lunedì 6 novembre 2017

LA RECENSIONE - "Pane e Lavoro", una pagina di storia poco conosciuta

di Robertino Martelli*

Dopo il pregevole studio storico "Il brigante Secola. La sanguinosa rivolta nel Fortore post-unitario" (Edizioni il Chiostro, 2011), questa volta l'autore Antonio Bianco, già giornalista a Paese Sera e attento studioso del territorio sannita, affronta un'altra pagina poco conosciuta della storia sociale del nostro Paese. E lo fa utilizzando la forma narrativa del racconto.

Siamo nell'aprile 1957. Braccianti e disoccupati sanniti della Valfortore, dei paesi di Baselice, San Bartolomeo, Castelvetere, Montefalcone e San Marco, insieme agli attivisti locali del Pci e del mondo sindacale, hanno intenzione di raggiungere Roma con una "Marcia della fame" per chiedere al governo nazionale “pane e lavoro” e far conoscere la condizione di miseria in cui versano quei territori, una miseria che "arrivava fin sopra i capelli”.

Unica alternativa a tanta povertà è emigrare per le miniere del Belgio o tentare la fortuna in Francia, Venezuela o ArgentinaTra gli organizzatori della marcia, anche il giovane Francesco, attivista della locale sezione del PCI.

Ma i signorotti della zona e i proprietari terrieri che "vessano il popolo”, come spesso non ha avuto timore di denunciare anche il parroco don Nicola, spingono sulle forze dell'ordine affinché la marcia venga stroncata sul nascere e gli organizzatori arrestati. Così sarà.

Dalla sconfitta Francesco trarrà la conclusione che non resta altro che "andare il più lontano possibile", facendo una scelta dolorosa ma necessaria: lasciare i propri affetti, la moglie Rosaria e il silenzio della sua montagna, per imbarcarsi verso le Americhe sperando in un futuro diverso.

giornalista*

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