giovedì 31 ottobre 2019

A Foiano, il mio paese

Crepa interna, spopolamento Fortore
di Antonio Di Stazio

Debbo innanzitutto confessare di provare ancora oggi, dopo tanto tempo (sono andato definitivamente via dal paese nel 1984), un forte senso di vuoto, una sorta di “colpa” per non aver avuto la forza di restare, per tentare di migliorare (com’è naturale per qualsiasi membro di una comunità) le condizioni di vita di chi, come me, è nato e cresciuto in un territorio lontano dalla storia – quella che conta – poiché da sempre abbandonato a se stesso da una classe politica inetta, incapace anche solo di pensare ad una prospettiva di progresso sociale ed economico.


Allora – ma la cosa vale ancora più per i giovani d’oggi, tenuto conto della situazione in cui versa oggi il mio paese a distanza di oltre trent’anni – il sogno di un giovane di ventisei/ventisette anni era quello di realizzare le proprie (legittime) aspettative di vita e di lavoro in luoghi in cui ciò fosse più facile o possibile, anche a costo di tagliare le proprie radici.

Oggi posso dire che il sogno l’ho effettivamente realizzato, lontano da Foiano e dalla valle del Fortore, ma mi rendo conto di avere pagato un prezzo altissimo, tanto che ogni volta che torno al mio amato paesello mi vedo sopraffatto da un immenso magone, da quel senso di colpa che nel tempo è cresciuto dal momento stesso in cui iniziavo ad allontanarmi. Ricordo con immutato affetto il periodo spensierato del liceo a San Marco dei Cavoti, benché già allora (avevo appena quindici anni) ho dovuto barcamenarmi nel gestire da solo (i miei genitori e la mia unica sorella lavoravano in Svizzera, dove li raggiungevo nel periodo delle vacanze scolastiche) le necessità di vita e di studio.

Quel periodo rappresenta comunque la parte più importante della mia vita, poiché le difficoltà quotidiane hanno forgiato fortemente il mio carattere, tanto che il periodo degli studi universitari (a Napoli) li ho vissuti con leggerezza, senza particolare sforzo, come pure il successivo praticantato presso uno studio legale a Benevento.
Posso dire che essere oggi un magistrato della Corte dei conti, dopo tanto girovagare, rappresenta non soltanto il coronamento di un sogno di una persona ma anche – o almeno spero che lo sia – un segno di riscossa di un territorio povero e dimenticato di cui tale persona è espressione.


Testimonianza di Antonio Di Stazio (nella foto) per il progetto "Crepa interna". Dettagli su > https://www.salvatorepicciuto.it/crepa_interna-r11900

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