di Giuseppe d'Agata
Non conosciamo il suo nome e neppure il significato che
possedeva per gli abitanti dell’antica Fontegallina. Dopo circa
duemilacinquecento anni, però, il suo volto continua a guardarci e a porci
delle domande. Il cosiddetto “Guerriero di Castelvetere” non era
necessariamente il ritratto di un uomo realmente esistito. Non possiamo
identificarlo con Ercole, né con il meddix tuticus. Potrebbe essere stato,
invece, l’immagine idealizzata della forza, della protezione e dell’identità
della comunità.
Forse era un ex voto. Forse apparteneva a un edificio importante. Forse era collocato su un bastone e portato durante cerimonie, processioni o assemblee pubbliche. Sono ipotesi, non certezze: la sua funzione originaria continua a sfuggirci.
Eppure alcuni particolari ci permettono di immaginare quanto
il suo aspetto fosse diverso da quello attuale. Il volto e l’elmo erano
probabilmente dipinti; negli incassi degli occhi potevano essere inseriti
elementi in pasta vitrea o bronzo; altri ornamenti, oggi perduti, completavano
la parte superiore dell’elmo.
Nel nuovo approfondimento pubblicato sulla pagina
dell’Antiquarium Comunale di Castelvetere in Val Fortore proviamo a seguire le
tracce lasciate da questa piccola testa di terracotta e a interrogarci sul suo
possibile rapporto con le antefisse rinvenute nello stesso insediamento.
Non sappiamo quale edificio custodisse, quale cerimonia
accompagnasse o quale immagine gli abitanti di Fontegallina riconoscessero in
quel volto.
Sappiamo soltanto che qualcuno lo modellò, lo dipinse e lo
rese prezioso. E che, affidandolo alla terra, ci ha consegnato un frammento
dell’identità di una comunità vissuta oltre duemila anni fa.
Perché l’archeologia non ci restituisce soltanto ciò che è
stato. Talvolta ci restituisce anche le domande che il tempo ha lasciato senza
risposta.
(Vi invito ovviamente a leggere l'intero articolo sulla
pagina dell'Antiquarium Comunale di Castelvetere in V.F.)

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