lunedì 7 settembre 2026

Sanniti, il guerriero di Castelvetere

 di Giuseppe d'Agata

Non conosciamo il suo nome e neppure il significato che possedeva per gli abitanti dell’antica Fontegallina. Dopo circa duemilacinquecento anni, però, il suo volto continua a guardarci e a porci delle domande. Il cosiddetto “Guerriero di Castelvetere” non era necessariamente il ritratto di un uomo realmente esistito. Non possiamo identificarlo con Ercole, né con il meddix tuticus. Potrebbe essere stato, invece, l’immagine idealizzata della forza, della protezione e dell’identità della comunità.

Forse era un ex voto. Forse apparteneva a un edificio importante. Forse era collocato su un bastone e portato durante cerimonie, processioni o assemblee pubbliche. Sono ipotesi, non certezze: la sua funzione originaria continua a sfuggirci.

Eppure alcuni particolari ci permettono di immaginare quanto il suo aspetto fosse diverso da quello attuale. Il volto e l’elmo erano probabilmente dipinti; negli incassi degli occhi potevano essere inseriti elementi in pasta vitrea o bronzo; altri ornamenti, oggi perduti, completavano la parte superiore dell’elmo.

Nel nuovo approfondimento pubblicato sulla pagina dell’Antiquarium Comunale di Castelvetere in Val Fortore proviamo a seguire le tracce lasciate da questa piccola testa di terracotta e a interrogarci sul suo possibile rapporto con le antefisse rinvenute nello stesso insediamento.

Non sappiamo quale edificio custodisse, quale cerimonia accompagnasse o quale immagine gli abitanti di Fontegallina riconoscessero in quel volto.

Sappiamo soltanto che qualcuno lo modellò, lo dipinse e lo rese prezioso. E che, affidandolo alla terra, ci ha consegnato un frammento dell’identità di una comunità vissuta oltre duemila anni fa.

Perché l’archeologia non ci restituisce soltanto ciò che è stato. Talvolta ci restituisce anche le domande che il tempo ha lasciato senza risposta.

(Vi invito ovviamente a leggere l'intero articolo sulla pagina dell'Antiquarium Comunale di Castelvetere in V.F.)

 

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