte del suo staff, e non solo, proprio sulla questione del VIA per il progetto “Case Capozzi” della Delta Energy, fece capire la sua intenzione a concedere l'autorizzazione. Certo non specificò se ciò sarebbe avvenuto a Ferragosto o in altra data. Ma la sua posizione era più che chiara.
A quell'incontro, di natura elettorale, era la campagna delle politiche del 2013, a voler fare domande sulle ricerche petrolifere c'erano i rappresentanti del Coordinamento No Triv, zittiti subito da Nunzia De Girolamo, che da lì a poco sarebbe diventata Ministro all'Agricoltura, con una motivazione molto semplice: quella era una conferenza stampa e solo i giornalisti potevano fare domande.
Ma la domanda dei No Triv meritava una risposta, in pubblica assemblea, e così, in qualità di giornalisti, ancora una volta chiedemmo al Governatore quale fossero le sue posizioni sulla questione petrolio. Ancora una volta Caldoro ribadì il suo pensiero, così sintetizzabile: sì alle ricerche, no alle trivelle. Ed è qui che il Governatore peccò di ingenuità: perchè le ricerche sono il lascia passare per le trivellazioni. Ma nessun sindaco, istituzione o politico glielo fece notare all'ora.
Spulciando il sito del Ministero dello Sviluppo Economico, e analizzando l'iter amministrativo dell'istanza di permesso di ricerca “Case Capozzi”, che fu presentato dall'inglese Delta Energy nell'aprile 2012 e che tra Avellino e Benevento comprende un'area di indagine di 423,70 Kmq, emerge che gli unici pareri ricevuti dagli Enti locali sono quelli irpini di Casalbore e Montecalvo Irpino, che avevano espresso il no alla ricerca, e, per il Sannio, il solo parere sfavorevole espresso dalla Provincia di Benevento e pervenuto in data 9 aprile 2014. Una presenza solitaria, proprio come la riunione che nello stesso giorno si svolse alla Rocca dei Rettori: Cimitile chiamò a raccolta i sindaci per fare fronte contro le trivelle ma solo una decina di amministratori rispose.
Intanto la società inglese, titolare anche del permesso di ricerca Pietra Spaccata, incassa un altro punto a favore. Mentre pochi sembrano capire che sull’oro nero si gioca una partita importante per il futuro del Sannio.
Ricerche petrolifere: l'indignazione del giorno dopo. Sul sito del Ministero c'è solo il parere sfavorevole della Provincia | Trivelle e Petrolio | news | NTR24 - l'informazione sul web
A quell'incontro, di natura elettorale, era la campagna delle politiche del 2013, a voler fare domande sulle ricerche petrolifere c'erano i rappresentanti del Coordinamento No Triv, zittiti subito da Nunzia De Girolamo, che da lì a poco sarebbe diventata Ministro all'Agricoltura, con una motivazione molto semplice: quella era una conferenza stampa e solo i giornalisti potevano fare domande.
Ma la domanda dei No Triv meritava una risposta, in pubblica assemblea, e così, in qualità di giornalisti, ancora una volta chiedemmo al Governatore quale fossero le sue posizioni sulla questione petrolio. Ancora una volta Caldoro ribadì il suo pensiero, così sintetizzabile: sì alle ricerche, no alle trivelle. Ed è qui che il Governatore peccò di ingenuità: perchè le ricerche sono il lascia passare per le trivellazioni. Ma nessun sindaco, istituzione o politico glielo fece notare all'ora.
Spulciando il sito del Ministero dello Sviluppo Economico, e analizzando l'iter amministrativo dell'istanza di permesso di ricerca “Case Capozzi”, che fu presentato dall'inglese Delta Energy nell'aprile 2012 e che tra Avellino e Benevento comprende un'area di indagine di 423,70 Kmq, emerge che gli unici pareri ricevuti dagli Enti locali sono quelli irpini di Casalbore e Montecalvo Irpino, che avevano espresso il no alla ricerca, e, per il Sannio, il solo parere sfavorevole espresso dalla Provincia di Benevento e pervenuto in data 9 aprile 2014. Una presenza solitaria, proprio come la riunione che nello stesso giorno si svolse alla Rocca dei Rettori: Cimitile chiamò a raccolta i sindaci per fare fronte contro le trivelle ma solo una decina di amministratori rispose.
Intanto la società inglese, titolare anche del permesso di ricerca Pietra Spaccata, incassa un altro punto a favore. Mentre pochi sembrano capire che sull’oro nero si gioca una partita importante per il futuro del Sannio.
Ricerche petrolifere: l'indignazione del giorno dopo. Sul sito del Ministero c'è solo il parere sfavorevole della Provincia | Trivelle e Petrolio | news | NTR24 - l'informazione sul web
mercoledì 13 agosto 2014
Petrolio, primo via libera della Regione per le ricerche nel Sannio. Politica ambigua, popolazione inascoltata
Con il Decreto Dirigenziale n.123 del 5 agosto 2014,
pubblicato sul Burc della Regione Campania, torna lo spauracchio petrolio nel
Sannio. Palazzo Santa Lucia, nel "caldo" mese di agosto riesce sempre
a regalare delle perle di rara bellezza. In questo caso ha infatti dato il
primo via libera per la ricerca di idrocarburi del progetto 'Case Capozzi', che
vedrà coinvolti ben 18 comuni della provincia di Benevento (oltre alla città
capoluogo) e quattro della provincia di Avellino: si tratta, nell'ordine, di Benevento,
Castelfranco in Miscano, Buonalbergo, Fragneto Monforte, Ginestra degli
Schiavoni, Pesco Sannita, Sant'Arcangelo Trimonte, Pago Veiano, San Nicola
Manfredi, San Giorgio del Sannio, San Giorgio la Molara, Molinara, Montefalcone
Valfortore, Foiano di Valfortore, Paduli, Pietrelcina, Apice, Casalbore,
Montecalvo Irpino, Ariano Irpino e Melito Irpino per un’area totale pari a
261,85 Km2. (Per continuare a leggere clicca qui sotto)
Petrolio, primo via libera della Regione per le ricerche nel Sannio. Politica ambigua, popolazione inascoltata
lunedì 11 agosto 2014
Microcredito piccoli comuni campani, proroga bando
I comuni campani con meno di cinquemila abitanti hanno tempo fino al 29 agosto per fare domanda al 'Fondo Microcredito per il finanziamento di Progetti integrati per piccoli Comuni' (Pico), finanziato dal Fondo Sociale Europeo (FSE) all'interno del programma Campania Fse 2007-2013. Ad annunciare la proroga è Sviluppo Campania, soggetto gestore dell'intervento per conto della Regione Campania, sul suo portale www.sviluppocampania.it.
Microcredito piccoli comuni campani, proroga bando
(Fonte: ilquaderno.it)
Microcredito piccoli comuni campani, proroga bando
(Fonte: ilquaderno.it)
lunedì 4 agosto 2014
"C'era una volta", il libro postumo di Alfonso Mascia
Centosettantadue pagine per raccontare frammenti, pezzi della nostra storia. “C’era una volta-Momenti di vita vissuta nella campagna fortorina”, è il primo libro postumo dato alle stampe (Tecnografica Sandrigo, Vicenza) del prof Alfonso Mascia.
L’opera verrà presentata ai cittadini sabato prossimo, 9 agosto, alle 18.30. La location la sala conferenza di palazzo Lembo (Meraviglia d’Italia). L'evento è stato organizzato dall’assessorato alla Cultura del Comune di Baselice, dalla Proloco e dall’associazione Li Janare.
A relazionare sarà il prof Angelo Iampietro. Questo blog è in grado di pubblicare in anteprima la copertina del libro.
L’opera verrà presentata ai cittadini sabato prossimo, 9 agosto, alle 18.30. La location la sala conferenza di palazzo Lembo (Meraviglia d’Italia). L'evento è stato organizzato dall’assessorato alla Cultura del Comune di Baselice, dalla Proloco e dall’associazione Li Janare.
A relazionare sarà il prof Angelo Iampietro. Questo blog è in grado di pubblicare in anteprima la copertina del libro.
domenica 3 agosto 2014
Mimmo Cavallo è tornato
Mimmo Cavallo è tornato, dopo qualche anno di silenzio, con l’album di inediti “Dalla parte delle bestie”. Il cantautore tarantino, una delle voci più interessanti del Sud, ha di recente collaborato con Zucchero firmando il brano “Vedo nero” e regalando successi a Mia Martini, Gianni Morandi, Fiorella Mannoia (“Caffè nero bollente”), Ornella Vanoni, Loredana Bertè, Syria, Albano.
Dopo i successi “Siamo Meridionali”, “Uh, mammà”, “Stancami stancami musica”, “Ma che storia è questa” scritta con Enzo Biagi, oggi rientra sulla scena musicale da protagonista con un interessante album ricco di ritmi etno-rock e suoni innovati che oscillando dai Sex Pistols a Paul Simon. Ricercati e pungenti sono come al solito i testi che lanciano uno sguardo intenso alla vita e alle emozioni del suo Sud. Un album ricco che offre un ascolto pieno e godibile dal quale esce l’urlo di un guerriero che si ribella tra rabbia e speranza contro “… i chierichetti del pensiero addomesticato – come afferma lo stesso cantautore – Qui non c’è musica fatta con il codice a barre, la mia musica non segue lo spartito del mercato”.
Dopo i successi “Siamo Meridionali”, “Uh, mammà”, “Stancami stancami musica”, “Ma che storia è questa” scritta con Enzo Biagi, oggi rientra sulla scena musicale da protagonista con un interessante album ricco di ritmi etno-rock e suoni innovati che oscillando dai Sex Pistols a Paul Simon. Ricercati e pungenti sono come al solito i testi che lanciano uno sguardo intenso alla vita e alle emozioni del suo Sud. Un album ricco che offre un ascolto pieno e godibile dal quale esce l’urlo di un guerriero che si ribella tra rabbia e speranza contro “… i chierichetti del pensiero addomesticato – come afferma lo stesso cantautore – Qui non c’è musica fatta con il codice a barre, la mia musica non segue lo spartito del mercato”.
sabato 2 agosto 2014
Regione Lombardia, la compagna di Salvini assunta per chiamata diretta
Giulia Martinelli è entrata nello staff dell’assessore al welfare Maria Cristina Cantù per una cifra al momento di circa 70 mila euro l’anno, nell'ente guidato dal leghista Roberto Maroni. Ma non è l'unica: il figlio dell'assessore Aprea vola nella sede regionale a Bruxelles. Il segretario del Carroccio: "Che c'è di male?" (clicca qui sotto per leggere l'articolo )
Regione Lombardia, la compagna di Salvini assunta per chiamata diretta - Il Fatto Quotidiano
domenica 27 luglio 2014
CineFortFestival Lab 2014: registi, attori e troupe conquistano il Fortore
Il Fortore trasformato in un unico grande set cinematografico, grazie ai Laboratori del CineFort, associazione culturale di San Giorgio la Molara impegnata nella diffusione della cultura cinematografica e che si appresta a realizzare la sesta edizione del CineFortFestival, concorso internazionale di cortometraggi, con la direzione artistica di Lea Modola.
Anche quest’anno i CFF Lab sono accomunati dal numero quattro: dai comuni in cui si svolgono - Ginestra degli Schiavoni, Molinara, San Giorgio la Molara e San Marco dei Cavoti - ai registi impegnati, fino ai cortometraggi prodotti.
Gli attori del posto, le troupe, le amministrazioni comunali coinvolte, ma soprattutto tanta passione ed energia hanno travolto con allegria e leggerezza il quieto tran tran delle comunità locali, partecipi e incuriosite dai ciak.
Nei mesi scorsi i laboratori - sotto il coordinamento artistico di Umberto Rinaldi e produttivo di Alberto Scarino - hanno approntato le sceneggiature, gli storyboard e organizzato i gruppi di lavoro; a luglio poi sono state realizzate le riprese; ad agosto infine il montaggio, tutto in tempo per la proiezione durante il festival, che si svolgerà dal 20 al 24 agosto.
Non solo i CFF Lab hanno coinvolto diversi territori, ma il Festival stesso si svolgerà nella nuova modalità “itinerante”, già sperimentata nell’ultima edizione del 2013, prevedendo almeno una serata in ognuno dei quattro comuni fortorini.
Molinara presenterà il corto “Pietra su Pietra”, per la regia di Andrea Cocca, alla sua seconda esperienza con i CFF Lab, e il coordinamento di Mara Fragnito.
Federico di Cicilia è il regista del Lab di Ginestra degli Schiavoni, coadiuvato dai coordinatori Maria Moffa e Alessandro Mansueto, per il corto “Exodus”.
Il corto di San Marco dei Cavoti, dal titolo provvisorio “l’ultimo selfie” vede invece la regia di Fabio Massa e il coordinamento di Giovanni Ialeggio.
Michele Salvezza, anche lui alla seconda esperienza con i CFF Lab, è impegnato nelle riprese del corto di San Giorgio la Molara, con il coordinamento di Enzo Marchetti.
CineFortFestival Lab 2014: registi, attori e troupe conquistano il Fortore | Fortore | news | NTR24 - l'informazione sul web
Anche quest’anno i CFF Lab sono accomunati dal numero quattro: dai comuni in cui si svolgono - Ginestra degli Schiavoni, Molinara, San Giorgio la Molara e San Marco dei Cavoti - ai registi impegnati, fino ai cortometraggi prodotti.
Gli attori del posto, le troupe, le amministrazioni comunali coinvolte, ma soprattutto tanta passione ed energia hanno travolto con allegria e leggerezza il quieto tran tran delle comunità locali, partecipi e incuriosite dai ciak.
Nei mesi scorsi i laboratori - sotto il coordinamento artistico di Umberto Rinaldi e produttivo di Alberto Scarino - hanno approntato le sceneggiature, gli storyboard e organizzato i gruppi di lavoro; a luglio poi sono state realizzate le riprese; ad agosto infine il montaggio, tutto in tempo per la proiezione durante il festival, che si svolgerà dal 20 al 24 agosto.
Non solo i CFF Lab hanno coinvolto diversi territori, ma il Festival stesso si svolgerà nella nuova modalità “itinerante”, già sperimentata nell’ultima edizione del 2013, prevedendo almeno una serata in ognuno dei quattro comuni fortorini.
Molinara presenterà il corto “Pietra su Pietra”, per la regia di Andrea Cocca, alla sua seconda esperienza con i CFF Lab, e il coordinamento di Mara Fragnito.
Federico di Cicilia è il regista del Lab di Ginestra degli Schiavoni, coadiuvato dai coordinatori Maria Moffa e Alessandro Mansueto, per il corto “Exodus”.
Il corto di San Marco dei Cavoti, dal titolo provvisorio “l’ultimo selfie” vede invece la regia di Fabio Massa e il coordinamento di Giovanni Ialeggio.
Michele Salvezza, anche lui alla seconda esperienza con i CFF Lab, è impegnato nelle riprese del corto di San Giorgio la Molara, con il coordinamento di Enzo Marchetti.
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venerdì 25 luglio 2014
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