martedì 20 febbraio 2018

Quale scuola?


di Angelo Iampietro*

Mai, come in questo arco di tempo, si è  parlato di scuola; ad essa  gli organi di informazione dedicano, degli spazi. Certamente non vengono enunciati  i compiti educativi e formativi di essa, nella misura in cui si richiederebbe, ma è, all’attenzione pubblica, per fatti di violenza che essa subisce. Li subisce da parecchio tempo, ma, forse, l’accentuazione del fenomeno, oltre ogni limite, ha acceso la luce su di essa come non mai.

In passato, in alcune zone della nostra Italia, c’erano stati frequenti furti in istituti scolastici, dove erano stati portati via, per lo più, materiale informatico e computers. Con le poche risorse dell’Istituzione statale e con i sacrifici del personale scolastico, dopo un po’ di tempo, si cercava di ripristinare, in quelle scuole, con appositi progetti, almeno in parte  quanto le era stato sottratto. Tutto ciò a scapito di alunni e studenti, perché quelle attività programmate, dove era preminente l’uso del computer, venivano di fatto limitate nella loro operatività.

I mali della Scuola affioravano, anche per le continue riforme, affrontati esclusivamente dalla classe docente, spesso con senso di frustrazione ed impotenza, forse perché, quando le aveva in gran parte comprese, per metterle in atto sul piano pedagogico e didattico, esse, al cambio dei governi, venivano ancora una volta riformate  con titoli roboanti ed accattivanti. Il fumo svaniva e l’arrosto non c’era…! Intanto bisognava ripartire… Alcune riforme, più che essere tali, a mio giudizio, creavano solo tanta confusione, cui si aggiungeva sempre tanta burocrazia in adempimenti formali nel compilare i tanti “pezzi di carta”, inutili, sottraendo molte ore alla proficua preparazione, che i docenti avrebbero utilizzato in aggiornamenti culturali  e professionali.

I docenti sono stati i primi a soffrire il malessere della società che, inevitabilmente si proiettava nell’azione educativa. Su di essi, in più casi, si coltivava un giudizio negativo, che alimentava la mala pianta dell’indifferenza e di una partecipazione da tenere con le pinze, perché alcuni non volevano sentir ragione dei giudizi comportamentali e valutativi, che venivano espressi, sui loro figlioli, dalla classe docente in sede di colloquio programmato.

La classe politica non ha provveduto a rivalutare la Scuola come avrebbe dovuto con provvedimenti legislativi, attuati senza ascoltare gli operatori scolastici, che, senz’altro avrebbero dato buoni consigli. 

Come si sa, al personale della Scuola non è riconosciuta la giusta rivalutazione economica, che l’ha vista marginalizzata, perché conta poco, in quanto può “contare” poco!. Purtroppo l’uomo moderno “conta” poco, se non può “contare” tanto!. Un bravo docente non conta in solido; egli  da’ tutto se stesso ai suoi discenti!. 

La sua forza è quella di continuare imperterrito con l’ azione educativa e formativa  verso suoi alunni, valorizzando di ognuno le capacità,  l’intelligenza; spronandoli alla  curiosità culturale, inculcando il senso di comunità e di dovere; dando sostanza alla preparazione complessiva coinvolgendolo sempre in ogni attività posta in essere. Voglio affermare, con giusta causa, che quando la Scuola non funziona è l’intera società a non funzionare; essa è lo specchio del vissuto e del pensare sociale di tutta la comunità.

A riguardo, nella nostra società, in parecchi,  non domina più il pronome personale “NOI”, dove con il “NOI”, ognuno, nel proprio ruolo, contribuisce con il suo agire al bene comune dell’intera società. Il “NOI” è stato sostituito dall’”IO”, dove spesso l’individuo, con la sua soggettività, ha la convinzione di poter dominare tutto. Al riguardo salta l’etica, che rappresenta il collante delle persone che formano prima una Comunità, poi una Nazione, infine lo Stato con le sue regole ed i suoi compiti.

La classe docente, negli ultimi lustri, nella società non ha trovato sufficiente sostegno per il compito, di primaria importanza, che essa affronta giorno dopo giorno. Nelle mani dell’insegnante, il cui ruolo non è solo quello, che, con adeguata metodologia didattica, trasmette le discipline al proprio alunno, ma quello, direi primario, di educatore.

E’ necessario capire il soggetto educante nel suo sviluppo psichico per ottenere, con gradualità, la completa formazione del futuro cittadino. E’ importante che l’insegnante sia ben accettato dall’alunno, che questi lo stima, gli si affeziona, lo segue, lo giudichi perché ne apprezzi le qualità professionali ed umane e, quindi, riconosce la sua autorevolezza. Il docente non può essere amico del discente, ma deve essere, guida sicura, umano,  capace di dare risposta ai tanti perché con la dovuta preparazione. E’ questa la terapia necessaria che la stragrande maggioranza dei docenti quotidianamente mette in atto, per formare il futuro cittadino.

Per esperienza personale, posso asserire che insegnare non è un compito semplice, maggiormente adesso, dove la tecnologia informatica ha il sopravvento e condiziona, non poco, il nostro vivere. In questo contesto, come già capita, ci si isola, si comunica poco, le relazioni si affievoliscono e prevale l”IO”, ossia il soggettivismo.

Con il prevalere del soggettivismo si hanno, talvolta, comportamenti violenti sia di alunni che di genitori; i primi perché sono restii ad accettare le regole che tengono insieme una comunità scolastica, talvolta spesso con il bullismo; i secondi perché il proprio figlio non deve essere richiamato, perché non ha  fatto nulla, secondo quanto  lui ha raccontato al genitore e da questi creduto.  Quando si verificano fatti violenti, chi li compie si sente superiore, infatti prevale l’”IO” di cui parlavo. 

Ci sono state anche aggressioni fisiche gravi a docenti, sia da parte di alunni che di genitori, portando alla ribalta una scuola, che, in silenzio, cerca di adempiere al proprio dovere. Se tutto ciò capita, è anche perché è venuto meno quel principio di alleanza scuola – famiglia che vigeva un tempo, quando la semplicità, l’umanità, il buon senso pervadevano la nostra società in ogni sua azione.

La conflittualità con la Scuola certamente non fa crescere bene l’alunno. Che si cerchi il dialogo tra Scuola e famiglia, perché insieme, nella reciproca comprensione, ognuno assolverà al proprio compito per un futuro meno nuvoloso.

 La Scuola deve elevare la mente e lo spirito del discente e, se la si maltratta, come si fa a creare quella tranquillità di cui ha bisogno per assolvere al suo dovere?.

*docente in pensione

1 commento:

Vincenzo Gerundino ha detto...


Peccato che, docenti di simile spessore, non siano presenti nelle odierne strutture scolastiche.