Continua la mobilitazione per salvaguardare i cosiddetti sassi di Baselice. La petizione online lanciata – dal basso – da un gruppo di cittadini ha raggiunto (nel momento in cui scriviamo) 154 firme. Un risultato straordinario che dimostra la voglia di partecipazione dei “governati” alle scelte dei “governanti”. Soprattutto quando si tratta del proprio patrimonio storico-paesaggistico.
“Le petizioni on line consentono un esercizio più esteso e democratico del diritto di petizione; i cittadini in numero sempre crescente chiedono di essere sentiti, di poter partecipare e influire sulle questioni pubbliche”, si legge sul blog del Comune di Baselice.
Giusto. Con la petizione i cittadini vogliono dire la propria su una tematica che li riguarda direttamente. E allora ecco alcuni commenti alla petizione.
“Ho firmato perché mi sento molto attaccata a questo paese che all'inizio mi colpì proprio per la sua bellezza... luoghi incantevoli che devono assolutamente restare tali”, è il commento di un firmatario.
E un altro cittadino: “Il posto più bello del paese!!! posto in cui sono nata, cresciuta e continua a essere nel mio cuore !!!! Conserviamolo così com'è”. Ancora: “Giusto salvaguardare il patrimonio paesaggistico del nostro meraviglioso paese... di scempi se ne sono visti abbastanza”.
E infine: “Baselice è un bellissimo borgo, ed e un sacrilegio deturpare il suo panorama!!!”.
Vox populi.
mercoledì 25 marzo 2015
lunedì 23 marzo 2015
Salviamo i “sassi” di Baselice Lanciata la petizione online
Un gruppo di cittadini ha lanciato su internet una petizione online per la salvaguardia dei "sassi" di Baselice. Ecco di seguito il testo
Egregio signor sindaco di Baselice,
il costone Pescannozzo (anche detto “i sassi di Baselice”) rappresenta per i sottoscritti l’ultimo angolo paesaggistico ancora quasi intatto del paese, unico nel panorama campano.
Una potenziale risorsa turistica per la nostra comunità, ora minacciata dal progetto comunale di consolidamento con rete metallica e cemento colorato dello stesso costone, che andrà a modificare per sempre questo straordinario patrimonio architettonico.
Il progetto è stato appaltato e presto dovrebbero iniziare i lavori. I sottoscritti le chiedono di fermarsi un attimo a riflettere e farsi carico di una soluzione tecnica meno invasiva possibile per il costone in questione.
Pertanto, ci appelliamo alla sua sensibilità affinché il costone tanto caro ai baselicesi sia preservato nella sua naturale bellezza.
(Per firmare la petizione clicca qui sotto)
Salviamo i sassi di Baselice
ED INIZIANO AD ARRIVARE ANCHE LE PRIME PROPOSTE, LEGGETE COSA SCRIVE UNA FONTE ANONIMA (MA QUALIFICATA) SULLA PAGINA FACEBOOK "NOI DI BASELICE"
Consapevoli che l'opera di consolidamento e prevenzione previsto, dimostra interesse e lungimiranza. Consapevoli altrettanto che il progetto approvato prevede l'intonacatura con cemento colorato, si chiede di spostare e potenziare i lavori a monte e all'interno del costone, invertendo le palificazione, da orizzontali a verticale avvicinandosi il più possibile alle pareti esterne e lasciare tutta la superficie al naturale, in tal modo si ridurrebbe sensibilmente la quantità di materiale di eventuali crolli, ricalcolare la pericolosità residua e delimitare alla base un limite invalicabile costruendo un muro paramassi di pochi metri di altezza lungo tutta la base, calcolando un allontanamento del tratto di strada sottostante, il muro paramassi verrà mimetizzato con edera o rampicanti, per il versante già consolidato si consiglia la mimetizzazione dei muri in cemento e la colorazione delle pareti, buona visione a tutti.
Egregio signor sindaco di Baselice,
il costone Pescannozzo (anche detto “i sassi di Baselice”) rappresenta per i sottoscritti l’ultimo angolo paesaggistico ancora quasi intatto del paese, unico nel panorama campano.
Una potenziale risorsa turistica per la nostra comunità, ora minacciata dal progetto comunale di consolidamento con rete metallica e cemento colorato dello stesso costone, che andrà a modificare per sempre questo straordinario patrimonio architettonico.
Il progetto è stato appaltato e presto dovrebbero iniziare i lavori. I sottoscritti le chiedono di fermarsi un attimo a riflettere e farsi carico di una soluzione tecnica meno invasiva possibile per il costone in questione.
Pertanto, ci appelliamo alla sua sensibilità affinché il costone tanto caro ai baselicesi sia preservato nella sua naturale bellezza.
(Per firmare la petizione clicca qui sotto)
Salviamo i sassi di Baselice
ED INIZIANO AD ARRIVARE ANCHE LE PRIME PROPOSTE, LEGGETE COSA SCRIVE UNA FONTE ANONIMA (MA QUALIFICATA) SULLA PAGINA FACEBOOK "NOI DI BASELICE"
Consapevoli che l'opera di consolidamento e prevenzione previsto, dimostra interesse e lungimiranza. Consapevoli altrettanto che il progetto approvato prevede l'intonacatura con cemento colorato, si chiede di spostare e potenziare i lavori a monte e all'interno del costone, invertendo le palificazione, da orizzontali a verticale avvicinandosi il più possibile alle pareti esterne e lasciare tutta la superficie al naturale, in tal modo si ridurrebbe sensibilmente la quantità di materiale di eventuali crolli, ricalcolare la pericolosità residua e delimitare alla base un limite invalicabile costruendo un muro paramassi di pochi metri di altezza lungo tutta la base, calcolando un allontanamento del tratto di strada sottostante, il muro paramassi verrà mimetizzato con edera o rampicanti, per il versante già consolidato si consiglia la mimetizzazione dei muri in cemento e la colorazione delle pareti, buona visione a tutti.
venerdì 20 marzo 2015
Reddito minimo garantito ai meridionali
Noi sosteniamo il reddito minimo garantito per dare a tutti i cittadini meridionali la possibilità di avere una vita dignitosa. L'Altro Sud presenterà, presto, anche in Europa la sua proposta politica in favore dei cittadini più svantaggiati.
Chi ha un reddito o un Isee molto basso, con la nostra proposta dovrebbe ricevere una integrazione in denaro dallo stato federale, capace di riportare il beneficiario al di sopra della soglie di povertà assoluta. Maggiore è la distanza del cittadino dalla soglia di povertà, dunque, più alto sarà il sussidio.
La durata del RMG è a tempo indeterminato, anche se prevediamo l'obbligo per il beneficiario di partecipare a dei programmi di inclusione sociale, finalizzati a reinserirlo nel mondo del lavoro o a migliorare la sua condizione economica (come del resto avviene anche negli altri paesi europei).
Per una famiglia di coniugi con due figli, per esempio, la soglia di povertà dell'Istat è attorno ai 980 euro di reddito mensile nei piccoli comuni del Meridione.
La maggior spesa potrà essere affrontata con una più elevata tassazione dei redditi più alti, con una razionalizzazione delle spese, e con l'utilizzo delle proprie risorse economiche che devono restare nel territorio e non finanziare le banche e le imprese di altre regioni. In una dimensione federalista, che noi sosteniamo, questa sarà una delle prime proposte da realizzarsi.
www.laltrosud.it
Chi ha un reddito o un Isee molto basso, con la nostra proposta dovrebbe ricevere una integrazione in denaro dallo stato federale, capace di riportare il beneficiario al di sopra della soglie di povertà assoluta. Maggiore è la distanza del cittadino dalla soglia di povertà, dunque, più alto sarà il sussidio.
La durata del RMG è a tempo indeterminato, anche se prevediamo l'obbligo per il beneficiario di partecipare a dei programmi di inclusione sociale, finalizzati a reinserirlo nel mondo del lavoro o a migliorare la sua condizione economica (come del resto avviene anche negli altri paesi europei).
Per una famiglia di coniugi con due figli, per esempio, la soglia di povertà dell'Istat è attorno ai 980 euro di reddito mensile nei piccoli comuni del Meridione.
La maggior spesa potrà essere affrontata con una più elevata tassazione dei redditi più alti, con una razionalizzazione delle spese, e con l'utilizzo delle proprie risorse economiche che devono restare nel territorio e non finanziare le banche e le imprese di altre regioni. In una dimensione federalista, che noi sosteniamo, questa sarà una delle prime proposte da realizzarsi.
www.laltrosud.it
giovedì 19 marzo 2015
Licenziamenti Ottopagine, duro il sindacato dei giornalisti
Il sindacato giornalisti della Campania, in una nota esprime "grande preoccupazione per quello che sta avvenendo presso le testate Ottopagine e Ottochannel diffuse ad Avellino, Benevento e Salerno".
"Nel silenzio più assoluto circa una ventina tra redattori e collaboratori sono stati messi fuori dall'organico. Nessuna giustificazione è stata data a questa operazione di riduzione del personale", prosegue la nota del sindacato a firma del segretario Armando Borriello.
"Il taglio segue quello operato dal gruppo un anno fa, che, non portando ai risultati annunciati dall'azienda, si è tradotto in una perdita secca di risorse fondamentali'', prosegue il sindacato giornalisti della Campania annunciando che "affiancherà i colleghi in ogni iniziativa per vedere riconosciuti i loro diritti e la dignità del loro lavoro".
(Fonte: ANSA).
"Nel silenzio più assoluto circa una ventina tra redattori e collaboratori sono stati messi fuori dall'organico. Nessuna giustificazione è stata data a questa operazione di riduzione del personale", prosegue la nota del sindacato a firma del segretario Armando Borriello.
"Il taglio segue quello operato dal gruppo un anno fa, che, non portando ai risultati annunciati dall'azienda, si è tradotto in una perdita secca di risorse fondamentali'', prosegue il sindacato giornalisti della Campania annunciando che "affiancherà i colleghi in ogni iniziativa per vedere riconosciuti i loro diritti e la dignità del loro lavoro".
(Fonte: ANSA).
mercoledì 18 marzo 2015
Sud a rischio desertificazione sociale
Un Sud a rischio desertificazione umana e industriale, dove si continua a emigrare (116mila abitanti nel solo 2013), non fare figli (continuano nel 2013 a esserci più morti che nati), impoverirsi (+40% di famiglie povere nell'ultimo anno) perché manca il lavoro (al Sud perso l'80% dei posti di lavoro nazionali tra il primo trimestre del 2013 e del 2014).
L'industria continua a soffrire di più (-53% gli investimenti in cinque anni di crisi, -20% gli addetti); i consumi delle famiglie crollano di quasi il 13% in cinque anni; gli occupati arrivano a 5,8 milioni, il valore più basso dal 1977 e la disoccupazione corretta sarebbe del 31,5% invece che il 19,7%.
Sono solo alcuni dei numeri contenuti nel Rapporto Svimez 2014 sull’economia del Mezzogiorno. Di qui la necessità di precise proposte di policy: secondo la Svimez di fronte all’emergenza sociale, con il conseguente crollo occupazionale e a quella produttiva, con il rischio di desertificazione industriale, serve una strategia di sviluppo nazionale centrata sul Mezzogiorno e basata su una “logica di sistema”.
E un’azione strutturale di medio-lungo periodo fondata su quattro drivers di sviluppo tra loro strettamente connessi in un piano di “primo intervento”: rigenerazione urbana, rilancio delle aree interne, creazione di una rete logistica in un'ottica mediterranea, valorizzazione del patrimonio culturale.
L'industria continua a soffrire di più (-53% gli investimenti in cinque anni di crisi, -20% gli addetti); i consumi delle famiglie crollano di quasi il 13% in cinque anni; gli occupati arrivano a 5,8 milioni, il valore più basso dal 1977 e la disoccupazione corretta sarebbe del 31,5% invece che il 19,7%.
Sono solo alcuni dei numeri contenuti nel Rapporto Svimez 2014 sull’economia del Mezzogiorno. Di qui la necessità di precise proposte di policy: secondo la Svimez di fronte all’emergenza sociale, con il conseguente crollo occupazionale e a quella produttiva, con il rischio di desertificazione industriale, serve una strategia di sviluppo nazionale centrata sul Mezzogiorno e basata su una “logica di sistema”.
E un’azione strutturale di medio-lungo periodo fondata su quattro drivers di sviluppo tra loro strettamente connessi in un piano di “primo intervento”: rigenerazione urbana, rilancio delle aree interne, creazione di una rete logistica in un'ottica mediterranea, valorizzazione del patrimonio culturale.
NO ALL'IMU AGRICOLA
Se davvero il Governo ha intenzione di valorizzare l’agricoltura del nostro Paese e se vuole farlo - come dice - puntando anche sui giovani, allora non si capisce perché debba imporre il pagamento dell’Imu, una tassa che metterebbe in seria difficoltà molti agricoltori.
Da quei giovani che si stanno avvicinando a questo mondo e che faticosamente devono già affrontare i costi di una start up, a coloro che coltivano terreni in aree difficili o che hanno subito alluvioni.
(Per continuare a leggere l'articolo clicca qui sotto)
Terra! onlus
Da quei giovani che si stanno avvicinando a questo mondo e che faticosamente devono già affrontare i costi di una start up, a coloro che coltivano terreni in aree difficili o che hanno subito alluvioni.
(Per continuare a leggere l'articolo clicca qui sotto)
Terra! onlus
martedì 17 marzo 2015
Caserta omaggia il maestro Crescenzo del Vecchio. E Baselice?
Da lunedì scorso il Polo culturale della Provincia di Caserta, ha la sua sala espositiva dedicata alla memoria ed all'opera del maestro Crescenzo Del Vecchio Berlingieri.
“Un momento di orgoglio per tutti coloro che ne hanno apprezzato e conosciuto la dimensione umana, culturale ed artistica”, scrivono su Facebook gli amici della famiglia del Vecchio.
Questo blog si unisce all'importante riconoscimento postumo ricevuto dal maestro, il quale viveva nel paese casertano di Maddaloni ma come molti sanno era nato in terra sannita, a Baselice, borgo al quale ha dedicato parte della sua vita e del suo impegno artistico e umano.
A questo punto una domanda sorge spontanea: non sarebbe opportuno per il comune fortorino intitolare una propria strada all’artista Crescenzo del Vecchio Berlingieri?
“Un momento di orgoglio per tutti coloro che ne hanno apprezzato e conosciuto la dimensione umana, culturale ed artistica”, scrivono su Facebook gli amici della famiglia del Vecchio.
Questo blog si unisce all'importante riconoscimento postumo ricevuto dal maestro, il quale viveva nel paese casertano di Maddaloni ma come molti sanno era nato in terra sannita, a Baselice, borgo al quale ha dedicato parte della sua vita e del suo impegno artistico e umano.
A questo punto una domanda sorge spontanea: non sarebbe opportuno per il comune fortorino intitolare una propria strada all’artista Crescenzo del Vecchio Berlingieri?
lunedì 16 marzo 2015
La Fortorina ai tempi delle elezioni regionali
Si avvicinano le elezioni regionali e puntualmente si lanciano - dagli organi di stampa - dichiarazioni roboanti da dare in pasto agli elettori (che di questo passo diventeranno sempre di meno). Questa volta ad essere al centro della propaganda sono i milioni di euro che dovrebbero arrivare per il completamento della cosiddetta Fortorina (San Marco-San Bartolomeo).
“De Caro e De Girolamo intanto si contendono il merito”, titolava il giornale online Ilvaglio.it qualche giorno fa.
“E su tutto, una bella competizione istituzionale per rivendicarne i meriti (ma dai toni sempre misurati) a botta di comunicati agli organi di informazione”, scrive l’autore dell’articolo Giovanni Festa.
E continua: “Con il solito, prevedibile contorno di adulatori di circostanza, con gli altrettanto ovvi ossequi al Ministro responsabile (Maurizio Lupi, Ncd) in un governo d'un Premier di colore diverso (Matteo Renzi, Pd) comincia Nunzia De Girolamo, (Ncd) che parla dell'arrivo di 65 milioni di euro per la Val Fortore. Contrappunta poco dopo Umberto Del Basso De Caro (Pd), che corregge il tiro della notizia diffusa dalla collega allargando il portafogli (103 milioni di euro) e stringendo il cappio dell'interesse al suo ruolo istituzionale”.
Una situazione, insomma, ben descritta da Festa che poi sottolinea: “Gli unici due rappresentanti del Sannio in Parlamento si disputano, a mezzo stampa, il lodevole comportamento tenuto verso il Meridione d'Italia e, più nello specifico, verso la provincia di Benevento”.
E infine conclude: “Sono passati in tanti, senza lasciare altro finora che il segno di promesse di risoluzione, di miglioramenti, di salti di qualità, di milioni a palate. Corrono il rischio di passare anche i nostri due alfieri attuali: ci vuole pazienza, poca piaggeria nel dirne le asserite gesta, limitarsi all'analisi dei fatti”.
“De Caro e De Girolamo intanto si contendono il merito”, titolava il giornale online Ilvaglio.it qualche giorno fa.
“E su tutto, una bella competizione istituzionale per rivendicarne i meriti (ma dai toni sempre misurati) a botta di comunicati agli organi di informazione”, scrive l’autore dell’articolo Giovanni Festa.
E continua: “Con il solito, prevedibile contorno di adulatori di circostanza, con gli altrettanto ovvi ossequi al Ministro responsabile (Maurizio Lupi, Ncd) in un governo d'un Premier di colore diverso (Matteo Renzi, Pd) comincia Nunzia De Girolamo, (Ncd) che parla dell'arrivo di 65 milioni di euro per la Val Fortore. Contrappunta poco dopo Umberto Del Basso De Caro (Pd), che corregge il tiro della notizia diffusa dalla collega allargando il portafogli (103 milioni di euro) e stringendo il cappio dell'interesse al suo ruolo istituzionale”.
Una situazione, insomma, ben descritta da Festa che poi sottolinea: “Gli unici due rappresentanti del Sannio in Parlamento si disputano, a mezzo stampa, il lodevole comportamento tenuto verso il Meridione d'Italia e, più nello specifico, verso la provincia di Benevento”.
E infine conclude: “Sono passati in tanti, senza lasciare altro finora che il segno di promesse di risoluzione, di miglioramenti, di salti di qualità, di milioni a palate. Corrono il rischio di passare anche i nostri due alfieri attuali: ci vuole pazienza, poca piaggeria nel dirne le asserite gesta, limitarsi all'analisi dei fatti”.
sabato 14 marzo 2015
Infrastrutture? Sud (quasi) a secco
Le Ferrovie? Brennero, Torino-Lione, Valico dei Giovi, Milano-Venezia, Treviglio-Brescia, Torino-Milano-Venezia, collegamento con i porti di Livorno e La Spezia e poi le briciole al Sud con un progetto di potenziamento tecnologico del nodo di Napoli.
I porti? Ravenna, Trieste, Vado Ligure, Livorno, Venezia, Civitavecchia e Cagliari. Collegamenti ferrovie-aeroporti? A Roma, Milano e Venezia.
Gli interporti? Padova, Trieste e Pordenone. Le strade? Gra di Roma e bypass di Palermo. Le idrovie? Ferrara.
E' da brividi leggere l'elenco (quello completo è nel comunicato ufficiale del governo) delle opere che l'Italia considera fondamentali, da finanziare e realizzare entro il 2020 con l'aiuto dell'Europa (2,5 miliardi su 6,8 complessivi).
Su 71 iniziative presentate, 60 sono a carattere territoriale, 58 sono al Centronord, Sardegna compresa, dove va circa il 99% delle risorse, e due di piccoli importi a Napoli e Palermo.
Leggere per credere. Leggere per indignarsi. Leggere per reagire. Non domani, MO!
www.mit.gov.it
I porti? Ravenna, Trieste, Vado Ligure, Livorno, Venezia, Civitavecchia e Cagliari. Collegamenti ferrovie-aeroporti? A Roma, Milano e Venezia.
Gli interporti? Padova, Trieste e Pordenone. Le strade? Gra di Roma e bypass di Palermo. Le idrovie? Ferrara.
E' da brividi leggere l'elenco (quello completo è nel comunicato ufficiale del governo) delle opere che l'Italia considera fondamentali, da finanziare e realizzare entro il 2020 con l'aiuto dell'Europa (2,5 miliardi su 6,8 complessivi).
Su 71 iniziative presentate, 60 sono a carattere territoriale, 58 sono al Centronord, Sardegna compresa, dove va circa il 99% delle risorse, e due di piccoli importi a Napoli e Palermo.
Leggere per credere. Leggere per indignarsi. Leggere per reagire. Non domani, MO!
www.mit.gov.it
venerdì 13 marzo 2015
Sùn Ná, il nuovo disco di Max Fuschetto: elogio della diversità e delle connessioni
Compositore, oboista, autore sempre attento all'incrocio dei linguaggi, Max Fuschetto ha raccolto gli ottimi risultati di Popular Games (2010) e ha lavorato sperimentando nuovi equilibri e inedite combinazioni sonore: nel nuovo disco Sùn Ná la messe strumentale e vocale sospende e sfuma il confine tra gli strumenti tradizionali e il corpo elettronico e, come di consueto nella scrittura di Fuschetto, spicca il crossover linguistico.
Sùn Ná è un elogio della diversità e delle connessioni: si canta in francese, in inglese, in lontane lingue africane, in arbereshe, tra musica colta, etnica, popular, improvvisazione e molto altro (per leggere l'intervista al musicista fortorino clicca qui sotto)
Fattitaliani.it:
Sùn Ná è un elogio della diversità e delle connessioni: si canta in francese, in inglese, in lontane lingue africane, in arbereshe, tra musica colta, etnica, popular, improvvisazione e molto altro (per leggere l'intervista al musicista fortorino clicca qui sotto)
Fattitaliani.it:
giovedì 12 marzo 2015
Eolico, ricerca calcola se conviene progettarlo e localizzarlo
Prevedere la possibilità di costruire un impianto eolico attraverso studi che possono dirci se vale la pena progettarlo in un determinato modo e localizzarlo su un sito idoneo.
Questo quello che riesce a fare un calcolo indicato in una ricerca dell'Istituto di biometeorologia del Cnr (Ibimet-Cnr) di Firenze, pubblicata su 'Renewable energy'.
Oltre a essere un evento meteo dannoso, il vento - dice il Cnr - è ''anche una risorsa energetica importante. Ma per sfruttarlo serve un attento calcolo delle sue potenzialità per definire precisamente localizzazione e struttura degli impianti eolici''.
''L'intensità di turbolenza di un sito è data dal rapporto tra la deviazione standard della velocità del vento e il valore medio della velocità del vento - spiega Giovanni Gualtieri dell'Ibimet - in campo eolico è un parametro fortemente critico, in quanto al suo aumentare crescono anche i carichi sulle turbine, che ne riducono il ciclo di vita, le perdite dell'energia prodotta e l'incertezza nella stima della produttività''.
Ora, con la ricerca, ''questo parametro, per la prima volta in campo eolico, è stato invece trattato come un fattore 'positivo'. Il risultato del lavoro consiste nel prevedere l'andamento a quote difficilmente raggiungibili con strumentazione dai costi contenuti a partire da semplici misure a terra: un vantaggio evidente, in fase di progettazione di un impianto eolico''.
(fonte: Ansa)
Questo quello che riesce a fare un calcolo indicato in una ricerca dell'Istituto di biometeorologia del Cnr (Ibimet-Cnr) di Firenze, pubblicata su 'Renewable energy'.
Oltre a essere un evento meteo dannoso, il vento - dice il Cnr - è ''anche una risorsa energetica importante. Ma per sfruttarlo serve un attento calcolo delle sue potenzialità per definire precisamente localizzazione e struttura degli impianti eolici''.
''L'intensità di turbolenza di un sito è data dal rapporto tra la deviazione standard della velocità del vento e il valore medio della velocità del vento - spiega Giovanni Gualtieri dell'Ibimet - in campo eolico è un parametro fortemente critico, in quanto al suo aumentare crescono anche i carichi sulle turbine, che ne riducono il ciclo di vita, le perdite dell'energia prodotta e l'incertezza nella stima della produttività''.
Ora, con la ricerca, ''questo parametro, per la prima volta in campo eolico, è stato invece trattato come un fattore 'positivo'. Il risultato del lavoro consiste nel prevedere l'andamento a quote difficilmente raggiungibili con strumentazione dai costi contenuti a partire da semplici misure a terra: un vantaggio evidente, in fase di progettazione di un impianto eolico''.
(fonte: Ansa)
mercoledì 11 marzo 2015
REGIONALI, QUANTO SUD CI SARÀ NELL'URNA
Quante sono le formazioni meridionaliste che si preparano al voto di maggio? A fornirci un quadro della situazione è il giornalista Pino Aprile.
"In vista del voto per le regionali, le formazioni politiche che si richiamano a temi meridionalisti si muovono in ordine sparso; e può sembrare deludente, perché c'è chi ha ritenuto politicamente più produttivo allearsi con i grandi partiti nazionali; e chi ha deciso di correre da solo. I primi, pur se piccoli (come gli altri, del resto) ritengono di poter condizionare in senso meridionalista, almeno al Sud, i partiti nazionali; gli altri pensano che da chi, di centrodestra o centrosinistra, ha governato sinora contro il Sud, non ci sia nulla di buono da sperare. Le elezioni, e soprattutto il dopo-elezioni, ci diranno chi potrà far di più, se saprà farlo, se glielo lasceranno fare", scrive il giornalista sulla sua pagina facebook Terroni.
Lo scrittore poi prende ad esempio soprattutto la Campania, dove sono presenti tutte le formazioni meridionaliste e le analizza una per una:
"- Insorgenza Civile (di destra), di Nando Dicè, e Meridionalisti Democratici, di Domenico Capobianco (fra centrodestra e centrosinistra: scusate le schematizzazioni, ma devo cercare di dare un'idea, a costo di non essere precisissimo) hanno scelto di salire a bordo di un treno sicuro, la lista del sindaco Pd di Salerno e candidato presidente della Regione, Vincenzo De Luca. Sul futuro di questa esperienza grava, da una parte, la contestata accoglienza offerta da De Luca al capo della Lega, Matteo Salvini, a Salerno; dall'altra, il fatto che De Luca si presenti come proconsole, in Campania, di Matteo Renzi, capo del governo più feroce degli ultimi decenni con il Mezzogiorno. Insomma, i meridionalisti alleati del sindaco di Salerno avranno l'ingrato compito di contenere le oscillazioni del vulcanico De Luca da un Matteo all'altro.
"- Il Partito del Sud, storica formazione creata dal patriarca Antonio Ciano, ex comunista, fiero gramsciano (Antonio Gramsci, originario di Gaeta, fu fra i più decisi a condannare il modo in cui fu unificata l'Italia), è da tempo alleato di Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, che per le regionali, non ha ancora sciolto le riserve.
- MO! è la novità: sorto dall'alveo di Unione Mediterranea, con altre inclusioni lungo il percorso (da Enzo Gulì ed altri ex dell'Associazione Neoborbonici, al movimento Vanto di Angelo Forgione, alla neonata formazione Identità Insorgenti di Lucilla Parlato, per la scissione da Insorgenza), si presenta solo contro tutti. Candidato presidente è il giornalista-saggista Marco Esposito; in lista c'è una buona rappresentanza della comunità campana, dagli imprenditori ai capi della rivolta civile della Terra dei fuochi, ma estranei ai giri della politica professionale. Mi è stato chiesto di “vigilare” su quei candidati, che conosco quasi tutti, pur non aderendo io né a MO!, né a UM, né a nessun'altra formazione.
- Associazione Neoborbonica presieduta dal professor Gennaro De Crescenzo: come sempre, non si candidano e non votano, ritenendo che l'opera di formazione di una nuova classe dirigente, consapevole della storia negata e dei diritti calpestati del Sud, sia lontana dall'esser compiuta.
In Puglia, il Partito del Sud è con Michele Emiliano. Ma lo stesso Emiliano è l'esponente di un partito nazionale più attento ai temi del Mezzogiorno (insieme a qualche decina di associazioni e comitati, mi chiese di assumere la guida del Movimento meridionalista; che preferii non accettare). L'orientamento, non ufficialmente espresso, degli altri gruppi meridionalisti è, per questo, più nel cercare un accordo con Emiliano, che nell'agire da soli, come in Campania".
"In vista del voto per le regionali, le formazioni politiche che si richiamano a temi meridionalisti si muovono in ordine sparso; e può sembrare deludente, perché c'è chi ha ritenuto politicamente più produttivo allearsi con i grandi partiti nazionali; e chi ha deciso di correre da solo. I primi, pur se piccoli (come gli altri, del resto) ritengono di poter condizionare in senso meridionalista, almeno al Sud, i partiti nazionali; gli altri pensano che da chi, di centrodestra o centrosinistra, ha governato sinora contro il Sud, non ci sia nulla di buono da sperare. Le elezioni, e soprattutto il dopo-elezioni, ci diranno chi potrà far di più, se saprà farlo, se glielo lasceranno fare", scrive il giornalista sulla sua pagina facebook Terroni.
Lo scrittore poi prende ad esempio soprattutto la Campania, dove sono presenti tutte le formazioni meridionaliste e le analizza una per una:
"- Insorgenza Civile (di destra), di Nando Dicè, e Meridionalisti Democratici, di Domenico Capobianco (fra centrodestra e centrosinistra: scusate le schematizzazioni, ma devo cercare di dare un'idea, a costo di non essere precisissimo) hanno scelto di salire a bordo di un treno sicuro, la lista del sindaco Pd di Salerno e candidato presidente della Regione, Vincenzo De Luca. Sul futuro di questa esperienza grava, da una parte, la contestata accoglienza offerta da De Luca al capo della Lega, Matteo Salvini, a Salerno; dall'altra, il fatto che De Luca si presenti come proconsole, in Campania, di Matteo Renzi, capo del governo più feroce degli ultimi decenni con il Mezzogiorno. Insomma, i meridionalisti alleati del sindaco di Salerno avranno l'ingrato compito di contenere le oscillazioni del vulcanico De Luca da un Matteo all'altro.
"- Il Partito del Sud, storica formazione creata dal patriarca Antonio Ciano, ex comunista, fiero gramsciano (Antonio Gramsci, originario di Gaeta, fu fra i più decisi a condannare il modo in cui fu unificata l'Italia), è da tempo alleato di Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, che per le regionali, non ha ancora sciolto le riserve.
- MO! è la novità: sorto dall'alveo di Unione Mediterranea, con altre inclusioni lungo il percorso (da Enzo Gulì ed altri ex dell'Associazione Neoborbonici, al movimento Vanto di Angelo Forgione, alla neonata formazione Identità Insorgenti di Lucilla Parlato, per la scissione da Insorgenza), si presenta solo contro tutti. Candidato presidente è il giornalista-saggista Marco Esposito; in lista c'è una buona rappresentanza della comunità campana, dagli imprenditori ai capi della rivolta civile della Terra dei fuochi, ma estranei ai giri della politica professionale. Mi è stato chiesto di “vigilare” su quei candidati, che conosco quasi tutti, pur non aderendo io né a MO!, né a UM, né a nessun'altra formazione.
- Associazione Neoborbonica presieduta dal professor Gennaro De Crescenzo: come sempre, non si candidano e non votano, ritenendo che l'opera di formazione di una nuova classe dirigente, consapevole della storia negata e dei diritti calpestati del Sud, sia lontana dall'esser compiuta.
In Puglia, il Partito del Sud è con Michele Emiliano. Ma lo stesso Emiliano è l'esponente di un partito nazionale più attento ai temi del Mezzogiorno (insieme a qualche decina di associazioni e comitati, mi chiese di assumere la guida del Movimento meridionalista; che preferii non accettare). L'orientamento, non ufficialmente espresso, degli altri gruppi meridionalisti è, per questo, più nel cercare un accordo con Emiliano, che nell'agire da soli, come in Campania".
martedì 10 marzo 2015
Restare per innovare la bellezza del nostro Sud (Fortore)
"È possibile raccontare attraverso il digital storytelling la bellezza di un territorio rurale come il Fortore beneventano?
È quello il tentativo di un progetto di innovazione sociale costruito intorno all’esperienza di sound landscaping delle due artiste Tessa Elieff e France Jobin proprio per dare nuova luce ai paesaggi culturali, fisici e sociali delle sue comunità", scrive Alex Giordano sul suo blog Resto al Sud.
"Il suono, le tecnologie, i nuovi media rappresentano degli strumenti preziosi per descrivere un territorio rurale: l’universo digitalizzato nel quale viviamo quotidianamente può essere ormai rappresentato come un dominio di narrazioni complesse, in cui le tecniche di racconto di storie (lo “storytelling”) diventano potenti mezzi che possono essere utilizzati per dare nuova luce agli elementi che caratterizzano la storia e la cultura dei luoghi rurali in senso specifico: l’identità, le tradizioni, il paesaggio", e continua:
"Indagare queste forme narrative è stato l’animo del workshop che con lo staff di RuralHub (www.ruralhub.it) abbiamo avuto il piacere di coordinare all’interno del bellissimo progetto LIMINARIA (www.liminaria.org) condotto con i compagni di ricerca e di vita neorural di INTERFERENZE (www.interferenze.org) e TABULA RASA (www.tabularasaeventi.net)".
"Uno stuolo di anime, di diversa provenienza geografica e con un background professionale altrettanto poliedrico, tutte chiamate a raccolta nell’esplorazione del Fortore e poi dai momenti conviviali resi possibili grazie alle amministrazioni di Molinara e San Marco dei Cavoti. In attesa della nuova edizione di Liminaria, che si svolgerà dal 1 al 6 giugno 2015 e che coinvolgerà anche il territorio di Baselice, spostando il baricentro verso l’Alto Fortore, nella convinzione che spesso l’essenziale è invisible agli occhi e che tecnologie ed artisti possono aiutarci a tracciare i confini dell’era postglobale", conclude il docente di netnografia e brand reputation presso l’università di Urbino e di Salerno.
È quello il tentativo di un progetto di innovazione sociale costruito intorno all’esperienza di sound landscaping delle due artiste Tessa Elieff e France Jobin proprio per dare nuova luce ai paesaggi culturali, fisici e sociali delle sue comunità", scrive Alex Giordano sul suo blog Resto al Sud.
"Il suono, le tecnologie, i nuovi media rappresentano degli strumenti preziosi per descrivere un territorio rurale: l’universo digitalizzato nel quale viviamo quotidianamente può essere ormai rappresentato come un dominio di narrazioni complesse, in cui le tecniche di racconto di storie (lo “storytelling”) diventano potenti mezzi che possono essere utilizzati per dare nuova luce agli elementi che caratterizzano la storia e la cultura dei luoghi rurali in senso specifico: l’identità, le tradizioni, il paesaggio", e continua:
"Indagare queste forme narrative è stato l’animo del workshop che con lo staff di RuralHub (www.ruralhub.it) abbiamo avuto il piacere di coordinare all’interno del bellissimo progetto LIMINARIA (www.liminaria.org) condotto con i compagni di ricerca e di vita neorural di INTERFERENZE (www.interferenze.org) e TABULA RASA (www.tabularasaeventi.net)".
"Uno stuolo di anime, di diversa provenienza geografica e con un background professionale altrettanto poliedrico, tutte chiamate a raccolta nell’esplorazione del Fortore e poi dai momenti conviviali resi possibili grazie alle amministrazioni di Molinara e San Marco dei Cavoti. In attesa della nuova edizione di Liminaria, che si svolgerà dal 1 al 6 giugno 2015 e che coinvolgerà anche il territorio di Baselice, spostando il baricentro verso l’Alto Fortore, nella convinzione che spesso l’essenziale è invisible agli occhi e che tecnologie ed artisti possono aiutarci a tracciare i confini dell’era postglobale", conclude il docente di netnografia e brand reputation presso l’università di Urbino e di Salerno.
lunedì 9 marzo 2015
Regionali Campania, in campo anche i meridionalisti
Saranno in campo anche i meridionalisti nelle elezioni regionali della Campania del prossimo 10 maggio, con una lista civica che interrompe un silenzio durato 155 anni. L'assemblea dei promotori della Lista civica "MO!" ha individuato in Marco Esposito il candidato presidente.
Esposito, 51 anni, è un giornalista da trent'anni attento ai temi del Mezzogiorno, ha scritto libri come "Chi paga la devolution?", "Federalismo avvelenato" e "Separiamoci".
E' stato assessore per due anni nella prima giunta de Magistris, dove si è distinto per attività in favore dei consumatori, della piccola impresa, di quella innovativa e della regolarizzazione e sburocratizzazione delle attività commerciali.
La lista civica MO! ha annunciato che non farà alleanze con nessuna delle forze politiche nazionali.
Esposito, 51 anni, è un giornalista da trent'anni attento ai temi del Mezzogiorno, ha scritto libri come "Chi paga la devolution?", "Federalismo avvelenato" e "Separiamoci".
E' stato assessore per due anni nella prima giunta de Magistris, dove si è distinto per attività in favore dei consumatori, della piccola impresa, di quella innovativa e della regolarizzazione e sburocratizzazione delle attività commerciali.
La lista civica MO! ha annunciato che non farà alleanze con nessuna delle forze politiche nazionali.
sabato 7 marzo 2015
La Falanghina de La Guardiense è il miglior vino italiano
Nella tappa finale de “I Migliori vini Italiani 2015” a spuntarla è stata la Falanghina “Senete” del Sannio Dop 2013 di La Guardiense, nota casa vinicola di Guardia Sanframondi in provincia di Benevento. La rassegna enologica, organizzata presso il complesso monumentale del Santo Spirito in Sassia a Roma, allestita allo scopo di valorizzare le eccellenze vitivinicole italiane ha premiato così uno dei prodotti campani per antonomasia.
I vini premiati sono stati selezionati da Luca Maroni, una delle firme dell’ enologia italiana più prestigiose al mondo, secondo il metodo di degustazione scientifico, basato sull’ analisi sensoriale, attraverso i parametri di consistenza, equilibrio e integrità.
Lo stesso Luca Maroni ha guidato gli ospiti in un interessante viaggio dedicato al nettare degli dei, terminato con la premiazione dei prodotti più meritevoli elencati in questa XXII edizione dell’Annuario dei Migliori Vini Italiani 2015. Ospiti della manifestazione, oltre ai produttori premiati, sono stati numerosissimi giornalisti della stampa specializzata, personalità delle istituzioni e del mondo dello spettacolo.
Ancora una volta la Falanghina e il Sannio tra i più grandi nomi dell’ enologia italiana. D’altronde questo poliedrico e florido vitigno rappresenta ormai un volano importantissimo della viticoltura e dell’ economia del nostro territorio. Un contributo importante a quel pezzo di Mezzogiorno che funziona ma che dev’essere maggiormente conosciuto e diventare orgoglio delle nuove generazioni.
La Falanghina de La Guardiense è il miglior vino italiano | ècampania
I vini premiati sono stati selezionati da Luca Maroni, una delle firme dell’ enologia italiana più prestigiose al mondo, secondo il metodo di degustazione scientifico, basato sull’ analisi sensoriale, attraverso i parametri di consistenza, equilibrio e integrità.
Lo stesso Luca Maroni ha guidato gli ospiti in un interessante viaggio dedicato al nettare degli dei, terminato con la premiazione dei prodotti più meritevoli elencati in questa XXII edizione dell’Annuario dei Migliori Vini Italiani 2015. Ospiti della manifestazione, oltre ai produttori premiati, sono stati numerosissimi giornalisti della stampa specializzata, personalità delle istituzioni e del mondo dello spettacolo.
Ancora una volta la Falanghina e il Sannio tra i più grandi nomi dell’ enologia italiana. D’altronde questo poliedrico e florido vitigno rappresenta ormai un volano importantissimo della viticoltura e dell’ economia del nostro territorio. Un contributo importante a quel pezzo di Mezzogiorno che funziona ma che dev’essere maggiormente conosciuto e diventare orgoglio delle nuove generazioni.
La Falanghina de La Guardiense è il miglior vino italiano | ècampania
giovedì 5 marzo 2015
Baselice, Giuseppe Del Vecchio inventore dell'apparecchio per la cottura uniforme di alimenti alla griglia
Non sempre il Sud è sinonimo di arretratezza (come vuole farci credere la vulgata corrente), ma spesso esprime intelligenze e capacità sbalorditive nel campo delle innovazioni. E' il caso di una baselicese doc, ma non vogliamo tediarvi con i nostri commenti. Basti leggere l'articolo postato qui sotto e apparso su Realtà sannita per rendersene conto
Giuseppe Del Vecchio nato a Baselice (Bn) il 27 aprile 1957 è un acuto innovatore-inventore erede di una tradizione artigianale familiare esemplare. Il padre, Antonio Del Vecchio, nato il 20 gennaio 1927, è stato una figura 'eroica' dell'artigianato di Baselice.
Con il contributo di Michele Marucci è stato possibile osservare da vicino non solo il brevetto che descriveremo di seguito ma anche raccogliere i tratti originali di una attività artigianale come quella della lavorazione del ferro. La visita all'officina consente di cogliere, con sorpresa, una innata vocazione di lunga data all'innovazione. La descrizione dettagliata delle tempere diverse da utilizzare per le singole parti di un'ascia rappresentano una vera lezione di tecnologia e di approccio culturale innovativo.
Tutto ha origine con la passione e i sacrifici di Antonio Del Vecchio. Il racconto della fornitura dei metalli per l'officina lascia sbalorditi. Antonio si recava a Napoli ad acquistare i metalli necessari in bicicletta: 8 ore all'andata e ben 12 ore al ritorno con la bicicletta sovraccarica dei metalli. Degno erede è risultato Giuseppe.
L'apparecchio ideato, brevettato e realizzato, rappresenta una svolta nel campo della sicurezza alimentare. Non descriveremo i dettagli tecnici del brevetto, per mettere al riparo da clonazioni illegali l'autore, ma è utile sottolineare i positivi effetti salutistici che il nuovo apparecchio consente. E' noto agli studiosi di scienze alimentari dei rischi connessi alla cottura dei cibi ed in particolare della carne alla griglia: produzione e sedimentazione di residui nocivi alla salute.
Il sistema inventato, geniale, evita alla radice il problema eliminando ogni possibilità di contatto dei residui con gli alimenti. Le potenzialità di questa invenzione per migliorare il rapporto alimentazione e salute sono considerevoli sia per i grandi numeri (ristoratori) e sia per uso familiare.
L'auspicio è che al più presto si trovino le risorse e gli interessati ad investire nella valorizzazione industriale degli apparecchi (produzione e commercializzazione) in modo da coniugare più salute anche con più lavoro. Sarebbe auspicabile un interessamento anche delle istituzioni ed in particolare della Camera di Commercio ad accompagnare e sostenere l'attività meritoria di Giuseppe Del Vecchio.
Varie - Giuseppe Del Vecchio inventore dell'apparecchio per la cottura uniforme di alimenti alla griglia (04/03/2015)
Microcredito, assegnati 150mila euro al Comune di Baselice
Il Comune di Baselice ha pubblicato sul proprio sito web un manifesto con il quale comunica di aver partecipato con esito positivo all’avviso per la selezione di Progetti integrati dei piccoli comuni (Pico) per un importo pari a 150mila euro.
"In questo modo intende rafforzare l’azione a sostegno dello sviluppo delle capacità imprenditoriali, contrastare i fenomeni di spopolamento, di difficoltà di accesso al credito da parte delle imprese, e promuovere parallelamente la propensione dei territori locali ad attrarre nuovi investimenti. Il Pico ha l’obiettivo primario di promuovere opportunità lavorative per i disoccupati ed inoccupati, in particolare giovani, donne e immigrati", si legge in una nota dell'esecutivo guidato da Canonico.
"In questo modo intende rafforzare l’azione a sostegno dello sviluppo delle capacità imprenditoriali, contrastare i fenomeni di spopolamento, di difficoltà di accesso al credito da parte delle imprese, e promuovere parallelamente la propensione dei territori locali ad attrarre nuovi investimenti. Il Pico ha l’obiettivo primario di promuovere opportunità lavorative per i disoccupati ed inoccupati, in particolare giovani, donne e immigrati", si legge in una nota dell'esecutivo guidato da Canonico.
mercoledì 4 marzo 2015
Politiche digitali, Italia agli ultimi posti in Europa
Correva l’anno 2014 e Renzi annunciava in pompa magna una svolta epocale nel campo dell’innovazione tecnologica (“L’Italia deve cambiare faccia, anzi deve cambiare interfaccia”). Da una Venezia estiva il premier insisteva sul superamento del gap digitale e sulla creazione di nuovi posti di lavoro nel settore. Secondo il Censis lo spread digitale, infatti, costa al Belpaese 3,6 miliardi all’anno di mancata crescita economica.
E così a bacchettare la Penisola in tema di politiche digitali ci ha pensato l'Unione europea. Secondo il rapporto Digital economy and society index 2015, presentato nei giorni scorsi e quasi ignorato dalla stampa, l’Italia è soltanto al venticinquesimo posto nella classifica elaborata dalla Commissione europea. Siamo in compagnia di Paesi definiti a basse prestazioni quali Ungheria, Slovacchia, Slovacchia, Cipro, Polonia. Peggio hanno fatto solo Grecia, Romania e Bulgaria.
Tutt’altro discorso per i Paesi ad alte prestazioni digitali. In cima alla classifica svettano quelli che hanno saputo investire in innovazione tecnologica: Danimarca, Svezia, Paesi Bassi, Finlandia.
Ma quali sono le ragioni del nostro ritardo? L’Italia paga innanzitutto lo scotto di non aver creduto nelle potenzialità della rete. Siamo ultimi in Europa per connessione a internet veloce (la media è di 9,18 Mbps): solo il 21 per cento delle famiglie ne fa uso.
Un altro dato negativo è l’abbonamento del 51 per cento delle famiglie italiane alla banda larga fissa. Mentre gli abbonati alla banda larga superiore (30 Mbps) sono pari al 2,2 per cento. Basti pensare che la media UE è del 22 per cento per capire come il ritardo nell’Agenda digitale penalizzi fortemente aziende e cittadini.
“Lo sviluppo dell'economia digitale sembra essere frenato dal basso livello di competenze digitali”, si legge nel rapporto. E così solo il 59 per cento degli utenti usa abitualmente internet, mentre addirittura 31 per cento degli italiani non sa nemmeno come si accede alla rete. Non solo: il 42 per cento degli utenti utilizza i servizi bancari online e il 35 per cento fa acquisti online.
Va un po’ meglio per le imprese nel campo della gestione digitale (ventiduesimo posto), ma non si fa progressi nello sfruttare le potenzialità dell’e-commerce, qui il fatturato totale è di appena il 4,8 per cento.
L’Italia non brilla, poi, nemmeno in tema di e-Government. Per la Commissione europea, “in parte perché i servizi pubblici online non sono sufficientemente sviluppati e in parte a causa delle carenze in termini di competenze digitali”.
Sono trascorsi un po’ di mesi dalle dichiarazioni di Matteo Renzi e solo alla fine dell’anno scorso il Governo ha predisposto il Piano nazionale banda ultra larga e quello di Crescita digitale per il perseguimento degli obiettivi dell’Agenda digitale, così come previsto dall’Accordo di partenariato 2014-2020.
“Dotare l’Italia di reti a banda ultralarga è anche la premessa per avere un giorno un’Italia più veloce, più agile, meno burocratica”, si legge nei piani della presidenza del Consiglio, che – è notizie di queste ore – metterebbe sul piatto 6 miliardi di risorse da qui al 2020.
Intanto, non solo continuiamo ad essere gli ultimi per copertura a banda ultralarga “ma anche la nazione con la più estesa diffusione di aree a fallimento di mercato (aree bianche next generation) d’Europa”. Un bel risultato non c’è che dire.
E così a bacchettare la Penisola in tema di politiche digitali ci ha pensato l'Unione europea. Secondo il rapporto Digital economy and society index 2015, presentato nei giorni scorsi e quasi ignorato dalla stampa, l’Italia è soltanto al venticinquesimo posto nella classifica elaborata dalla Commissione europea. Siamo in compagnia di Paesi definiti a basse prestazioni quali Ungheria, Slovacchia, Slovacchia, Cipro, Polonia. Peggio hanno fatto solo Grecia, Romania e Bulgaria.
Tutt’altro discorso per i Paesi ad alte prestazioni digitali. In cima alla classifica svettano quelli che hanno saputo investire in innovazione tecnologica: Danimarca, Svezia, Paesi Bassi, Finlandia.
Ma quali sono le ragioni del nostro ritardo? L’Italia paga innanzitutto lo scotto di non aver creduto nelle potenzialità della rete. Siamo ultimi in Europa per connessione a internet veloce (la media è di 9,18 Mbps): solo il 21 per cento delle famiglie ne fa uso.
Un altro dato negativo è l’abbonamento del 51 per cento delle famiglie italiane alla banda larga fissa. Mentre gli abbonati alla banda larga superiore (30 Mbps) sono pari al 2,2 per cento. Basti pensare che la media UE è del 22 per cento per capire come il ritardo nell’Agenda digitale penalizzi fortemente aziende e cittadini.
“Lo sviluppo dell'economia digitale sembra essere frenato dal basso livello di competenze digitali”, si legge nel rapporto. E così solo il 59 per cento degli utenti usa abitualmente internet, mentre addirittura 31 per cento degli italiani non sa nemmeno come si accede alla rete. Non solo: il 42 per cento degli utenti utilizza i servizi bancari online e il 35 per cento fa acquisti online.
Va un po’ meglio per le imprese nel campo della gestione digitale (ventiduesimo posto), ma non si fa progressi nello sfruttare le potenzialità dell’e-commerce, qui il fatturato totale è di appena il 4,8 per cento.
L’Italia non brilla, poi, nemmeno in tema di e-Government. Per la Commissione europea, “in parte perché i servizi pubblici online non sono sufficientemente sviluppati e in parte a causa delle carenze in termini di competenze digitali”.
Sono trascorsi un po’ di mesi dalle dichiarazioni di Matteo Renzi e solo alla fine dell’anno scorso il Governo ha predisposto il Piano nazionale banda ultra larga e quello di Crescita digitale per il perseguimento degli obiettivi dell’Agenda digitale, così come previsto dall’Accordo di partenariato 2014-2020.
“Dotare l’Italia di reti a banda ultralarga è anche la premessa per avere un giorno un’Italia più veloce, più agile, meno burocratica”, si legge nei piani della presidenza del Consiglio, che – è notizie di queste ore – metterebbe sul piatto 6 miliardi di risorse da qui al 2020.
Intanto, non solo continuiamo ad essere gli ultimi per copertura a banda ultralarga “ma anche la nazione con la più estesa diffusione di aree a fallimento di mercato (aree bianche next generation) d’Europa”. Un bel risultato non c’è che dire.
martedì 3 marzo 2015
Baselice, è flop alle primarie del Pd
Un vero flop le primarie del Partito democratico a Baselice per eleggere il candidato a governatore della Campania.
In quella che una volta era la roccaforte della sinistra nel Fortore si sono recati a votare - domenica scorsa - solamente 74 elettori (dati definitivi).
La metà delle primarie del 2012 quando si recarono al voto per eleggere il segretario nazionale circa 145 simpatizzanti. In questa tornata invece 42 votanti hanno scelto Cozzolino, 32 il salernitano De Luca.
In quella che una volta era la roccaforte della sinistra nel Fortore si sono recati a votare - domenica scorsa - solamente 74 elettori (dati definitivi).
La metà delle primarie del 2012 quando si recarono al voto per eleggere il segretario nazionale circa 145 simpatizzanti. In questa tornata invece 42 votanti hanno scelto Cozzolino, 32 il salernitano De Luca.
Da Baselice a Roma, la vita rurale delle donne fortorine raccontata nelle foto di Morelsa Barbato
La mostra da oggi all'8 marzo 2015 presso la Flag Room Louge del Palazzo della FAO a Roma
La vita delle donne nei contesti rurali della Val Fortore descritta con lo sguardo di una giovane fotografa di Baselice, Morelsa Barbato, sarà in mostra da oggi all'otto marzo presso la Flag Room Louge del Palazzo della FAO a Roma.
La vita delle donne nei contesti rurali della Val Fortore descritta con lo sguardo di una giovane fotografa di Baselice, Morelsa Barbato, sarà in mostra da oggi all'otto marzo presso la Flag Room Louge del Palazzo della FAO a Roma.
Dal titolo “Workers of the Earth” la personale fotografica, promossa in occasione della Giornata internazionale della donna, dalla rappresentanza permanente d'Italia per l'alimentazione e dalla “Women Representitives' Gender Network” co-presieduta dai rappresentanti di Mozambico, Svizzera, racconta scatti del quotidiano di giovani e anziane legate alla ruralità di una valle dalle numerose potenzialità paesaggistiche e agroalimentari. Oggi l'inaugurazione.
Da Baselice a Roma, la vita rurale delle donne fortorine raccontata nelle foto di Morelsa Barbato | Fortore | news | NTR24 - l'informazione sul web
lunedì 2 marzo 2015
Il Quaderno.it si ferma. Stop agli aggiornamenti
“Il portale di informazione 'Il Quaderno.it' non verrà aggiornato da giovedì 5 marzo a giovedì 12 marzo 2015 per motivazioni che non dipendono dalla volontà dei redattori di questa testata”. È quanto si legge in una nota della redazione apparsa oggi sul quotidiano online.
E continua: “Dopo un 2014 vissuto in totale autogestione e senza nessuna certezza sul futuro, siamo costretti, nostro malgrado, a fermarci. La sospensione temporanea potrebbe diventare definitiva, per quanto ci riguarda, se non ci saranno novità concrete sul futuro di questa testata online, a partire dal 13 marzo”.
La nota è firmata dai redattori Laura De Figlio, Nella Melenzio, Gaetano Vessichelli.
La redazione de 'Il Quaderno.it' si ferma. Dal 5 al 12 marzo nessun aggiornamento
sabato 28 febbraio 2015
Fortorina, un tavolo tecnico per evitare nuove illusioni e delusioni
di Leonardo Bianco
Torno a parlare di Fortorina solo per chiarire alcuni punti del mio intervento di giovedì 26 febbraio sul sito sanbartoloemaninelmondo.it.(e ripreso anche da questo blog, ndb). Ribadisco che i 103 milioni di euro che l’Anas ha destinato per i prossimi cinque anni al completamento della Fortorina sono i benvenuti (ci mancherebbe altro).
Ma per evitare inutili proclami con conseguenti inutili illusioni mi sembra più che legittimo chiedere agli amministratori locali di agire e chiedere un tavolo tecnico, così come era stato proposto nell’incontro dell’8 dicembre scorso a San Bartolomeo in Galdo, per non rimanere spiazzati come è successo l’estate scorsa.
Tutti ricordiamo l’annuncio dello stanziamento di 65 milioni di euro, inseriti nel decreto del governo denominato “Sblocca Italia”, per la continuazione dei lavori alla variante della Strada Statale 212 che dovrebbe arrivare fino a San Bartolomeo per poi proseguire sulla Statale 17, tra proclami e speranze riaccese e poi la doccia fredda per i cittadini fortorini quando si scoprì che il finanziamento riguardava la realizzazione della circumvallazione di San Marco dei Cavoti. Mentre al Fortore (quello vero) solo le briciole. Allora per evitare nuove illusioni è dovere dei sindaci e degli amministratori fortorini chiedere all’Anas e alle istituzioni un incontro, così come auspicato lo scorso dicembre, a San Bartolomeo in Galdo per capire dove e come saranno spesi i 103 milioni di euro.
E avere, se possibile, notizie dei 200 milioni ulteriori che servono per il completamento. Tutto qua. Questo era il senso del mio intervento. Prima di esultare credo che sia necessario e giusto dire ai cittadini come si intendono spendere i soldi. Ora aspettiamo che i sindaci e gli amministratori fortorini, al di là delle passerelle e delle asserzioni alle quali ci hanno abituato nel passato, facciano il loro dovere: convochino il tavolo tecnico con Anas e governo e informino i loro cittadini.
Torno a parlare di Fortorina solo per chiarire alcuni punti del mio intervento di giovedì 26 febbraio sul sito sanbartoloemaninelmondo.it.(e ripreso anche da questo blog, ndb). Ribadisco che i 103 milioni di euro che l’Anas ha destinato per i prossimi cinque anni al completamento della Fortorina sono i benvenuti (ci mancherebbe altro).
Ma per evitare inutili proclami con conseguenti inutili illusioni mi sembra più che legittimo chiedere agli amministratori locali di agire e chiedere un tavolo tecnico, così come era stato proposto nell’incontro dell’8 dicembre scorso a San Bartolomeo in Galdo, per non rimanere spiazzati come è successo l’estate scorsa.
Tutti ricordiamo l’annuncio dello stanziamento di 65 milioni di euro, inseriti nel decreto del governo denominato “Sblocca Italia”, per la continuazione dei lavori alla variante della Strada Statale 212 che dovrebbe arrivare fino a San Bartolomeo per poi proseguire sulla Statale 17, tra proclami e speranze riaccese e poi la doccia fredda per i cittadini fortorini quando si scoprì che il finanziamento riguardava la realizzazione della circumvallazione di San Marco dei Cavoti. Mentre al Fortore (quello vero) solo le briciole. Allora per evitare nuove illusioni è dovere dei sindaci e degli amministratori fortorini chiedere all’Anas e alle istituzioni un incontro, così come auspicato lo scorso dicembre, a San Bartolomeo in Galdo per capire dove e come saranno spesi i 103 milioni di euro.
E avere, se possibile, notizie dei 200 milioni ulteriori che servono per il completamento. Tutto qua. Questo era il senso del mio intervento. Prima di esultare credo che sia necessario e giusto dire ai cittadini come si intendono spendere i soldi. Ora aspettiamo che i sindaci e gli amministratori fortorini, al di là delle passerelle e delle asserzioni alle quali ci hanno abituato nel passato, facciano il loro dovere: convochino il tavolo tecnico con Anas e governo e informino i loro cittadini.
giovedì 26 febbraio 2015
Fortorina, "annunciati" 103 milioni ma non bastano
di Leonardo Bianco
Abbiamo appreso dal presidente della Provincia di Benevento che l’Anas ha stanziato 103 milioni di euro per il completamento della Fortorina. Pare che il titolare della Rocca dei Rettori, Claudio Ricci, l’abbia saputo dal sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti, Umberto Del Basso De Caro. Una buona notizia che lascia ben sperare per il futuro dopo l’incontro dell’8 dicembre a San Bartolomeo in Galdo di Del Basso De Caro e Ricci con gli amministratori fortorini.
I due esponenti del Pd in quell’occasione avevano espressamente garantito il loro impegno affinché la Fortorina finalmente arrivasse a compimento e oggi arrivano i primi risultati. Ma c‘è un ma, a preoccuparci è il fatto che per completare la Statale 369 mancano ancora 200 milioni di euro. Il sottosegretario l’8 dicembre scorso, ribandendo ciò che aveva detto in occasione dell’inaugurazione e dell’apertura del tratto della variante della Statale 212, che per completare la Fortorina occorrono 300 milioni.
I 103 milioni sarebbero sicuramente un primo passo, ma aspettiamo di conoscere dall’Anas e dal sottosegretario quali saranno i successivi passaggi per trovare i restanti 200 milioni di euro per il completamento dell’opera. Inoltre siamo in attesa che gli amministratori fortorini convochino il tavolo tecnico con i dirigenti e tecnici dell’Anas.
Tavolo che era stato annunciato dal sindaco di San Bartolomeo in Galdo sempre nell’incontro dell’8 dicembre scorso. Ora che l’Anas ha annunciato che per i prossimi cinque anni arriverà una cospicua somma di denaro per il completamento della Fortorina, crediamo - ripetiamolo - che sia arrivato il momento di convocare amministratori e dirigenti dell’azienda autostradale per conoscere il progetto e il tracciato che verrà realizzato. Siamo in attesa. E nell’attesa incrociamo le dita.
Abbiamo appreso dal presidente della Provincia di Benevento che l’Anas ha stanziato 103 milioni di euro per il completamento della Fortorina. Pare che il titolare della Rocca dei Rettori, Claudio Ricci, l’abbia saputo dal sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti, Umberto Del Basso De Caro. Una buona notizia che lascia ben sperare per il futuro dopo l’incontro dell’8 dicembre a San Bartolomeo in Galdo di Del Basso De Caro e Ricci con gli amministratori fortorini.
I due esponenti del Pd in quell’occasione avevano espressamente garantito il loro impegno affinché la Fortorina finalmente arrivasse a compimento e oggi arrivano i primi risultati. Ma c‘è un ma, a preoccuparci è il fatto che per completare la Statale 369 mancano ancora 200 milioni di euro. Il sottosegretario l’8 dicembre scorso, ribandendo ciò che aveva detto in occasione dell’inaugurazione e dell’apertura del tratto della variante della Statale 212, che per completare la Fortorina occorrono 300 milioni.
I 103 milioni sarebbero sicuramente un primo passo, ma aspettiamo di conoscere dall’Anas e dal sottosegretario quali saranno i successivi passaggi per trovare i restanti 200 milioni di euro per il completamento dell’opera. Inoltre siamo in attesa che gli amministratori fortorini convochino il tavolo tecnico con i dirigenti e tecnici dell’Anas.
Tavolo che era stato annunciato dal sindaco di San Bartolomeo in Galdo sempre nell’incontro dell’8 dicembre scorso. Ora che l’Anas ha annunciato che per i prossimi cinque anni arriverà una cospicua somma di denaro per il completamento della Fortorina, crediamo - ripetiamolo - che sia arrivato il momento di convocare amministratori e dirigenti dell’azienda autostradale per conoscere il progetto e il tracciato che verrà realizzato. Siamo in attesa. E nell’attesa incrociamo le dita.
mercoledì 25 febbraio 2015
Forestazione, la lettera di un operaio della Comunità Montana del Fortore: 'Attendiamo risposte certe'
Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un operaio della Comunità Montana del Fortore, Filippo Coduti, che ha voluto portare all'attezione per l’ennesima volta le ormai esasperate condizioni dei lavoratori forestali della Regione Campania.
"Ormai - scrive - ad ogni incontro ci sentiamo sempre dire le stesse cose, ma senza mai una risposta concreta. Voglio ancora credere nelle istituzioni e che vanno rispettate.
Non voglio cercare i colpevoli di questa drammatica situazione a tutti i costi, e questo invito lo faccio a tutti gli operai, troppi errori sono stati fatti… ma il nostro obbiettivo deve essere un altro.
Il nostro settore della forestazione - aggiunge nella missiva - non può restare indifferente alla Regione Campania, non è più tollerabile che questa giunta continua a promettere risorse a tutti, ma di fatto le promesse non sono mai mantenute, davanti alla serietà, alla professionalità e maturità, con i quali tutti gli operai stanno affrontando questa situazione e vertenza estremamente difficile.
Voglio invitare per l’ennesima volta tutti gli operai, sindacati CGIL-CISL-UIL, Presidenti di tutte le Comunità Montane a ricompattare e ricostruire un settore che ci appartiene.
Credo - prosegue - che tutti i Presidenti delle Comunità Montane, assessori, sindacati, debbano riunirsi alla svelta per valutare con responsabilità, serietà una soluzione definitiva per un settore che non deve assolutamente morire.
Ribadisco che siete stati eletti da noi cittadini è che avete l’obbligo di dare risposte concrete, risposte certe! Siamo tutti - conclude Coduti - lavoratori indignati, amareggiati, arrabbiati".
Forestazione, la lettera di un operaio della Comunità Montana del Fortore: 'Attendiamo risposte certe' | Fortore | news | NTR24 - l'informazione sul web
"Ormai - scrive - ad ogni incontro ci sentiamo sempre dire le stesse cose, ma senza mai una risposta concreta. Voglio ancora credere nelle istituzioni e che vanno rispettate.
Non voglio cercare i colpevoli di questa drammatica situazione a tutti i costi, e questo invito lo faccio a tutti gli operai, troppi errori sono stati fatti… ma il nostro obbiettivo deve essere un altro.
Il nostro settore della forestazione - aggiunge nella missiva - non può restare indifferente alla Regione Campania, non è più tollerabile che questa giunta continua a promettere risorse a tutti, ma di fatto le promesse non sono mai mantenute, davanti alla serietà, alla professionalità e maturità, con i quali tutti gli operai stanno affrontando questa situazione e vertenza estremamente difficile.
Voglio invitare per l’ennesima volta tutti gli operai, sindacati CGIL-CISL-UIL, Presidenti di tutte le Comunità Montane a ricompattare e ricostruire un settore che ci appartiene.
Credo - prosegue - che tutti i Presidenti delle Comunità Montane, assessori, sindacati, debbano riunirsi alla svelta per valutare con responsabilità, serietà una soluzione definitiva per un settore che non deve assolutamente morire.
Ribadisco che siete stati eletti da noi cittadini è che avete l’obbligo di dare risposte concrete, risposte certe! Siamo tutti - conclude Coduti - lavoratori indignati, amareggiati, arrabbiati".
Forestazione, la lettera di un operaio della Comunità Montana del Fortore: 'Attendiamo risposte certe' | Fortore | news | NTR24 - l'informazione sul web
lunedì 23 febbraio 2015
A Strade di Vini il duo italiano Bianco-Valente e gli svedesi Kultivator
Questa settimana Castelvenere (noto per essere il comune più vitato d’Italia) si è trasformato in residenza d’artista, ospitando tra le strade del suo centro storico, le cantine tufacee e i suoi vigneti, due coppie di artisti: il duo italiano BIANCO-VALENTE e gli svedesi KULTIVATOR . Non sembra essere un caso perché da qualche mese, nel comune sannita il progetto di ricreazione del paesaggio rurale: Strade di Vini, ha messo in opera un workshop coinvolgendo con esperti e innovatori che stanno dialogando con gli studenti sanniti e con la comunità locale.
A restituirci un’interessante lettura del paesaggio nell’accezione di biosfera e infosfera è Alex Giordano, docente dello IULM e fondatore di Rural Hub, che durante il talk (del 14 febbraio) ha proposto una riflessione sulla necessità di un’ecologia della comunicazione necessaria per una vivibilità dell’infosfera, ma anche della biosfera. Un punto centrale che ha ispirato l’intero progetto e il lavoro di Giovanna e Pino e degli svedesi Malin e Mathieu immersi totalmente nella narrazione di una terra, densa di non solo di vigne, ma anche di storie e di racconti: un habitat vivo dove gli artisti stanno creando un discorso con la gente e i luoghi ancora pieni di magia. Cosa racconteranno gli artisti di Castelvenere che ancora non conosciamo?
Stiamo seguendo il loro viaggio e come partecipanti curiosi e, consapevoli che queste esperienze non possono ripetersi, attendiamo emozionati l’esito di questa residenza che il “nostro” bravo curatore Leandro Pisano (direttore di Interferenze) ha saputo rendere un’esperienza significativa e appassionante. Nell’attesa, tutti hanno delle opinioni: i ragazzi si fermano a chiedere che succederà sabato sera, alcuni ormai fanno parte della crew e lavorano attivamente nelle cantine insieme agli artisti. Per salutarli, nella speranza di rivederli presto, sabato pomeriggio alle 18 tutti (artisti e non) presenteremo i lavori e con una piccola festa nelle cantine tufacee ospiteremo il sound artist Raffaele Mariconte con i suoi suoni del vino, A Year in the Vineyard e il Dj set di Gamino (deep elettronic dub session) from Jambassa , un viaggio attraverso la musica elettronica dal sapore dub e techno, con incursioni nei territori più vari dell’EDM.
www.stradedivini.it
Kultivator Fondato nel 2005 dagli artisti Mathieu Vrijman, Malin Lindmark Vrijman e Marlene Lindmark e dagli agricoltori Henric Stigeborn e Maria Lindmark, oggi è un progetto open di collaborazione sperimentale tra l’agricoltura biologica e l’arte visiva, situato nel villaggio rurale di Dyestad, sull'isola Öland sulla costa sud della Svezia. Con l'installazione di alcune attrezzature in una fattoria abbandonata, vicino alla popolazione agricola attiva, Kultivator offre uno spazio per la sperimentazione e la contaminazione tra arte e produzione agricola. Kultivator organizza progetti, mostre e laboratori che esplorano possibili narrazioni alternative all'interno delle pratiche artistiche e dell'agricoltura, con i membri del progetto e/o gli ospiti della fattoria. Sull’isola Kultivator ha una residenza, uno spazio espositivo e un caseificio con 30 mucche, polli, anatre, pecore e cavalli. Dall'inizio del 2005, circa 80 artisti, ricercatori e agricoltori ha visitato e ha lavorato sul posto.
Bianco-Valente Coppia nella vita e nell’arte Giovanna Bianco e Pino Valente hanno scelto il video e la sua installazione nell’ambiente come forma privilegiata di un racconto per immagini e suoni in cui si intrecciano la memoria, la percezione, il tempo e la visione. Conosciuti ormai nel panorama internazionale dell’arte contemporanea, hanno partecipato a numerose mostre collettive in Italia e all’estero, tra le quali Paris Photo nel 2007, Vesuvius curata da Gigiotto Del Vecchio a Pechino nel 2006, il progetto Artesto-Nokia Connect to Art presso la Triennale di Milano nel 2006, la Biennale di Venezia nel 2004, Cine y Casi Cine curata da Berta Sichel a Madrid nel 2004, Reisefreiheit curata da Kersting nel 2003 ad Amburgo e De gustibus curata da Achille Bonito Oliva presso il Palazzo delle Papesse di Siena nel 2002. Alcune delle opere sono entrate a far parte di prestigiose collezioni museali.
A restituirci un’interessante lettura del paesaggio nell’accezione di biosfera e infosfera è Alex Giordano, docente dello IULM e fondatore di Rural Hub, che durante il talk (del 14 febbraio) ha proposto una riflessione sulla necessità di un’ecologia della comunicazione necessaria per una vivibilità dell’infosfera, ma anche della biosfera. Un punto centrale che ha ispirato l’intero progetto e il lavoro di Giovanna e Pino e degli svedesi Malin e Mathieu immersi totalmente nella narrazione di una terra, densa di non solo di vigne, ma anche di storie e di racconti: un habitat vivo dove gli artisti stanno creando un discorso con la gente e i luoghi ancora pieni di magia. Cosa racconteranno gli artisti di Castelvenere che ancora non conosciamo?
Stiamo seguendo il loro viaggio e come partecipanti curiosi e, consapevoli che queste esperienze non possono ripetersi, attendiamo emozionati l’esito di questa residenza che il “nostro” bravo curatore Leandro Pisano (direttore di Interferenze) ha saputo rendere un’esperienza significativa e appassionante. Nell’attesa, tutti hanno delle opinioni: i ragazzi si fermano a chiedere che succederà sabato sera, alcuni ormai fanno parte della crew e lavorano attivamente nelle cantine insieme agli artisti. Per salutarli, nella speranza di rivederli presto, sabato pomeriggio alle 18 tutti (artisti e non) presenteremo i lavori e con una piccola festa nelle cantine tufacee ospiteremo il sound artist Raffaele Mariconte con i suoi suoni del vino, A Year in the Vineyard e il Dj set di Gamino (deep elettronic dub session) from Jambassa , un viaggio attraverso la musica elettronica dal sapore dub e techno, con incursioni nei territori più vari dell’EDM.
www.stradedivini.it
Kultivator Fondato nel 2005 dagli artisti Mathieu Vrijman, Malin Lindmark Vrijman e Marlene Lindmark e dagli agricoltori Henric Stigeborn e Maria Lindmark, oggi è un progetto open di collaborazione sperimentale tra l’agricoltura biologica e l’arte visiva, situato nel villaggio rurale di Dyestad, sull'isola Öland sulla costa sud della Svezia. Con l'installazione di alcune attrezzature in una fattoria abbandonata, vicino alla popolazione agricola attiva, Kultivator offre uno spazio per la sperimentazione e la contaminazione tra arte e produzione agricola. Kultivator organizza progetti, mostre e laboratori che esplorano possibili narrazioni alternative all'interno delle pratiche artistiche e dell'agricoltura, con i membri del progetto e/o gli ospiti della fattoria. Sull’isola Kultivator ha una residenza, uno spazio espositivo e un caseificio con 30 mucche, polli, anatre, pecore e cavalli. Dall'inizio del 2005, circa 80 artisti, ricercatori e agricoltori ha visitato e ha lavorato sul posto.
Bianco-Valente Coppia nella vita e nell’arte Giovanna Bianco e Pino Valente hanno scelto il video e la sua installazione nell’ambiente come forma privilegiata di un racconto per immagini e suoni in cui si intrecciano la memoria, la percezione, il tempo e la visione. Conosciuti ormai nel panorama internazionale dell’arte contemporanea, hanno partecipato a numerose mostre collettive in Italia e all’estero, tra le quali Paris Photo nel 2007, Vesuvius curata da Gigiotto Del Vecchio a Pechino nel 2006, il progetto Artesto-Nokia Connect to Art presso la Triennale di Milano nel 2006, la Biennale di Venezia nel 2004, Cine y Casi Cine curata da Berta Sichel a Madrid nel 2004, Reisefreiheit curata da Kersting nel 2003 ad Amburgo e De gustibus curata da Achille Bonito Oliva presso il Palazzo delle Papesse di Siena nel 2002. Alcune delle opere sono entrate a far parte di prestigiose collezioni museali.
venerdì 20 febbraio 2015
Agri Blogger | Cercasi giovani con esperienza nel settore agricolo per aderire ad un progetto europeo
Stanno cercando giovani con esperienza nel settore agricolo per aderire ad un progetto europeo che ha come obiettivo quello di migliorare la qualità del suolo. (per informazioni cliccare qui sotto)
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giovedì 19 febbraio 2015
Il petrolio molisano e il pentito Schiavone
Quando si parla di petrolio molisano, bisogna fare i conti col problema “radioattività” originatosi dopo le dichiarazioni del pentito Schiavone quando l’Arpa Molise ritenne di dovere accertare quali ne fossero i valori nel territorio di Cercemaggiore, dove era stato scavato il pozzo petrolifero “Santacroce” della Montedison.
Per continuare a leggere l'articolo clicca qui sotto
www.termolionline.it
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martedì 17 febbraio 2015
12Mesi e Zingarella 2015, tutte le foto sul blog di Morelsa Barbato
clicca qui sotto per vedere tutte le foto
Una macedonia di personaggi terribili, altri docili, altri burloni. Un Carnevale.
Regione Campania, l'esercito dei raccomandati
Benvenuti in Regione Campania, dove amici, amiche, familiari e comparielli friggono come pesciolini immersi nella Grande Infornata che precede le elezioni (quelle previste per maggio 2015). (per continuare a leggere l'articolo clicca qui sotto)
Regione Campania, l'esercito impunito dei raccomandati - SPRECHI http://www.lettera43.it/
Regione Campania, l'esercito impunito dei raccomandati - SPRECHI http://www.lettera43.it/
sabato 14 febbraio 2015
Viaggio in bici No Triv nell'Appennino meridionale
Una traversata in bicicletta, una pacifica passeggiata aperta a tutti, per far conoscere attraverso il contatto con i naturali custodi della terra, i contadini, risorse naturalistiche, territori e paesaggi dell’Appennino meridionale nella sua bellezza, biodiversità e magia. Aree interne già sotto attacco per il sovrasfruttamento delle sorgenti, gli sversamenti abusivi, l’eolico selvaggio e la desertificazione indotta dalla mancanza di pianificazione strategica e sostenibile delle risorse territoriali.
L’itinerario sarà una staffetta nei territori con la possibilità di partecipare liberamente ad alcuni tratti o seguire l’intero percorso. Una libera marcia simbolica che attraverserà le zone interne e alla quale ognuno può aderire.
Il percorso si costruirà insieme a chi aderirà e attraverserà i territori dei Permessi di ricerca interessati.
La tappa di arrivo è la Val D’Agri, in Basilicata, con il suo centro oli e i pozzi petroliferi in funzione. Le tappe interesseranno le nostre aree interne per testimoniare le bellezze del paesaggio e l’importanza dell’agricoltura.
Il percorso si disegnerà in base alle adesioni e insieme si valuterà l’organizzazione delle tappe e degli incontri informativi sui territori.
Idealmente la durata del viaggio centrale dovrebbe essere di 4 giorni e tre notti, ma si valuteranno percorsi e possibilità.
L’itinerario sarà una staffetta nei territori con la possibilità di partecipare liberamente ad alcuni tratti o seguire l’intero percorso. Una libera marcia simbolica che attraverserà le zone interne e alla quale ognuno può aderire.
Il percorso si costruirà insieme a chi aderirà e attraverserà i territori dei Permessi di ricerca interessati.
La tappa di arrivo è la Val D’Agri, in Basilicata, con il suo centro oli e i pozzi petroliferi in funzione. Le tappe interesseranno le nostre aree interne per testimoniare le bellezze del paesaggio e l’importanza dell’agricoltura.
Il percorso si disegnerà in base alle adesioni e insieme si valuterà l’organizzazione delle tappe e degli incontri informativi sui territori.
Idealmente la durata del viaggio centrale dovrebbe essere di 4 giorni e tre notti, ma si valuteranno percorsi e possibilità.
giovedì 12 febbraio 2015
Petrolio nel Sannio. Il caso Arpa Molise e l'ambigua posizione della Regione Campania
Sarà anche vero che il ‘Progetto Nusco’ (698,50 Kmq complessivi, di cui 696 kmq in provincia di Avellino), interessa solo per 2,50 kmq la provincia di Benevento, ma allo stesso tempo può essere un precedente pericoloso per il prosieguo anche degli altri progetti che tengono il Sannio con il fiato sospeso: ‘Case Capozzi’ 423,70 i KMq da trivellare e ‘Pietra Spaccata’ dove i kmq sono 333,30. Il caso questa volta è tutto politico (per continuare a leggere l'articolo de ilquaderno.it clicca qui sotto)
Petrolio nel Sannio. Il caso Arpa Molise e l'ambigua posizione della Regione Campania
Petrolio nel Sannio. Il caso Arpa Molise e l'ambigua posizione della Regione Campania
Strade del Fortore abbandonate, il caso Montefalcone
Una petizione per il ripristino della segnaletica stradale sulla provinciale 45, che collega Montefalcone di Val Fortore con la statale 90 bis. E' quanto presenteranno alcuni cittadini sanniti al presidente della Provincia di Benevento, Claudio Ricci: la strada in questione, dal km 6 in avanti, è infatti carente di indicazioni.
Secondo i richiedenti, è necessario ripristinare la segnaletica ai margini della carreggiata con catarifrangenti, rifare la striscia bianca per la delimitazione di metà carreggiata e rifare il manto stradale.
(Fonte: Sp 45 Montefalcone-90 bis, petizione alla Provincia per il rifacimento della segnaletica | Fortore | news | NTR24 - l'informazione sul web)
Secondo i richiedenti, è necessario ripristinare la segnaletica ai margini della carreggiata con catarifrangenti, rifare la striscia bianca per la delimitazione di metà carreggiata e rifare il manto stradale.
(Fonte: Sp 45 Montefalcone-90 bis, petizione alla Provincia per il rifacimento della segnaletica | Fortore | news | NTR24 - l'informazione sul web)
mercoledì 11 febbraio 2015
Un sogno diventato miraggio: la Ferrovia della Valfortore
di Leonardo Bianco
Oltre un secolo fa, il ‘900 era appena iniziato, nella neonata Provincia di Benevento si discuteva di viabilità e trasporti. E tra le tante proposte presentate per migliorare i collegamenti tra San Bartolomeo e il capoluogo e soprattutto per favorire i rapporti sociali e commerciali tra il Sannio e la Puglia, c’era quella di realizzare una linea ferroviaria.
Notizie di avviare un progetto per la Ferrovia della Valfortore si trovano nel libro di Angelo Fuschetto, studioso e appassionato di storia sannita, “Una testimonianza sugli anni di vita pubblica nel primo Novecento”. Lo storico nel suo lavoro riporta la lettera scritta da Angelo Ricci di San Marco dei Cavoti, politico di spicco del Fortore, alla vigilia delle elezioni al consiglio provinciale di Benevento del 1914. Ricci, eletto per la prima volta nel 1902, nella missiva diretta agli elettori del Mandamento di San Giorgio La Molara, presenta le iniziative intraprese per lo sviluppo e l’ammodernamento delle aree interne. E tra queste c’è anche il progetto di realizzazione di una Ferrovia della Valfortore.
“Fui a gittarne la prima scintilla in Consiglio provinciale – scrive il consigliere sammarchese - con l’ordine del giorno del 28 maggio 1904 col quale fra l’altro si faceva voto al Governo del Re per una linea ferroviaria nel nostro Circondario. Né fu il solo”. Infatti, stando alla lettera di Angelo Ricci, il consiglio si espresse a favore della linea ferroviaria che doveva collegare il capoluogo sannita a San Bartolomeo in Galdo e proseguire fino alla Capitanata. Un’iniziativa che ebbe anche l’appoggio degli esponenti parlamentari sanniti e in particolare del senatore del Regno Leonardo Bianchi. Sempre secondo il consigliere sammarchese nel 1907, nella seduta del 27 marzo, addirittura fu approvato anche il progetto presentato dall’ingegnere Alberto Capuano.
E l’anno successivo, come si evince dal documento pubblicato nel lavoro di Angelo Fuschetto “Una testimonianza sugli anni di vita pubblica nel primo Novecento”, l’11 marzo 1908 il consiglio provinciale approvò, sempre dietro proposta di Angelo Ricci, lo stanziamento di Lire 500 a Km per la ferrovia della Valfortore. Somma naturalmente che non era sufficiente e che doveva essere integrata dal Governo centrale. E a testimonianza della volontà e dell’impegno degli amministratori locali per la realizzazione della linea ferroviaria, c’è la delibera del 5 maggio del 1914, approvata dal comitato dei sindaci del Circondario di San Bartolomeo in Galdo, presieduto dall’allora primo cittadino del capoluogo fortorino, Pietro Colatruglio.
Una delibera con la quale i sindaci facevano voto al Governo del Re per la realizzazione della Ferrovia che avrebbe dovuto collegare Benevento a Foggia. Una linea ferroviaria che avrebbe dovuto risolvere il problema dell’isolamento del Fortore. Sono trascorsi circa 111 anni dalla prima delibera del consiglio provinciale e dal documento dei sindaci del Circondario di San Bartolomeo in Galdo e della strada ferrata neanche l’ombra. La Ferrovia del Valfortore, così la definì Angelo Ricci, è rimasto un sogno, anzi un miraggio, insieme a tante altre opere mai realizzate.
www.sanbartolomeaninelmondo.it
Oltre un secolo fa, il ‘900 era appena iniziato, nella neonata Provincia di Benevento si discuteva di viabilità e trasporti. E tra le tante proposte presentate per migliorare i collegamenti tra San Bartolomeo e il capoluogo e soprattutto per favorire i rapporti sociali e commerciali tra il Sannio e la Puglia, c’era quella di realizzare una linea ferroviaria.
Notizie di avviare un progetto per la Ferrovia della Valfortore si trovano nel libro di Angelo Fuschetto, studioso e appassionato di storia sannita, “Una testimonianza sugli anni di vita pubblica nel primo Novecento”. Lo storico nel suo lavoro riporta la lettera scritta da Angelo Ricci di San Marco dei Cavoti, politico di spicco del Fortore, alla vigilia delle elezioni al consiglio provinciale di Benevento del 1914. Ricci, eletto per la prima volta nel 1902, nella missiva diretta agli elettori del Mandamento di San Giorgio La Molara, presenta le iniziative intraprese per lo sviluppo e l’ammodernamento delle aree interne. E tra queste c’è anche il progetto di realizzazione di una Ferrovia della Valfortore.
“Fui a gittarne la prima scintilla in Consiglio provinciale – scrive il consigliere sammarchese - con l’ordine del giorno del 28 maggio 1904 col quale fra l’altro si faceva voto al Governo del Re per una linea ferroviaria nel nostro Circondario. Né fu il solo”. Infatti, stando alla lettera di Angelo Ricci, il consiglio si espresse a favore della linea ferroviaria che doveva collegare il capoluogo sannita a San Bartolomeo in Galdo e proseguire fino alla Capitanata. Un’iniziativa che ebbe anche l’appoggio degli esponenti parlamentari sanniti e in particolare del senatore del Regno Leonardo Bianchi. Sempre secondo il consigliere sammarchese nel 1907, nella seduta del 27 marzo, addirittura fu approvato anche il progetto presentato dall’ingegnere Alberto Capuano.
E l’anno successivo, come si evince dal documento pubblicato nel lavoro di Angelo Fuschetto “Una testimonianza sugli anni di vita pubblica nel primo Novecento”, l’11 marzo 1908 il consiglio provinciale approvò, sempre dietro proposta di Angelo Ricci, lo stanziamento di Lire 500 a Km per la ferrovia della Valfortore. Somma naturalmente che non era sufficiente e che doveva essere integrata dal Governo centrale. E a testimonianza della volontà e dell’impegno degli amministratori locali per la realizzazione della linea ferroviaria, c’è la delibera del 5 maggio del 1914, approvata dal comitato dei sindaci del Circondario di San Bartolomeo in Galdo, presieduto dall’allora primo cittadino del capoluogo fortorino, Pietro Colatruglio.
Una delibera con la quale i sindaci facevano voto al Governo del Re per la realizzazione della Ferrovia che avrebbe dovuto collegare Benevento a Foggia. Una linea ferroviaria che avrebbe dovuto risolvere il problema dell’isolamento del Fortore. Sono trascorsi circa 111 anni dalla prima delibera del consiglio provinciale e dal documento dei sindaci del Circondario di San Bartolomeo in Galdo e della strada ferrata neanche l’ombra. La Ferrovia del Valfortore, così la definì Angelo Ricci, è rimasto un sogno, anzi un miraggio, insieme a tante altre opere mai realizzate.
www.sanbartolomeaninelmondo.it
“Scipionyx samniticus e la paleontologia nascosta”: il 21 marzo scade il bando per partecipare alla X edizione
Si informa che il termine ultimo per partecipare alla X edizione del “Premio Scipionyx samniticus e la paleontologia nascosta” (concorso nazionale per le suole di ogni ordine e grado e cultori della paleontologia) è fissato per il 21 marzo 2015; il bando è scaricabile dal sito dell’associazione.
La Onlus “Un Futuro a Sud” nell’auspicare l’uscita del francobollo dello Scipionyx samniticus, da tempo sollecitata dall’Associazione Isidea e dal Forum Universale delle Culture, invita i rappresentanti locali delle sedi istituzionali competenti a promuovere fattivamente detta emissione filatelica che purtroppo non è stata ancora programmata per l’anno in corso.
Il cucciolo fossilizzato di dinosauro proveniente dai giacimenti di Pietraroja è noto da tempo in tutto il mondo (si veda francobollo di Scipionyx in Mozambico anno 2002) e la sua immagine veicolata dalle Poste Italiane potrebbe essere un utile contributo per la divulgazione del patrimonio fossilifero sannita in coincidenza con l’Expo di Milano. L'eccezionale reperto è da due anni in mostra permanente presso la sede della Soprintendenza di Benevento.
Si informa, inoltre, che é stato pubblicato il volume “Test di Geopaleontologia” curato dal geologo Luciano Campanelli. Si tratta di un contributo per la verifica delle conoscenze e competenze degli allievi di Scuola Secondaria di Primo e Secondo Grado maturate nell’ambito delle Scienze della Terra con particolare riguardo ai giacimenti fossiliferi del Sannio, Scipionyx samniticus e gli omologhi europei ed extraeuropei.
Le tematiche trattate si riferiscono alle otto edizioni degli Atti Congressuali “Incontri con la Paleontologia” pubblicati tra il 2002 ed il 2014 organizzati dalla Onlus “Un Futuro a Sud” . Il materiale didattico è gratuitamente scaricabile dal sito www.unfuturoasud.it
“Scipionyx samniticus e la paleontologia nascosta”: il 21 marzo scade il bando per partecipare alla X edizione | Scuola | news | NTR24 - l'informazione sul web
La Onlus “Un Futuro a Sud” nell’auspicare l’uscita del francobollo dello Scipionyx samniticus, da tempo sollecitata dall’Associazione Isidea e dal Forum Universale delle Culture, invita i rappresentanti locali delle sedi istituzionali competenti a promuovere fattivamente detta emissione filatelica che purtroppo non è stata ancora programmata per l’anno in corso.
Il cucciolo fossilizzato di dinosauro proveniente dai giacimenti di Pietraroja è noto da tempo in tutto il mondo (si veda francobollo di Scipionyx in Mozambico anno 2002) e la sua immagine veicolata dalle Poste Italiane potrebbe essere un utile contributo per la divulgazione del patrimonio fossilifero sannita in coincidenza con l’Expo di Milano. L'eccezionale reperto è da due anni in mostra permanente presso la sede della Soprintendenza di Benevento.
Si informa, inoltre, che é stato pubblicato il volume “Test di Geopaleontologia” curato dal geologo Luciano Campanelli. Si tratta di un contributo per la verifica delle conoscenze e competenze degli allievi di Scuola Secondaria di Primo e Secondo Grado maturate nell’ambito delle Scienze della Terra con particolare riguardo ai giacimenti fossiliferi del Sannio, Scipionyx samniticus e gli omologhi europei ed extraeuropei.
Le tematiche trattate si riferiscono alle otto edizioni degli Atti Congressuali “Incontri con la Paleontologia” pubblicati tra il 2002 ed il 2014 organizzati dalla Onlus “Un Futuro a Sud” . Il materiale didattico è gratuitamente scaricabile dal sito www.unfuturoasud.it
“Scipionyx samniticus e la paleontologia nascosta”: il 21 marzo scade il bando per partecipare alla X edizione | Scuola | news | NTR24 - l'informazione sul web
martedì 10 febbraio 2015
PAESE PER PAESE NO-TRIV TOUR
La Proloco di San Giorgio del Sannio, Il coordinamento NoTriv Sannio e LERKAMINERKA organizzano sabato 14 febbraio 2015
presso l'Auditorium comunale "Il cilindro nero" di San Giorgio del Sannio alle ore 18
"PAESE PER PAESE NOTRIV TOUR"
INCONTRO INFORMATIVO SULLE TRIVELLAZIONI PETROLIFERE NEL SANNIO ED IN IRPINIA
Presentazione della Mostra Fotografica “Risanniamoci”
a cura di Giulio Martino
Introduzione Pro Loco
Proiezione del documentario “Terra Nera”
Interverranno i geologi ed i membri del Coordinamento No Triv Sannio che illustreranno:
● Lo stato delle richieste di ricerca ed estrazione petrolifera nel Sannio ed in Irpinia
● Quali rischi ambientali, sociali, economici e politici sono connessi con le estrazioni petrolifere.
● Come il Decreto Sblocca Italia favorisce le attività di ricerca ed estrazione petrolifera
● Le mobilitazioni in corso dei Coordinamenti NOTRIV
Discussione e dibattito
l'intero evento verrà accompagnato da un aperitivo organizzato dalle tre associazioni
presso l'Auditorium comunale "Il cilindro nero" di San Giorgio del Sannio alle ore 18
"PAESE PER PAESE NOTRIV TOUR"
INCONTRO INFORMATIVO SULLE TRIVELLAZIONI PETROLIFERE NEL SANNIO ED IN IRPINIA
Presentazione della Mostra Fotografica “Risanniamoci”
a cura di Giulio Martino
Introduzione Pro Loco
Proiezione del documentario “Terra Nera”
Interverranno i geologi ed i membri del Coordinamento No Triv Sannio che illustreranno:
● Lo stato delle richieste di ricerca ed estrazione petrolifera nel Sannio ed in Irpinia
● Quali rischi ambientali, sociali, economici e politici sono connessi con le estrazioni petrolifere.
● Come il Decreto Sblocca Italia favorisce le attività di ricerca ed estrazione petrolifera
● Le mobilitazioni in corso dei Coordinamenti NOTRIV
Discussione e dibattito
l'intero evento verrà accompagnato da un aperitivo organizzato dalle tre associazioni
lunedì 9 febbraio 2015
Strade di vini
In che modo raccontare le aree interne sfruttando mezzi di comunicazione innovativi ed interconnessi?
Con questa domanda si è aperto il primo talk del progetto Strade di Vini, che si terrà a Castelvenere fino al fine del mese. Oggi le aree rurali assumono un’inaspettata centralità negli scenari contemporanei e un nuovo tipo di comunicazione è fondamentale per definire i processi partecipativi delle comunità. Con l’aumento della complessità delle relazioni è accresciuta di pari passo la necessità di una comunicazione leggibile, accessibile, sostenibile, ma soprattutto innovativa e trasversale con cui poter raccontare le aree interne, con il loro bagaglio di storia, tradizione, cultura, aspettative.
Si discuterà sulle forme di comunicazione avanzata come opportunità per i territori rurali e la possibilità di “creare non solo un oggetto, ma anche di descrivere, inventare, costruire virtualmente il mondo in cui questo oggetto vive”. Una riflessione articolata che considera la transmedialità come uno strumento al servizio dei luoghi, attraverso cui coinvolgere l’utente in un universo di storie, ognuna con un proprio punto di vista, che conducano però ad un’esperienza coordinata e di vasta portata. Il territorio diventa un universo narrativo in grado di interagire con il molteplice pubblico delle ultime generazioni di utenti.
Il tema sarà affrontato con professionisti ed esperti come Alessandro Ludovico, ideatore e direttore della storica rivista “Neural”, dedicata all’arte dei nuovi media, all’hacktivismo e all’e-music, che ha come base la promozione e la diffusione delle culture digitali; Vito Campanelli, scrittore e teorico dei nuovi media, ha dedicato la propria ricerca all’immaginario tecnologico, gettando così le basi per una teoria organica ed estetica dei media digitali; Leandro Pisano, critico e curatore che si occupa di estetica del suono e delle nuove tecnologie, con focus specifico sullo studio dei territori rurali e delle aree marginali; Antonio Izzo, uno dei fondatori del festival di new arts Interferenze, impegnato nello sviluppo e nella promozione delle aree rurali e della valorizzazione delle produzioni locali. Sarà il primo passo sulle Strade di Vini, un percorso destinato a creare un nuovo modo di pensare le aree interne.
Con questa domanda si è aperto il primo talk del progetto Strade di Vini, che si terrà a Castelvenere fino al fine del mese. Oggi le aree rurali assumono un’inaspettata centralità negli scenari contemporanei e un nuovo tipo di comunicazione è fondamentale per definire i processi partecipativi delle comunità. Con l’aumento della complessità delle relazioni è accresciuta di pari passo la necessità di una comunicazione leggibile, accessibile, sostenibile, ma soprattutto innovativa e trasversale con cui poter raccontare le aree interne, con il loro bagaglio di storia, tradizione, cultura, aspettative.
Si discuterà sulle forme di comunicazione avanzata come opportunità per i territori rurali e la possibilità di “creare non solo un oggetto, ma anche di descrivere, inventare, costruire virtualmente il mondo in cui questo oggetto vive”. Una riflessione articolata che considera la transmedialità come uno strumento al servizio dei luoghi, attraverso cui coinvolgere l’utente in un universo di storie, ognuna con un proprio punto di vista, che conducano però ad un’esperienza coordinata e di vasta portata. Il territorio diventa un universo narrativo in grado di interagire con il molteplice pubblico delle ultime generazioni di utenti.
Il tema sarà affrontato con professionisti ed esperti come Alessandro Ludovico, ideatore e direttore della storica rivista “Neural”, dedicata all’arte dei nuovi media, all’hacktivismo e all’e-music, che ha come base la promozione e la diffusione delle culture digitali; Vito Campanelli, scrittore e teorico dei nuovi media, ha dedicato la propria ricerca all’immaginario tecnologico, gettando così le basi per una teoria organica ed estetica dei media digitali; Leandro Pisano, critico e curatore che si occupa di estetica del suono e delle nuove tecnologie, con focus specifico sullo studio dei territori rurali e delle aree marginali; Antonio Izzo, uno dei fondatori del festival di new arts Interferenze, impegnato nello sviluppo e nella promozione delle aree rurali e della valorizzazione delle produzioni locali. Sarà il primo passo sulle Strade di Vini, un percorso destinato a creare un nuovo modo di pensare le aree interne.
sabato 7 febbraio 2015
Fondo Microcredito, Uecoop al fianco dei piccoli comuni del Sannio
UeCoop apre Sportelli di assistenza dedicati al supporto e tutoraggio di nuove imprese nei piccoli Comuni beneficiari del “Pi.co Microcredito”, lo strumento agevolativo della Regione Campania destinato alle imprese, costituite o da costituire, con sede operativa nei comuni al di sotto dei 5mila abitanti.
“Le imprese hanno bisogno di fondi ma soprattutto di una rete di servizi adeguata – ha spiegato il responsabile regionale di UECOOP - Unione Europea delle Cooperative Campania, Fabrizio Bellone - ai sindaci ci proponiamo come partner, nella fase di accompagnamento agli imprenditori, con l’avvio di una rete regionale di sportelli di facility e start-up”.
Fondo Microcredito Pi.Co., Uecoop al fianco dei piccoli comuni del Sannio
giovedì 5 febbraio 2015
Il Fortore tra delusione e speranza
di Angelo Iampietro*
Il Fortore è stato sempre generoso verso lo Stato Italiano, prima monarchico, poi monarchico-fascista, infine repubblicano. Ha dato veramente tanto: molte vite umane nelle due guerre mondiali, migliaia di braccia-lavoro ad altri Paesi (emigrazione sin dagli ultimi anni dell’800, prima nelle Americhe (Argentina, Brasile, Stati Uniti, Canada) e Australia; poi nei Paesi dell’Europa a partire dal dopoguerra (il Belgio con il lavoro nelle miniere di carbone, Gran Bretagna, Francia, Svizzera, Germania) e, a partire dagli anni Sessanta una migrazione interna verso il Nord ( Piemonte e Lombardia in gran parte).
Le rimesse degli emigranti e dei migrati, nei paesi d’origine, hanno consentito lo sviluppo di più attività artigianali, impiegate, per lo più, a quelle connesse con l’edilizia; con essa il paese ha cambiato volto con la riparazione e la costruzione di tante abitazioni, poiché sono stati creati più posti di lavoro e nel contempo create tante manovalanze qualificate.
Le rimesse hanno consentito, altresì a qualche ragazzo di studiare, potendo sopportare, la famiglia di appartenenza, le spese per tenere il proprio figliolo fuori casa in convitto o presso qualche famiglia di Benevento, come era allora in uso.
Le rimesse e le ampliate attività di rinascita economica locale hanno anche fatto sì che il Fortore potesse godere, lentamente, di quei beni materiali in gran parte già posseduti da altri Italiani. Alla ripresa economica, partita dagli anni Sessanta-Settanta in poi, gli abitanti del Fortore si sarebbero aspettati di non emigrare più e di poter fruire di alcuni dei servizi che altri cittadini d’Italia avevano ormai da tempo.
Non è stato così in ordine alla viabilità, ai servizi sanitari, al diritto allo studio; mancano tuttora molte scuole superiori o quelle che ci sono non fruiscono di un eccellente servizio di trasporto per studenti pendolari. Il costo di quest’ultimo è elevato e, così, non tutti possono sopportare il costo dell’abbonamento mensile per raggiungere la sede scolastica più vicina scelta.
Con il nuovo secolo è giunta la crisi economica, che ha ridotto notevolmente le potenzialità produttive dell’intero territorio, tanto che si sono riaperte le porte dell’emigrazione e della migrazione. Si constata, di anno in anno, una consistente riduzione della popolazione, perché i giovani, qualunque sia la loro qualifica professionale, non trovando alcuna possibilità di lavoro in loco, rifanno la valigia così come avevano fatto prima i loro nonni, poi i loro padri e partono in cerca di fortuna verso le Regioni del Nord.
La necessità di partire colpisce tutti, compreso i tanti giovani in possesso di laurea, titolo conquistato con il sudore della fronte di chi li ha sostenuti durante l’intero corso di studi.
Il discorso del Presidente della Repubblica on. prof. Sergio Mattarella ha fatto pieno riferimento ai principi costituzionali nei quali entrano a buon diritto tutti quei cittadini che non hanno avuto tutto ciò che è stato scritto 68 anni fa nella nostra Costituzione, per creare un popolo amalgamato, dignitoso, uguale nei diritti e nei doveri, e non fare come chi ha solo doveri: quello della Valfortore; a quest’ultimo si toglie anche il diritto di curarsi perché la viabilità, tortuosa e poco curata, è quella di sempre. Chi la percorre quotidianamente ne sa qualcosa.
A tal riguardo ogni progetto di miglioramento è stato solo enunciato e mai realizzato con la beffa di aver chiamato “Fortorina” la strada, attualmente in costruzione fino a S. Marco dei Cavoti, senza che essa passi realmente per il Fortore. Il Fortore è quel territorio attraversato dal fiume Fortore sul quale si affacciano i centri abitati del territorio fortorino.
Sig. Presidente, il suo volto serioso, la Sua alta professionalità di giurista, mi fa ben sperare, perché, come ha detto, vuole una Costituzione viva, che stimoli la realizzazione di quanto spetta ad ogni cittadino e di quanto esige da lui; a dir il vero il popolo della Valfortore non si è mai sottratto ai propri doveri, nell’ambito delle sue possibilità, con la “pecca”, forse, di aver chiesto ed ottenuto pochi diritti.
La Sua Presidenza alimenta anche la nostra speranza in un futuro prossimo che non ci veda emarginati in un contesto territoriale lontano dai centri e dai servizi. L’emorragia dello spopolamento, che vede di anno in anno diminuire il numero dei suoi abitanti, si arresterà soltanto se saranno posti in essere i servizi di cui si ha tanto bisogno e si creeranno le condizioni per trovare in loco una possibilità di sviluppo che crei per molti un dignitoso posto di lavoro.
La nostra richiesta risponde pienamente ai principi costituzionali, cui Ella ha fatto riferimento nel discorso fatto alle Camere, dopo il Suo giuramento.
Buon lavoro Signor Presidente.
*docente in pensione
Il Fortore è stato sempre generoso verso lo Stato Italiano, prima monarchico, poi monarchico-fascista, infine repubblicano. Ha dato veramente tanto: molte vite umane nelle due guerre mondiali, migliaia di braccia-lavoro ad altri Paesi (emigrazione sin dagli ultimi anni dell’800, prima nelle Americhe (Argentina, Brasile, Stati Uniti, Canada) e Australia; poi nei Paesi dell’Europa a partire dal dopoguerra (il Belgio con il lavoro nelle miniere di carbone, Gran Bretagna, Francia, Svizzera, Germania) e, a partire dagli anni Sessanta una migrazione interna verso il Nord ( Piemonte e Lombardia in gran parte).
Le rimesse degli emigranti e dei migrati, nei paesi d’origine, hanno consentito lo sviluppo di più attività artigianali, impiegate, per lo più, a quelle connesse con l’edilizia; con essa il paese ha cambiato volto con la riparazione e la costruzione di tante abitazioni, poiché sono stati creati più posti di lavoro e nel contempo create tante manovalanze qualificate.
Le rimesse hanno consentito, altresì a qualche ragazzo di studiare, potendo sopportare, la famiglia di appartenenza, le spese per tenere il proprio figliolo fuori casa in convitto o presso qualche famiglia di Benevento, come era allora in uso.
Le rimesse e le ampliate attività di rinascita economica locale hanno anche fatto sì che il Fortore potesse godere, lentamente, di quei beni materiali in gran parte già posseduti da altri Italiani. Alla ripresa economica, partita dagli anni Sessanta-Settanta in poi, gli abitanti del Fortore si sarebbero aspettati di non emigrare più e di poter fruire di alcuni dei servizi che altri cittadini d’Italia avevano ormai da tempo.
Non è stato così in ordine alla viabilità, ai servizi sanitari, al diritto allo studio; mancano tuttora molte scuole superiori o quelle che ci sono non fruiscono di un eccellente servizio di trasporto per studenti pendolari. Il costo di quest’ultimo è elevato e, così, non tutti possono sopportare il costo dell’abbonamento mensile per raggiungere la sede scolastica più vicina scelta.
Con il nuovo secolo è giunta la crisi economica, che ha ridotto notevolmente le potenzialità produttive dell’intero territorio, tanto che si sono riaperte le porte dell’emigrazione e della migrazione. Si constata, di anno in anno, una consistente riduzione della popolazione, perché i giovani, qualunque sia la loro qualifica professionale, non trovando alcuna possibilità di lavoro in loco, rifanno la valigia così come avevano fatto prima i loro nonni, poi i loro padri e partono in cerca di fortuna verso le Regioni del Nord.
La necessità di partire colpisce tutti, compreso i tanti giovani in possesso di laurea, titolo conquistato con il sudore della fronte di chi li ha sostenuti durante l’intero corso di studi.
Il discorso del Presidente della Repubblica on. prof. Sergio Mattarella ha fatto pieno riferimento ai principi costituzionali nei quali entrano a buon diritto tutti quei cittadini che non hanno avuto tutto ciò che è stato scritto 68 anni fa nella nostra Costituzione, per creare un popolo amalgamato, dignitoso, uguale nei diritti e nei doveri, e non fare come chi ha solo doveri: quello della Valfortore; a quest’ultimo si toglie anche il diritto di curarsi perché la viabilità, tortuosa e poco curata, è quella di sempre. Chi la percorre quotidianamente ne sa qualcosa.
A tal riguardo ogni progetto di miglioramento è stato solo enunciato e mai realizzato con la beffa di aver chiamato “Fortorina” la strada, attualmente in costruzione fino a S. Marco dei Cavoti, senza che essa passi realmente per il Fortore. Il Fortore è quel territorio attraversato dal fiume Fortore sul quale si affacciano i centri abitati del territorio fortorino.
Sig. Presidente, il suo volto serioso, la Sua alta professionalità di giurista, mi fa ben sperare, perché, come ha detto, vuole una Costituzione viva, che stimoli la realizzazione di quanto spetta ad ogni cittadino e di quanto esige da lui; a dir il vero il popolo della Valfortore non si è mai sottratto ai propri doveri, nell’ambito delle sue possibilità, con la “pecca”, forse, di aver chiesto ed ottenuto pochi diritti.
La Sua Presidenza alimenta anche la nostra speranza in un futuro prossimo che non ci veda emarginati in un contesto territoriale lontano dai centri e dai servizi. L’emorragia dello spopolamento, che vede di anno in anno diminuire il numero dei suoi abitanti, si arresterà soltanto se saranno posti in essere i servizi di cui si ha tanto bisogno e si creeranno le condizioni per trovare in loco una possibilità di sviluppo che crei per molti un dignitoso posto di lavoro.
La nostra richiesta risponde pienamente ai principi costituzionali, cui Ella ha fatto riferimento nel discorso fatto alle Camere, dopo il Suo giuramento.
Buon lavoro Signor Presidente.
*docente in pensione
mercoledì 4 febbraio 2015
Il Fortore attende la telefonata del Presidente Mattarella
di Leonardo Bianco
Da martedì scorso l’Italia ha un nuovo Presidente della Repubblica: Sergio Mattarella. Il neo Capo dello Stato, dopo il rito del giuramento di fedeltà al Paese e alla Costituzione, ha parlato, con sobrietà al Parlamento e soprattutto agli italiani, usando parole semplici. Il siciliano di Palermo salito al Colle del Quirinale si è rivolto ai suoi concittadini (gli italiani), raccontando la Carta costituzionale. Il presidente ha spiegato ai deputati e ai senatori, ma anche al popolo, che la Costituzione non è solo un’enunciazione di principi,
ma qualcosa di più. Essa vive nelle cose di tutti i giorni, “sui volti dei cittadini”.
La Carta costituzionale si concretizza, stando alle parole di Mattarella (noi la pensiamo allo stesso modo), quando risponde alle esigenze e alle speranze dei cittadini. Si materializza negli ospedali, nelle scuole. Sintetizzando in poche parole: dando e rispettando i diritti di eguaglianza e solidarietà a tutti gli italiani.
Diritti molto spesso calpestati, anche questo è stato il pensiero del presidente, dal malaffare e dalla corruzione. Nel suo discorso, il Presidente ha fatto una sola citazione. Ha ricordato le parole di Papa Francesco proprio sulla corruzione e il malaffare. Bene caro presidente abbiamo constato dalle sue parole che il Pontefice per lei è un punto di riferimento.
Allora le chiediamo di fare come il Vescovo di Roma. Ogni tanto alzi la cornetta per ascoltare i suoi concittadini. Ad esempio perché non chiama qualche cittadino del Fortore per chiedere cosa si aspetta dalla Stato. Si sentirà rispondere: più niente. E non perché è soddisfatto di ciò che ha, ma perché ormai non crede più nelle Stato che da 150 anni gli nega una strada degna di questo nome. Da prima della nascita della Repubblica aspetta una ferrovia.
Per 50 anni ha aspettato un ospedale, tra l’altro costruito, mai aperto. Eppure sono stati spesi oltre 40 milioni di euro per costruirlo. Caro presidente prenda la cornetta e parli con gli anziani del Fortore che sono stati costretti a vedere i loro figli prima e i nipoti poi a prendere la valigia e scappare via per trovare un lavoro dignitoso.
Parli con gli studenti pendolari che all’improvviso si vedono sopprimere la linea autobus che li porta a scuola per il semplice capriccio di un’azienda di trasporto che usufruisce di soldi pubblici con la complicità delle istituzioni. Caro presidente faccia qualche telefonata ai suoi concittadini che vivono in un lembo di terra del Sannio campano, al confine con Puglia e Molise, e parli con loro.
Capirà che quel Parlamento nel quale martedì ha prestato giuramento è distante anni luce da loro. Ha ragione quando dice che un popolo deve essere comunità. Ma per far questo bisogna mettere in condizione questi suoi concittadini di potersi sentire parte di questa Italia che da oltre 150 anni continua ad ignorare le richieste legittime di questa Terra: il Fortore. Grazie presidente. Attendiamo una sua telefonata.
www.sanbartolomeaninelmondo.it
Da martedì scorso l’Italia ha un nuovo Presidente della Repubblica: Sergio Mattarella. Il neo Capo dello Stato, dopo il rito del giuramento di fedeltà al Paese e alla Costituzione, ha parlato, con sobrietà al Parlamento e soprattutto agli italiani, usando parole semplici. Il siciliano di Palermo salito al Colle del Quirinale si è rivolto ai suoi concittadini (gli italiani), raccontando la Carta costituzionale. Il presidente ha spiegato ai deputati e ai senatori, ma anche al popolo, che la Costituzione non è solo un’enunciazione di principi,
ma qualcosa di più. Essa vive nelle cose di tutti i giorni, “sui volti dei cittadini”.
La Carta costituzionale si concretizza, stando alle parole di Mattarella (noi la pensiamo allo stesso modo), quando risponde alle esigenze e alle speranze dei cittadini. Si materializza negli ospedali, nelle scuole. Sintetizzando in poche parole: dando e rispettando i diritti di eguaglianza e solidarietà a tutti gli italiani.
Diritti molto spesso calpestati, anche questo è stato il pensiero del presidente, dal malaffare e dalla corruzione. Nel suo discorso, il Presidente ha fatto una sola citazione. Ha ricordato le parole di Papa Francesco proprio sulla corruzione e il malaffare. Bene caro presidente abbiamo constato dalle sue parole che il Pontefice per lei è un punto di riferimento.
Allora le chiediamo di fare come il Vescovo di Roma. Ogni tanto alzi la cornetta per ascoltare i suoi concittadini. Ad esempio perché non chiama qualche cittadino del Fortore per chiedere cosa si aspetta dalla Stato. Si sentirà rispondere: più niente. E non perché è soddisfatto di ciò che ha, ma perché ormai non crede più nelle Stato che da 150 anni gli nega una strada degna di questo nome. Da prima della nascita della Repubblica aspetta una ferrovia.
Per 50 anni ha aspettato un ospedale, tra l’altro costruito, mai aperto. Eppure sono stati spesi oltre 40 milioni di euro per costruirlo. Caro presidente prenda la cornetta e parli con gli anziani del Fortore che sono stati costretti a vedere i loro figli prima e i nipoti poi a prendere la valigia e scappare via per trovare un lavoro dignitoso.
Parli con gli studenti pendolari che all’improvviso si vedono sopprimere la linea autobus che li porta a scuola per il semplice capriccio di un’azienda di trasporto che usufruisce di soldi pubblici con la complicità delle istituzioni. Caro presidente faccia qualche telefonata ai suoi concittadini che vivono in un lembo di terra del Sannio campano, al confine con Puglia e Molise, e parli con loro.
Capirà che quel Parlamento nel quale martedì ha prestato giuramento è distante anni luce da loro. Ha ragione quando dice che un popolo deve essere comunità. Ma per far questo bisogna mettere in condizione questi suoi concittadini di potersi sentire parte di questa Italia che da oltre 150 anni continua ad ignorare le richieste legittime di questa Terra: il Fortore. Grazie presidente. Attendiamo una sua telefonata.
www.sanbartolomeaninelmondo.it
martedì 3 febbraio 2015
UN ARCIPELAGO RURALE
(Tratto da Liminaria.org) Una delle sorprese più piacevoli che possiamo trovare quando ci lanciamo totalmente in un progetto specifico, consiste nel fatto che sorgono forze e opportunità che prima non ci saremmo immaginati.(Domenico Cieri Estrada)
Liminaria è la sperimentazione di un modello di sviluppo delle aree interne. È la piattaforma nella quale testare la risposta che un territorio riesce a dare alle domande del nostro tempo.
Liminaria è l’applicazione di un filtro fotografico (sul paesaggio rurale del Fortore), capace di evidenziare il contrasto, di regolare la saturazione e di registrare i toni per riguardare in alta risoluzione quello che c’è davvero dentro questi territori di frontiera. Un vero e proprio layer sul quale si sovrappongono l’innovazione sociale, la costruzione di narrative, l’evidenza delle emergenze e l’umana genuinità. Per esperienza nell’organizzazione di un evento, una delle prime criticità è data dalla location; Liminaria non solo annulla questa tesi ma ne dimostra il contrario per la capacità che ha di produrre contenuti di qualità e di posizionarsi nel panorama nazionale dell’offerta culturale.
La crisi del nostro tempo impone la necessità di fare innovazione, di leggere in modo diverso i processi, di creare nuove relazioni e di dare un nuovo significato al concetto di bene culturale includendo in esso tutto il patrimonio intangibile custodito dalle comunità delle aree interne. Costruire un evento in un luogo così “altrove” come il Fortore ha il sapore di un confronto più netto con la contemporaneità; Liminaria fa emergere un’inversione di tendenza rispetto all’ossessivo inseguimento di modelli lontani non solo per distanza, ma per cultura e soprattutto “velocità”. Una velocità come fulcro di una relazione con il tempo che prova la presenza nelle comunità rurali di una misura che sembrava smarrita.
Se è vero che il concetto di libertà era legato all’allontanarsi dalla pesantezza della quotidianità che regna nei piccoli paesi dell’entroterra, oggi la stessa libertà dà origine alla necessità di interrompere lo “sradicamento” e di ri-edificare la comunità.
«È lo “sradicamento” causato dalla libertà che suscita, a sua volta, la domanda di protezione, la nostalgia di legami forti e di comunità, e quindi produce un’altra dismisura: quella del “ri-radicamento” etnico.» (Cassano, 1996)
Su questa “dismisura” bisogna lavorare.
Va posta l’attenzione sulla capacità di essere custodi di un sapere collettivo; consapevoli della necessità di un impegno continuo sulle nuove generazioni rivoluzionando il consueto coinvolgimento di scuole, famiglie e istituzioni per produrre un nuovo linguaggio direttamente rivolto ai destinatari di questo processo.
Un sapere a km zero senza intermediari. Il Fortore è linea di orizzonte, un “mare interno” con i suoi comuni che, come isole di un arcipelago, trattengono il respiro per ascoltare il vento avvolgere il paesaggio sonoro.
È la proiezione di un futuro rurale, profetico e visionario come lo immaginerebbe Arthur Rimbaud:
Ho visto arcipelaghi siderali! E isole
dove i cieli deliranti sono aperti al vogatore:
è in queste notti senza fondo che tu dormi e ti esili,
milioni di uccelli d’oro, oh futuro Vigore?
Nel disegno di queste nuove geografie, emerge la necessità di elaborare una mappa che superi i limiti amministrativi e con l’evidenza delle aree attive sulle quali puntare per investire un capitale di esperienze e relazioni sulla governance di un processo partecipato di innovazione sociale, rurale e culturale.
Italo Calvino sosteneva che “d’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda”.
Ora, mettiamo che questo pensiero non lo applichiamo su una città, ma su un territorio rurale e che la domanda è: “qual è il modello di sviluppo più innovativo, immersivo e coinvolgente per le comunità?” a questo punto, se il territorio è il Fortore, la risposta non può che essere Liminaria.
Guido Lavorgna - Tabula Rasa Eventi
Liminaria è la sperimentazione di un modello di sviluppo delle aree interne. È la piattaforma nella quale testare la risposta che un territorio riesce a dare alle domande del nostro tempo.
Liminaria è l’applicazione di un filtro fotografico (sul paesaggio rurale del Fortore), capace di evidenziare il contrasto, di regolare la saturazione e di registrare i toni per riguardare in alta risoluzione quello che c’è davvero dentro questi territori di frontiera. Un vero e proprio layer sul quale si sovrappongono l’innovazione sociale, la costruzione di narrative, l’evidenza delle emergenze e l’umana genuinità. Per esperienza nell’organizzazione di un evento, una delle prime criticità è data dalla location; Liminaria non solo annulla questa tesi ma ne dimostra il contrario per la capacità che ha di produrre contenuti di qualità e di posizionarsi nel panorama nazionale dell’offerta culturale.
La crisi del nostro tempo impone la necessità di fare innovazione, di leggere in modo diverso i processi, di creare nuove relazioni e di dare un nuovo significato al concetto di bene culturale includendo in esso tutto il patrimonio intangibile custodito dalle comunità delle aree interne. Costruire un evento in un luogo così “altrove” come il Fortore ha il sapore di un confronto più netto con la contemporaneità; Liminaria fa emergere un’inversione di tendenza rispetto all’ossessivo inseguimento di modelli lontani non solo per distanza, ma per cultura e soprattutto “velocità”. Una velocità come fulcro di una relazione con il tempo che prova la presenza nelle comunità rurali di una misura che sembrava smarrita.
Se è vero che il concetto di libertà era legato all’allontanarsi dalla pesantezza della quotidianità che regna nei piccoli paesi dell’entroterra, oggi la stessa libertà dà origine alla necessità di interrompere lo “sradicamento” e di ri-edificare la comunità.
«È lo “sradicamento” causato dalla libertà che suscita, a sua volta, la domanda di protezione, la nostalgia di legami forti e di comunità, e quindi produce un’altra dismisura: quella del “ri-radicamento” etnico.» (Cassano, 1996)
Su questa “dismisura” bisogna lavorare.
Va posta l’attenzione sulla capacità di essere custodi di un sapere collettivo; consapevoli della necessità di un impegno continuo sulle nuove generazioni rivoluzionando il consueto coinvolgimento di scuole, famiglie e istituzioni per produrre un nuovo linguaggio direttamente rivolto ai destinatari di questo processo.
Un sapere a km zero senza intermediari. Il Fortore è linea di orizzonte, un “mare interno” con i suoi comuni che, come isole di un arcipelago, trattengono il respiro per ascoltare il vento avvolgere il paesaggio sonoro.
È la proiezione di un futuro rurale, profetico e visionario come lo immaginerebbe Arthur Rimbaud:
Ho visto arcipelaghi siderali! E isole
dove i cieli deliranti sono aperti al vogatore:
è in queste notti senza fondo che tu dormi e ti esili,
milioni di uccelli d’oro, oh futuro Vigore?
Nel disegno di queste nuove geografie, emerge la necessità di elaborare una mappa che superi i limiti amministrativi e con l’evidenza delle aree attive sulle quali puntare per investire un capitale di esperienze e relazioni sulla governance di un processo partecipato di innovazione sociale, rurale e culturale.
Italo Calvino sosteneva che “d’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda”.
Ora, mettiamo che questo pensiero non lo applichiamo su una città, ma su un territorio rurale e che la domanda è: “qual è il modello di sviluppo più innovativo, immersivo e coinvolgente per le comunità?” a questo punto, se il territorio è il Fortore, la risposta non può che essere Liminaria.
Guido Lavorgna - Tabula Rasa Eventi
lunedì 2 febbraio 2015
sabato 31 gennaio 2015
Campania, “Mo!” contro la legge truffa
“A giochi aperti chi tocca le regole è un baro”. La lista civica “MO!” (capeggiata dal giornalista del Mattino, Marco Esposito) annuncia un ricorso urgente se il Consiglio regionale modificherà la legge elettorale. La proposta di nuova legge prevede una soglia di sbarramento del 10% per chi corre da solo (oggi è il 3%, come nell’Italicum), ma nello stesso tempo incentiva i partitini ad allearsi con i big dei soliti schieramenti favorendo vere e proprie “coalizioni ammucchiata”.
"Infatti – segnala MO! – per le liste che corrono in coalizione per un candidato presidente che supera il 10%, allora lo sbarramento diventa improvvisamente… zero! Un invito alla frammentazione, alla pletora di candidati, alle ammucchiate elettorali. E un’offesa a qualsiasi principio democratico: lo 0,9% dei partitini “ascari” pesa più del 9,9% di chi corre da solo. Gli elettori devono sapere che la bilancia è truccata. Contro una tale truffa elettorale, se il colpo di mano sarà realizzato, gli elettori che si riconoscono in liste lontane dai soliti partiti faranno immediato ricorso".
"Infatti – segnala MO! – per le liste che corrono in coalizione per un candidato presidente che supera il 10%, allora lo sbarramento diventa improvvisamente… zero! Un invito alla frammentazione, alla pletora di candidati, alle ammucchiate elettorali. E un’offesa a qualsiasi principio democratico: lo 0,9% dei partitini “ascari” pesa più del 9,9% di chi corre da solo. Gli elettori devono sapere che la bilancia è truccata. Contro una tale truffa elettorale, se il colpo di mano sarà realizzato, gli elettori che si riconoscono in liste lontane dai soliti partiti faranno immediato ricorso".
venerdì 30 gennaio 2015
In 61 anni nulla è cambiato… Anzi no: i trasformisti della politica si sono moltiplicati
di Leonardo Bianco
Era il 4 marzo 1954 e dalle colonne dell’Unità, organo di informazione del Partito Comunista Italiano, Andrea Pirandello scriveva del trasformismo di alcuni esponenti politici sanniti. Si celebrava in quei giorni il congresso provinciale del partito. L’articolo oltre a mettere in risalto il trasformismo degli esponenti politici e le loro promesse fatte e mai mantenute parla di un Sannio in difficoltà.
Pirandello racconta la situazione drammatica delle lavoratrici e dei lavoratori della provincia sannita e soprattutto delle condizioni disagiate delle aree interne come il Fortore. Il giornalista dell’Unità, nipote di Luigi Pirandello e figlio di Stefano, racconta la povertà del Sannio, del degrado del Fortore, dove muoiono i bambini a causa “di un’epidemia di angina”. Una fotografia di una realtà, quella del nipote del drammaturgo siciliano,ancora alle prese con le ferite della seconda guerra mondiale. Sono trascorsi 61 anni da quello articolo e nel Sannio, e soprattutto nel Fortore, niente è cambiato.
Anzi oggi Andrea Pirandello scriverebbe, ne siamo sicuri, le stesse cose di oltre mezzo secolo fa. Ne è passata di acqua sotto i ponti. I congressi del Pci (Pds, Ds e Pd) sono continuati ad essere celebrati, ma quel risveglio delle masse, di cui scriveva il giornalista dell’Unità, per ora nemmeno l’ombra. L’unico risveglio al quale il Fortore ha assistito è stato quello dell’emigrazione.
I giovani di San Bartolomeo, Baselice, Foiano, Montefalcone, Castelvetere, infatti, dopo lo stop del “ventennio”, voluto da Benito Mussolini, hanno ripreso, proprio come i propri avi, ad andar via dalla loro Terra per andare all’estero alla ricerca di un lavoro e di un futuro. In questi 61 anni nulla è cambiato. I comuni del Fortore hanno visto dimezzare le loro popolazioni.
Lo sviluppo economico è rimasto un sogno irrealizzato. Le infrastrutture (strade, ferrovie, trasporti) chimere attese da 150 anni. E uguali sono rimaste le promesse (non mantenute) dei politicanti. Solo una cosa è cambiata, anzi no, è cresciuta: il numero dei trasformisti. In questi 61 anni si sono moltiplicati come i pani e pesci del Vangelo.
Nota del blog. Un articolo interessante quello di Leonardo Bianco pubblicato su www.sanbartolomeaninelmondo.it, che ripescando un vecchio "pezzo" dell'Unità degli anni Cinquanta ripercorre un frammento della nostra storia, facendo dei paralleli tra l'attualità e il passato. Tuttavia nel suo ragionamento c'è un'inesattezza storica, con il Fascismo l'emigrazione non fu stoppata, come afferma l'autore, con la promessa di "un posto al sole", infatti, essa continuò, solo che l'esodo fu indirizzato verso le colonie dell'Impero: soprattutto verso la Libia e l'Etiopia (all'epoca Abissinia). Non solo. Il regime poi incentivò anche l'emigrazione interna, cioè da regione a regione, lì dove c'era più bisogno di forza-lavoro.
Era il 4 marzo 1954 e dalle colonne dell’Unità, organo di informazione del Partito Comunista Italiano, Andrea Pirandello scriveva del trasformismo di alcuni esponenti politici sanniti. Si celebrava in quei giorni il congresso provinciale del partito. L’articolo oltre a mettere in risalto il trasformismo degli esponenti politici e le loro promesse fatte e mai mantenute parla di un Sannio in difficoltà.
Pirandello racconta la situazione drammatica delle lavoratrici e dei lavoratori della provincia sannita e soprattutto delle condizioni disagiate delle aree interne come il Fortore. Il giornalista dell’Unità, nipote di Luigi Pirandello e figlio di Stefano, racconta la povertà del Sannio, del degrado del Fortore, dove muoiono i bambini a causa “di un’epidemia di angina”. Una fotografia di una realtà, quella del nipote del drammaturgo siciliano,ancora alle prese con le ferite della seconda guerra mondiale. Sono trascorsi 61 anni da quello articolo e nel Sannio, e soprattutto nel Fortore, niente è cambiato.
Anzi oggi Andrea Pirandello scriverebbe, ne siamo sicuri, le stesse cose di oltre mezzo secolo fa. Ne è passata di acqua sotto i ponti. I congressi del Pci (Pds, Ds e Pd) sono continuati ad essere celebrati, ma quel risveglio delle masse, di cui scriveva il giornalista dell’Unità, per ora nemmeno l’ombra. L’unico risveglio al quale il Fortore ha assistito è stato quello dell’emigrazione.
I giovani di San Bartolomeo, Baselice, Foiano, Montefalcone, Castelvetere, infatti, dopo lo stop del “ventennio”, voluto da Benito Mussolini, hanno ripreso, proprio come i propri avi, ad andar via dalla loro Terra per andare all’estero alla ricerca di un lavoro e di un futuro. In questi 61 anni nulla è cambiato. I comuni del Fortore hanno visto dimezzare le loro popolazioni.
Lo sviluppo economico è rimasto un sogno irrealizzato. Le infrastrutture (strade, ferrovie, trasporti) chimere attese da 150 anni. E uguali sono rimaste le promesse (non mantenute) dei politicanti. Solo una cosa è cambiata, anzi no, è cresciuta: il numero dei trasformisti. In questi 61 anni si sono moltiplicati come i pani e pesci del Vangelo.
Nota del blog. Un articolo interessante quello di Leonardo Bianco pubblicato su www.sanbartolomeaninelmondo.it, che ripescando un vecchio "pezzo" dell'Unità degli anni Cinquanta ripercorre un frammento della nostra storia, facendo dei paralleli tra l'attualità e il passato. Tuttavia nel suo ragionamento c'è un'inesattezza storica, con il Fascismo l'emigrazione non fu stoppata, come afferma l'autore, con la promessa di "un posto al sole", infatti, essa continuò, solo che l'esodo fu indirizzato verso le colonie dell'Impero: soprattutto verso la Libia e l'Etiopia (all'epoca Abissinia). Non solo. Il regime poi incentivò anche l'emigrazione interna, cioè da regione a regione, lì dove c'era più bisogno di forza-lavoro.
mercoledì 28 gennaio 2015
Baselice, aggiudicata la gara per il rifacimento del costone Pescannozzo
Dal blog del Comune di Baselice apprendiamo che la gara per il consolidamento del "versante orientale del centro abitato" è stata aggiudicata. Tradotto dal linguaggio burocratico significa che presto dovrebbero iniziare i lavori di rifacimento del costone Pescannozzo, che tante polemiche avevano suscitato sui social network.
Ad aggiudicarsi la gara la "Campania Sonda srl" con sede in Agropoli (Sa). Ribasso offerto: 33,459%.
Importo netto di aggiudicazione: 211.527,95 euro oltre ad 12.115,90 per oneri di sicurezza ed 175.159,94 quale costo del personale non soggetti a ribasso e quindi un importo complessivo netto di 398.803,79 euro.
Per chi non lo sapesse, il progetto prevede il consolidamento del costone di arenaria con rete metallica e cemento colorato, un'operazione di maquillage criticata sin dall'inizio da questo blog. E che tuttora ritiene sia una scelta errata, che cambierà in modo irreversibile il volto dell'ultimo angolo caratteristico del paese.
P.S. Delle domande ci sorgono spontanee: ma in tutto ciò la minoranza dov'è? Certo, lungi da noi insegnarle come si fa opposizione, ma perché non alza le barricate su una questione così importante per l'intera comunità? Ha fatto qualche interrogazione comunale che noi ignoriamo? O forse preferisce aspettare le prossime elezioni per far sapere qual è la propria posizione in merito?
Ad aggiudicarsi la gara la "Campania Sonda srl" con sede in Agropoli (Sa). Ribasso offerto: 33,459%.
Importo netto di aggiudicazione: 211.527,95 euro oltre ad 12.115,90 per oneri di sicurezza ed 175.159,94 quale costo del personale non soggetti a ribasso e quindi un importo complessivo netto di 398.803,79 euro.
Per chi non lo sapesse, il progetto prevede il consolidamento del costone di arenaria con rete metallica e cemento colorato, un'operazione di maquillage criticata sin dall'inizio da questo blog. E che tuttora ritiene sia una scelta errata, che cambierà in modo irreversibile il volto dell'ultimo angolo caratteristico del paese.
P.S. Delle domande ci sorgono spontanee: ma in tutto ciò la minoranza dov'è? Certo, lungi da noi insegnarle come si fa opposizione, ma perché non alza le barricate su una questione così importante per l'intera comunità? Ha fatto qualche interrogazione comunale che noi ignoriamo? O forse preferisce aspettare le prossime elezioni per far sapere qual è la propria posizione in merito?
domenica 25 gennaio 2015
Autorevolezza, prestigio e competenza: le qualità del Presidente della Repubblica
di Angelo Iampietro*
L’elezione del Presidente della Repubblica è così importante, necessaria, unica per un popolo democratico, che ha un qualcosa di sacralità, in quanto è da scegliere ed eleggere la persona, nel cui ruolo istituzionale, rappresenta la difesa massima del Nostro Ordinamento Costituzionale e la nostra massima rappresentanza individuale, collettiva, nazionale ed internazionale.
Gli ultimi giorni del corrente mese saranno ricordati negli Annali della Nostra Storia per aver dato inizio alle elezioni suddette, ma, mai come adesso, è da molto tempo che si parla di esse, oltre che sulla stampa, con dibattiti, innumerevoli incontri politici, trasmissioni radio-televisive con dibattiti ed analisi che non si erano mai visti prima.
Ciò, forse, è dovuto al fatto che nel 2013 i deputati, i senatori ed i grandi elettori, questi ultimi, rappresentanti delle Regioni, non riuscirono a trovare un accordo su un nome da eleggere all’alta carica; a seguito di ciò un Parlamento disorientato fu costretto a trovare una persona, che ci rappresentasse e la trovò, rieleggendo, il Presidente Napolitano. Questi, quando si insediò, fece capire molto bene ai Senatori e Deputati, che la Sua carica sarebbe stata a tempo; infatti, dopo meno di due anni di Presidenza, Egli si è dimesso, forse, perché troppo stanco e, quindi, bisognoso di riposo, considerata anche la Sua venerabile età.
Ora ci risiamo e si è pronti per l’ elezione del nuovo Presidente. Ci si chiede se sarà eletto subito o alla quarta elezione come il Presidente del Consiglio ritiene che sia. Certamente lui avrà una visione politica tale da fargli asserire, con una certa sicurezza, che l’avremo subito il Presidente. Me lo auguro, anche perché il mondo intero ci guarda, avendo d’occhio la figuraccia fatta nel 2013, quando, i tanti partiti non erano riusciti a far convergere i loro voti su un nominativo prestigioso per l’Altissima Carica. Ma ciò che mi chiedo è: perché se ne parla tanto e da tanto tempo?. Non era stato così nelle precedenti elezioni presidenziali, dove, se pur a seguito, in taluni casi, di più votazioni, una personalità prestigiosa era stata individuata e poi votata.
Attualmente vengono fatti più nomi, come del resto è prassi, ma ho la sensazione che ogni gruppo politico lo vorrebbe a sua immagine e somiglianza; che il futuro Presidente guardasse con occhio particolare il gruppo o il partito dal quale proviene. No!, non è questo il Presidente che vogliamo; lo vogliamo autonomo, rappresentativo, umano, con capacità eccelse ed una autorevolezza su cui non cada alcuna ombra. Agli Italiani non interessa il Presidente di parte, ma uno che sia effettivamente il Custode della Nostra Bella Costituzione e che eserciti fino in fondo quelle che sono le Sue prerogative.
Non ci interessano gli accordi sottobanco per eleggere una personalità che si faccia tirare per la giacca!.
Dato i tempi, ma dico sempre, interessa alla stragrande maggioranza dei cittadini italiani un Presidente che non firmi i tanti provvedimenti legislativi ottenuti, in modo sbrigativo, con voto di fiducia, tarpando le ali alla discussione e, quindi al miglioramento degli stessi.
D’altronde ci si augura che i legislatori legiferino su temi di cui il popolo, data la crisi, ha urgente bisogno; non li enuncio perché tutti ne parlano in ogni luogo e chi ci rappresenta certamente lo saprà come noi, ai quali, del resto, più di un sacro diritto di scelta ci è stato già sottratto.
Che la scelta sia illuminata dalla saggezza, nell’avere un Presidente, che sia un faro verso cui la nave Italia trovi sempre il suo porto che la ripari e la protegga da ogni tempesta. È questo l’augurio di tanti Italiani.
*docente in pensione
L’elezione del Presidente della Repubblica è così importante, necessaria, unica per un popolo democratico, che ha un qualcosa di sacralità, in quanto è da scegliere ed eleggere la persona, nel cui ruolo istituzionale, rappresenta la difesa massima del Nostro Ordinamento Costituzionale e la nostra massima rappresentanza individuale, collettiva, nazionale ed internazionale.
Gli ultimi giorni del corrente mese saranno ricordati negli Annali della Nostra Storia per aver dato inizio alle elezioni suddette, ma, mai come adesso, è da molto tempo che si parla di esse, oltre che sulla stampa, con dibattiti, innumerevoli incontri politici, trasmissioni radio-televisive con dibattiti ed analisi che non si erano mai visti prima.
Ciò, forse, è dovuto al fatto che nel 2013 i deputati, i senatori ed i grandi elettori, questi ultimi, rappresentanti delle Regioni, non riuscirono a trovare un accordo su un nome da eleggere all’alta carica; a seguito di ciò un Parlamento disorientato fu costretto a trovare una persona, che ci rappresentasse e la trovò, rieleggendo, il Presidente Napolitano. Questi, quando si insediò, fece capire molto bene ai Senatori e Deputati, che la Sua carica sarebbe stata a tempo; infatti, dopo meno di due anni di Presidenza, Egli si è dimesso, forse, perché troppo stanco e, quindi, bisognoso di riposo, considerata anche la Sua venerabile età.
Ora ci risiamo e si è pronti per l’ elezione del nuovo Presidente. Ci si chiede se sarà eletto subito o alla quarta elezione come il Presidente del Consiglio ritiene che sia. Certamente lui avrà una visione politica tale da fargli asserire, con una certa sicurezza, che l’avremo subito il Presidente. Me lo auguro, anche perché il mondo intero ci guarda, avendo d’occhio la figuraccia fatta nel 2013, quando, i tanti partiti non erano riusciti a far convergere i loro voti su un nominativo prestigioso per l’Altissima Carica. Ma ciò che mi chiedo è: perché se ne parla tanto e da tanto tempo?. Non era stato così nelle precedenti elezioni presidenziali, dove, se pur a seguito, in taluni casi, di più votazioni, una personalità prestigiosa era stata individuata e poi votata.
Attualmente vengono fatti più nomi, come del resto è prassi, ma ho la sensazione che ogni gruppo politico lo vorrebbe a sua immagine e somiglianza; che il futuro Presidente guardasse con occhio particolare il gruppo o il partito dal quale proviene. No!, non è questo il Presidente che vogliamo; lo vogliamo autonomo, rappresentativo, umano, con capacità eccelse ed una autorevolezza su cui non cada alcuna ombra. Agli Italiani non interessa il Presidente di parte, ma uno che sia effettivamente il Custode della Nostra Bella Costituzione e che eserciti fino in fondo quelle che sono le Sue prerogative.
Non ci interessano gli accordi sottobanco per eleggere una personalità che si faccia tirare per la giacca!.
Dato i tempi, ma dico sempre, interessa alla stragrande maggioranza dei cittadini italiani un Presidente che non firmi i tanti provvedimenti legislativi ottenuti, in modo sbrigativo, con voto di fiducia, tarpando le ali alla discussione e, quindi al miglioramento degli stessi.
D’altronde ci si augura che i legislatori legiferino su temi di cui il popolo, data la crisi, ha urgente bisogno; non li enuncio perché tutti ne parlano in ogni luogo e chi ci rappresenta certamente lo saprà come noi, ai quali, del resto, più di un sacro diritto di scelta ci è stato già sottratto.
Che la scelta sia illuminata dalla saggezza, nell’avere un Presidente, che sia un faro verso cui la nave Italia trovi sempre il suo porto che la ripari e la protegga da ogni tempesta. È questo l’augurio di tanti Italiani.
*docente in pensione
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